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Daniele G

Capita spesso che su Facebook si dia luogo a discussioni e confronti su argomenti di spessore. Un nostro amico di community ha inviato una nota richiamando l'attenzione sulla Fortezza di Fenestrelle ed i commenti non si sono fatti attendere. Si parla di storia da non dimenticare, di vergogna, di lager. Tutto ciò stride con i contenuti sul sito ufficiale dove a parte un riferimento minimo agli eventi in discussione (“Oggi da più parti si ricorda il periodo in cui la fortezza divenne un campo di concentramento per truppe borboniche e papaline....La fortezza di Fenestrelle non ebbe altri reclusi se non militari”), non si fa particolare cenno alle barbarie consumate in quel luogo. Così, mentre sul sito dell'Amministrazione Provinciale la fortezza viene presentata come Monumento simbolo della Provincia di Torino (con tanto di foto in notturna per decantarne implicitamente la bellezza), sul sito ufficiale http://www.fortedifenestrelle.com/ tenuto dall'Associazione Progetto San Carlo - Forte di Fenestrelle onlus, nata per il lavoro di recupero del Forte di Fenestrelle, si invita alla devoluzione del 5 per mille! Ciò che fa più impressione in questo confronto è che si lascia la presentazione del luogo alle parole di Edmondo De Amicis: «Sempre par di sentire ruggire di sotto le batterie, o di veder tra le casematte rimbalzar le granate degli assedianti sollevando tempeste di schegge, e soldati boccheggiar per le scale, e giù nella valle, e poi fianchi del monte, saltar in aria cassoni d'artiglieria, e masse di truppa sbaragliarsi urlando per i boschi, sparsi d'affusti stritolati e di membra umane» E ancora «Uno dei più straordinari edifizi che possa aver mai immaginato un pittore di paesaggi fantastici: una sorta di gradinata titanica, come una cascata enorme di muraglie a scaglioni, un ammasso gigantesco e triste di costruzioni, che offriva non so che aspetto misto di sacro e di barbarico, come una necropoli guerresca o una rocca mostruosa, innalzata per arrestare un'invasione di popoli, o per contener col terrore milioni di ribelli. Una cosa strana, grande, bella davvero. Era la fortezza di Fenestrelle». Si chiude con «Guardiano immobile e supremo della nostra indipendenza e del nostro onore».

Rifiuti: questioni di terminologia?

Le discariche? E se si chiamassero Centri di reinserimento beni nel ciclo produttivo? E' solo questione di termini utilizzati? Si è sempre detto che i rifiuti sono stati un grande affare per la malavita; perchè non possono esserlo per i Comuni? Oltre alle isole ecologiche comunali ed intercomunali, oggi  in provincia vi sono circa 50 impianti privati di recupero rifiuti di varia natura, il Cdr di Pianodardine, il sito di compostaggio di Teora, il selezionatore multiplo di Montella. Inoltre (fonte: Corriere del 3 febbraio 2009) il comune di Frigento si propone per  una discarica di recupero scarti alimentari, Gesualdo per i prodotti elettronici ed elettrodomestici, Calitri per il rame, Conza della Campania per il compostaggio.

E se lo Stato lasciasse ai Comuni interessati di scegliere i luoghi per accogliere i rifiuti, permettendo loro di trarne vantaggi sia in termini di introiti che occupazionali e, a livello centrale si occupasse solo dei criteri di recupero e bonifica ciclica dei territori?

Mentre la classe politica si occupa e ci fa partecipi di temi che “dovrebbero interessare tutti” quali ad esempio presidenzialismo, federalismo, riforma della giustizia, ad alimentare la percezione di crisi economica arrivano I dati Istat: il 5,3% della popolazione non ha soldi per il cibo; più del 50% delle famiglie non raggiunge la cifra mensile di 2000 euro ritenuti sufficienti per far fronte al costo della vita, sale dal 14,6 al 15,4% il numero dei nuclei familiari che ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese.

In altri tempi il peso del disagio popolare sarebbe stato una minaccia per chi governa o quantomeno un macigno per il cuore. Qui si risponde a colpi di spot motivazionali: hai pochi soldi?

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lupo arrabbiato

Eterne new entry.

A. De Simone: "La situazione è disperante e preoccupante, sono innegabili le responsabilità delle istituzioni locali.....la politica ha mancato l'occasione di rappresentare l'asse di unione tra il dire e il fare, preferendo l'individualismo al bene comune. Duemila cassintegrati ne sono il prodotto più palese e prevedibile".

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