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Consenso eventi di comunicazione

Daniele G

Nel corso di quattro mesi non vedemmo che cielo e acqua e solo di rado appariva all'orizzonte la vela bianca di una nave, come un uccello: queste immagini di estensioni immense mi toccavano profondamente. Avevamo molto tempo.
Dondolati dal ritmo leggero delle onde che si alzavano a volte come se due braccia le avessero prese e poi riscaraventate nelle profondità del mare, come la pasta nella madia.
E il vento, che suonava tra le vele, cadeva ad intervalli molto brevi in bassi immensi, per poi rilanciarsi con un fischiare stridente; la nave gemeva tra le onde.
Eravamo esposti agli elementi e c'era tempo per pensare.
Dato che paragonavo continuamente le cose, gli avvenimenti e le persone e poichè ho visto i nostri compagni della Comune all'opera, sono arrivata ben presto alla conclusione che addirittura gli onesti, una volta al potere, sono tanto incompetenti quanto i bricconi dannosi e vedevo l'impossibilità che la libertà si potesse associare con un potere qualsiasi. Il potere è maledetto: ecco perchè sono anarchica.
Sentivo che una rivoluzione che prendesse una forma governativa qualsiasi non potesse essere che un'apparenza ingannevole potendo segnare solo un passo, ma non in grado di aprirsi completamente al progresso.
Sentivo che le istituzioni del passato, che sembravano già svanite, rimanevano, solo con un'altra etichetta e che tutto nel vecchio mondo giacesse incatenato e rappresentasse perciò un tutt'uno che dovesse crollare nel suo insieme per lasciare spazio ad un mondo nuovo, felice, libero sotto i cieli.
[...]


Louise Michel (1830 – 1905) - Insegnante francese
"Perché sono diventata anarchica"

Le idee della rivoluzione di Napoli avrebbero potuto essere popolari ove si avesse voluto trarle dal fondo stesso della nazione. Tolte da una Costituzione straniera, erano lontanissime dalla nostra; fondate sopra idee astratte erano lontanissime da' sensi, e quel ch'è più si aggiungevano ad esse come leggi tutti gli usi, tutt'i capricci e talora tutt'i difetti di un altro popolo, lontanissimi dai nostri difetti, da' nostri capricci, dagli usi nostri. [...] Io forse non fo che pascermi di dolci illusioni. Ma se mai la Repubblica si fosse fondata da noi medesimi; se la Costituzione di retta dalle idee eterne della giustizia si fosse fondata sui bisogni e sugli usi del popolo; se un'autorità che il popolo credeva legittima e nazionale, invece di parlargli un astruso linguaggio che esso non intendeva, gli avesse procurato de' beni reali e liberato lo avesse da quei mali che soffriva: forse allora il popolo non allarmato all'aspetto di novità contro delle quali aveva inteso dir tanto male; forse vedendo difese le sue idee ed i suoi costumi, senza soffrire il disagio della guerra e delle dilapidazioni che seco porta la guerra; forse ... chi sa? ... noi non piangeremmo ora sui miseri avanzi di una patria desolata e degna di una sorte migliore.
[...]
La nostra rivoluzione era una rivoluzione passiva, nella quale l'unico mezzo di riuscire era quello di guadagnare l'opinione del popolo. Ma le vedute de' patrioti e quelle del popolo non erano le stesse: essi avevano diverse idee, diversi costumi e finanche due lingue diverse. [...] La nazione napoletana si poteva considerare come divisa in due nazioni diverse per due secoli di tempo e per due gradi di clima. Siccome la parte colta si era formata sopra modelli stranieri, così la sua coltura era diversa da quella di cui abbisognava la nostra nazione e che sola poteva sperarsi dallo sviluppo delle nostre facoltà: pochi erano divenuti francesi ed inglesi, e coloro che erano rimasti napoletani erano ancora selvaggi. Così la cultura di pochi non aveva giovato alla nazione, e cosi il resto della nazione quasi disprezzava una cultura che non l'era utile e che non intendeva.
[...]
Ecco tutto il segreto delle rivoluzioni: conoscere ciò che tutto il popolo vuole e farlo; egli allora vi seguirà: distinguere ciò che vuole il popolo da ciò che vorreste voi ed arrestarvi subito che il popolo più non vuole; egli allora vi abbandonerebbe. [...] La mania di voler tutto riformare porta seco la controrivoluzione. Il male delle idee troppo astratte di libertà è quello di toglierla mentre la vogliono stabilire.

 

Vincenzo Cuoco (1770 – 1823) – pensatore napoletano
Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799

Il mio invito al m5s è quello di volgere lo sguardo verso l’attinenza delle proprie idee con quelle degli altri piuttosto che in direzione dell’adesione di tutti alle intenzioni grilline.
Non solo per dare vita, forza e colore ad un mo(vi)mento di rivoluzione tutto nuovo ma anche per evitare una spinta assolutista spesso anticamera dell’autoritarismo. Perché l’Italia potrebbe anche aver bisogno del pugno di ferro ma di certo non necessita di un regime delle idee.

Pur non condividendo del tutto le idee, gli atteggiamenti M5S e ancor meno la sua condotta politica di minoranza per scelta, riconosco a molti “grillini” di rappresentare al momento l’unica forza esterna dall’attuale sistema e quindi con una potenzialità di sradicamento dello status quo.
Eppure il popolo onesto non ha l’urgenza di un’opposizione d’ostruzionismo ma di potere decisionale. L’Italia non ha bisogno che ci sia una sola parte politica che rappresenti i giusti, gli irreprensibili. L’Italia necessità d’imperversante senso civico, di meritocrazia applicata, d’incorruttibilità diffusa.
A  questi principi si deve educare e con questi  ideali si devono integrare i diversi progetti politici .
La vera sfida oggi è un nuovo contesto mentale: con le proprie idee tagliare trasversalmente la società, pervadere l’intero schieramento sociale.

A distanza di 21 anni dalla strage di via D'Amelio nella quale furono uccisi il magistrato Paolo Borsellino ed i cinque agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina., ancora vergogne, ipocrisie e silenzi di Stato.

Non manca il ricordo, non dovrà mancare la ricerca della verità.

 

Vedi anche 21° anniversario della Strage di Capaci

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