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Daniele G

Una botnet è una rete formata da dispositivi informatici collegati ad Internet, compromessi da malware (software dannoso) e controllata da remoto per scopi illegali da un'unica entità, il botmaster. I dispositivi che compongono la botnet sono chiamati bot (da roBOT) o zombie.

Si entra a far parte inconsapevolmente di una botnet col proprio dispositivo, indipendentemente dal sistema operativo, a causa di falle nella sicurezza o per mancanza di attenzione da parte dell'utente e dell'amministratore di sistema.

Tipicamente l’infezione prevede l’apertura di email infette o dei loro allegati, l’utilizzo di applicazioni vulnerabili, l’installazione di programmi gratuiti, la navigazione in siti web compromessi che producono il download automatico di programmi in grado di contagiare altri dispositivi.

Una volta entrati in una botnet, le risorse del proprio dispositivo, assieme a quelli di migliaia di altri utenti sono a disposizione per la realizzazione di un illecito, nascondendo di fatto il reale colpevole; il potenziale di tale sistema cresce con il numero di dispositivi compromessi che ne fanno parte.

Inizialmente l'obiettivo delle botnet non è quello di attaccare e infettare bensì quello di diffondersi sistematicamente alla ricerca di vulnerabilità. Successivamente il botmaster, nascondendo la propria identità, può in questo modo sfruttare i sistemi compromessi per scagliare attacchi distribuiti, dalla campagne di spam allo scopo di vendere prodotti (spesso illegali), all’attacco massivo per esaurire le risorse di un sistema informatico al fine di rendergli impossibile erogare il servizio (DDoS - Distributed Denial of Service); dal furto di dati e password allo spionaggio,  dalle azioni di phishing (campagne di spam con lo scopo di carpire credenziali a scopo di furto, riciclaggio) al danneggiamento economico ed in termini di reputazione delle aziende i cui computer facciano parte della botnet e che quindi corrono il rischio di essere esposti a responsabilità legali per i danni causati dai dispositivi infetti.

Per la loro capacità di compiere operazioni illecite, le botnet sono ovviamente diventate fonte di interesse per la criminalità organizzata; i botmaster, infatti, spesso noleggiano i servizi della botnet o agiscono su commissione di organizzazioni criminali.

In tale scenario, l’avvento dell’Internet of Thing (Internet delle cose, l'estensione della rete al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti) e addirittura dell’Internet of Everything (la connessione di ciò che non è mai stato connesso) rende la minaccia delle botnet ancora più rilevante poiché ogni dispositivo elettronico connesso alla rete è potenzialmente a rischio di infezione.

Da qualche tempo è da registrare la cooperazione su scala internazionale tra Forze di Polizia europee e soggetti privati del ramo informatico al fine di abbattere le botnet; l’ultimo caso, l’operazione "Rubbly",  ha visto la collaborazione delle forze dell'ordine europee, coordinata dallo European Cybercrime Centre (EC3) dell'Europol e guidata da Microsoft, Symantec e AnubisNetworks, per l’eliminazione della botnet con associato il malware Ramnit; prima che venisse distrutta, nel giro di cinque anni la rete aveva coinvolto oltre tre milioni di macchine Windows. Microsoft e Symantec hanno rilasciato un tool per ripulire e ripristinare i computer infetti  (raggiungibile agli indirizzi cyberstreetwise.com e getsafeonline.org).

Cosa può fare il semplice utente per affrontare la minaccia? Possibili sintomi di una infezione sono l’improvvisa riduzione della velocità di navigazione ridotta, l’apertura di pagine web, l'impossibilità ad accedere a siti web utilizzando i browser più diffusi;  nella maggior parte dei casi, però, l’utente non si accorge di nulla che lo possa indurre a pensare che il suo dispositivo sia diventato parte di una botnet.

E’ bene allora valutare di prevenire il contagio anche seguendo le cosiddette iniziative di “mitigazione” ovvero orientate alla sensibilizzazione degli utenti ad auto controllarsi per rimuovere eventuali infezioni dai propri dispositivi ed eliminare le falle di sicurezza dovute a mancati aggiornamenti dei software. In questa direzione va il portale del Centro Nazionale Antibotnet rientrante nell’iniziativa europea ACDC (Advance Cyber Defence Centre).

Cosa fare in pratica?

  • controllare regolarmente il computer con uno strumento di scansione per botnet realizzato da un fornitore di software di sicurezza noto (ad esempio lo strumento Check & Secure, un servizio online per controllare autonomamente l'esposizione del proprio computer a rischi di sicurezza fornito dal partner di ACDC Cyscon GmbH);
  • utilizzare strumenti di sicurezza, distribuiti da fornitori noti, tra cui strumenti di scansione specifici per le botnet, programmi antivirus di base;
  • utilizzare un firewall sul proprio computer o nel router di accesso ad Internet;
  • aggiornare regolarmente gli strumenti di sicurezza attivando gli aggiornamenti automatici;
  • aggiornare il sistema operativo;
  • controllare regolarmente il browser Internet e i plugin incorporati (ad esempio Java, Flash, Shockwave, Quicktime) per assicurarsi che siano aggiornati;
  • utilizzare password sicure (ad esempio composte da almeno 10-15 caratteri, inclusi numeri, lettere maiuscole e minuscole e caratteri speciali);
  • conservare le password con la dovuta riservatezza e cambiarle regolarmente;
  • evitare di aprire messaggi di posta elettronica o allegati provenienti da mittenti sconosciuti;
  • navigare con molta attenzione su siti web sconosciuti che potrebbero installare ed eseguire malware;
  • non installare il software da fonti sconosciute o dubbie, soprattutto se è gratuito (freeware);
  • fare molta attenzione ai collegamenti sconosciuti, agli allegati incontrati durante la navigazione, soprattutto sui social network.-

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte dell’immagine: http://en.wikipedia.org/wiki/Botnet#mediaviewer/File:Botnet.svg

Scrivo[...]riportando le mie memorie al popolo di una penisola che mai amai come avrei potuto, che mai difesi come avrebbe meritato.
Una penisola che non fu mai e mai sarà la mia patria.
Una penisola meravigliosa che io non solo non unificai, se non unicamente al nome, ma che addirittura divisi, e, per mia colpa, divisa sarà per sempre.
[...]Se vi aspettavate un patriota, troverete un avventuriero.
Se vi aspettavate un probo, troverete un dissoluto.

La spedizione dei mille fu realmente la più vile porcata che il suolo della penisola possa aver mai vissuto e, a questo punto, spero che mai sia costretta a rivedere.
La mia vita era rivolta alla ricerca di fama e ricchezza: mi venne in mente di unificare l'Italia in quanto sarei potuto diventare potente e ricco.
Cercai appoggi, soldi e falsi ideali su cui far leva e trovai qualcuno che, dopo avermi usato, mi mise da parte.
Diciamo subito e senza giri di parole: il patriottismo in Italia non è mai esistito.
Mi ricordano tutti come il patriota Giuseppe Garibaldi, ma queste sono voci, magari leggende, ma certamente menzogne.
Mi chiamo Joseph Marie Garibaldi e, contrariamente, a quanto pensano molti, sono e mi sento francese.
[...] l'Italia del Nord depredò ltalia del Sud con atti di ferocia tale che mai potrà essere cancellata ed ancora accade mentre sto scrivendo...».

 

da Le confessioni di Joseph Marie Garibaldì
di Francesco Luca Borghesi

Le confessioni di Joseph Marie Garibaldì

Ancora una volta l’impotenza politica di fronte alle sfide della modernità viene occultata con il sistema delle insicurezze.

Incapaci di fronteggiare le trasformazioni prodotte dalla globalizzazione, non riuscendo ad assicurare ai cittadini le condizioni minime di vivibilità, cambia la propria offerta intervenendo prima sulla domanda, generando insicurezza, per poi offrire protezione contro le minacce alla società. E allora  cosa c’è di meglio per la politica, al fine di conservare credibilità e potere, di paventare una minaccia per la collettività? E per alzare il prezzo dell’offerta, provocano uno spettacolo mediatico amplificando paure  e insicurezze.

Così, nell’artefatto interessamento politico per le adombrate minacce, le popolazioni vivono nell’illusoria sensazione di essere uniti  contro un nemico comune mentre in realtà vegetano in mondo fatto di divisioni, isolamenti, sospetti.

Mentre i politici diventano prigionieri della propria creazione, non riuscendo più a distinguere tra pericoli imminenti reali e minacce instillate. Intanto i diritti di tutti cedono il passo all’esigenza della “protezione” in una percezione confusa di orwelliana memoria.

Benvenuti nel  simulacro della democrazia.

Un Paese fortemente depotenziato. E' quello che emerge da un'attenta analisi degli ultimi rapporti sul tema lavoro. Le brutte notizie sono iniziate a metà 2014 quando la Commissione europea ha certificato l'allontanamento dell'Italia dagli obbiettivi di Europa 2020. Il motivo? Il peggioramento nel 2013 dei dati sulla disoccupazione (12,2% con quella giovanile al 40%).

A dicembre 2014 il rapporto di monitoraggio sul mercato del lavoro dell’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) ha disegnato più chiaramente l’evoluzione del mercato del lavoro nel nostro Paese:

  • aumento di occupazione temporanea per i giovani;
  • aumento degli under 30 privi di occupazione e fuori da un percorso formativo o di istruzione (i cosiddetti NEET);
  • aumento del fenomeno di job-reallocation della forza lavoro verso profili professionali più bassi, con il conseguente aumento  della quota di occupati che svolgono lavori per i quali è richiesto un titolo di studio inferiore (overeducation);
  • aumento dei lavoratori scoraggiati ovvero di chi potrebbe lavorare ma non ricerca l’occupazione perché crede di non trovarla;
  • diminuzione di intensità di lavoro delle persone occupate intesa come contrazione delle ore mediamente lavorate;
  • aumento dell’incidenza del part time involontario e massiccio utilizzo degli ammortizzatori in deroga;
  • diminuzione della qualità dell’occupazione.

La chiosa: “I risultati riflettono un quadro di grande criticità vista l’attuale fase recessiva, tanto da registrare un balzo indietro di quasi 10 anni dal punto di vista dei tassi di occupazione, per quanto gli ultimi dati sulle comunicazioni obbligatorie forniti dal Ministero del Lavoro presentino alcuni timidi segnali di ripresa.”

Vi chiedevate come l’Italia investe sul capitale umano e sulla capacità innovativa del suo sistema produttivo? Ora avete le risposte!

"La loro smania di subito impiantare nelle province del napoletano quanto piu' si poteva delle istituzioni del Piemonte, senza neppur discettare se fossero o no opportune fece nascere sin dal principio della Dominazione Piemontese il concetto e la voce 'piemontizzare'.

Intere famiglie veggonsi accattar l'elemosina; diminuito anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici per concorrenze subitanee, intempestive, impossibili a sostenersi e per lo annullamento delle tariffe (L'unificazione dei dazi aveva costretto le esilissime industrie del napoletano a subire la sfavorevole concorrenza delle imprese del nord/ndr), e per le mal proporzionate riforme (Instaurando cioé una politica colonialista, di solo sfruttamento, non diversamente da quanto avevano fatto Spagna e Inghilterra nei territori conquistati/ndr).

E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per i dicasteri e per le pubbliche amministrazioni. Non v'é faccenda nella quale un onest'uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a disbrigarla. A' mercanti di Piemonte dannosi le forniture piu' lucrose: burocratici di Piemonte occupano quasi tutti i pubblici uffizi, gente spesso piu' corrotta degli antichi burocratici napoletani. Anche a fabbricare le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio che i napolitani. A facchini della dogana , a carcerieri, a birri vengono uomini dal piemonte e donne piemontesi si prendono a nutrici dello spizio de' trovatelli, quasi neppure il sangue di questo popolo piu' fosse bello e salutevole. Questa é invasione non unione, non annessione! Questo é voler sfruttare la nostra terra siccome terra di conquista. Il governo del Piemonte vuole trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizarro facevano nel Peru' e nel Messico, come gli Inglesi nel Bengala.

Bella unificazione é quella di una contrada cui si affoga in un mare di sangue, cui si crocifigge in un letto di miserie! E pure questi misfatti perpetrano gli uomini preposti oggi alla cosa pubblica: essi che spengono nei nostri popoli anche le dolci illusioni di libertà, che gli fan vedere come un reggimento costituzionale potesse divenire sinonimo di dispotismo; come all'ombra di un vessillo tricolore facilmente si violasse il domicilio, il segreto delle lettere e la libertà personale si potesse manomettere e sin le forme stesse della giustizia; e gli accusati tener prigionieri ed ingiudicati lunga pezza e mandare a morte senza neppur procedura di giudizio, per solo capriccio di un caporale o per sospetto e delazione di qualche scellerato.

I popoli del napoletano, affascinati da meraviglioso ardimento, stanchi di una signoria che contrastava le loro giuste aspirazioni di libertà e di indipendenza italiana accolsero il Garibaldi. Ma fastiditi ben tosto, di lui no, ma degli uomini che per esso reggevano o meglio sgovernavano la pubblica cosa, accettarono il partito di darsi a casa Savoia. Ma oggi aborrenti della tirannide e della rapacità piemontese, ed inorriditi dall'anarchia la quale sotto Garibaldi era alle porte del regno ed oggi vi si é messa dentro e regnavi ferocemente, darebbersi a qualsiasi uomo o dimonio il quale, non il bene di queste contrade promettesse di fare, ma il loro male minore".

 

Marzio Francesco Proto Carafa Pallavicino - duca di Maddaloni (1815 - 1892)

Mozione d'inchiesta del duca di Maddaloni Francesco Proto Carafa deputato di Casoria

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