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Giovanni Dotti

   Come sarà possibile salvare il Capitalismo se ai Governi nazionali e alle Istituzioni economico-finanziarie internazionali ci mandiamo i capitalisti stessi o i loro amici, invece di Economisti di vaglia capaci con la loro autorità di dettare e imporre quelle regole atte a stabilire un armonico impiego del capitale ed una più equa distribuzione della ricchezza?
    Quelle regole che attualmente non esistono e la cui mancanza ha permesso al capitalismo mondiale di fare il bello e il cattivo tempo, scavalcando la politica (spesso connivente) e favorendo solo se stesso a svantaggio di una moltitudine di esseri umani, lasciati nello sfruttamento e spesso anche nella miseria, anche apportando danni irreparabili all’ecosistema del nostro pianeta.     Perchè questo “capitalismo finanziario”, basato unicamente sullo sfruttamento di uomini, mezzi e risorse, se non viene per tempo corretto è destinato ad autodistruggersi.    A causa del progressivo aumento delle diseguaglianze e delle conflittualità sociali, che porteranno inevitabilmente ad un sollevamento delle masse e al ribaltamento del sistema stesso, cioè alle rivoluzioni, unico rimedio – come la Storia insegna - a situazioni di impoverimento eccessivo di larghe fasce sociali. 
    Ma le “Sinistre” in generale, tranne poche frange definite “estremistiche” o “radicali”, quando hanno accettato (troppo passivamente!) il cosiddetto “liberismo economico” e la “globalizzazione” che ne è seguita, hanno forse scordato (inconsciamente o scientemente) la dottrina storico-economica di Karl Marx (il barbuto pensatore di Treviri, come argutamente lo chiama il prof. Barone) o forse l’hanno ritenuta ormai superata? Ma che superata non è, visto che viene oggi attentamente studiata anche dai capitalisti e dai loro sostenitori, non saprei se per combatterla o per farla in qualche modo propria, cioè per apportare al Capitalismo quelle correzioni che vedono come necessarie e non ulteriormente rinviabili perché non si autodistrugga o sfoci in eventi bellici, come in passato ed anche recentemente è avvenuto.
    Certo che ultimamente le “Sinistre” non hanno proprio fatto gli interessi di quelle classi lavoratrici che dicono di voler tutelare.  Perché non hanno preteso che si mettessero delle REGOLE e dei CONTROLLI atti a limitare lo strapotere di un Capitalismo avido e rapace, che finora non è stato capace (ma se è intelligente, come credo che sia, potrebbe farlo, scavalcandole, nel prossimo futuro) di autoregolarsi, ponendo dei limiti ai propri profitti, ma ha funzionato unicamente nell’ottica becera e perversa di una progressiva accumulazione e concentrazione dei capitali finanziari nelle mani di sempre più pochi.   Naturalmente a svantaggio del “Capitale Umano”, ossia di coloro (che sono la maggioranza) che col loro lavoro lo mantengono in vita. 
    Quindi se siamo arrivati alla “crisi” economico-sociale attuale lo dobbiamo anche all’inerzia e all’inettitudine delle “Sinistre”, o almeno di quelle che finora hanno contato, che hanno assistito passivamente alla trasformazione del “Capitalismo industriale” in “Capitalismo finanziario” (che ha fagocitato ogni cosa, comprese le politiche nazionali e mondiali) mentre avrebbero dovuto vigilare perché questo non si verificasse ma piuttosto (imponendo regole precise a livello nazionale e internazionale –ma forse l’Internazionale Socialista è morta-) si trasformasse in “CAPITALISMO SOCIALE”, dal volto più umano, attento cioè non solo alle leggi della concorrenza e del profitto ma anche e soprattutto alla tutela, al rispetto e alla valorizzazione della persona umana.   Considerando il tunnel in cui ci siamo cacciati, confido per uscirne nell’intelligenza di tutti, capitalisti, finanzieri, banchieri, finanzieri, politici e sindacalisti perchè ricerchino e trovino una via d’intesa concordata e condivisa.

Sembrerebbe proprio di sì, almeno a vedere l’avidità e la rapacità dell’attuale classe dominante. Che a man bassa prosciuga a proprio vantaggio ogni risorsa disponibile, ingrassando le finanze di una piccola minoranza di politici, affaristi, finanzieri e imprenditori corrotti e senza scrupoli a svantaggio della “maggioranza silenziosa” ma non troppo, che ora finalmente s’è svegliata ed ha capito di essere stata menata per il naso e di averci solo rimesso (compresi molti che i partiti attualmente al governo hanno votato). E che, se non bastasse, deve ancora assistere agli insulti ed alle provocazioni che un leader ormai internazionalmente screditato invia dalla sede di un importante consesso internazionale!
D’accordo che l’Italiano è per sua stessa natura portato all’individualismo, a pensare “in piccolo” al suo orticello privato piuttosto che “in grande” all’interesse generale (nel quale a ben vedere si ritroverebbe e sarebbe garantito anche il suo “particulare”-  ma purtroppo a questo non pensa): le motivazioni storiche le sappiamo e sono a tutti note.  Ma è innegabile che la malapolitica ha accentuato questa deprecata tendenza “genetica”, perchè se è vero che il pesce puzza dalla testa come si dice, questo (mal)governo  (purtroppo da molti improvvidamente voluto – e specchio della loro mentalità chiusa e retriva-)  ha dato dei pessimi esempi a tutti gli Italiani, che in parte li hanno per così dire accettati e si sono comportati di conseguenza.
E così ora più nessuno si fida di noi, e ci impongono dall’esterno quelle regole che la nostra inetta classe politica non ha finora adottato: in altre parole ci ricattano esigendo alti interessi sui titoli del nostro astronomico debito pubblico che in tanti anni non siamo riusciti ad arginare, interessi che andranno così a finire nelle loro, anzichè nelle nostre, tasche  a meno che non capiamo la lezione e ci rimbocchiamo le maniche per uscire con le nostre forze dalla crisi. Ad esempio se cominciassimo a comprare i titoli del nostro debito pubblico anzichè venderli o peggio portare capitali all’estero sicuramente ci sganceremmo dalla pesante “tutela” dell’U.E., della B.C.E. e del F.M.I. e la nostra economia si risolleverebbe più presto.  O dobbiamo continuare a considerare l’Italia soltanto “un paese da mungere”, dove si possono far quattrini facilmente, spesso anche calpestando leggi e regole (quando pur vi sono o non vengono cancellate con leggi ad hoc) e dove si possono fare investimenti redditizi solo in settori improduttivi (terziario) mentre conviene “delocalizzare” (fenomeno generale cui purtroppo stiamo assistendo senza far nulla per contrastarlo)  quelli produttivi (industria, ma anche settori agro-alimentari ed altri)?  La massa degli Italiani seri, dopo la batosta che ha ricevuto grazie agli attuali governanti, non capisce che è ora di cambiare veramente registro?  Che così non si può continuare ad andare avanti, a “tirare a campare”? Perchè se la barca affonda è peggio per tutti e ci ritroveremo tutti più poveri, in balia dei finanzieri d’assalto, degli speculatori, e sotto la tutela degli organismi internazionali sopra citati. .... A meno di una “rivoluzione anticapitalistica” da alcuni auspicata come ultimo ed estremo rimedio ma al momento molto improbabile.
Mi auguro che i benpensanti che ancora ci sono in questo Paese si schierino assieme, indipendentemente dalle “etichette” di destra e di sinistra, e chiedano a gran voce quelle riforme necessarie perchè si affermi un “capitalismo sociale”, diverso da quello becero e rapace rappresentato dai governanti attuali (che ragionano solo in termini economico-finanziari e nel loro esclusivo interesse),   attento al mondo del Lavoro ed  alle esigenze delle persone e delle Famiglie, rimettendo al centro della Politica l’UOMO e il CITTADINO per un presente e un avvenire più sereni per tutti.

Varese, 5 novembre 2011                                                                     Giovanni Dotti

La PROPOSTA recentemente avanzata da MARTINO PIRONE su questo blog e da me caldeggiata ma da nessuno raccolta vedo che sta riscuotendo successo.
Pirone invitava il governo ad inserire nei provvedimenti “anticrisi”  l’obbligo per i “ricconi” con redditi elevati di acquistare titoli di Stato per quella parte di reddito eccedente un certo limite (da stabilire) a meno che non la reinvestissero in attività produttive .  In tal modo e senza troppo rischio coloro che dalla società hanno avuto di più (e spesso hanno dato di meno) concorrerebbero a salvare l’economia del Paese in un momento così difficile, ed inoltre l’interesse dei titoli resterebbe entro il circuito nazionale.  Proposta che mi sembra molto intelligente, simile a quanto hanno sempre fatto i Giapponesi che finanziano essi stessi il loro debito pubblico con l’acquisto dei propri bond.
Ieri sera alla trasmissione OTTOeMEZZO su LA7  Lilly Gruber ha intervistato un manager della finanza  che anche su una pagina a pagamento del CORRIERE della SERA ha fatto una PROPOSTA molto simile a quella di Martino Pirone:  invita tutti gli Italiani che hanno qualche soldo messo da parte ad ACQUISTARE TITOLI del NOSTRO DEBITO PUBBLICO, attualmente emessi a tassi oltremodo vantaggiosi (al 5 – 6 %): in tal modo i nostri problemi ce li potremo risolvere da soli senza l’intervento di “esterni”, siano essi banche pubbliche o private (che certamente pensano più al loro che al nostro interesse) , ed inoltre gli interessi resterebbero entro i confini nazionali (senza andare ad ingrassare investitori stranieri) con indubbio vantaggio per l’economia di tutta la Nazione. 
C’è in atto una CRISI di FIDUCIA e di CREDIBILITA’ del nostro Paese (che del resto ci siamo ben meritata): è necessario invertire la rotta e ridare al più presto all’Italia quella fiducia e quella credibilità che il malgoverno degli ultimi anni ha profondamente minato (per questo se ne deve subito andare!) e che dipende anzitutto dai COMPORTAMENTI VIRTUOSI di tutti noi Italiani.  E che solo noi Italiani possiamo riconquistare!

Varese, 5 novembre 2011                                                                     Giovanni Dotti

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