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Giovanni Dotti

I cosiddetti MODERATI non sono un appannaggio esclusivo della destra: esistono sia a destra che a sinistra. La differenza è che quelli di destra vogliono la conservazione dello status quo, quelli di sinistra il cambiamento. Nessuno di questi ultimi vuole la rivoluzione, ma con mezzi e metodi “democratici” aspirano a modifiche significative del sistema in senso di una maggiore giustizia ed equità sociale (in altre parole un “progressismo moderato”). 
    Ora che ci troviamo col pastrocchio di un governo “bipartisan”, non gradito al popolo di sinistra, non mi sembra sia cosa possibile accettare i “diktat” di quella parte guidata da un capopopolo già condannato definitivamente per evasione fiscale e su cui pendono ancora diversi procedimenti penali.  Anche perché, a ben vedere, rappresenta solo una piccola parte della società italiana, se teniamo conto dell’elevata percentuale degli astenuti e dei votanti il S.E.L. e il M.5 Stelle (che non è certo di conservazione) alle ultime elezioni.  Perché, se siamo ancora in democrazia, di ciò non dobbiamo scordarci.
   Che Berlusconi abbia fatto sempre il gradasso imponendo la sua volontà e prendendosi gioco degli avversari politici (già dalla “Bicamerale” con D’Alema era evidente!) tutti lo sappiamo, ma ora sta proprio esagerando, non vi pare?  Non può pretendere di  barattare la tenuta del governo con le sue vicende personali (il voto del P.D. contro la sua decadenza da Senatore). Se il P.D. accettasse questo ricatto perderebbe non solo la faccia ma anche buona parte del suo elettorato.  Speriamo che lo capisca.  Finora si è sempre piegato al volere del “caimano”, che ha dettato il calendario del governo come se ancora ne fosse il capo (anche l’ultimo decreto col nomignolo “del Fare” scimmiotta il suo ben noto frasario!): ora prevalga la DIGNITA’ di partito sui meschini calcoli personali e sui tatticismi politici che finora hanno frenato la sua spinta verso il rinnovamento proprio e del Paese.   Se il “caimano” vuole la guerra che guerra sia, sappia però che ormai la sua immagine è definitivamente appannata anche se elettoralmente potrà riscuotere ancora qualche successo, ma comunque se oggi (grazie al P.D. e a Napolitano) è “in maggioranza” al governo, è in forte “minoranza” nel Paese,  e  domani, dopo nuove elezioni (anche con questa schifosa legge elettorale), sarà comunque “minoranza” anche in Parlamento.   Ci pensi bene quindi prima di far cadere un governo in cambio di una sua permanenza in Senato,  che secondo le attuali leggi e regolamenti non potrà mai essergli concessa.   Anzi, per render ancor più “simbolica” la sua miseria morale, sarebbe cosa buona e giusta che il Presidente della Repubblica gli revocasse quel titolo di CAVALIERE già a suo tempo concessogli, quando ancora non si era a conoscenza dei tanti lati oscuri delle sue attività imprenditoriali, personali e politiche.


Varese, 26 agosto 2013                                                                             Johnny Stecchino

Scusi se ritorno ancora su un tema già in precedenza trattato, perché vedo che recentemente è stato ripreso da qualcuno cui, come al sottoscritto, sta a cuore la democrazia e il bene di questo Paese.
  Perché se anche i partiti hanno paura dell’astensionismo, purtroppo non ne tengono conto.  All’ASTENSIONISMO va attribuito il significato e il valore che gli compete: quello della insoddisfazione e del rigetto da parte di una larga fascia della popolazione di una politica vuota e autoreferenziale, e di  disprezzo per gli squallidi suoi attuali rappresentanti, di qualsiasi parte politica.  In altre parole gli ASTENUTI NON SI SENTONO E NON VOGLIONO ESSERE RAPPRESENTATI  DA QUESTA CLASSE POLITICA.   Una vera DEMOCRAZIA ne dovrebbe tenere conto.
  Come dar valore allora all’astensionismo ?  Basterebbe RIDURRE IL NUMERO DEGLI ELETTI in ogni assemblea elettiva IN MISURA PROPORZIONALE AI VOTANTI, oppure ridurre gli emolumenti degli eletti in misura proporzionale al numero degli astenuti.   Perché FINCHE’ L’ASTENSIONISMO NON INFLUIRA’ DIRETTAMENTE SUI PARTITI NON CAMBIERA’ NULLA, e i nostri politici continueranno a spadroneggiare nonostante votati solo da una parte della popolazione.  Attualmente i politici che ci governano rappresentano infatti solo delle MINORANZE, ma pretendono di imporre le loro decisioni anche a quella MAGGIORANZA che non li ha votati (e di prendere i “rimborsi elettorali” anche per loro!).
  Ben venga quindi la proposta di introdurre in una eventuale RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, se mai si farà, una norma che preveda una riduzione del numero dei Parlamentari in misura proporzionale al numero degli astenuti: sarebbe già un passo avanti rispetto alla vergognosa situazione attuale!
                                                                     Giovanni Dotti

LE LEGGI DEVONO SEGUIRE LA VOLONTA’ DEL POPOLO  e quelle che non lo fanno vanno cambiate.

Questo dovrebbe essere l’assioma del buon governante.  Perché in una “democrazia parlamentare” come la nostra il Parlamento, eletto dal popolo, dovrebbe sempre interpretarne la volontà e legiferare in tal senso.  Oggi così non è, e lo si può vedere in molti ambiti della nostra legislazione.  Ne faccio alcuni esempi clamorosi: la legge elettorale (il “porcellum”), la legge sui “rimborsi elettorali” (riesumazione del “finanziamento pubblico” ai partiti, già bocciato da un referendum elettorale!), la legge di riforma delle autonomie locali (più nota come “legge Bassanini”). Per le prime due fortunatamente ormai l’opinione pubblica si è destata e se ne discute ovunque, mentre per la terza tutto tace e sembra non interessare nessuno.  Eppure quella legge, nelle Regioni, Province e Comuni, ha permesso il crearsi e consolidarsi di vere e proprie “oligarchie” che ormai spadroneggiano con metodi quasi dittatoriali.  Prendiamo i Comuni: tale legge conferisce al Sindaco poteri enormi, dalla nomina degli Assessori anche presi dall’esterno e quindi “non eletti” dal popolo ma “nominati”,  a quelle dei componenti dei vari  C.d.A.  di Municipalizzate e altri Enti pubblici o parapubblici, in barba ad ogni criterio di rispetto della volontà degli elettori.     Ripropongo qui parte di una lettera del marzo u.s. (che ne ricalca alcune degli anni passati) già pubblicata da alcuni giornali dal titolo: LA LEGGE BASSANINI  E’  DA CAMBIARE.                                                                         << Ho sempre sostenuto che la Legge Bassanini ha prodotto più danni che benefici.  Col pretesto della “governabilità”, ossia di dare maggiore impulso alla attività di governo nei Comuni, Province e Regioni, ha praticamente distrutto la democrazia.   Permettendo alle figure apicali (Sindaci, Presidenti di province e regioni) di nominare a loro  piacimento in posti di alta responsabilità  (come in Assessorati e in altri importanti ruoli istituzionali) un sacco di persone “esterne”  anziché gli “eletti” dal popolo (sovrano?) in libere e democratiche elezioni, oltre a gravare enormemente sui bilanci dei rispettivi Enti (ma questo sarebbe il meno) ha prodotto - a mio avviso - e continua a produrre guasti irreparabili per il nostro povero sistema democratico.  Cerco di spiegarne sinteticamente i motivi.   1 - Gli “eletti”  vengono in tal modo  messi  da parte e  relegati al mero compito di votanti su decisioni prese da altri, in quanto i compiti decisionali vengono affidati a soggetti  esterni  “nominati” (si spera almeno competenti nei settori loro affidati) dai Sindaci o dai Presidenti,  che in tal modo li hanno in pugno e li controllano come vogliono, potendoli licenziare in ogni momento;   2 -  Si offendono così gravemente sia gli eletti che gli elettori, che hanno votato per certe persone e se ne trovano a comandare altre, con grave sprezzo della “volontà popolare” e vero e proprio “schiaffo morale” a quanti con impegno e  dedizione hanno fatto politica  e sono stati eletti nell’interesse di tutta la Comunità;   3 - Si  creano dei centri ristretti di potere, delle “oligarchie”, e spesso delle “cricche”, che possono fare il bello e il cattivo tempo, fregandosene del voto degli elettori, che non contano nulla così come poco contano anche i loro eletti, avvilendo così la democrazia (che dovrebbe essere equa distribuzione del potere secondo il responso delle urne) e sostituendola con apparati politico-burocratici autoreferenziali, completamente staccati dal contesto popolare, che pensano solo ai propri interessi.  L’annuncio della Presidenza della Regione Lombardia di nominare ben  11 “esterni”  su 14  Assessorati  si inquadra in quest’ottica:  dopo quasi vent’anni di incontrastato “dominio” non si fidano più neppure dei propri eletti, ma nominano esclusivamente ‘yes-men’ di loro assoluta fiducia, “pretoriani” strapagati che costeranno alle casse regionali circa 7 milioni e mezzo di euro nei 5 anni di legislatura, lasciando i propri eletti a premere il bottone in aula per le votazioni.  Lascio ai lettori ogni commento.......se questa è democrazia !  >>   
   Ora mi chiedo: perché nessuno ne parla?? Evidentemente perché una legge siffatta fa comodo a tutti, di qualsiasi colore politico, quando si trovano al governo di Regioni e Città.  Ma così ne soffre la democrazia.

Le sentenze della Magistratura non si giudicano, si accettano.Per questo non sono intervenuto finora nella querelle relativa alla sentenza "definitiva" della Cassazione che dovrebbe aver messo fine (almeno si sperava) alla vicenda pubblica -tragicomica- di Silvio Berlusconi. L'operetta tuttavia non sembra voler terminare. Eppure mi permetto di rilevare che in base all'art. 54 della Costituzione Repubblicana, già da me evocato in passato (ma dai più alti responsabili delle nostre Istituzioni volutamente ignorato), alle vicende pubbliche di questo e di altri personaggi più o meno noti della politica nostrana si sarebbe potuto metter fine anzitempo, senza dover lasciare alla Magistratuta questo doveroso compito (peraltro estraneo ai suoi intendimenti). E soprattutto senza lasciare il Paese alla mercè di certi personaggi che lo hanno portato alla deriva, materiale e morale.
  Concordo pertanto con la bella lettera di G.M. MARTIGNONI che leggo oggi su VARESE NEWS, e mi permetto di auspicare,  perché simili vergognose tiritere politico-istituzionali come  quella che sta ancora svolgendosi non s'abbiano più a verificare, che si introduca una norma costituzionale che preveda la DECADENZA "AUTOMATICA" IMMEDIATA DAI RUOLI ISTITUZIONALI CHE OCCUPANO, a qualsiasi livello, DI COLORO CHE SIANO STATI CONDANNATI "DEFINITIVAMENTE" PER  REATI CONTRO IL PATRIMONIO PUBBLICO e LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, NONCHE' PER REATI PENALI VOLONTARI CON PENA SUPERIORE A UN ANNO, senza dover passare attraverso un defatigante e fazioso vaglio di organismi politici che spesso servono solo ad annacquare e procrastinare un ineludibile e ingrato giudizio.
  Un'ultima osservazione: non sarebbe il caso che la Commissione della Presidenza della Repubblica demandata alla concessione dei titoli onorifici provvedesse a revocare quel titolo di CAVALIERE a suo tempo attribuito a Silvio B., considerata la definitiva condanna della Cassazione nonchè le altre "bazzecole" in cui è invischiato ed anche inquisito? Mi consta infatti che così come li assegna, così può anche toglierli qualora non sussistano più le motivazioni per le quali furono concessi.

   Varese, 8 agosto 2013                                                                                                    Giovanni Dotti

Ho letto con interesse la lettera di ROBERTO CAIELLI di ieri (su Varese News, ndr) ed apprezzo quanto scrive, a differenza di altre in cui ha sempre ostinatamente sostenuto l’APPARATO che ne è il motore propulsivo, a cui - a mio modesto avviso - vanno attribuite tutte le responsabilità dei recenti (e passati) insuccessi.  Perché se, come scrive, oggi “il quadro politico è l’opposto di quello per cui il PD chiese il voto”, credo che di qualcuno sarà pure la responsabilità, o no?  E aggiunge: “il compito di costruire una proposta alternativa alla destra e a Berlusconi resta tutto intero, si deve ricominciare quasi da zero”.  Queste precise osservazioni espresse da un Dirigente (come credo sia R. Caielli) inducono a bene sperare.
  Le soluzioni,a mio avviso, passano attraverso gli uomini. Quelli che hanno guidato il P.D. finora, di sconfitta in sconfitta, vanno cambiati. Senza se e senza ma. Perché se si fossero cambiati (o “rottamati”) prima certi autorevoli personaggi che stanno ai vertici del P.D. sono convinto che il Partito Democratico non si  sarebbe trovato nella penosa situazione odierna, senza una linea politica CHIARA e sempre incline al compromesso e all’inciucio col Caimano. L’AMBIGUITA’, come si è visto, non paga.
  Basta con le scelte calate dall’alto, dei soliti noti che hanno portato il P.D. allo sfascio.  L’Italia ha urgente bisogno di un Partito Democratico moderno all’altezza dei tempi, non di un carrozzone -com’è ora - mal guidato dai soliti “carrieristi della politica”!  Ha bisogno di UOMINI NUOVI, nel cervello e nell’età;  i “vecchi” non devono necessariamente essere “rottamati”:  si mettano da parte restando nelle retrovie come utili consiglieri per i loro successori, grazie all’esperienza maturata nel tempo (lasciando ai giovani la scelta se usufruirne o meno, perché di essi è il futuro!).
  Il passaggio del testimone da una generazione all’altra non dovrebbe essere traumatico, e non si dovrebbe “rottamare” proprio nessuno (Renzi  ha dovuto coniare questo termine ‘provocatorio’ per la constatata “inamovibilità” di certi personaggi, che tanto hanno nuociuto al partito bloccandone il rinnovamento).        Se si fossero poste delle REGOLE “DEMOCRATICHE” INTERNE  stabilendo, ad esempio, la decadenza da qualsiasi carica ricoperta, interna ed esterna,  dopo un MASSIMO DI DUE (o tre) MANDATI (senza eccezioni, cioè  senza “deroghe” o quote “riservate” alla Segreteria!) il ricambio sarebbe avvenuto fisiologicamente, e non ci sarebbe stato bisogno di “rottamatori”, come pure se le cosiddette Primarie si fossero svolte democraticamente in un clima più aperto, più “libero” e meno conflittuale (e con meno “furbate”!).
  Le scelte dei Dirigenti dovrebbero avvenire su scala più ampia dell’attuale, dovrebbero essere più condivise e partecipate da tutti gli iscritti, come pure le linee programmatiche fondamentali,  non “riservate” ad una stretta “oligarchia” che praticamente esclude ogni possibilità di intervento della “base”.  Per questo si dovrebbe introdurre all’interno del P.D. un maggior uso di mezzi di democrazia diretta (es. minireferendum interni, “Primarie” serie e non teleguidate per la scelta dei Candidati alle elezioni, sia nazionali che amministrative), ed anche riattivare il dibattito politico nelle Sezioni, sopratutto sulle scelte di politica locale, ora lasciate totalmente in mano ai Dirigenti di partito (che in certi casi pare abbiano perso il contatto con la realtà).  Tutti strumenti che, se ben usati, potrebbero riavvicinare l’elettorato al partito e garantire che le scelte siano condivise, ossia rappresentative del pensiero e delle aspettative dei Cittadini.
  Mi fermo qui, sperando che qualcuna delle idee sopra esposte possa essere presa in considerazione, per “svecchiare” il P.D. (e non “smacchiare il giaguaro”!) nell’interesse del partito stesso e del Paese. Perché il Partito Democratico oggi è a un bivio: o cambia o continuerà a vivacchiare restando sempre all’opposizione.

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