Benvenuto su Opinione Irpina .citizen journalism and blog   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Opinione Irpina .citizen journalism and blog Powered By GSpeech
Login

Giovanni Dotti

Troppe Associazioni o Organizzazioni sono spuntate negli ultimi anni che si fregiano dell’appellativo “NO-PROFIT”, ultima versione “ONLUS”, che starebbe a significare che agiscono del tutto DISINTERESSATAMENTE, cioè non per far profitti ma unicamente PER IL BENE DEL PROSSIMO e DELLA COLLETTIVITA’.

  Tanto di cappello se tutte queste associazioni perseguono fini “umanitari” o “sociali” senza un ritorno personale, ossia senza un vantaggio utilitaristico che non sia solo quello di “immagine”, per essere più chiari senza un guadagno pecuniario diretto o indiretto.
  Purtroppo non è sempre così, perché parecchie di queste “Onlus” si scopre che di opere di “beneficenza” ne fanno ben poche, soprattutto quelle che rastrellano soldi di qua e di là per finalità non sempre chiare e dichiarate, e che spesso anche ne trattengono parti consistenti sotto il capitolo “spese di gestione” e “di personale”. Restando sempre - beninteso - nei limiti della legge, che prevede per questi costi dei “tetti massimi” in percentuale del “fatturato”, cioè degli introiti che riescono a raccogliere.
  E’ sotto queste “voci” di bilancio, formalmente regolare, che a mio avviso si può  nascondere  l’imbroglio, perché a fronte di “ricavi” elevati si possono giustificare benissimo - in percentuale - anche “spese di gestione” e “di personale” elevate, in evidente contrasto con lo “spirito” per cui queste Associazioni sarebbero nate.    Spirito secondo il quale chi opera in esse dovrebbe prestare GRATUITAMENTE il proprio tempo e le proprie professionalità, in modo che tutto il denaro raccolto (laddove lo statuto preveda questa possibilità) venga destinato all’esterno, cioè ai fini “umanitari” o “sociali” che esse dichiarano di perseguire, al massimo con piccoli e documentati rimborsi-spesa.
  Negli ultimi decenni di queste Onlus ne abbiamo viste spuntare a centinaia, di cui non tutte limpide e chiare, talora con smascheramenti e successivi strascichi giudiziari (mi ricordo in passato di  “associazioni invalidi civili” costituite da persone senza scrupoli allo scopo di lucrare i soldini del tesseramento e di eventuali contributi volontari).   Credo che il difetto sia insito nella legge, che implicitamente permette troppo facili abusi.
  Chiedo ai Politici che verranno eletti nella prossima Legislatura di interessarsi, tra la miriade dei problemi che dovranno affrontare, anche di questo problema, di una certa rilevanza sociale e civile,  per riformare, alla luce degli abusi commessi, una legge antiquata  in modo da impedire che sull’onda dell’emotività e sotto lo scudo della “beneficenza” si commettano imbrogli e facili arricchimenti.

Varese, 17 febbraio 2013                                                 MICHELACCIO
 

Eh no ! caro Signor Walter,

  l’economia non può e non deve giustificare sempre tutto!   Se l’Italia è così malridotta è proprio perché la Giustizia non ha funzionato, non perché cerca di colpire disonesti, ladri, corruttori ed evasori.  Il suo discorso proprio non mi va, è come dire che la Giustizia non serve o comunque è meglio che non funzioni. O che si dovrebbero abolire i Tribunali !
  Se fossimo in un paese normale il suo discorso andrebbe semmai ribaltato: facciamo funzionare meglio la Giustizia, così non ci saranno o ci saranno in circolazione un minor numero di imbroglioni e farabutti, che andrebbero a finire dove oggi non vanno, cioè nelle patrie galere, e non arrecherebbero quei danni all’economia della Nazione che siamo costretti tutti a subire!  Perché è di loro la colpa delle nostre difficoltà, e non della Giustizia che li persegue.  Non Le pare ?

Varese, 13 febbraio 2013                                          Giovanni Dotti    
 

Se sono evidenti i mali prodotti dal BERLUSCONISMO al paese Italia, che sono “vari e di natura diversa ed investono tutti gli aspetti politici, economici, sociali, etici,  culturali e comunicativi della nostra società” (come bene ha scritto il prof. Romolo Vitelli - lettera del 22/11/2011), non altrettanto evidenti appaiono a molti  quelli da esso inferti alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che per motivi esclusivamente “temporali”, ossia di mera convenienza materiale (in cambio cioè di vantaggi di tipo economico-finanziario), lo ha sempre sostenuto, a discapito di quei “VALORI” MORALI E SPIRITUALI  che  dice di voler perseguire.
   Scendendo pesantemente nell’agone politico italiano a sostegno del “berlusconismo” la Chiesa  è andata progressivamente perdendo autorevolezza, credibilità e rispetto sotto il profilo morale e “spirituale”, allontanando da sé larghe masse di fedeli, svuotando i Seminari, incamminandosi così su una strada pericolosa ben lontana dagli insegnamenti di Cristo.  E forse in tutto ciò va ricercata la causa più profonda del “gran rifiuto” di Papa Benedetto XVI.  Non lo sapremo mai, io personalmente ne sono fermamente convinto.
  Ora  “le forze democratiche avranno davanti un compito arduo nel tentare di rimettere in sesto il nostro Paese su binari democratici moralmente e civilmente corretti”, come scrive il prof. Vitelli,  ed io aggiungerei che anche la Chiesa Cattolica Apostolica Romana dovrà darsi molto da fare per riparare i guasti che le ha inferto il “ventennio” berlusconiano (quello dell’avvento dell’“anticristo” della tradizione cristiana medievale ?) e riportare all’ovile le tante, tantissime “pecorelle smarrite”.
(P.S. Potrebbe essere utile a molti la lettura del volumetto “ELOGIO DEL MORALISMO” di Stefano Rodotà, Ed. Laterza 2011).


Varese, 14 febbraio 2013                                           Giovanni Dotti

Leggo sempre con grande interesse le belle lettere del prof. Romolo Vitelli, col quale mi sento in perfetta sintonia ideale. Così l’ultima del 4/2 scritta per ribattere alle inesattezze o incongruenze storiche (per non dire “falsità”) di un altro lettore.  In proposito inviterei il professore o altri competenti in materia ad approfondire il tema del nazifascismo e di altri totalitarismi oltre che in chiave storico-contestuale anche in chiave “psicologica”, partendo dalla ricerca fatta a suo tempo (nel 1931, quindi prima dell’avvento di Hitler al potere) da FROMM e dalla Scuola di ricerche sociali di Francoforte che previde con anticipo l’affermarsi del nazismo in Germania. E questo sulla base di indagini conoscitive dei fattori caratteriologici e ideologico-religiosi, insiti in ogni politica, oltre a quelli di tipo esclusivamente socio-economico (ad es. il narcisismo, la straordinaria facoltà di suggestione di Hitler, la sua capacità di identificarsi con lo spirito del popolo tedesco, la sua celata “necrofilia”, la sua tendenza sistematica alla distruzione e alla sottomissione del mondo, il suo “darwinismo sociale” per dirla con un termine riassuntivo).
  Spero che qualcuno più esperto di me di queste materie intervenga in questo interessante dibattito, perché se tutti vogliamo che tali tragedie dell’Umanità non abbiano più a ripetersi credo che sia necessario, oltre che mantenere viva la “memoria storica” di quegli avvenimenti terribili, anche cercare di entrare nei reconditi anfratti dell’animo umano per capire le cause che li hanno generati e almeno tentare di neutralizzarle per tempo prima che possano ancora in futuro arrecare danni come nel passato.

La Storia insegna che dagli integralismi (ideologici o religiosi) al “pensiero unico”, e di qui al “partito unico” e all’intolleranza rispetto al diverso di qualsiasi genere il passo è breve.
  Un po’ quello che è capitato qui da noi con CL che da “movimento ecclesiale”, degno di tutto rispetto, si è andata quasi trasformando col tempo in un movimento politico, identificandosi e mescolandosi con la politica del PDL, suo storico partito di riferimento, da Lei sempre privilegiato e sostenuto e nel quale sono anche confluiti molti suoi membri (un po’ sul tipo della vecchia DC, intesa come partito unico dei Cattolici).  E ciò nonostante gli scandali e le malefatte venute clamorosamente alla luce da parte di molti personaggi di quella formazione politica.
    La gente comune infatti percepisce CL come una comunità chiusa, arroccata su posizioni integraliste e intransigenti, poco aperta all’esterno verso il resto della società civile. Ed in politica come una formazione di “destra”, poco disposta al dialogo con chi la pensa diversamente da lei, e che crede con una certa arroganza di essere migliore degli altri.
Vedo quindi con favore le recenti dichiarazioni del suo leader don Juliàn Carròn che affrontando il discorso del rapporto tra Movimento e politica ha denunciato l’errore di una sua identificazione con un solo schieramento politico.  Mi auguro che una tale apertura in  senso pluralista e democratico corrisponda ad una vera “evoluzione” di questo Movimento, in controtendenza a quella “involuzione” sulla cui strada  ormai da tempo si stava incamminando,  e non solo una operazione di facciata con l’adesione ad altri partiti simili o “gemmati” dal precedente. Perché solo con l’apertura ad altre forze politiche democratiche e progressiste potrà, a mio avviso, salvarsi da un altrimenti ineluttabile declino.

Iscriviti alla Newsletter

Click to listen highlighted text! Powered By GSpeech