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Giovanni Dotti

Inutile farsi illusioni, il nostro paese non si risolleverà. La “crisi”, come tutti hanno capito, è strutturale, di sistema.  Siamo nel mercato globale, nessuno avrà mai convenienza a farci fallire, siamo nelle mani della finanza internazionale che ci terrà sempre sulla corda per succhiarci il sangue lentamente, facendoci ogni tanto una trasfusioncella di denaro per rimpinguare le casse delle banche e dei finanzieri d’assalto e permetterci di tirare avanti ancora per un po’, annaspando coll’acqua alla gola in uno stagno melmoso senza mai lasciarci affondare del tutto.   Il lavoro continuerà a mancare, e sarà trasferito nei paesi del terzo mondo che tra poco, se non lo è già diventato, diventerà il primo. Nessuno investirà più in Italia, dove i costi di produzione e le tasse sono troppo elevate, la burocrazia impera, la politica ingrassa e la Giustizia langue. I più ricchi grazie alla finanza, più o meno creativa, si arricchiranno sempre di più, mentre tutti gli altri continueranno a impoverirsi, i consumi diminuiranno, di qui il calo progressivo del PIL e la diminuzione delle entrate, che si cercherà di contrastare con l’aumento ulteriore della tassazione, diretta e indiretta, per contenere l’aumento (inevitabile) del debito pubblico, mantenuto ad arte per mungere corposi interessi da parte delle banche e dei detentori dei titolo di stato (in buona parte stranieri).
   Questo lo scenario che si prospetta per il prossimo decennio. Non c’è santo che tenga, che possa con qualche miracolo far invertire la rotta. I nostri destini non sono più nelle nostre mani ma in quelle di altri, che governano la finanza globale e muovono dove vogliono i capitali privilegiando quei paesi dove il reddito è maggiore a causa di molteplici fattori, in sintesi: basso costo del lavoro (per lo sfruttamento delle masse) e dell’energia, indifferenza ai problemi della sicurezza e dell’inquinamento ambientale e bassa o nulla pressione fiscale.  La politica non conta più nulla, anzi o è succube della finanza o concorre più o meno consapevolmente con essa a perpetrare il disastro.  Non ha compreso, o meglio solo pochi hanno compreso, la gravità della situazione.
     Non ci sono soldi per favorire la ripresa dell’economia e del lavoro, si continua a salassare con tasse e balzelli il popolo italiano, mentre si continuano a trovare i soldi per finanziare opere faraoniche inutili, si dice per creare lavoro ma in realtà per aumentare le entrate di pochi, della politica (partiti e loro entourages) e del capitale finanziario, infischiandosi del resto della società, lasciata a vivacchiare alla meno peggio. Conseguenza: una crème di ricchi, ed una massa di barboni! Che non si rialzeranno mai. Perché una spirale diabolica li risucchia e li fa girare come trottole in un gorgo vorticoso e perverso. Li si lascia accedere all’istruzione superiore per giustificare la presenza, ed i guadagni, di baronie e potentati accademici, tenuti saldamente nelle mani di oligarchie ristrette in sintonia con la politica, e poi li si manda allo sbaraglio in una società  in recessione che non potrà mai assicurare loro una occupazione confacente ai titoli di studio acquisiti. La cultura e la ricerca continueranno ad essere umiliate e strozzate, i cervelli  migliori e i più intraprendenti continueranno ad emigrare, ed il paese si impoverirà ulteriormente anche dal punto di vista delle risorse umane e intellettuali.  Peggio di così!  Altro che futuro per i giovani!
    Come mai in un paese come gli U.S.A. tutto ciò non avviene? La meritocrazia impera e la ricerca pure, anche se il debito pubblico è notevolissimo? E come mai in precedenza l’Italia, nonostante il debito pubblico sempre elevato, non soffriva come soffre oggi e l’occupazione era assicurata pressoché a tutti ?  E come mai tutti questi problemi sono emersi solo dopo l’entrata nell’EURO e nel mercato globale ?
   Mi sembra lo spieghino bene quegli economisti del gruppo “m e m t” (Mosler economics modern money theory for public purpose) che individuano nell’entrata nella moneta unica europea e nella perdita di parte della sovranità nazionale, sopratutto nel campo monetario e finanziario, il declino e il progressivo impoverimento di alcuni paesi dell’U.E., i cosiddetti PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna).  
    Ritornare indietro, cioè migliorare la situazione presente è possibile? Forse sì, se si riusciranno a riprenderci i nostri destini nelle nostre mani. Nelle condizioni attuali è un’utopia far rientrare o creare lavoro in Italia, perché come abbiamo visto ne mancano i presupposti.  Non ci sono allora che due alternative: o uniformare nella Unione Europea le politiche economiche e fiscali, sociali e del Lavoro e le norme della Giustizia, rinunciando tutti gli Stati membri a gran parte delle loro “sovranità nazionali”, cioè instaurare regole uguali per tutti, oppure - se tutto ciò non sarà possibile - riprenderci completamente la nostra “sovranità nazionale” e tornare alla valuta nazionale, la LIRA, per sottrarci al perfida dipendenza e al controllo della finanza internazionale. Certo che per far ciò si incontreranno fortissime resistenze, perché alla finanza ed alla speculazione internazionale conviene continuare così: mantenerci nell’Eurozona e continuare a mungerci!  Personalmente non vedo altre vie d’uscita se vogliamo che il nostro paese non continui a sprofondare verso la recessione e il terzo mondo.  Le mezze misure non servono, non hanno mai risolto i problemi. L’unione monetaria senza l’unione politica per noi, come per altri, è stata un fallimento, dobbiamo doverosamente ammetterlo. L’abbiamo sperimentata e ne abbiamo visto le conseguenze, per noi negative: la recessione e l’impoverimento del nostro paese, mentre altri si sono arricchiti.
  Chiediamo ai Partiti che si presentano alle prossime elezioni politiche quali misure intendono adottare nel campo dell’economia, della finanza e del Lavoro: continuare ad annaspare nello stagno come ora  o sganciarsi dall’Euro e riprendere il volo ?

Leggo su RMF-online, segnalatomi da un amico, l’interessante articolo del noto giornalista economico GIANFRANCO FABI dal titolo: < 2013, comincia l’ANNO DELLA SVOLTA >.  Afferma che “le previsioni economiche sono ancor più complicate di quelle meteorologiche”....perché “l’economia ha un elemento in più: il fattore umano”. Perfettamente d’accordo. Ma seguendo il suo ragionamento mi sembra che egli sia eccessivamente ottimista riguardo all’immediato futuro di paesi come Grecia, Spagna e Italia, pur augurandomi che abbia ragione. Ammette infatti che i meccanismi di risanamento dei conti pubblici messi in atto dai governi e la buona gestione della B.C.E. hanno per ora concorso a mantenere la stabilità dell’Euro, ma poi aggiunge che “l’Europa, e con essa l’Italia, non ha saputo dare una risposta al problema di fondo di questi anni: come riavviare la produzione di ricchezza e soprattutto i posti di lavoro”.  In altre parole ammette il risanamento finanziario, ma a quale prezzo sociale?  Non è questa una contraddizione palese? Cioè far tirare a quasi tutti la cinghia per salvare (o meglio ingrassare) la grande finanza e i grandi capitali?  E mi chiedo: è eticamente corretto continuare su questo modello, che è poi quello tracciato dalla “Agenda Monti”?  Perché allora non ribaltare il discorso, privilegiando il benessere sociale piuttosto che quello della moneta (Euro) e della finanza?
Una risposta seria mi pare provenga dal programma ME-MMT lanciato da alcuni macroeconomisti della scuola internazionale MOSLER ECONOMICS - MODERN MONEY THEORY, chiamati in Italia dal giornalista Paolo Barnard in due convegni dal titolo “NON ERAVAMO I PIIGS, TORNEREMO ITALIA”. La loro proposta è contenuta in un PROGRAMMA DI SALVEZZA ECONOMICA NAZIONALE di semplice lettura, basato essenzialmente sull’uscita graduale dall’Euro e sul ritorno alla “sovranità nazionale”, individuando nella sua perdita e non nell’eccessivo debito pubblico la causa prima dei problemi che affliggono così pesantemente l’economia ed il mondo del lavoro in Italia.  Proprio il contrario quindi dell’Agenda Monti, che sostiene l’Euro e l’assoluta necessità di restare nell’Eurozona.
Chi come me si intende poco di economia resta a dir poco sconcertato. Tanto più che anche un Premio Nobel dell’Economia, il noto prof. Paul Krugman, aveva a suo tempo fatta questa previsione, puntualmente avveratasi: “Adottando l’Euro l’Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo, che deve prendere in prestito una moneta straniera con tutti i danni che ciò implica”.  E, soprattutto col senno di poi, non mi pare una affermazione sbagliata.
A questo punto il comune Cittadino non sa più a chi dar credito, per cui chiederei delucidazioni al dott. Fabi estensore dell’articolo sopra citato per sapere cosa ne pensa di questa rivoluzionaria proposta, di cui non fa cenno nell’articolo (considerazioni peraltro già in parte avanzate da quanti in passato furono contrari all’entrata nell’Euro e successivamente caldeggiarono il ritorno alla Lira).

Finalmente dalla Sinistra una buona novella, quella dell’accordo RENZI-BERSANI. Peccato che non sia avvenuto prima delle importanti Primarie Parlamentari, si sarebbero potute evitare - anche qui a Varese -  inutili quanto spiacevoli contrapposizioni  tra “bersaniani” (che, con l’appoggio dell’organizzazione, hanno stravinto)  e “renziani” (che, privi di un apparato sufficientemente organizzato, sono stati clamorosamente battuti).  Ne avrebbe tratto giovamento tutto il Partito Democratico, e ne sarebbero emerse figure più rappresentative, che avrebbero riscosso sicuramente maggiori consensi alle prossime elezioni. Tanto più ora che, con l’entrata (imprevista?) nell’agone politico di Monti a scompigliare le carte, i giochi si faranno più duri perché la sua coalizione sicuramente riuscirà ad attrarre una buona parte dell’elettorato, specie degli indecisi  o dei potenziali astenuti.
  Condivido quel che scrive Antonio Di Biase (lettera 47/1 su Varese News), tranne quando disapprova la definizione data da Renzi al P.D. di “partito all’americana”.  Perché infatti non pensare che il P.D. possa diventare come il Partito Democratico Americano, cioè la casa di tutti i progressisti?  Di qualsiasi provenienza e appartenenza sociale, etnica o religiosa, purché  animati dal senso di giustizia e di solidarietà verso i meno fortunati,  per contrastare  l’indebito arricchimento di pochi a discapito di molti e rendere meno vistose le attuali diseguaglianze sociali, e soprattutto migliorare le condizioni di vita di coloro che vivono onestamente del proprio lavoro. E’ un’utopia?  Forse.  Ma dall’America prendiamoci almeno quel che c’è di buono, non soltanto le mode e le abitudini cattive.

Varese, 5 gennaio 2013                                                                                Giovanni Dotti

 

Per una migliore comprensione partirei dal suo significato letterale, e  -per deformazione professionale- dalla sua definizione anatomica: per APPARATO (o anche APPARECCHIO, sua dizione arcaica) si deve intendere un complesso di organi adibiti ad una stessa funzione.  Per estensione si intende un complesso di uomini e mezzi tendenti ad un unico scopo. Quale sia questo scopo sta alle persone decidere, in base alle proprie convinzioni ideali e secondo le proprie, più o meno sane, elucubrazioni mentali. Dal punto di vista dell’etica potrei schematicamente distinguere tra scopi “buoni” e  scopi “cattivi”. Nella Storia ne abbiamo visto di tutti i colori, nella politica anche.  “Apparato” ad esempio si può definire quello nazista, fascista, stalinista, come pure quello della vecchia DC e del vecchio PCI, tutti tendenti ad uno scopo, quello di conquistare o di mantenere il potere. Il giudizio dipende dalla valutazione dei fini per i quali il potere si usa, se buoni o cattivi: è quindi molto soggettivo e scaturisce dalla libertà di pensiero di ognuno.
  Quindi il termine “apparato” non deve necessariamente assumere una valenza negativa, è un termine “neutro” che sta a indicare semplicemente una forza ben strutturata e organizzata che si propone dei fini ben definiti.  Sta a noi saperlo usare a dovere.  Così ad esempio nelle recenti Primarie P.D. per il Parlamento se anche il fine era intrinsecamente buono (quello di far emergere personaggi validi e rappresentativi), l’“apparato” del partito poteva lasciare la massima libertà di espressione agli iscritti invece di tessere furbescamente “giochini” sottobanco (anche se si negherà sempre che ci siano stati) per fregare alcuni candidati evidentemente non graditi (forse perché troppo indipendenti) ad alcuni dirigenti.  Sono certo che il risultato, se anche in gran parte scontato, sarebbe stato migliore e soprattutto meglio digerito da molti, senza lo strascico di polemiche che ne è seguito.  Pazienza, speriamo che la prossima volta (per le Regionali) queste Primarie, unica vera novità nella politica dei Partiti in Italia, possano essere meglio usate.  Perché solo con la  chiarezza e la lealtà la politica può veramente rinnovarsi e riconquistare quella credibilità che da molti anni ha perduto.

La lettera odierna (n.224 su Varese News) dell’amico e collega dr. Emilio Corbetta, Consigliere Comunale a Varese, induce a meditare.  Allude a “cervelli criminali che cercano di arricchirsi alle spalle dei più deboli” ed a “cervelli buoni, validi ma che in questo momento sono o appaiono inetti”. Dice successivamente: “Quelli perversi hanno una vita più facile, perché è più facile rubare, nascondendo il furto sotto le apparenze di legalità, come avviene nei meandri della così detta finanza dei nostri giorni. Qui regnano i furbi che sostengono che  le leggi del libero mercato regolano tutto .....”.  Ha proprio ragione!

Di esempi siffatti le cronache nazionali e locali ne riportano a iosa in questi ultimi tempi, purtroppo anche in casa nostra, e chi cerca di opporsi ai loro loschi e ambigui intrallazzi per lo più ne esce scornato.  Il buon Corbetta parla poi di “coscienza”, di quella che questi personaggi non hanno o se la sono messa sotto i piedi.  Filosofia, Morale, Cultura per loro non esistono, esistono solo DENARO, AMBIZIONE e POTERE a cui piegano anche la Religione perché li aiuti nella loro conquista. E la stragrande dei Cittadini, ancora onesta, soggiace impotente ai loro soprusi.  

Siamo ormai in campagna elettorale, i partiti candidano chi vogliono, grazie anche a questa stupenda legge elettorale che tutti si sono tenuta ben stretta perché calza loro a pennello e consente ai “soliti noti”, anche se ne han fatte più che Bertoldo, di ricandidarsi e tornare a spennarci, auguriamoci un po’ meno di prima.  Sono piuttosto pessimista, non penso che cambierà molto con la prossima legislatura, anche se ovviamente ci spero. La speranza, come si dice, non è mai morta!

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