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Giovanni Dotti

Si avvicinano le elezioni, nazionali e regionali.  E di nuovo stiamo assistendo all’indecoroso spettacolo della rinascita di vecchie alleanze - Lega e PDL -  in barba a quell’elettorato leghista residuo che si era espresso contro ogni futuro accordo col sciùr Berlusca  e il PDL.  Tutto ciò per i soliti meschini calcoli elettorali, per la caccia alle poltrone dove si vorrebbero insediare i soliti noti che hanno rovinato il paese.  E che, se rieletti, continueranno a fare come prima.
   In questo squallore politico e morale la Stampa e gli altri organi d’informazione dovrebbero premere perché i vari candidati, di qualsiasi colore, dichiarino dettagliatamente cosa faranno in caso di vittoria, cioè dicano chiaramente come intendono usare il consenso derivato dalle urne per migliorare le condizioni di vita di noi poveri sudditi che li andremo a votare.
  Pretendiamo PROGRAMMI seri e fattibili, non promesse di cose pazze o irrealizzabili, sopratutto  in questo difficile momento di recessione, non vogliamo che tornino ad illudere la gente con false promesse solo per carpirle quel voto che poi continueranno ad usare per il proprio tornaconto,  personale e di bottega.
   E specialmente le forze della Sinistra stiano attente, recepiscano le istanze che provengono dal popolo, evitino di assecondare grandi progetti (con relative spese folli) non condivisi dalla maggioranza dei Cittadini per poi chiedere ad essi sacrifici (aumenti della tassazione - diretta e indiretta-  statale e locale, tagli dei servizi essenziali , ecc.) per poterli realizzare.  Ed anzitutto si impegnino a RIDURRE I COSTI DELLA POLITICA, cominciando dalle retribuzioni dei loro rappresentanti in tutte le Istituzioni, abolendo  i  Consigli Provinciali, dimezzando il numero delle Regioni, tagliando i tanti Enti inutili che servono solo a mantenere una burocrazia clientelare improduttiva, inefficiente  e nociva, ecc. ecc. ecc....  Pretendiamo troppo dalla politica ?  Non credo, semmai,  considerato il caos politico-amministrativo-istituzionale in cui ci troviamo, troppo poco.

 

Che l’Italia sia un paese di MODERATI è evidente, altrimenti sarebbe già scoppiata la rivoluzione.  Orbene bisogna sgombrare il campo dagli equivoci e chiarire bene il significato delle parole, onde evitare che qualcuno ciurli nel manico, come si suol dire, cioè usi il termine “moderato” invece di quello di “conservatore”, che è un’altra cosa.   Di “moderati” e di “estremisti” (termine che ne è l’antitesi appropriata) ce ne sono in tutti i partiti, sia di destra che di sinistra che di centro, dello schieramento politico attuale:  la vera distinzione da farsi è ormai quella tra CONSERVATORI e PROGRESSISTI, cioè tra coloro che vogliono mantenere lo “status quo” (perché gli fa comodo così) e coloro che invece lo vogliono cambiare.   Non lasciamoci perciò irretire da falsi profeti che usano a sproposito il termine “moderati” solo per accalappiare i grulli !  Stiamo attenti a non farci nuovamente ingannare dalle parole, come purtroppo già è avvenuto in passato.

     Ora il solito “cavaliere”, che come un “deus ex machina” è ripiombato sulla scena, secondo voi è un “moderato”??  Proprio non direi, anzi  lui con  la sua DESTRA  populista, coadiuvata dalla Lega, mi sembra più un “conservatore estremista”, come ogni  capopopolo che instaura una dittatura (perché questo è successo in Italia, senza che molti se ne siano resi conto completamente) circondandosi da personaggi succubi e vili, ben remunerati, pronti sempre ad ossequiarlo e ad obbedire ad ogni suo ordine, a votare tutte le sue leggi, ad osannare alle sue gesta, a plaudire ai suoi vizi, ad assecondare le sue rapine ed a blandire il popolo con varie astuzie e false promesse.

   E quanti a SINISTRA gli si oppongono sono tutti pericolosi “estremisti” ??   O non sono piuttosto, almeno la stragrande maggioranza di essi (tra cui mi annovero anch’io),  dei  veri “moderati progressisti ”, cioè gente responsabile che ama il proprio Paese e vuole sottrarlo alla invadenza di una DESTRA prepotente, demagogica, avida e senza scrupoli, che l’ha cacciato in un baratro da cui a stento cerca ora di uscire?? 

  Credo che ci troviamo in un momento storico in cui forti decisioni vanno prese, nell’interesse del nostro Paese: che cioè ci si debba schierare da una parte o dall’altra, dalla parte della “conservazione” o da quella della democrazia e del “progresso”.  Il termine “moderati” a mio avviso dovrebbe essere bandito dalla terminologia politica, perché non serve a chiarire ma semmai a  confonderle le idee:  dovrebbe essere usato solo per definire coloro che intendono portare avanti le proprie proposte con metodi democratici e non rivoluzionari.  Quindi stiamo attenti a non farci fregare un’altra volta dai volponi che usano “pro domo sua” una terminologia impropria, e cerchiamo finalmente di usare bene quello strumento democratico che è il VOTO, col quale potremo scegliere razionalmente tra  il Cambiamento o la Conservazione.

La notizia data dalla stampa qualche giorno fa  che in provincia di Varese verranno chiusi cinque uffici postali ha dell’incredibile, come pure la  giustificazione addotta da Poste Italiane: “Uffici diseconomici, dove l’esiguità delle pratiche evase giornalmente non giustifica i costi di mantenimento degli impiegati”. Giustificazione a mio modesto avviso del tutto fuori luogo ed ancor più incredibile se si considera quanti saranno  in tutta Italia gli uffici che cadranno sotto la scure impietosa di Poste Italiane. Sarebbe una saggia ed oculata decisione se a prenderla fosse un’azienda privata, ma non Poste Italiane che, pur essendo una S.p.A. è comunque un’azienda di Stato in quanto l’unico azionista è il Ministero dell’Economia e delle Finanze che ne detiene il controllo diretto. Essa deve quindi garantire  i servizi postali essenziali (ricezione, smistamento e consegna della corrispondenza) affidatigli in regime di totale monopolio, che tale resterà fin quando on si deciderà per una liberalizzazione di detto servizio, da molto tempo in discussione.
Poste Italiane dovrebbe prendere in esame i dati contabili di tutti gli uffici e valutare l’economicità o meno  nella loro totalità, perché ci saranno senz’altro molti uffici con una consistente contropartita in attivo, anche grazie all’introduzione progressiva di altri servizi soprattutto di tipo finanziario.
Voglio sperare che i Sindaci dei Comuni interessati promuovano un’azione congiunta con ricorso al TAR (chiedendo una sospensiva) o alla Magistratura ordinaria per fermare questo improvvido e impopolare provvedimento di Poste Italiane che danneggerebbe ulteriormente tanti cittadini già disagiati e carenti di molti altri servizi.
Nella eventuale ipotesi che l’azione legale dovesse risultare sfavorevole per i Comuni questi potrebbero accollarsi la differenza, che sarà senz’altro di modesta entità, per arrivare al pareggio di gestione di quegli uffici postali, in modo da evitare la loro chiusura.

Mi sia consentito esprimere il mio modesto parere personale a proposito del finanziamento pubblico ai partiti (senza la presunzione di voler “sputar sentenze su tutto e su tutti, a dimostrazione che non sempre la vecchiaia è saggezza”, come  qualcuno mi ha rimproverato), che per  brevità cercherò di riassumere in alcuni punti:
1- Il “FINANZIAMENTO PUBBLICO” è stato bocciato dagli Italiani con referendum popolare;
2- E’ stato furbescamente aggirato dai partiti con l’istituzione dei cosiddetti “RIMBORSI ELETTORALI” (una montagna di soldi che abbiamo visto purtroppo  come vengono spesi !), mettendo  le mani  nelle tasche di tutti  gli Italiani, che giustamente hanno l’impressione di esser derubati;
3- Equivale in pratica ad una “tassa occulta”, ad un prelievo forzoso che si aggiunge alla tassazione ordinaria, ma a differenza di questa è uguale per tutti e non rispetta il criterio della progressività  in base al reddito (è quindi viziata alla base e anticostituzionale);
4- Viene applicato a tutti gli aventi diritto al voto, indipendentemente dal fatto che votino o non votino.  E’ quindi assolutamente irrispettoso della volontà degli elettori, in special modo di coloro che non vanno a votare perché non hanno più fiducia in alcun partito e non vogliono essere rappresentati da nessuno (gli astenuti sono ormai in numero considerevole, ma anche loro sono obbligati a pagare questa anomala tassa ai partiti);
5- Non tutti quelli che vanno a votare sarebbero disposti a pagare questo obolo ai partiti, pertanto sarebbe stato più onesto richiederlo come “contributo volontario”, mettendo in calce alla scheda elettorale il quesito: “Vuoi dare un contributo elettorale al tuo partito ?” con SI’ o NO da barrare per la risposta;
6- Così com’è ora assomiglia ad un “furto legalizzato” che va ad ingrassare i partiti (associazioni  “private” i cui bilanci sono tenuti quasi segreti e praticamente fuori da ogni controllo) e viene in molti casi speso  impropriamente senza doverne rendere conto a nessuno.
7- I Parlamentari, i Consiglieri Regionali e Provinciali e molti nominati dai partiti in vari  Enti pubblici o parapubblici in cui percepiscono laute retribuzioni, potrebbero benissimo venire obbligati a contribuire alle spese dei partiti con versamenti in denaro o cessione al partito di appartenenza di parte dei loro emolumenti, con regolare registrazione: in tal modo si potrebbe anche evitare di doverglieli  tagliare (con una legge che non si farebbe mai!);
8- I partiti sono percepiti dalla gente comune come delle sanguisughe che succhiano il sangue alla società civile, sono affamati di soldi per mantenere apparati burocratici sovradimensionati  e spese eccessive di propaganda e di rappresentanza, e danno l’impressione di pensare più al proprio automantenimento che al tanto declamato “bene comune”. Inoltre sono sorti e vediamo che ancora sorgono gruppi parlamentari e partitelli “elettorali” unicamente per partecipare alla grande abbuffata del finanziamento pubblico, contro ogni logica di risparmio e di buona politica;
9- Per ovviare a tutto ciò i partiti dovrebbero tornare ad essere un po’ più poveri e più “francescani”,  cioè meno avidi di denaro e più oculati nelle spese, attingendo il necessario per le loro attività politiche unicamente da finanziamenti privati, dai tesseramenti (con quote proporzionali al reddito degli iscritti) e dalle trattenute di parte delle retribuzioni dei loro rappresentanti nelle Istituzioni  a tutti i livelli (vedi punto 7).  Solo in questo modo, cioè guadagnando meno, molti non sarebbero più indotti a fare politica per interesse personale o per arricchirsi, e la Politica potrebbe ritornare ad essere una attività nobile e degna di rispetto.  ( E non mi si dica che senza il Finanziamento pubblico i partiti non possono sopravvivere  e che solo i ricchi potrebbero fare politica! Certo dovrebbero fare una bella cura dimagrante, ma ciò gioverebbe alla Buona Politica );
10- Solo con l’impegno di gente onesta e preparata, che si presta temporaneamente e  disinteressatamente alla politica, cioè al servizio della collettività, la Politica potrà rigenerarsi e riprendere quel ruolo autorevole di guida della società che dovrebbe avere in un paese civile e democratico.
    Mi auguro che a breve i partiti almeno si riducano consistentemente il finanziamento pubblico, evitandoci così un referendum il cui esito  è scontato in partenza (e sarà peggio per loro!).
(Alcune di queste osservazioni  già le scrissi in una lettera a Varese News -n.187 del 12 nov.2011- dal titolo “Perché bisogna pagare meno i politici”, per cui non mi dilungo ulteriormente).

 

E' facile muovere critiche generiche al sistema, alla politica ed ai partiti, evidenziando  le storture, le grandi abbuffate e gli sperperi di pubblico denaro, meno facile il compito quando dal generale si “osa” scendere nel “particulare”, negli orticelli di questo o quel partito o di questo o quel politico o gruppo di potere, che operano giocando abilmente le carte al riparo da occhi indiscreti solitamente più a proprio vantaggio che per il bene della collettività (il tanto sbandierato “bene comune” col quale troppo spesso si sciacquano la bocca).  Per questo vediamo tante inchieste smorzate sul nascere, stoppate o comunque non andate a buon fine, perché la responsabilità individuale si stempera e si diluisce in quella collettiva e diventa non più rintracciabile, anche per la complicità, la paura o il silenzio omertoso di quanti direttamente o indirettamente ne sono coinvolti  e di alcuni organi d’informazione che,  per svariati - anche se  non sempre comprensibili - motivi,  si esimono dal dar risonanza a certi fatti e a certe piuttosto oscure vicende.   Questo è il dramma di un Paese che non riesce a redimersi, a reagire ai tanti imbrogli e ai tanti scandali perpetrati da una classe dirigente inetta  ai quali il popolo italiano si è ormai quasi assuefatto, sicché tutto va avanti (malamente) sempre come prima.   Non lamentiamoci quindi se la politica è scesa così in basso, se ha dovuto passare la mano al governo dei finanzieri (coi quali evidentemente c’è una sotterranea intesa) che ci stanno spennando, se le industrie buone chiudono o se ne vanno all’estero, se la disoccupazione aumenta, se le poche finanze pubbliche rimaste vengono spese per consulenze e opere pubbliche inutili ma costosissime per incrementare le finanze di pochi, se l’Istruzione, la Cultura e la Ricerca languono, se le Famiglie dei ceti medio-bassi soffrono, se i grandi capitali  fuggono all’estero nei paradisi fiscali, se i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Andiamo avanti così, qualche Santo ci proteggerà!

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