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Giovanni Dotti

Se l’indifferenza è un male pernicioso purtroppo assai diffuso nella odierna società, non lo è meno la RASSEGNAZIONE, virtù (?) negativa, per “difetto”, che impedisce l’azione, isola il soggetto dalla società e lo relega alla funzione di spettatore passivo della realtà circostante.   E’ un sentimento che talora subentra dopo la “Indignazione” (= ribellione dell’animo contro le ingiustizie, la corruzione, le sopraffazioni, l’arroganza del potere, ecc.),  quando si constata l’inutilità di combattere contro forze che sono più forti di noi, contro situazioni che ci sovrastano e che pensiamo non si possano modificare.  In altre parole, com’è stato detto,  è’ “la paziente accettazione di ciò che si ritiene inevitabile”.  Ma se la “pazienza”  è da considerarsi una virtù, non così la rassegnazione, che è passività, abulia, ”tristitia” (per dirla alla S. Tommaso), asservimento della coscienza al potere dominante, è  resa incondizionata  e rinuncia ad agire per cercare di cambiare in meglio la situazione contingente.  Equivale a “gettare la spugna”, è mettersi  completamente nelle mani di altri (che furbescamente carpiscono la tua fiducia a loro vantaggio) ed  affidarsi completamente alle loro  decisioni, è rinunciare a qualsiasi senso critico ed a qualsiasi intervento non gradito al potere.  La rassegnazione è la morte dell’anima, è isolamento, è solitudine che uccide ogni voglia di vivere ed ogni speranza.   Per vivere BISOGNA REAGIRE,  battersi non già con la spada ma con quei mezzi (ricordarsi il detto “uccide piu’ la penna della spada”) che la tecnologia moderna e le nostre leggi democratiche finora ci consentono per favorire quel  CAMBIAMENTO di  MENTALITÀ indispensabile (in ogni tempo e in ogni nazione) per aprire la strada al cambiamento della Società,  perché le “rivoluzioni” avvengono solo quando la maggioranza dei Cittadini sono preparati ad accettarle (ricordate il detto di Voltaire: “Volete buone leggi? Bruciate le vecchie e fatene di nuove”) .  E questo si può fare solo con la Politica, quella vera e degna della P maiuscola, che oggi purtroppo ancora scarseggia nel nostro Paese (e ne subiamo tutti le conseguenze!).

Ben vengano nuove norme per la Sanità, così com’è ora è un guazzabuglio, il Cittadino è disorientato e spesso non sa a chi rivolgersi per prestazioni che dovrebbero essere celeri e tempestive.  I Pronto-Soccorso degli Ospedali sono intasati da pazienti che vi ricorrono per prestazioni improprie, che dovrebbero essere erogate dai propri medici di famiglia. E le liste d’attesa per prestazioni specialistiche sono interminabili e scoraggianti, per cui il cittadino spesso ricorre alla Sanità privata (privata o convenzionata).  Il panorama nel complesso è desolante, il caos regna sovrano.  Qui in Lombardia ancora ce la caviamo, anche se con una organizzazione migliore si potrebbe fare meglio, ammettiamolo.  Chi scrive è stato Medico Ospedaliero e Pediatra prima ambulatoriale e poi di base, quindi conosce abbastanza questi problemi.   E ritiene che il MEDICO di FAMIGLIA e il PEDIATRA di BASE costituiscano il cardine portante della struttura sanitaria sul territorio, in quanto vicini alla gente ed in grado di dare risposte immediate alle necessità dei loro assistiti. Perciò credo che la nuova normativa deliberata ieri nel Consiglio dei Ministri sia buona, in quanto va appunto in questa direzione. Bisognerà metterne a punto i dettagli operativi: per questo auguro “buon lavoro” a tutti.  E non va interpretata come “punitiva” nei confronti dei Medici, che se riuniti in “consorzi” potranno lavorare a turno, mantenendo ampi spazi temporali liberi ma garantendo contemporaneamente l’assistenza agli assistiti in tutto l’arco delle 24 ore.  Ne guadagnerà anche la loro reputazione e la considerazione da parte della società.   Ricordo i vecchi tempi, prima della cosiddetta “riforma sanitaria”, quando il Medico era stimato e riverito perché - anche se meno “istruito” e aggiornato di oggi (anche perché ne mancavano i mezzi) - era sempre disponibile (24 ore su 24) per i suoi assistiti, sia di giorno che di notte (ricordo quante levatacce notturne feci in passato per clienti miei e di altri colleghi!).  E’ pur vero che alcuni “sgarravano” e si rendevano irreperibili, ma c’era sempre il Collega pronto ad intervenire in loro vece.   Poi le cose si sono vieppiù ingarbugliate,  le normative sono diventate sempre più precise  ma  coercitive e “limitative”, la professione medica è diventata non dissimile da tante altre, troppo “tecnicistica” e troppo “burocratizzata”. E addio alla professione medica interpretata come “missione”!   Perciò ritornare un poco all’antica  non fa male, nell’interesse degli assistiti ma anche dei Medici, che dovrebbero accettare di buon grado questa “rivoluzione” e mettersi tutti d’accordo per svolgere meglio il proprio lavoro.

  Per quanto riguarda la conduzione amministrativa degli OSPEDALI il Consiglio dei Ministri ha invece praticamente confermato l’istituto dei DIRETTORI GENERALI (D.G.) e la loro nomina da parte delle Regioni, sia pur con delle imposizioni migliorative nelle designazioni (comunque sempre nomine “politiche”, deliberate dalle maggioranze che detengono in quel momento il potere).  Personalmente rimpiango i vecchi CONSIGLI di AMMINISTRAZIONE, perché formati da persone del luogo, quindi più vicine alla gente, che (se pur esse legate ai partiti, ed anche se personalmente ne ho tratto solo svantaggi) interpretavano meglio - a mio avviso - le esigenze sia dei Cittadini che degli Operatori sanitari.  A questo proposito già scrissi un “commento” su un Blog di un Consigliere Regionale.  Credete che mi abbia risposto?  Eppure era l’unico commento nel suo Blog su questo tema.  Mi chiedo allora a cosa servano i Blog:  solo per esibire la propria saccenza?  Il loro compito non dovrebbe essere quello di avvicinare i Cittadini ai politici (che ”dicono” di rappresentarli) ed ascoltare le loro voci, come appunto fanno altri Politici seri che intelligentemente si servono di detti strumenti per dialogare con gli elettori e così conoscere il loro pensiero e rispondere alle loro domande?  Se non vogliono rispondere, se non gradiscono cimentarsi in un dibattito costruttivo ma vogliono continuare a fare di testa propria o secondo gli “ordini di scuderia”, se vogliono sentire solo le voci consonanti ed ignorare quelle discordanti  continuino pure così, ma allora chiudano i loro Blog e non prendano in giro i Cittadini.  Che certo non li premieranno col voto.

Non so se il Cardinale in qualche sua omelia o discorso privato abbia mai parlato della CREMAZIONE, pratica civile, “moderna” e direi anche “ecologica”, in auge in tante civiltà del passato ed ammessa recentemente (Concilio Vaticano II) dalla Chiesa Cattolica.   Personalmente credo che il Cardinale avrebbe sicuramente optato per la cremazione, ma per opportunità e “prudenza” (dote che lo contraddistingueva) abbia preferito evitarla per le possibili strumentalizzazioni che ne sarebbero inevitabilmente scaturite. Come è stato da molti ribadito nella Chiesa e non fuori di Essa ha cercato con fatica di portare avanti le sue idee innovatrici e rinnovatrici: dalla Curia romana forse non è stato capito ma dal popolo sì (lo dimostra l’affluenza ai suoi funerali), non è stato un “eretico” come in vita da qualche parte (che pure dopo morte lo osanna) lo si voleva far credere, ma un fervido interprete e propugnatore della spiritualità e dei principi morali della Cristianità delle origini (per questo alcuni suoi ultimi anni volle trascorrerli in Palestina, a Gerusalemme).  E credo che, essendo fino a non molto tempo fa la cremazione praticata solo dagli atei e non credenti, tenendo conto del fatto che le tradizioni sono dure a morire, abbia preferito soprassedere a tale pratica di incenerimento delle sue spoglie mortali.  Questa, mi si permetta esternarla, è la mia convinzione, e come iscritto e consigliere della S.O.C.R.E.M., la Società Varesina per la Cremazione, vorrei qui sostenere e propagandare la pratica della CREMAZIONE a tutti coloro che, liberandosi da pregiudizi vetusti, vogliano “modernizzarsi” e farsi cremare, anche per “dare più terra ai vivi” riducendo lo spazio delle inumazioni nei cimiteri.

Gli Italiani sono stufi delle diatribe e delle divisioni all’interno sia dell’uno che dell’altro schieramento, prima di votare vogliono sapere cosa ci propongono.  Per questo finiamola coi litigi intestini, con le lotte fratricide, si ricerchi un accordo su di un PROGRAMMA CONDIVISO.   Basta coi personalismi, che nascondono solo ambizioni e  interessi personali o di bottega, ci si apra all’esterno e ci si chieda (magari anche tramite sondaggi d’opinione, oggi abbastanza attendibili) che cosa la gente normale, i Cittadini che andranno a votare si attendono dalla politica.  Ed in base alle opinioni raccolte, che non credo siano poi tanto dissimili tra loro, si cerchi di elaborare un PROGRAMMA, ognuno rinunciando a qualche pretesa parcellare, che metta insieme l’ESSENZIALE, cioè le cose su cui tutti sono d’accordo (come già scrissi in una recente lettera), tralasciando quelle su cui l’accordo non si trova.  Con questo “metodo” di lavoro le varie forze politiche si dovrebbero confrontare democraticamente tra loro e le “Alleanze” credo che ne uscirebbero “naturalmente”, perché non penso che nessuna di esse voglia restare da sola, isolata e votata al suicidio.  Ed anche perché altrimenti la Sinistra non sarebbe capita, e prenderebbe una solenne batosta come già con Veltroni, mentre la Destra potrebbe ancora farcela, come già in passato con B&B uniti indissolubilmente anche se senza un programma unitario.  E stia attenta la Sinistra, non sottovaluti Grillo, e Bersani smetta di attaccarlo, perché - sia pur in modo boccaccesco - strilla quello che l’ “opposizione” (ma c’è ancora in Italia?) dovrebbe fare e non ha fatto e quello che pensano dei partiti moltissimi Italiani, in particolare i potenziali elettori del Centro-Sinistra.  Le denunce e le invettive di Grillo interpretano infatti visceralmente l’insoddisfazione, la delusione e la rabbia del popolo e devono quindi essere accolte e non respinte dai partiti, e servire da stimolo per migliorarsi e mettere in chiaro ciò che si vuole, presentando un programma chiaro, semplice e comprensibile che contenga non dico le aspirazioni di tutti, ma almeno quelle prioritarie ed essenziali.  Solo così, se si metteranno al bando le divisioni tra le sue varie componenti, la Sinistra italiana potrà essere premiata dagli elettori.  Questo è quanto pensano in molti che come me di politica ci capiscono poco e che mi va di esternare.

Nel coro di ovazioni levatosi dopo la morte del Card. Martini mi preme rilevare, oltre alle sue doti integerrime di uomo di fede, la sua posizione che definirei “scomoda” non tanto per coloro che stanno fuori dalla Chiesa quanto per quelli che nella Chiesa dicono di starci pur contravvenendo, spesso anche sistematicamente, ai principi cristiani (amore per il prossimo - il “farsi prossimo” del Cardinale appunto -,  non rubare, non ammazzare -inteso  in senso estensivo-  ecc. ecc.), insomma a tutti quei principi fondamentali della morale cattolica, e non solo di essa, rispettando i quali la società odierna non sarebbe caduta così in basso.

  La sua grande cultura, la sua alta statura morale, il suo “carisma”, il suo porsi dignitoso ma umile, il suo essere “super partes”,  la sua apertura alle altre religioni , ai laici e ai  non credenti (coi quali ha sempre ricercato il dialogo e non lo scontro), il suo costante e disinteressato  interesse per i  problemi sociali e della persona umana, indipendentemente dal colore politico o dal credo religioso, dovrebbero essere un punto di riferimento costante di vita e di lavoro per tutti coloro che fanno politica od operano nelle Istituzioni, e forse  anche per certe alte gerarchie della Chiesa.  Il “bene comune” cui dovremmo tutti aspirare, ed in cui si inscrive anche il bene individuale, dovrebbe sempre costituire la meta cui tendere nelle nostre azioni: questo il messaggio che il Cardinale ci ha costantemente lanciato.  Ma che purtroppo solo in pochi hanno recepito.

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