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Giovanni Dotti

Il “calcio-scommesse” con le partite truccate ha svelato al mondo, come se ce ne fosse bisogno, la natura  occulta degli Italiani.  Insieme alle “performances” ed alle “chiassate” del precedente Premier, tutto il mondo ormai ci conosce per quello che siamo, un popolo fatto in gran parte da imbroglioni, profittatori, avventurieri goderecci e mafiosi, una nazione dove il “diritto” è una pia illusione e dove il più forte sbrana sempre il più debole.  E poi vorremmo attirare gli investitori stranieri sul nostro patrio suolo ?  Quelli onesti fuggono (vedi quante imprese nostrane e multinazionali hanno chiuso i battenti in Italia) o ci evitano, perché non hanno alcuna garanzia di poter tranquillamente operare e sono oberati dalle tasse e da una burocrazia farraginosa, spesso anche corrotta, e ricattati dalle mafie (al massimo si arricchiscono i finanzieri comprando i nostri titoli di Stato con buoni interessi, mantenuti alti dallo “spread”);  solo i disonesti , gli avventurieri, i faccendieri vi accorrono per  procacciarsi lauti guadagni in breve tempo e poi squagliarsela non appena la vedono brutta.  Questo purtroppo è il quadro di questo nostro Bel Paese che sta andando alla deriva.  Non c’è Monti che tenga, non si risolvono i problemi con gli strattagemmi contabili (che fregano solo le masse), questi ci daranno pure una boccata di ossigeno e miglioreranno la percezione del nostro paese e la nostra credibilità all’estero (dopo Berlusconi ci vuole poco!) ma solo temporaneamente: tra non molto (soprattutto quando i partiti torneranno al comando) i problemi e le disfunzioni “strutturali” del sistema torneranno a galla e ritorneremo ad arrancare come prima con tutti i nostri secolari problemi che non abbiamo avuto la capacità ed il coraggio di affrontare e risolvere.    “Oh! come la vedo nera!” diceva la marchesa ....... ecc. ecc.

Varese, 21 agosto 2012                                                                         Giovanni Dotti

Ci troviamo in una situazione di caos politico, economico e sociale quale poche volte si è verificata in passato: di qui la difficoltà con cui politici, economisti ed esperti di finanza anche di valore cercano di districare la matassa, senza troppo successo come è dato vedere.   Sembra di rivivere i tempi della mitica “Torre di Babele”, in cui tutti si muovono disordinatamente e non si capiscono più tra di loro.   Ma come e perché si è arrivati a ciò?

Io credo perché la politica ha abdicato ai suoi compiti di indirizzo e di controllo sull’economia e sulla finanza, lasciando queste libere di procedere senza alcun vincolo e senza alcuna regola, nella presunzione (pia illusione!) che esse potessero autoregolarsi secondo le leggi del “libero mercato”.  E non è stata in grado di prevedere i guasti che tale impostazione neo-liberista avrebbe prodotto, perché sopprimendo ogni regola e non ponendo freni alla libera iniziativa individuale si scatenano gli istinti primordiali dell’uomo, dell’ “homo homini lupus”, vale cioè la legge del più forte, del lupo che mangia l’agnello, del più grosso che sopprime il più piccolo.  Si privilegia di conseguenza la concentrazione dei grandi capitali e dei mezzi di produzione creando monopoli (trust), fenomeno che poi inutilmente si cerca di arginare con leggi antitrust, e si  favorisce la speculazione finanziaria che mai è stata così prepotente come ora, permettendo ad una minoranza spregiudicata, senza scrupoli né freni morali, di arricchirsi spropositatamente ai danni di una moltitudine di persone e di intere popolazioni,  provocando inoltre immensi danni ecologici - per consumo di territorio e inquinamento ambientale - quali mai si sono visti dall’inizio della storia.  Quindi da un lato capitali finanziari virtuali in continuo movimento nel mondo in cerca del maggior profitto,  che non generano  alcun reddito reale ma sfruttano abilmente la situazione contingente di inettitudine della politica (spesso anche connivente), dall’altro impoverimento progressivo delle masse tenute allo stadio di mera sopravvivenza (forma  moderna di  schiavismo?).

Da noi in Italia tutto ciò si sta ampiamente verificando, e non c’è accenno alla benché minima retromarcia.   E la “politica” non sapendo che pesce pigliare ha preferito togliersi dalle mani la patata bollente e demandare  ad un “governo tecnico” (cioè ad un Governo di economisti e finanzieri) la risoluzione dei problemi da essa stessa creati.  Tra i due mali, governo di politici incapaci e governo di economisti e finanzieri  non si sa proprio chi scegliere: da quest’ultimo infatti non c’è da aspettarsi molto, è nato infatti per “mettere a posto i conti”, secondo un criterio meramente economicistico  e contabile, non c’è da sperare (come inizialmente ci aveva dato da intendere) che affronti i problemi anche sotto il profilo della “equità” sociale, considerata l’estrazione altolocata dei suoi membri (docenti universitari , finanzieri  e gran commis di Stato, tutti lautamente pagati).    Finché (ammesso che sia ancora possibile) non tornerà  a governarci  la Politica con la P maiuscola, con persone ed idee nuove, che ripristinino la “SUPERIORITA’ della POLITICA” sulle altre discipline, controllandole e armonizzandole e non lasciandosi sopraffare da esse, non sarà possibile alcuna “inversione di tendenza” in questo paese, le disfunzioni “strutturali” di questo nostro  sistema capitalistico impazzito, che sfugge ad ogni controllo non potranno essere corrette e tutta la baracca continuerà a vivacchiare malamente come al presente.  Ed io che mi ero illuso che col governo Monti potesse cambiare qualcosa!

Almeno A LIVELLO LOCALE i nostri rappresentanti politici dovrebbero avere una MAGGIORE INDIPENDENZA dalle SEGRETERIE DEI PARTITI di appartenenza e poter ragionare col loro cervello anziché con quello dei “capi”.  Perché da noi Cittadini sono stati eletti ed a noi soli dovrebbero rispondere del loro operato.  Così si rafforzerebbe la nostra fragile democrazia (purtroppo oggi ridotta a “partitocrazia”) e si eviterebbero certe scelte disastrose imposte dall’alto (come ben fa osservare il Sig. Gelosia) che spesso cozzano contro il comune buon senso, o sono inutili, quando non anche nocive e controproducenti per le Comunità locali (e non condivise dalla maggioranza dei Cittadini).   La “responsabilità” delle scelte politiche dovrebbe cioè ritornare ad essere “individuale”, e non  diluirsi in una “collettiva” dove i meriti (meno) e le colpe (più) non sono più di nessuno, ma si ascrivono genericamente al “sistema”,  ai partiti in generale, non riuscendo così quasi mai ad individuare i veri colpevoli di certe scelte scellerate, di certi imbrogli e di certe ruberie.  Anche per questo insieme all’amico Pirone avevo suggerito di introdurre delle “VERIFICHE A SCADENZA”  (ogni 18 - 24 mesi, o almeno a metà mandato) dell’operato dei politici (in particolare delle “maggioranze”, pur se sarebbe auspicabile anche per le “minoranze” per accertare se veramente fanno bene il loro lavoro di opposizione, che beninteso non significa dire sempre NO, ma talora collaborare e cercare di correggere l’operato delle maggioranze).

  SCENDERE CONCRETAMENTE SUI PROBLEMI LOCALI, questo dovrebbe essere il compito delle “Amministrazioni” locali:  i “Politici locali” cioè (a livello Comunale, Provinciale e Regionale) sono stati eletti per “amministrare” bene, con responsabilità, oculatezza e senso del risparmio le Comunità che li hanno eletti, ascoltando più spesso LA VOCE DEI CITTADINI.   A tal scopo potrebbero anche utilizzare (anche se non previsti dalla legge) dei “minireferendum locali” sui problemi di maggiore rilevanza (ricordo che nazioni più civili, come la vicina Svizzera, ne fanno largo uso con ottimi risultati) per sondare le opinioni e le volontà degli elettori e non essere praticamente sganciati da questi per tutta la durata del mandato, evidentemente interpretato come “delega in bianco”  (con necessità quindi di rispondere ai propri partiti piuttosto che ai propri elettori).

Grato ai Politici che vorranno tener conto di questi suggerimenti porgo cordiali saluti

VARESE, 16 agosto 2012                                                                                          Giovanni Dotti

Queste mi sembrano le doti (ovviamente unite all’intelligenza) che dovrebbero contraddistinguere un Politico di vaglia, degno della P maiuscola.  Ma quanti di quelli che risiedono in Parlamento, nei vari Consigli Regionali, Provinciali e Comunali nonché negli Enti da questi nominati posseggono veramente tali requisiti ? Non molti credo, altrimenti la percezione della politica da parte dell’opinione pubblica non sarebbe caduta così in basso.  Perciò a che serve continuare a scannarsi sulle questioni delle “alleanze” ed a farneticare su possibili  eventuali “convergenze” future (Bersani-Vendola-Casini-Di Pietro) e disquisire sulle differenze (che pur ci sono, è innegabile) tra certi “laici” e certi “cattolici” (lettera 130/8 su Varese News), e non piuttosto (come auspica Carmelo Lentino - lettera 132/8) cimentarsi su idee e programmi “nuovi”, che dimentichino il passato disastroso di inutili polemiche e colossali ruberie e si proiettino verso un futuro fatto di laboriosa onestà e riappacificazione degli animi finora divisi ?  Occorrono PROGRAMMI CONDIVISI, almeno all’80%, che superino le divergenze anacronistiche tra “comunisti”, “laici” e “cattolici”: ognuno si tenga le proprie idee in merito a religione e comportamenti “privati” ma cerchi di andare d’accordo con gli altri sulle scelte generali che interessano tutta la Collettività. 

  Concentrandosi  sui  PROGRAMMI concreti, cioè sul “merito” piuttosto che sulla “forma” (gli schematismi e le vuote formule che fin qui hanno avvelenato gli animi ed il clima politico in Italia), si potrà  trovare quella convergenza di intenti  tra formazioni politiche di estrazione diversa (perché in tutte c’è del “buono”) che finora è stata impossibile, perché solo unendo le forze “buone” del paese potremo superare questo triste periodo di  recessione.  Per far ciò abbiamo bisogno di uomini nuovi, con mentalità diversa dai vecchi “mestieranti della politica”, che sappiano metter da parte vecchi “distinguo”, vecchie incomprensioni  e spezzare anacronistici steccati per avviare il Paese verso un’era di libertà e di progresso.   Certo che ci vorrebbe anche una nuova legge elettorale, che impedisse ai dirigenti dei partiti di “nominare” i candidati alle elezioni, in caso contrario aumenterebbe sicuramente il numero delle astensioni e dei voti di protesta.  Allora sì che il nostro Paese imboccherebbe un vicolo cieco senza ritorno.

Varese, 14 agosto 2012                                                                                 Giovanni Dotti

Come non essere d’accordo con quanto scrive l’illustre prof. Barone nella bellissima lettera (n. 71 del  7 corr. su VARESE NEWS) dal titolo “UN PAESE CHE NON SA DIRE NO” ?  Alcuni dei concetti ivi così magistralmente espressi  (come ad es.: “... quando e dove non si sa dire più NO ... la libertà che si ha è solo la libertà dei servi ...”)  li avevo esternati  anch’io, sia pur embrionalmente, in una lettera alla PREALPINA del marzo 2010 intitolata “Questa è l’Italia che vorrei”, nella quale scrivevo che “SOLO IL CORAGGIO DI DIRE NO RENDE L’UOMO LIBERO”.    Apprezzo e condivido anche la sua disillusione, la sua amarezza, il suo “pessimismo razionale” e la sua posizione critica - che definirei “sartriana” -  nei confronti di quella  ”ortodossia” monolitica che ha sempre caratterizzato i partiti della sinistra italiana ed europea, che rifiuta qualsiasi critica e qualsiasi dissenso.  Infatti ho dovuto notare, mio malgrado, che in quei (come del resto anche negli altri) partiti fanno “carriera” solo coloro che si “allineano” al pensiero ed al volere dei capi. Vige il rifiuto di ogni dialettica democratica sia verso l’esterno che al loro interno.   Lo sto sperimentando anch’io in questi ultimi tempi, dove tutti i pecoroni yess-men zittiscono e fingono di ignorare ogni voce che “si permette” di contrastare le loro scelte ed i loro piani di saccheggio sulla Città.

   Maggioranza e Opposizione (ma quale?) unite, proprio un bel connubbio, presago di sventure presenti e future.   Ci vorrebbero molti più “Renzi” in Italia per svecchiare la mentalità e cambiare veramente le cose in questo Bel Paese che purtroppo sta andando alla deriva.  E che per sopravvivere è disposto a prostituirsi, (s)vendendo i gioielli più belli e più cari per ripianare il mostruoso debito pubblico accumulato negli anni, ma rinunciando a tagliare prebende e privilegi ingiustificati di una élite parassitaria e inconcludente (a cominciare dalla classe politica e dalla burocrazia opprimente e corrotta, ma non solo) che succhia il sangue alla parte più laboriosa, più sana e produttiva della società.  Sappiamo tutti ormai bene dove sta il marcio, è inutile continuare a ripetercelo, ma tutto sta fermo, immobile, silenzioso, si finge di cambiare qualcosa per lasciare tutto come prima.   E poi vorremmo che la Germania, laboriosa e parsimoniosa, contribuisse ad ingrassare gli ingranaggi della nostra politica folle, fatta di spese faraoniche inutili, di clientelismi, di corruzione e di una burocrazia elefantiasica e improduttiva (ed anzi frenante per i settori produttivi) quando  noi non facciamo nulla per invertire questa spaventosa e drammatica situazione ?   Altro che farci illusioni: i correttivi di Monti & C. sono solo pannicelli caldi che fregano le masse ma risparmiano gli straricchi, non creda di accalappiare i merli (come già prima Tremonti con gli Eurobond = mettere insieme le perdite), gli altri alla fine sono più “furbi” di noi e non sono disposti a farsi fregare.  Anzi, alla lunga se non cambiamo rotta saranno loro a fregarci !

                         

Sperando che insistere su questi  concetti possa servire a modificare la mentalità di qualcuno che avrà la pazienza di leggerci.   

Grazie per l’ospitalità           

 Giovanni Dotti                                                                                                                       Varese, 11 agosto 2012

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