Benvenuto su Opinione Irpina .citizen journalism and blog   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Opinione Irpina .citizen journalism and blog Powered By GSpeech
Login

Lucio

Non vi sono più modelli di riferimento, né di partito o dinamiche di lotta, per il moderno proletariato.

E non vi sono modelli di riferimento sul modo in cui riorganizzare la vita umana sul nostro pianeta, modelli di economia, di istituzioni, di funzionamento democratico e via discorrendo.

Delle vecchie teorie rimangono cose fondamentali come l’egualitarismo, il riconoscimento dell’umanità come un unicum inscindibile, i diritti ed i doveri della persona umana, il rigetto di ogni forma di dominio, la fiducia nelle possibilità che la scienza e la tecnica offrono agli uomini, la salvaguardia della vita e dell’ambiente, presupposti fondanti di una teoria di rigenerazione della società umana, il controllo dello sviluppo della sovrappopolazione, ma tutto il resto, il modo di realizzare la divisione del lavoro a livello internazionale, la distribuzione equilibrata dei beni di consumo, la tecnica amministrativa e di utilizzo delle risorse, è tutto da studiare e sperimentare. Sono questi i compiti di una nuova classe dirigente.

Per quanto immane, il compito che si presenta al proletariato odierno non è impossibile, né disperato, e le potenzialità di sviluppo e di emancipazione, già presenti nella scienza soffocata dal capitalismo, la possibilità di conoscere ed intervenire in ogni aspetto o luogo del pianeta in tempi reali, lo sviluppo di una cultura diffusa e generalizzata sono elementi che concorrono a creare le possibilità e le capacità di assolvere i compiti storici. Il moderno proletariato si candiderebbe a classe dirigente di sé stesso, poiché rappresenta la stragrande maggioranza degli abitanti del nostro pianeta.

L’idoneità richiesta non è comunque un carattere spontaneo: essa va costruita in quanto il suo formarsi esige una logica, un coordinamento dei movimenti e delle lotte: in breve, una nuova Internazionale. Ed anche qui, cosa s'intende per nuovo internazionalismo? Credo che serva un manifesto come quello del Bloco de Esquerda portoghese, pur con tutti i limiti e le insufficienze che contiene. Esso propone il superamento dei partiti nazionali, la formazione di una nuova tendenza marxista rivoluzionaria, un campo di sfida al capitalismo che associ in modo sinergico l’odierno proletariato mondiale. Quanti continuano a rimaneggiare gli slogan dei vecchi testi per confezionare le loro ricette sono una zavorra velenosa. Costoro non hanno più nulla da offrire ai proletari del nostro tempo, se non una pessima, grottesca caricatura del comunismo.

Lucio Garofalo

Sollevo un tema "minimalista", o marginale, da genitore ed insegnante assieme. Mi chiedo se le maestre ed i maestri che caricano gli alunni di compiti per casa, prevalentemente noiosi e poco stimolanti, si rendono conto che si tratta di un esercizio controproducente, che rischia di infondere un senso di disamore verso lo studio, la lettura, il sapere?

Queste sono le questioni vive e concrete, solo apparentemente secondarie, di cui servirebbe occuparsi per realizzare un'autentica "buona scuola". Non i disegni scellerati di aziendalizzazione e fascistizzazione del mondo dell'istruzione.

Obiettivi perseguiti da chi di scuola ed educazione non capisce un bel nulla e se ne frega altamente della formazione culturale delle giovani generazioni, avendo a cuore soltanto il proprio tornaconto.

Lucio Garofalo

Alla luce della mia esperienza professionale, ho avuto modo di riscontrare come i libri scolastici siano in genere (non sempre) di un tedio mortale, in quanto aridi, se non addirittura vuoti, spesso banali, convenzionali o stereotipati, per cui non agevolano affatto l'opera dell'insegnante, ma al massimo servono quali noiosi eserciziari e testi di verifica. Ne consegue che la passione per i libri e la cultura non si potrà mai accendere in seguito ad uno studio acritico, cioè meccanico e mnemonico, condotto sui testi adottati a scuola, che rischiano di sortire l'effetto esattamente contrario, ossia il disamore e la disaffezione verso lo studio, i libri e la scuola.

La ripetitività e la prevedibilità sono le più acerrime ed antitetiche avversarie della passione e dell'immaginazione creativa. Le prime provocano la morte spirituale, la cessazione del "viaggio intellettuale" che un buon libro riesce a stimolare. Viaggio inteso e vissuto come incessante avventura dello spirito e dell'immaginazione. Le seconde suscitano quegli input utili e necessari all'opera della ricerca e della scoperta del sapere, da vivere come un piacere ludico, un divertimento. Voce che, non a caso, discende dall'etimo latino "di-vertere", che sta per variare, deviare, cambiare e diversificare. Vale a dire l'esatto contrario della ripetitività, della prevedibilità e della monotonia, che generano noia ed uccidono il desiderio della conoscenza, spegnendo la fiamma che spinge ad impossessarsi del sapere e della cultura. È questo il fine primario della scuola: accompagnare i ragazzi nel viaggio "avventuroso" che li conduce alla vera mèta, ossia il piacere della scoperta e del sapere, non certo il voto scritto sulla pagella.

Gli alunni (ed i loro genitori) dovrebbero comprendere che lo studio e l'istruzione scolastica servono alla loro maturazione culturale ed al loro avvenire, e non a conseguire buoni voti, come invece accade nella stragrande maggioranza dei casi e nella migliore delle ipotesi, ben sapendo che numerosi allievi non amano affatto lo studio. In tal senso, il compito precipuo dell'insegnante meritevole, è proprio quello di saper motivare ed incentivare gli allievi allo studio, non tanto fine a se stesso, bensì per imparare a godere il piacere di apprendere, per nutrire la passione verso la cultura, intesa e vissuta come una "avventura interminabile", una ricerca incessante ed una scoperta interiore, non certo per ottenere dei voti positivi e la promozione. Il maestro meritevole, capace e brillante, dunque da premiare e valorizzare, è colui che sa "contagiare" i propri allievi attraverso il "virus" dell'amore per i libri, lo studio e la conoscenza, la vita ed il mondo.

Lucio Garofalo

Probabilmente, occuparsi oggi di "femminismo" è addirittura demodé. Nel senso che, per quanto si sollevi un problema reale ed oggettivo, l’approccio rischia di essere già superato e scorretto in partenza. Numerosi segnali indicano in modo inequivocabile come, malgrado la presenza femminile in vari settori lavorativi della nostra società sia in netto aumento, quando si tratta di ruoli decisionali, l’uguaglianza tra i sessi risulta un traguardo ancora distante. È innegabile come in tutti gli ambiti lavorativi e sociali i maschi detengano e mantengano a denti stretti le posizioni di maggior prestigio, privilegio e potere.

La discriminazione è un dato ancora più evidente quando ci si addentra nel campo della politica, soprattutto ai vertici del potere politico. Tranne rarissime eccezioni, i “boss” dei partiti politici in Italia sono in prevalenza elementi maschili.

Nel contempo, laddove esiste una netta predominanza femminile, ad esempio nella scuola, il rapporto di potere è inevitabilmente rovesciato: sono in crescente aumento i dirigenti scolastici donna.

A tale riguardo mi sono formato alcune convinzioni che, all’apparenza, potrebbero essere invise alle più accese "femministe". Mi riferisco alla realtà della scuola italiana, specie nei primi ordini di scolarità: scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. In tale contesto la femminilizzazione è un dato dominante in assoluto: nelle scuole materne, laddove gli elementi maschili sono completamente assenti, o nelle scuole elementari, laddove i maestri costituiscono una netta minoranza. Sono convinto che uno dei problemi della scuola italiana (non è l’unico, ovvio) sia proprio l’eccessiva femminilizzazione. Altrove, ad esempio in Francia o in altri stati, nei paesi scandinavi, la presenza maschile è più consistente e, in alcuni casi (ad esempio in Norvegia), addirittura massiccia. La ragione si spiega molto facilmente. In tali paesi gli emolumenti assegnati agli insegnanti sono più appetibili, per cui gli uomini aspirano in maggior numero ai posti di insegnamento, a differenza del nostro paese, dove le retribuzioni alla classe magistrale sono indecenti e miserabili. Lo scarso valore, anche economico, riconosciuto alla professione docente in Italia, deriva in parte proprio dall'eccessiva femminilizzazione della scuola. Infatti, le donne che insegnano sono nella quasi totalità madri e mogli impegnate ad attendere alle faccende domestiche ed accudire la prole, relegate in ruoli marginali rispetto ai coniugi, che invece svolgono funzioni più remunerative in termini economici. Per cui le insegnanti che sono anche mogli e madri non hanno tempo o voglia di dedicarsi ad attività sindacali e tantomeno occuparsi di politica. Per le stesse ragioni, quando si tratta di scioperare e rivendicare i propri diritti sindacali ed ottenere miglioramenti nella propria condizione lavorativa, le insegnanti (in gran parte mogli e madri) tendono a sottrarsi e disimpegnarsi, per cui il potere contrattuale e sindacale della categoria si è ridotto drasticamente. Non a caso le adesioni agli scioperi nel comparto scuola sono più basse che altrove, in fabbrica o in settori dove la presenza maschile è più elevata, come le industrie metalmeccaniche.

Naturalmente, il mio non è affatto un atto d’accusa nei confronti della presenza femminile nella scuola e nella società italiana. Il mio intento è di ridestare le coscienze assopite, o distratte, delle donne, siano esse insegnanti, madri, mogli o single, poiché l'emancipazione dell'umanità passa anche attraverso l’affrancamento effettivo delle donne dalla condizione di marginalità o subalternità a cui ancora sono in gran parte costrette nella società, in alcuni ambiti professionali, ma ancor più sul terreno politico-decisionale.

Lucio Garofalo

Capita, per necessità, di recarsi al pronto soccorso e, per caso, di ascoltare una conversazione tra persone "comuni e normali" (nel senso che non appartengono a ceti o a fasce sociali privilegiate) che commentano in termini negativi il funzionamento della struttura sanitaria e traggono facili illazioni sulla "mala sanità" o sul presunto "fallimento" della sanità pubblica e via discorrendo. Il corollario finale, fin troppo banale ed ovvio, quanto allucinante, sarebbe, niente di meno, la privatizzazione del settore, come accade in America. Senza sapere che negli USA lo smantellamento della sanità pubblica (come pure della scuola pubblica) ha prodotto, da decenni ormai, guasti persino peggiori rispetto ai disguidi ed alle disfunzioni nostrane, costi sociali ed umani drammatici e spaventosi, come l'estromissione delle masse popolari più disagiate e meno abbienti da ogni tipo di cura ed assistenza medica, che negli USA sono a pagamento. Non a caso, dopo lunghi decenni, persino Obama ha tentato di rimettere in discussione tale sistema sanitario neoliberista che, qui da noi, si vorrebbe emulare e trapiantare con oltre trent'anni di ritardo. Quale sarebbe la mia proposta alternativa? Mantenere, anzi rafforzare il servizio gratuito della sanità pubblica, elevandone la qualità, rendendo migliori e più efficienti le prestazioni dei presidi sanitari. Come? Intensificando gli investimenti statali. Non c'è altro modo.

Lo stesso discorso vale per il comparto dell'istruzione, laddove i fondi alle scuole pubbliche vengono ridotti per dirottarli agli istituti privati. E poi ci si lagna che manca persino la carta igienica nei bagni degli alunni. O ci si lamenta di qualche lentezza, inefficienza o ritardo presso un pronto soccorso. Servirebbe decurtare, anzi abolire ogni finanziamento statale alle scuole private, anziché tagliare i fondi destinati alle strutture pubbliche.

Oltretutto, ciò sarebbe in perfetta linea con la nostra Costituzione.

Lucio Garofalo

Iscriviti alla Newsletter

Click to listen highlighted text! Powered By GSpeech