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Consenso eventi di comunicazione

martino pirone

Il 28 febbraio 2014, pochi giorni dopo la sua nomina a Presidente del Governo, inviammo a Matteo Renzi l’unita lettera trasmettendola  anche ad alcuni giornali cartacei e online che la pubblicarono. Ora, a distanza di due anni e mezzo sarebbe opportuno pubblicarla  nuovamente in modo che i Cittadini ed ancor di più i politici, di maggioranza e di opposizione, possano esaminare quanto avevamo proposto e valutare ciò che è stato fatto e ciò che andrebbe fatto per sanare un po’ di cose del nostro beneamato Paese.

                                                        Giovanni Dotti e Martino Pirone

Messaggio: Gli sprechi nella Pubblica Amministrazione

Ill. mo dott. Matteo Renzi Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana R O M A

Siamo due Cittadini italiani che hanno lavorato per più di 40 anni in settori pubblici (rispettivamente nella Prefettura di Varese e nella Sanità) e che per questo pensano di conoscere abbastanza il problema degli sprechi nella Pubblica Amministrazione. Per eliminare o almeno ridurre i quali ci permettiamo di avanzare alcune proposte che, secondo le competenze, La invitiamo a segnalare all’attenzione dei relativi Ministeri e proporre leggi da discutere in Parlamento.

- Abolire o ridurre drasticamente i rimborsi elettorali ai partiti politici;

- Invitare gli Organi Istituzionali nei confronti dei quali non è possibile agire (Presidenza della Repubblica, Parlamento, Consulta) ad una immediata riduzione di tutte le loro spese (retribuzioni e spese di funzionamento) rapportandole ai parametri degli altri Paesi europei, tenuto anche conto dell’attuale crisi economico-finanziaria;

- Sollecitare il Parlamento a ridurre i finanziamenti e le agevolazioni previste dalle leggi costituzionali a favore delle Regioni a Statuto Speciale e delle Province Autonome;

- Ridurre per tutti i Dicasteri e gli Uffici della Pubblica Amministrazione il numero dei Dirigenti ed anche bloccare - per un determinato numero di anni e per i soggetti al disopra di un certo livello – l’avanzamento di grado, in particolare per le Forze Armate (riducendo drasticamente il numero dei Generali), nonché diminuire le loro attuali retribuzioni (prevedendo un tetto massimo non superiore a quello medio degli altri Stati europei; altrettanto dicasi per le loro pensioni);

- Ridurre le attuali eccessive retribuzioni degli Amministratori e degli alti Dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni, nonché quelle dei dipendenti di alcune Regioni a Statuto Speciale uniformandole a quelle di tutte le altre;

- Annullare le tante leggi e leggine che hanno consentito finora a moltissimi beneficiati di godere immeritatamente di retribuzioni e/o pensioni scandalose, spesso superiori ai 20 / 30.000 Euro/mese, e vietare il cumulo delle stesse (in tali casi più che di diritti acquisiti si tratta di privilegi, contrari ad ogni senso di equità  e di giustizia, che gridano vendetta al cielo!);

- Applicare da subito una cospicua trattenuta alla base sui precitati redditi e su quelli percepiti da tanti VIP (calciatori e personaggi dello spettacolo), dirigenti d’azienda, amministratori di banche, assicurazioni, finanziarie, ecc. quando superino determinati importi (prendere ad esempio la tassazione U.S.A. che è realmente progressiva);

- Disporre per stipendi e pensioni di entità elevata che l’importo superiore ai 15 - 20.000 Euro/mese venga corrisposto in Titoli di Stato quinquennali o decennali (così il Governo potrebbe disporre di una pronta e costante liquidità , ed anche si limiterebbe di molto l’esportazione illegale di capitali all’estero);

- Rivedere le norme che regolano i rapporti, in materia fiscale, con la Repubblica di San Marino, la Svizzera, Montecarlo, Lussemburgo ed altri paradisi fiscali;

- Tenere sotto stretto controllo le società  offshore create all’estero da molti connazionali allo scopo di eludere il Fisco italiano;

- Aumentare l’organico della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate per intensificare i controlli fiscali sui liberi professionisti e sopratutto sugli operatori economici e finanziari (in particolare coloro che risiedono anche nei C.d.A. di Banche, Assicurazioni, Enti, e Società  pubbliche e private);

- Obbligare la connessione informatica fra tutti gli Uffici Pubblici per consentire controlli telematici incrociati, in particolare: Agenzia delle Entrate, Catasto, Inps ed altri Enti previdenziali, Anagrafi comunali, Motorizzazione Civile, P.R.A., Registro Nautico, Assicurazioni, ecc.;

- Ridurre del 15 - 20 % per tutte le strutture Statali centrali e periferiche (eccetto che per Scuola e Giustizia) l’accreditamento per le spese correnti, mantenendo o accordando loro autonomia gestionale (dietro presentazione di un bilancio di previsione per ciascun esercizio finanziario) in modo che possano apportare variazioni di spesa da un capitolo all’altro, ma senza sforare il tetto di previsione annuale;

- Ridurre al minimo indispensabile le consulenze esterne per tutti gli Enti Pubblici, con obbligo di rivolgersi in via prioritaria ad altri Enti Pubblici e solo secondariamente ai privati, ed anche creare una Tabella Nazionale dei Consulenti con tariffe prestabilite;

- Disporre per il Ministero dell’Interno una sensibile riduzione del numero dei servizi mobili di scorta alle persone, limitandoli allo stretto necessario e per spostamenti legati ad attività  istituzionali e mantenere i presidi fissi di protezione alle abitazioni solo per quei casi eccezionali di accertato rischio;

- Sostituire le attuali urne elettorali di cartone a perdere con urne pieghevoli di plastica riutilizzabili per successive votazioni; limitare ad una sola giornata le consultazioni elettorali; accorpare se possibile in unica tornata elezioni di differente natura (es. politiche e amministrative) ed eventuali referendum;

- Disporre per le Ambasciate ed i Consolati italiani nei Paesi extraeuropei, prima di rilasciare il visto d’ingresso per l’Italia - anche solo per turismo – l’obbligo di richiedere agli interessati una adeguata copertura assicurativa per eventuali spese sanitarie, onde evitare che le stesse (spesso notevoli) vengano poi accollate al nostro S.S.N. (quasi sempre senza alcuna possibilità  di recupero);

- Ridurre il numero dei carcerati con l’espulsione degli stranieri condannati per droga o reati minori e senza permesso di soggiorno; per i reati più gravi stipulare accordi con i Paesi d'origine affinché i condannati scontino la pena nel loro Paese;

- Snellire le procedure giudiziarie per accelerare l’iter dei processi, in modo da ridurre il numero dei soggetti in attesa di giudizio limitandone la detenzione al più breve tempo possibile;

- Promuovere le convenzioni tra Istituti di pena ed Enti pubblici (Comuni e altri) per far svolgere, con permesso diurno, lavori di pubblica utilità  ai carcerati meno pericolosi;

- Contenere le spese di gestione degli Ospedali pubblici e degli Istituti di pena, oggi davvero eccessive, evitando in particolare inutili sprechi nel riscaldamento, nell’illuminazione dei locali e nelle mense (molto cibo viene quotidianamente gettato);

- Annullare l’acquisto dei tanto discussi aerei militari (cacciabombardieri) dal costo esorbitante e di altre forniture di materiale bellico non indispensabile; prevedere il ritiro dei militari italiani operanti all’estero a meno che le spese non vengano sostenute totalmente o in prevalenza dall’O.N.U.;

- Controllare ed approfondire le segnalazioni di alcune trasmissioni televisive quali: Striscia la notizia, Reporter, Matrix, Le iene, ecc. circa gli sprechi per opere costosissime mai completate o inutilizzate (oltre 400!) come: ospedali, scuole, carceri, caserme, aeroporti, strade, stazioni e tratte ferroviarie, centri sportivi, palestre, piscine, ecc. e procedere eventualmente a denunciare alla Corte dei Conti ed alla Magistratura ordinaria gli amministratori responsabili di detti sprechi;

- Accordare agli amministratori in carica un termine tecnico entro il quale le succitate opere, sostenute da finanziamenti pubblici, devono essere ultimate ed utilizzate (il che servirebbe anche a smuovere l’economia sana del Paese);

- Accertare il costo delle rappresentanze diplomatiche delle Regioni all’estero e valutare l’opportunità  o meno della loro abolizione;

- Fissare un plafond delle spese sanitarie regionali per abitante e costi standard per gli acquisti di materiali e commesse;

- Disporre la limitazione del numero di stampa dei Bollettini Ministeriali e Regionali, dei Bilanci di previsione, dei Consuntivi e di ogni altra pubblicazione da parte degli Uffici centrali e periferici;

- Razionalizzare il consumo di energia per l’illuminazione ed il riscaldamento di tutti gli Uffici e le strutture pubbliche (che attualmente rappresenta uno dei costi più elevati delle spese correnti), anche prevedendo il ricorso a fonti energetiche alternative;

- Agevolare la ripresa economica del Paese favorendo sopratutto l’edilizia pubblica e la ristrutturazione del patrimonio edilizio privato esistente, prevedendo significative agevolazioni fiscali, anche per salvaguardare l’integrità  delle aree verdi e del paesaggio;

- Alienare il patrimonio edilizio pubblico inutilizzato, in particolare militare, oppure cederlo agli Enti Locali per una loro conversione (previe opere di adeguamento) in abitazioni popolari, case di riposo per anziani, uffici pubblici o altre opere di pubblica utilità ;

- per la R.A.I.: a) sottrarla all’egemonia dei partiti azzerando il Consiglio di Amministrazione e sostituendo i vari Direttori di testata che hanno sottoscritto contratti di collaborazione milionari con i vari personaggi dello spettacolo; b) nominare eventualmente un Commissario e qualche suo collaboratore che sappia spendere con maggiore oculatezza il denaro dei contribuenti (senza farsi ingannare dalla scusa pretestuosa dell’audience e dei proventi derivanti dagli sponsor); c) annullare tutti i contratti in essere con detti personaggi e proporre la riduzione drastica dei loro compensi valutando eventualmente anche l’opportunità  di ridurre il costo della pubblicità  (è¨ ora di invertire l’attuale tendenza al rialzo dei compensi ai conduttori ed ai vari operatori dello spettacolo con il teorema: più alto indice di ascolto > maggiore incasso dalla pubblicità , e più alto incasso dalla pubblicità  > più elevata remunerazione al conduttore, perché così facendo il cerchio si chiude con l’aumento sul mercato del costo dei prodotti reclamizzati, con danno sopratutto per i ceti meno abbienti). Occorre invece bloccare e invertire questa tendenza se si vuole moralizzare il mercato (anche perché l’audience dipende da molti altri fattori: tipo di programma, orario, ecc. e non solo dalla bravura dei partecipanti).

Per ogni altra voce non contemplata in questo elenco fare riferimento alle pubblicazioni di Stella e Rizzo, in cui sono ampiamente descritti i moltissimi sprechi e storture della Pubblica Amministrazione. Concludiamo con l’auspicio che le proposte anzidette vengano prese in considerazione dal Suo nuovo Governo, dal momento che si propone di correggere le tante ingiustizie e le tante storture attualmente esistenti nel nostro Bel Paese. Con entusiasmo porgiamo tanti auguri di BUON LAVORO a Lei e al Suo Governo.

Martino Pirone e Giovanni Dotti Varese, 28 febbraio 2014

P.S. Alleghiamo una nostra proposta relativa al contenimento delle super-retribuzioni e dei pluri-incarichi nella Pubblica Amministrazione (già  inviata e pubblicata su vari giornali).

NO ALLE SUPER-RETRIBUZIONI ED AI PLURI-INCARICHI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE :

Per ovviare al guazzabuglio dei vergognosi fenomeni sopra enunciati, che gridano vendetta al cielo (Mastrapasqua ne è un fulgido esempio), e ridurre l’eccessivo e ingiustificato divario retributivo tra dirigenti e subordinati, basterebbe varare un solo articolo di legge di questo tenore: Chiunque nella Pubblica Amministrazione ricopra incarichi dirigenziali o di consulenza o quant’altro (in Enti pubblici o in Aziende e Società  partecipate o controllate) non può percepire annualmente una somma di emolumenti (retribuzioni, onorari o altro) per un totale che superi di dieci (o quindici ?) volte lo stipendio annuo lordo del dipendente della qualifica più bassa. Basterebbe questa semplice norma per ridurre automaticamente il numero dei pluri-incarichi e sopratutto l’odiosa disparità  retributiva oggi esistente tra i vari soggetti che a vario titolo operano nella P.A., moralizzando una situazione divenuta ormai intollerabile eticamente e insostenibile per le finanze pubbliche. Se poi un simile provvedimento venisse introdotto anche nel comparto lavorativo privato (e nelle Fondazioni), riducendo certe esagerate e assurde retribuzioni di dirigenti, si otterrebbe un notevole risparmio per le Aziende che potrebbero così ridurre i costi di produzione e resistere meglio alla concorrenza, evitando anche tanti licenziamenti. Vedremo se, dopo tante chiacchiere inconcludenti, ci sarà  un partito o un sindacato che si farà  promotore di una simile iniziativa. Attendiamo fiduciosi.

Varese, 8 febbraio 2014 Giovanni Dotti e Martino Pirone

Verrà il giorno in cui anche gli Italiani, ripetendo le parole di Pericle di 2.500 anni fa, che ben si adattano anche ai giorni nostri, potranno dire: QUI' IN ITALIA NOI FACCIAMO COSI' ?  Possiamo solo sperare !

Discorso agli Ateniesi, 431 a.C.

Pericle
Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.

Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.

Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Oggigiorno, obiettivamente, vi sono molti problemi più importanti da considerare e commentare che ci affliggono, ma talvolta anche la forma ha sua importanza, benché riferita ad una faccenda meno essenziale.  La questioncella in esame si riferisce al sostantivo governatore, che viene attribuito da molti ed anche da parte di tanti giornalisti e conduttori TV, al posto di presidente di una Regione. Costoro, sentendosi appellare in tal modo, si sollevano di alcuni centimetri e si danno, talvolta con alterigia, maggiore importanza. Forse è opportuno a tale riguardo segnalare il significato dei due attributi.  Il titolo di presidente è attribuito a chi, per elezione o per nomina, sovrintende a un organo collegiale e ne coordina i lavori (Presidente del Consiglio dei Ministri, della Camera, del Senato, della Regione, della Provincia, del Consiglio comunale, ecc). Mentre governatore è un alto funzionario che governa un territorio in nome dell’autorità politica che lo ha nominato,  con mansioni varie secondo i tempi e i luoghi, cui sono attribuiti spesso, oltre ai poteri politici e amministrativi, anche quelli militari.  Si è chiamato governatore il capo del potere esecutivo di una colonia, il cui territorio ne circoscriveva l’ambito della competenza; per ragioni pratiche il governatore esercitava anche funzioni legislative e giurisdizionali. Spero di non leggere e sentire più il governatore della regione.

Martino Pirone

19 aprile 2016

   Oggi si parla tanto di Europa Unita, ma in realtà nemmeno l’Italia veramente lo è. Infatti in alcune materie, anche importanti, il nostro Bel Paese è come la Torre di Babele (ad esempio la raccolta differenziata dei rifiuti urbani non viene svolta uniformemente in tutti i Comuni italiani, ed in alcuni non viene proprio fratta). Nemmeno nell’applicazione delle leggi nazionali vi è uniformità in tutti gli oltre 8.000 Comuni italiani.
   Così come nel caso del D.P.R. n. 151 del 2012 relativo al “CUDE” (contrassegno unificato disabili europeo) che prevede, in adeguamento alla raccomandazione U.E. 98/376/CE, la sostituzione del contrassegno automobilistico destinato ai cittadini disabili al fine di agevolarne la mobilità stradale in tutti i Paesi dell’Unione Europea. La normativa in parola stabilisce la sostituzione entro tre anni di detto contrassegno, nonché la modifica della relativa segnaletica orizzontale e verticale da parte dei Comuni. Tale adeguamento consiste nella semplice sostituzione dei colori, da arancione a bleu.
   Ciò premesso, vediamo cosa è avvenuto al riguardo nel corso ed al termine dei tre anni previsti dal succitato DPR.
1)      Non tutti i titolari del contrassegno invalidi sono stati messi al corrente di tale normativa e cioè di dover richiedere al proprio Comune di residenza la sostituzione del contrassegno entro il 15/09/2015;
2)      Molti titolari hanno pensato che la sostituzione sarebbe avvenuta in sede di rinnovo o di rilascio di duplicato, che sarebbe la cosa più ovvia, come avviene per le patenti di guida e le carte d’identità (o per passare da quella cartacea a quella elettronica);
3)       Non tutti i Comuni hanno interpretato le norme del decreto in modo uniforme, difatti:

  • molti di essi a tutt’oggi non hanno adeguato la relativa segnaletica stradale o vi hanno provveduto soltanto parzialmente;
  • alcuni Comandi di Polizia Locale hanno interpretato in maniera restrittiva la norma contenuta nell’art. 3, comma 2, del succitato  decreto facendo elevare contravvenzione a   coloro che hanno continuato ad usare il contrassegno arancione dopo il 15/9/2015, nonostante che lo stesso Comune (paradosso evidente!) non abbia tuttora provveduto a sostituire sulle strade la segnaletica di colore arancione con quella bleu;
  • molte Amministrazioni comunali hanno invece adottato un’interpretazione più favorevole all’utente, nel senso di prevedere, in assenza di una espressa revoca, che il contrassegno invalidi di colore arancione non scaduto quindi ancora in corso di validità continui a garantire (in Italia) i benefici previsti dal Codice della Strada fino alla sua scadenza naturale;
  • altri Comuni hanno addirittura provveduto ad inviare agli interessati l’avviso per provvedere alla sostituzione del contrassegno.


   Se si considera la finalità della raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea, che era quella di uniformare il contrassegno per agevolare la mobilità degli invalidi in tutti i Paesi europei, viene da chiedersi dove è finito il buon senso e quella minima elasticità mentale che ogni pubblico Amministratore dovrebbe avere. Senza contare che l’Italia dimostra di essere solerte e ubbidiente nel rispettare una semplice raccomandazione della Comunità Europea mentre disattende a decreti e ordinanze ben più importanti, tanto che viene spesso anche sanzionata e condannata al pagamento di salatissime multe per le sue gravi inadempienze.

Martino Pirone

Visto l’esito che ha avuto il ricorso presentato da un pensionato alla Corte Costituzionale che, con sentenza del 30 aprile 2015, ha dichiarato incostituzionale l’art. 24 -comma 25- del  D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 emanato dal Governo Monti (Legge Fornero) in merito alla riforma del sistema pensionistico, come si comporterebbe la stessa Consulta se qualcuno dovesse chiedere l’incostituzionalità delle leggi con le quali i Parlamentari e i Consiglieri regionali si sono assegnate retribuzioni (e privilegi) difformi dall’art. 36 della Costituzione ?  

   Detto articolo recita: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro……..

  Immaginiamo, come è giusto che sia, che gli estensori della Costituzione abbiano inteso dare al sostantivo “lavoratore” il significato più ampio e cioè “chi lavora esercitando una professione o un mestiere e chiunque presta la propria opera dietro retribuzione”.

   Fermo restando i principi:

Che i Parlamentari e i Consiglieri regionali debbono intendersi lavoratori a tutti gli effetti, anche se atipici;
Che generalmente a stabilire la corrispettiva retribuzione è il datore di lavoro, previo accordi tra le parti con la mediazione delle rappresentanze di categoria e/o sindacali, avallata e regolamentata con leggi dello Stato.                                                                                                         

   Sappiamo anche che la retribuzione, oltre alla qualità del lavoro (come prevede la Costituzione), è commisurata alle particolari capacità professionali, alle responsabilità, alla pericolosità del lavoro, all’importanza delle scoperte e delle invenzioni, ecc.

   E’ ovvio che ai signori Parlamentari e Consiglieri regionali non si possono riconoscere in maniera assoluta o predominante nessuna delle succitate particolarità.

   Per quanto riguarda poi alla quantità del suo lavoro come si giustificano le retribuzioni e le pensioni che vengono erogate a questi lavoratori solo per il fatto di essere stati eletti e cioè anche se non si sono presentati mai o quasi mai sul posto di lavoro ?

   Tutto ciò premesso sarebbe interessante conoscere il parere di un bravo costituzionalista e, ovviamente, anche quello del comune Cittadino (vero datore di lavoro di questi dipendenti). Se anche qualche politico volesse dire la sua si accomodi pure!

18 maggio 2015

Martino Pirone

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