Benvenuto su Opinione Irpina .citizen journalism and blog   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Opinione Irpina .citizen journalism and blog Powered By GSpeech
Login

martino pirone

   Vorrei ricordare a Maroni, Salvini ed ai loro seguaci aspiranti indipendentisti e secessionisti del Nord di leggersi un po’ la storia dell’Unità d’Italia, non quella che ci hanno bugiardamente insegnato a scuola ma quella vera e autentica, cioè quella della guerra di aggressione e di conquista che l’esercito piemontese compì nei confronti del Regno di Napoli (o delle Due Sicilie) depredandolo delle molte ricchezze  (sia pure mal distribuite) di cui disponeva.
   Grazie a tale conquista il Piemonte, incamerando l’oro dei Borboni, si salvò dall’imminente pericolo di bancarotta, l’ex Lombardo-Veneto migliorò la propria agiatezza ed il Sud, derubato di ogni bene (depositi d’oro e di danaro prelevati dal Banco di Napoli, arredi di valore e opere d’arte asportati dai palazzi reali e signorili, industrie varie, tessili e persino fonderie e acciaierie chiuse o trasferite al Nord, ecc.) arretrò in una estrema povertà ed i suoi Cittadini di basso ceto “caddero dalla padella nella brace”.
   Se per assurdo (sappiamo tutti che la storia non può tornare indietro) le Regioni del Nord dovessero restituire il maltolto a quelle del Sud, questi “falsi predicatori” chiederebbero ancora l’indipendenza o la secessione del Nord ? Credo proprio di no!  Quindi cari signori ricordatevi dell’antico detto: “cosa fatta, capo ha”, oppure del detto partenopeo: “chi ha avuto ‘a avuto e chi ha dato ‘a dato”.    Ormai l’Unità d’Italia  c’è, e come l’Euro ce la dobbiamo tenere.
   Quindi cerchiamo di non tradire gli ideali e i fini che ispirarono Garibaldi e Mazzini, che agirono in buona fede, in quanto  essi  ignoravano le mire e gli intrighi di Cavour e di Re Vittorio Emanuele, i quali alla fine non furono per niente riconoscenti nei loro confronti: basti pensare che il Re non accolse nemmeno la richiesta che gli fece Garibaldi di arruolare nel suo esercito i circa 500 superstiti delle truppe garibaldine dopo la fine della “guerra di conquista” del Sud.  Inoltre, rifiutando ogni forma di ricchezza, Garibaldi chiese solo di essere nominato almeno per un anno Governatore delle terre conquistate al fine di istaurare nuove leggi e regolamenti per migliorare la convivenza tra i nobili ricchi possidenti e la povera gente sfruttata e oppressa, ma anche questa richiesta gli fu negata.
   Leghisti ravvedetevi e studiate la storia !

Si segnala questa lirica del poeta e patriota Gabriele Rossetti , nella quale menziona il mio paese natio Monteforte Irpino (AV) dove il 1° luglio 1820 venne issata per la prima volta il tricolore e che vide l'inizio della rivoluzione contro il re di Napoli Ferdinando I di Borbone.

Quando Ferdinando I di Borbone fu costretto a concedere la Costituzione nel 1820 in seguito all’insurrezione che iniziò con un reparto di circa 130 uomini e 30 ufficiali di stanza a Nola, comandato dal tenente Michele Morelli, facendosene ingannevolmente, subdolamente garante, il poeta e patriota Gabriele Rossetti (Vasto 18.2.1783 Londra 16.4.1854) salutò l'avvenimento con la lirica “La Costituzione in Napoli nel 1820”, intrisa di fervore patriottico ed entusiasmo.

 

“La costituzione in Napoli nel 1820” – Il sogno tradito

Di sacro genio arcano Al soffio animatore,

Divampa il chiuso ardore Di patria carità:

E fulge omai nell’arme/ La gioventù raccolta:

Non sogno questa volta. Non sogno libertà!

Dalle nolane mura/ La libera coorte Gridando:

 «A Monteforte!» Alza il vessillo e va.

La cittadina tromba/ Lieta squillar s’ascolta:

Non sogno questa volta, Non sogno libertà!

Fin dal fecondo Liri all’Erice fiorito/

Quel generoso invito/ Più vivo ognor si fa;

E degli eroi la schiera/ Sempre divien più folta:

Non sogno questa volta. Non sogno libertà!

Si turba il Re sul trono/ Al grido cittadino,

Ché teme in sul destino/ Di sua posterità;

Ma di ragione un raggio/ Ogni sua nebbia ha sciolta:

Non sogno questa volta, Non sogno libertà!

Di che temer potea In mezzo ai figli suoi?

Un popolo d’eroi/Omai l’accerchierà;

 Né più vedrassi intorno/ Turba fallace e stolta:

Non sogno questa volta, Non sogno libertà!

Difenderem ne’ suoi I nostri dritti istessi:

Finché non siamo oppressi. Offeso ei non sarà;

Ogni oste a noi nemica /Qui resterà sepolta:

Non sogno questa volta, Non sogno libertà!

Giungesti alfin, giungesti /O sospirato giorno!

Tutto ci brilla, intorno/ Di nuova ilarità;

Redenzïon di patria/ In ogni fronte è scolta:

Non sogno questa volta, Non sogno libertà!

La rediviva gloria/ Per ogni via passeggia,

E torna nella reggia/ L’espulsa verità.

La mascherata fraude / Fra le sue trame è colta:

Non sogno questa volta, Non sogno libertà!

Già coronata è l’opra: Patria, ringrazia il nume:

O qual ti cinge un lume/ Di nuova maestà!

Chi fia che più ti dica Barbara terra incolta?

Non sogni questa volta. Non sogni libertà!

   L’avv. Fontana, Sindaco di Varese e Presidente dell’ANCI Lombardia, al suo rientro da Roma dove insieme ai Presidenti delle altre Regioni italiane ha partecipato ad una riunione col Presidente del Consiglio dei Ministri, ha rilasciato alla stampa locale alcune dichiarazioni relative a detto incontro.  Come è noto uno degli argomenti che più interessano i Comuni d’Italia è quello della “spending review” su cui Renzi ha promesso il suo interessamento.
  Ad alcuni dirigenti della Lega, compreso il Sindaco Fontana, interessa inoltre ed in modo particolare, chissà perché (forse per evitare controlli ?), l’abolizione delle Prefetture.
  Quando Renzi ha ventilato un taglio o una rimodulazione delle Prefetture, Fontana si è congratulato ricordando che proprio nei programmi della Lega c’è anche l’abolizione delle Prefetture.
  A questo proposito noi vogliamo invitare il Governo Renzi a non ripetere l’errore commesso dai
politici degli anni ’70 quando istituirono le Regioni. Quando, oltre a lasciare ad esse l’autonomia di spesa ed anche la determinazione delle retribuzioni dei Consiglieri e dei dipendenti, abolirono la G.P.A. (Giunta Provinciale Amministrativa) che, presieduta dal Prefetto, era l’organo (apolitico) addetto al controllo di legittimità e di merito sugli atti di tutti gli Enti Locali.  La G.P.A. venne sostituita dal Co.Re.Co. (Comitato Regionale di Controllo) organo di natura politica, quindi non certo obiettivo ed imparziale, fonte dell’innumerevole serie di abusi e scandali che si sono susseguiti negli ultimi decenni.   Vogliamo continuare così ?
  Pertanto, caro Presidente del Consiglio, piuttosto che eliminare le Prefetture ci sembrerebbe  opportuno riorganizzarle e potenziarle, affidando loro maggiori compiti e competenze soprattutto per quanto riguarda il controllo sull’operato degli Enti Locali.
  Se poi qualcuno sostiene che l’eliminazione delle Prefetture comporterebbe un risparmio della spesa pubblica, noi obiettiamo che si risparmierebbe molto di più se si riattribuissero ad esse i controlli di cui sopra, e se si abolissero piuttosto  quelle centinaia di enti inutili che nessuno finora è riuscito ad eliminare, anche perché la loro abolizione comporterebbe l’eliminazione di migliaia di poltrone  degli amici di partito o di amici degli amici. 
  Cari Italiani aprite gli occhi !
  Intanto ringraziamo il Governo Renzi che per apportare un certo equilibrio alla situazione socio-economico-finanziaria dell’Italia, anche ascoltando le osservazioni nostre e di moltissimi altri, sta rivolgendo particolare attenzione agli Italiani meno fortunati.

Varese, 25 marzo 2014
      Martino Pirone e Giovanni Dotti

    Sono stufo e indignato, e come me penso la maggioranza degli Italiani, di sentire gli eminenti “parrucconi” economisti della Bocconi, della Sapienza o di altri eccellenti atenei che in tutte le trasmissioni televisivi che trattano a iosa di politica, di crisi finanziaria, di debito pubblico ecc. dicono la propria teoria e spesso in contrasto con quella di un altro economista.

   Stranamente però in una teoria sono quasi tutti d’accordo e cioè quella che, per diminuire il debito pubblico e migliorare la situazione economico-finanziaria dello Stato, non servirebbe granché ridurre le spese del Parlamento, delle Presidenze della Repubblica e del Governo, e delle altre maggiori Istituzioni. Né sarebbe conveniente ed opportuna una patrimoniale sui maggiori redditi.

    Ebbene, vorrei dire a questi signori ed ai Conduttori di Servizio pubblico, Piazza pulita, La gabbia, Presa diretta, Ballarò, Otto e mezzo, Report, Porta a porta, 2next, Matrix, Virus,  L’aria che tira, l’Arena, ecc. di ricordarglielo  che basterebbe rivedersi una pagina della storia del Regno delle due Sicilie e precisamente quando nel 1830 salì al trono, appena ventenne, Ferdinando II di Borbone per constatare quanto sia giusto e indispensabile intervenire sugli alti redditi e sugli sprechi della Pubblica Amministrazione. 

    A causa del mal governo da parte dei suoi predecessori il giovanissimo Re trovò una situazione finanziaria disastrosa con un enorme debito pubblico, oltre ad abusi e ingiustizie nei confronti della povera gente.  Chi volesse approfondire questo particolare periodo della storia italiana e come riuscì questo illuminato regnante a risollevare le condizioni dello Stato e della vita del suo popolo può leggere il seguente articolo pubblicato dall’Associazione Culturale Neoborbonica:

http://www.neoborbonici.it/portal/index.php?option=com_content&task=view&id=4172&Itemid=99

    Il nuovo Re programmò di estinguere gradualmente il pesante debito pubblico senza fare ricorso a nuovi tributi ma attraverso una politica di austerità, chiedendo sacrifici solo ai ricchi e alleviando nel contempo le condizioni di vita del popolo.

    Le operazioni che egli proclamò già dal giorno successivo a quello della sua incoronazione (8 novembre 1830) furono mirabolanti ed il loro effetto produsse frutti superiori ad ogni aspettativa.  Infatti in soli 4 anni azzerò l’ingente debito pubblico e portò il Regno delle due Sicilie ad ulteriori primati internazionali e Napoli ad essere ritenuta la terza (dopo Londra e Parigi) tra le più importanti capitali del mondo.

    Le principali operazioni riguardarono:

  • Introduzione di una ritenuta proporzionale sugli stipendi (alti) degli impiegati dello Stato e sulle le pensioni (oggi VIP, dirigenti della P.A., società partecipate e di aziende private);
  • Riduzione alla metà dello stipendio dei ministri (oggi anche dei parlamentari e consiglieri regionali);
  • Riduzione alla metà dei bilanci della Guerra e della Marina (oggi della Difesa);
  • Massiccia riduzione dell’appannaggio al Re e alla Corte (oggi Presidente della Repubblica e Quirinale);
  • Abolizione presso la Corte di lacchè e cortigiani vari;
  • Riduzione all’indispensabile di cavalli e carrozze (oggi auto blu). Ecc. ecc.

    Morale: cervello e buon senso si possono avere anche a vent’anni, o non averne anche a 50 o 60 anni. Pertanto non diciamo che Renzi ed i suoi Ministri non hanno l’età. Diamogli fiducia e incitiamoli a fare con coraggio, equità e buon senso.

Arcisate, 9 marzo 2014

Martino Pirone

    La stampa recentemente ci ha informato che in Italia risultano avviate 400 grandi opere, costosissime, mai completate o inutilizzate come: ospedali, scuole, carceri, caserme, aeroporti, strade, stazioni e tratte ferroviarie, centri sportivi, palestre, piscine, eccc.
    Fermo restando la necessità per il Governo in carica di cercare in tutti i modi di portare a compimento queste opere, anche per mettere in moto il volano dell’economia e per non depauperare ulteriormente le finanze ed il patrimonio immobiliare dello Stato, sarebbe necessario varare una legge che preveda che:

   Le grandi opere (cioè quelle che superano certi tetti di spesa) devono essere progettate e messe in cantiere nei primi due o al massimo tre anni dall'insediamento dei vari governi, sia nazionali che periferici, onde evitare che se le maggioranze cambiano i governi successivi si trovino a dover proseguire progetti non condivisi, ma già approvati o iniziati, per i quali si devono impegnare cospicue risorse finanziarie (il più spesso nemmeno totalmente finanziate), o peggio dover risolvere i contratti con le ditte aggiudicatrici degli appalti col pagamento di onerose penali. 
   Andrebbe disposto inoltre che le opere non possono essere appaltate se non vi è la totale copertura finanziaria.  Andrebbero vietati inoltre i sub-appalti  e  gli aumenti  di spesa per le variazioni in corso d’opera oltre un certo limite.  Andrebbero stabilite infine delle penali se le opere non venissero completate nei tempi prestabiliti.

   Ciò per una esigenza di correttezza istituzionale e per evitare le solite “furbate” all’italiana. 

Arcisate, 5 marzo 2014
                                                           Martino Pirone  e  Giovanni Dotti

Iscriviti alla Newsletter

Click to listen highlighted text! Powered By GSpeech