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Consenso eventi di comunicazione

martino pirone

   L’avv. Fontana, Sindaco di Varese e Presidente dell’ANCI Lombardia, al suo rientro da Roma dove insieme ai Presidenti delle altre Regioni italiane ha partecipato ad una riunione col Presidente del Consiglio dei Ministri, ha rilasciato alla stampa locale alcune dichiarazioni relative a detto incontro.  Come è noto uno degli argomenti che più interessano i Comuni d’Italia è quello della “spending review” su cui Renzi ha promesso il suo interessamento.
  Ad alcuni dirigenti della Lega, compreso il Sindaco Fontana, interessa inoltre ed in modo particolare, chissà perché (forse per evitare controlli ?), l’abolizione delle Prefetture.
  Quando Renzi ha ventilato un taglio o una rimodulazione delle Prefetture, Fontana si è congratulato ricordando che proprio nei programmi della Lega c’è anche l’abolizione delle Prefetture.
  A questo proposito noi vogliamo invitare il Governo Renzi a non ripetere l’errore commesso dai
politici degli anni ’70 quando istituirono le Regioni. Quando, oltre a lasciare ad esse l’autonomia di spesa ed anche la determinazione delle retribuzioni dei Consiglieri e dei dipendenti, abolirono la G.P.A. (Giunta Provinciale Amministrativa) che, presieduta dal Prefetto, era l’organo (apolitico) addetto al controllo di legittimità e di merito sugli atti di tutti gli Enti Locali.  La G.P.A. venne sostituita dal Co.Re.Co. (Comitato Regionale di Controllo) organo di natura politica, quindi non certo obiettivo ed imparziale, fonte dell’innumerevole serie di abusi e scandali che si sono susseguiti negli ultimi decenni.   Vogliamo continuare così ?
  Pertanto, caro Presidente del Consiglio, piuttosto che eliminare le Prefetture ci sembrerebbe  opportuno riorganizzarle e potenziarle, affidando loro maggiori compiti e competenze soprattutto per quanto riguarda il controllo sull’operato degli Enti Locali.
  Se poi qualcuno sostiene che l’eliminazione delle Prefetture comporterebbe un risparmio della spesa pubblica, noi obiettiamo che si risparmierebbe molto di più se si riattribuissero ad esse i controlli di cui sopra, e se si abolissero piuttosto  quelle centinaia di enti inutili che nessuno finora è riuscito ad eliminare, anche perché la loro abolizione comporterebbe l’eliminazione di migliaia di poltrone  degli amici di partito o di amici degli amici. 
  Cari Italiani aprite gli occhi !
  Intanto ringraziamo il Governo Renzi che per apportare un certo equilibrio alla situazione socio-economico-finanziaria dell’Italia, anche ascoltando le osservazioni nostre e di moltissimi altri, sta rivolgendo particolare attenzione agli Italiani meno fortunati.

Varese, 25 marzo 2014
      Martino Pirone e Giovanni Dotti

    Sono stufo e indignato, e come me penso la maggioranza degli Italiani, di sentire gli eminenti “parrucconi” economisti della Bocconi, della Sapienza o di altri eccellenti atenei che in tutte le trasmissioni televisivi che trattano a iosa di politica, di crisi finanziaria, di debito pubblico ecc. dicono la propria teoria e spesso in contrasto con quella di un altro economista.

   Stranamente però in una teoria sono quasi tutti d’accordo e cioè quella che, per diminuire il debito pubblico e migliorare la situazione economico-finanziaria dello Stato, non servirebbe granché ridurre le spese del Parlamento, delle Presidenze della Repubblica e del Governo, e delle altre maggiori Istituzioni. Né sarebbe conveniente ed opportuna una patrimoniale sui maggiori redditi.

    Ebbene, vorrei dire a questi signori ed ai Conduttori di Servizio pubblico, Piazza pulita, La gabbia, Presa diretta, Ballarò, Otto e mezzo, Report, Porta a porta, 2next, Matrix, Virus,  L’aria che tira, l’Arena, ecc. di ricordarglielo  che basterebbe rivedersi una pagina della storia del Regno delle due Sicilie e precisamente quando nel 1830 salì al trono, appena ventenne, Ferdinando II di Borbone per constatare quanto sia giusto e indispensabile intervenire sugli alti redditi e sugli sprechi della Pubblica Amministrazione. 

    A causa del mal governo da parte dei suoi predecessori il giovanissimo Re trovò una situazione finanziaria disastrosa con un enorme debito pubblico, oltre ad abusi e ingiustizie nei confronti della povera gente.  Chi volesse approfondire questo particolare periodo della storia italiana e come riuscì questo illuminato regnante a risollevare le condizioni dello Stato e della vita del suo popolo può leggere il seguente articolo pubblicato dall’Associazione Culturale Neoborbonica:

http://www.neoborbonici.it/portal/index.php?option=com_content&task=view&id=4172&Itemid=99

    Il nuovo Re programmò di estinguere gradualmente il pesante debito pubblico senza fare ricorso a nuovi tributi ma attraverso una politica di austerità, chiedendo sacrifici solo ai ricchi e alleviando nel contempo le condizioni di vita del popolo.

    Le operazioni che egli proclamò già dal giorno successivo a quello della sua incoronazione (8 novembre 1830) furono mirabolanti ed il loro effetto produsse frutti superiori ad ogni aspettativa.  Infatti in soli 4 anni azzerò l’ingente debito pubblico e portò il Regno delle due Sicilie ad ulteriori primati internazionali e Napoli ad essere ritenuta la terza (dopo Londra e Parigi) tra le più importanti capitali del mondo.

    Le principali operazioni riguardarono:

  • Introduzione di una ritenuta proporzionale sugli stipendi (alti) degli impiegati dello Stato e sulle le pensioni (oggi VIP, dirigenti della P.A., società partecipate e di aziende private);
  • Riduzione alla metà dello stipendio dei ministri (oggi anche dei parlamentari e consiglieri regionali);
  • Riduzione alla metà dei bilanci della Guerra e della Marina (oggi della Difesa);
  • Massiccia riduzione dell’appannaggio al Re e alla Corte (oggi Presidente della Repubblica e Quirinale);
  • Abolizione presso la Corte di lacchè e cortigiani vari;
  • Riduzione all’indispensabile di cavalli e carrozze (oggi auto blu). Ecc. ecc.

    Morale: cervello e buon senso si possono avere anche a vent’anni, o non averne anche a 50 o 60 anni. Pertanto non diciamo che Renzi ed i suoi Ministri non hanno l’età. Diamogli fiducia e incitiamoli a fare con coraggio, equità e buon senso.

Arcisate, 9 marzo 2014

Martino Pirone

    La stampa recentemente ci ha informato che in Italia risultano avviate 400 grandi opere, costosissime, mai completate o inutilizzate come: ospedali, scuole, carceri, caserme, aeroporti, strade, stazioni e tratte ferroviarie, centri sportivi, palestre, piscine, eccc.
    Fermo restando la necessità per il Governo in carica di cercare in tutti i modi di portare a compimento queste opere, anche per mettere in moto il volano dell’economia e per non depauperare ulteriormente le finanze ed il patrimonio immobiliare dello Stato, sarebbe necessario varare una legge che preveda che:

   Le grandi opere (cioè quelle che superano certi tetti di spesa) devono essere progettate e messe in cantiere nei primi due o al massimo tre anni dall'insediamento dei vari governi, sia nazionali che periferici, onde evitare che se le maggioranze cambiano i governi successivi si trovino a dover proseguire progetti non condivisi, ma già approvati o iniziati, per i quali si devono impegnare cospicue risorse finanziarie (il più spesso nemmeno totalmente finanziate), o peggio dover risolvere i contratti con le ditte aggiudicatrici degli appalti col pagamento di onerose penali. 
   Andrebbe disposto inoltre che le opere non possono essere appaltate se non vi è la totale copertura finanziaria.  Andrebbero vietati inoltre i sub-appalti  e  gli aumenti  di spesa per le variazioni in corso d’opera oltre un certo limite.  Andrebbero stabilite infine delle penali se le opere non venissero completate nei tempi prestabiliti.

   Ciò per una esigenza di correttezza istituzionale e per evitare le solite “furbate” all’italiana. 

Arcisate, 5 marzo 2014
                                                           Martino Pirone  e  Giovanni Dotti

Desidero fare alcune considerazioni relative a certi grossi errori commessi dalla politica italiana.   Errori risalenti sin dalla nascita della nostra Repubblica, fors’anche  involontari, in quanto i nostri Padri Costituenti  mai si sarebbero immaginati che tanti articoli e commi della Costituzione, per necessità piuttosto concisi, sarebbero stati oggetto di interpretazioni fantasiose per consentire scandalosi abusi e/o privilegi.

   Ad esempio gli artt. 114/133 della Costituzione che trattano della istituzione e delle funzioni di Regioni, Province e Comuni, modificati con Legge Costituzionale n. 3 del 18/10/2001, non fissarono alcun “paletto” che stabilisse un numero di dipendenti in rapporto al numero degli abitanti (vedi il rapporto sproporzionato di organico che si è verificato tra regione e regione: es. Lombardia / Sicilia  rapporto 1: 8), e tanto meno una equiparazione delle retribuzioni  degli  amministratori degli enti suddetti (così lo stipendio di 48.000,00 euro/mese che si è autoassegnato il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano è addirittura superiore a quello del Presidente U.S.A.).  

    Inoltre, con opportuni regolamenti, si sarebbero dovuti vietare gli innumerevoli benefit che tanti pubblici amministratori si sono garantiti.   A tal proposito, un altro errore fu quello di aver concesso, per vari motivi temporali e contingenti, uno Statuto speciale a cinque regioni  senza  stabilirne una scadenza.   Così i danni si sono accentuati e perpetuati nel tempo.

    Ricordiamo poi ciò che è avvenuto a cominciare dagli anni ‘80 quando, in un continuo crescendo, vi sono stati innumerevoli casi di amministratori pubblici inquisiti, in particolare di comuni, province e  aziende sanitarie, per reati proprio contro la Pubblica Amministrazione che dovrebbero tutelare, quali  corruzione, concussione, turbativa d’asta ecc. fino allo scoppio negli anni ‘90 del grande bubbone del malaffare pubblico-privato conosciuto come “tangentopoli”.  Malcostume che purtroppo ancora oggi sopravvive, anzi negli ultimi anni si è incancrenito anche nelle Regioni le quali risultano, chi più chi meno, quasi tutte inquisite.    Tutto ciò, a mio modesto parere, è anche in parte scaturito dal cambiamento strutturale dello Stato avvenuto agli inizi degli anni ’70 quando, con un ritardo di ben 20 anni sul dettato costituzionale, si istituirono le Regioni.  Conseguentemente all’avvento delle Regioni vennero soppresse le Giunte Provinciali Amministrative (G.P.A.), organi istituzionali e quindi non politici,  esistenti  fin dal lontano 1889 presso le Prefetture e presiedute dal Prefetto.

   La loro funzione consisteva nel controllo dei principali atti amministrativi di Comuni, Province,  Consorzi,  Asili, Enti morali ed ecclesiastici, ecc. sia sotto il profilo della legittimità che del merito.   Con siffatto procedimento avveniva, implicitamente, il controllo dell’operato degli amministratori e dei dirigenti preposti i quali così difficilmente erano soggetti a “sgarrare”.

    Con l’avvento delle Regioni nel 1971 il succitato controllo venne trasferito ai CO.RE.CO. – Comitati Regionali di Controllo – uno per ciascuna regione con sezioni distaccate in ogni provincia.   Anche i CORECO successivamente furono aboliti per effetto della Legge Costituzionale n. 3 del 18/10/2001, in nome del principio delle autonomie locali: in tal modo venne eliminata totalmente ogni forma di controllo esterno,  sicché in pratica si fece coincidere la figura del  controllato con quella del controllore.

    Un altro grave errore commesso nella Pubblica Amministrazione,  e che ha consentito a tanti amministratori comunali e provinciali di “sgarrare”, è quello relativo al cambiamento della posizione giuridica dei Segretari comunali e provinciali.   Con la legge n. 127 del 15/7/1997, venne riconosciuta ai Sindaci ed ai Presidenti delle province la possibilità di scegliersi il Segretario nell’ambito di un albo istituito presso un’Agenzia autonoma appositamente creata.   Il Segretario cessava così di essere un dipendente dello Stato e diveniva dipendente della succitata Agenzia e, in un certo qual modo, dipendente di fiducia del Sindaco o del Presidente della provincia.     Esiste quindi una contraddittorietà tra i due ruoli rappresentati da una stessa persona: quello di “fiduciario” del Sindaco e quello di garante della legittimità degli atti dell’Amministrazione che questi presiede.   Inoltre si sono verificati continui spostamenti di  segretari comunali  da un Comune all’altro a seguito dell’avvicendarsi dei  politici ad ogni tornata elettorale, o anche la messa temporanea “a disposizione” di qualcuno perché non gradito a qualche Sindaco.    

    Negli ultimo anni qualcosa è cambiata anche per i Segretari.  Difatti con L. n.122 del 30/07/2010 è stata soppressa la succitata Agenzia e l’albo è stato trasferito  presso il Ministero dell’Interno.   Chissà se la competenza dell’assegnazione dei Segretari ai Comuni in futuro, dopo un’attenta valutazione da parte del Governo, ritornerà al citato Dicastero.

03.03.2014                                                  Martino Pirone

 

Ill. mo dott. Matteo Renzi

Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana

R O M A

 

   siamo due Cittadini  italiani che hanno lavorato per più di 40 anni in settori pubblici (rispettivamente nella Prefettura di Varese e nella Sanità) e che per questo pensano di conoscere  abbastanza il problema degli sprechi nella Pubblica Amministrazione.  Per eliminare o almeno ridurre i quali ci permettiamo di avanzare alcune proposte che,  secondo le competenze, La invitiamo a segnalare all’attenzione dei relativi Ministeri. 

 

- Abolire o ridurre drasticamente i rimborsi elettorali ai partiti politici;

- Invitare gli Organi Istituzionali nei confronti dei quali non è possibile agire (Presidenza della Repubblica, Parlamento,  Consulta)  ad una immediata riduzione di tutte le loro spese (retribuzioni  e spese di funzionamento) rapportandole ai parametri degli altri Paesi europei, tenuto anche conto dell’attuale crisi economico-finanziaria;

- Sollecitare il Parlamento a ridurre i finanziamenti e le agevolazioni previste dalle leggi costituzionali a favore delle Regioni a Statuto Speciale e delle Province Autonome;

-  Ridurre per tutti i Dicasteri e gli Uffici della Pubblica Amministrazione il numero dei Dirigenti ed anche bloccare  - per un determinato numero di anni e per i soggetti al disopra di un certo livello - l’avanzamento di grado, in particolare per le Forze Armate (riducendo drasticamente il numero dei Generali), nonché diminuire le loro attuali retribuzioni (prevedendo un tetto massimo non superiore a quello medio degli altri Stati europei;  altrettanto dicasi per le loro pensioni);

-  Ridurre le attuali eccessive retribuzioni degli Amministratori e degli alti Dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni, nonché quelle dei dipendenti di alcune Regioni a Statuto Speciale uniformandole a quelle di tutte le altre;

- Annullare le tante leggi e leggine che hanno consentito finora a moltissimi “beneficiati” di godere immeritatamente di retribuzioni e/o pensioni scandalose, spesso superiori ai  20 – 30.000 Euro/mese,  e vietare il cumulo delle stesse  (in tali casi più che di diritti acquisiti si tratta di “privilegi”, contrari ad ogni senso di equità e di giustizia, che gridano vendetta al cielo!);

- Applicare da subito una cospicua trattenuta alla base sui precitati redditi e su quelli percepiti da tanti VIP (calciatori e personaggi dello spettacolo), dirigenti d’azienda, amministratori di banche, assicurazioni,  finanziarie, ecc. quando superino determinati importi (prendere ad esempio la tassazione U.S.A. che è realmente progressiva);  

- Disporre per stipendi e pensioni di entità elevata che l’importo superiore ai 15 - 20.000 Euro/mese venga corrisposto in Titoli  di  Stato  quinquennali o  decennali (così il Governo potrebbe disporre di una pronta e costante liquidità, ed anche si limiterebbe di molto l’esportazione illegale di capitali all’estero);

- Rivedere le norme che regolano i rapporti, in materia fiscale, con la Repubblica di San Marino, la Svizzera, Montecarlo, Lussemburgo ed altri “paradisi fiscali”;

- Tenere sotto stretto controllo le società “offshore” create all’estero da molti  connazionali allo scopo di eludere il Fisco italiano;

-  Aumentare l’organico della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate per intensificare i controlli fiscali sui liberi professionisti e sopratutto sugli operatori economici e finanziari (in particolare coloro che risiedono anche nei C.d.A. di Banche, Assicurazioni, Enti, e Società pubbliche e private);

- Obbligare la connessione informatica fra tutti gli Uffici Pubblici per consentire controlli telematici incrociati, in particolare: Agenzia delle Entrate, Catasto, Inps ed altri Enti previdenziali, Anagrafi comunali, Motorizzazione Civile, P.R.A., Registro Nautico, Assicurazioni, ecc.;

-  Ridurre del 15 - 20 %  per tutte le strutture Statali centrali e periferiche (eccetto che per Scuola e Giustizia) l’accreditamento per le spese correnti, mantenendo o accordando loro autonomia gestionale (dietro presentazione di un bilancio di previsione per ciascun esercizio finanziario) in modo che possano apportare variazioni di spesa da un capitolo all’altro, ma senza sforare il tetto di previsione annuale;  

-  Ridurre al minimo indispensabile le consulenze esterne per tutti gli Enti Pubblici, con obbligo di  rivolgersi in via prioritaria ad altri Enti Pubblici e solo secondariamente ai privati, ed anche creare una “Tabella  Nazionale dei Consulenti” con tariffe prestabilite; 

-  Disporre per il Ministero dell’Interno una sensibile riduzione del numero dei servizi mobili di scorta alle persone, limitandoli allo stretto necessario e per spostamenti legati ad attività istituzionali;  mantenere i presidi fissi di protezione alle abitazioni solo per quei casi eccezionali di accertato rischio; sostituire le attuali urne elettorali di cartone a perdere con urne pieghevoli di plastica riutilizzabili per successive votazioni; limitare ad una sola giornata le consultazioni elettorali;  accorpare se possibile in unica tornata elezioni di differente natura (es. politiche e amministrative) ed eventuali  referendum;

-  Disporre per le Ambasciate ed i Consolati italiani nei Paesi extraeuropei, prima di rilasciare il visto d’ingresso per l’Italia - anche  solo per turismo - l’obbligo di richiedere agli interessati una adeguata copertura assicurativa per eventuali spese sanitarie, onde evitare che le stesse (spesso notevoli) vengano poi accollate al nostro S.S.N. (quasi sempre senza alcuna possibilità di recupero);

-  Ridurre il numero dei carcerati con l’espulsione degli stranieri condannati per droga o reati minori e senza permesso di soggiorno;  per i reati più gravi stipulare accordi con i Paesi d'origine affinché i condannati scontino la pena nel loro Paese;

-  Snellire le procedure giudiziarie per accelerare l’iter dei processi, in modo da ridurre il numero dei soggetti in attesa di giudizio limitandone la detenzione al più breve tempo possibile;    

-  Promuovere le convenzioni tra Istituti di pena ed Enti pubblici (Comuni e altri) per far svolgere, con permesso diurno,  lavori di pubblica utilità ai carcerati meno pericolosi;

-  Contenere le spese di gestione degli Ospedali pubblici e degli Istituti di pena, oggi davvero eccessive, evitando in particolare inutili sprechi nel riscaldamento,  nell’illuminazione dei locali e nelle mense (molto cibo viene quotidianamente gettato);

- Annullare l’acquisto dei tanto discussi aerei militari (cacciabombardieri) dal costo esorbitante e di altre forniture di materiale bellico non indispensabile; prevedere il ritiro dei militari italiani operanti all’estero a meno che le spese non vengano sostenute totalmente o in prevalenza dall’O.N.U.;

-  Controllare ed approfondire le segnalazioni di alcune trasmissioni televisive quali: Striscia la notizia, Reporter, Matrix, Le iene, ecc. circa gli sprechi per opere costosissime mai completate o inutilizzate (oltre 400!) come: ospedali, scuole, carceri, caserme, aeroporti, strade, stazioni e tratte ferroviarie, centri sportivi, palestre, piscine, ecc. e procedere eventualmente a  denunciare alla Corte dei Conti ed alla Magistratura ordinaria gli amministratori responsabili di detti sprechi;

-  Accordare agli amministratori in carica un termine tecnico entro il quale le succitate opere, sostenute da finanziamenti pubblici, devono essere ultimate ed utilizzate (il che servirebbe anche a smuovere l’economia sana del Paese);

- Accertare il costo delle rappresentanze diplomatiche delle Regioni all’estero e valutare l’opportunità o meno della loro abolizione; 

-  Fissare un plafond delle spese sanitarie regionali per abitante e costi standard per gli acquisti di materiali e commesse;

-  Disporre la limitazione del numero di stampa dei Bollettini Ministeriali e Regionali, dei Bilanci di previsione, dei Consuntivi e di ogni altra pubblicazione da parte degli Uffici centrali e periferici;

-  Razionalizzare il consumo di energia per l’illuminazione ed il riscaldamento di tutti gli Uffici e le strutture pubbliche (che attualmente rappresenta uno dei costi più elevati delle spese correnti), anche prevedendo il ricorso a fonti energetiche alternative; 

-  Agevolare la ripresa economica del Paese favorendo sopratutto l’edilizia pubblica e la ristrutturazione del patrimonio edilizio privato esistente, prevedendo significative agevolazioni fiscali, anche per salvaguardare l’integrità delle aree verdi e del paesaggio;

-  Alienare il patrimonio edilizio pubblico inutilizzato, in particolare militare, oppure  cederlo agli Enti Locali per una loro conversione (previe opere di adeguamento) in abitazioni popolari, case di riposo per anziani, uffici pubblici o altre opere di pubblica utilità;    

- per la R.A.I.: sottrarla all’egemonia dei partiti azzerando il Consiglio di Amministrazione e sostituendo i vari  Direttori di testata che hanno sottoscritto contratti di collaborazione milionari con i vari personaggi dello spettacolo; eventualmente  nominare un Commissario e qualche suo collaboratore che sappia spendere con maggiore oculatezza il denaro dei contribuenti (senza farsi ingannare dalla scusa pretestuosa dell’audience e dei proventi derivanti dagli sponsor);

-  annullare tutti i contratti in essere con detti personaggi e proporre la riduzione drastica dei  loro compensi valutando eventualmente anche l’opportunità di ridurre il costo della pubblicità (è ora di invertire l’attuale tendenza al rialzo dei compensi ai conduttori ed ai vari operatori dello spettacolo con il teorema:  più alto indice di ascolto > maggiore incasso dalla pubblicità, e  più alto incasso dalla pubblicità > più elevata remunerazione al conduttore, perché così facendo il cerchio si chiude con l’aumento del costo dei prodotti reclamizzati sul mercato, con danno sopratutto per i ceti meno abbienti).  Occorre invece bloccare e invertire questa tendenza se si vuole moralizzare il mercato (anche perché l’audience dipende da molti altri fattori: tipo di programma, orario, ecc. e non solo dalla bravura dei partecipanti).

-  Per ogni altra voce non contemplata in questo elenco fare riferimento alle pubblicazioni di Stella e Rizzo, in cui sono ampiamente descritti i moltissimi sprechi e storture della Pubblica Amministrazione.

 

    Concludiamo con l’auspicio che le proposte anzidette vengano prese in considerazione dal Suo nuovo Governo, dal momento che si propone di correggere le tante ingiustizie e le tante storture attualmente esistenti nel nostro Bel Paese.  Con entusiasmo porgiamo tanti auguri di BUON LAVORO a Lei e al Suo Governo.

                                                                                  Martino Pirone e Giovanni Dotti

Varese, 28 febbraio 2014

 

P.S. Alleghiamo una nostra proposta relativa al contenimento delle super-retribuzioni e dei pluri-incarichi nella Pubblica Amministrazione (già inviata e pubblicata su vari giornali).

 

NO ALLE SUPER-RETRIBUZIONI ED AI PLURI-INCARICHI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.

 

   Per ovviare al guazzabuglio dei vergognosi fenomeni sopra enunciati, che gridano vendetta al cielo (Mastrapasqua ne è un fulgido esempio), e ridurre l’eccessivo e ingiustificato divario  retributivo tra dirigenti e subordinati, basterebbe varare un solo articolo di legge di questo tenore:

 

“Chiunque nella Pubblica Amministrazione ricopra incarichi  dirigenziali o di  consulenza o quant’altro (in Enti pubblici o in Aziende e Società partecipate o controllate)  non  può percepire annualmente una somma di emolumenti (retribuzioni, onorari o altro) per un  totale che superi  di dieci (o quindici ?) volte lo stipendio annuo lordo del dipendente della qualifica più bassa”.

 

   Basterebbe questa semplice norma per ridurre automaticamente il numero dei pluri-incarichi e sopratutto l’odiosa disparità  retributiva oggi esistente tra i vari soggetti che a vario titolo operano nella P.A., moralizzando una situazione divenuta ormai intollerabile eticamente e insostenibile per le finanze pubbliche.

 

  Se poi un simile provvedimento venisse introdotto anche nel comparto lavorativo privato (e nelle Fondazioni), riducendo certe esagerate e assurde retribuzioni di dirigenti, si otterrebbe un notevole risparmio per le Aziende che potrebbero così ridurre i costi di produzione e resistere meglio alla concorrenza, evitando anche tanti licenziamenti.

   Vedremo se, dopo tante chiacchiere inconcludenti, ci sarà un partito o un sindacato che si farà promotore di una simile iniziativa.  Attendiamo fiduciosi. 

   

Varese, 8 febbraio 2014

                                                           Giovanni Dotti e Martino Pirone

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