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martino pirone

Le attenzioni che la politica ha quasi sempre rivolto alle categorie dei disoccupati e dei cassintegrati non sono il massimo del vivere bene e tranquilli per questi lavoratori, ma gli consentono, più o meno, un certo respiro per un determinato periodo, almeno finché non riprendono a lavorare.
    Non è assolutamente giusto però che non vi siano provvidenze di alcun tipo per altre due categorie di persone: coloro che non sono ancora riusciti a trovare il primo lavoro e gli artigiani che non hanno più lavoro.  Un esempio per tutti:
    Un artigiano falegname della provincia di Varese,  quando aveva il lavoro pagava tutti i tipi di tasse e di bollette e in tal modo contribuiva nel suo piccolo, come tutti gli altri artigiani,  a far funzionare l’economia del Paese.
    Un bel po’ di anni fa arrivò la crisi e  il lavoro andò diminuendo sino a scomparire, mentre le tasse e le bollette non diminuivano. Inoltre alcuni suoi clienti, ai quali aveva fornito l’arredo dei loro negozi, sempre per la crisi, cessarono l’attività prima ancora di aver saldato il suo credito.   Di conseguenza non riuscì più a pagare le tasse e sperando in una ripresa dell’economia e quindi del lavoro chiese e ottenne da una Banca un mutuo per pagare le tasse arretrate.
    E’ successo poi che il lavoro è cessato completamente e quindi l’Artigiano non è più riuscito a pagare le rate del mutuo e le tasse hanno continuato ad accumularsi, perché l’ottusità dei nostri governanti non ha previsto l’esenzione delle tasse in assenza di lavoro.  
   Attualmente questo artigiano si trova nella situazione di avere il laboratorio e l’abitazione pignorati dalla Banca e il debito con l’Agenzia delle Entrate che continua ad aumentare, come pure le varie bollette che non riesce a pagare.  Pur non avendo alcun reddito non può avere l’esenzione del tiket per le analisi cliniche e per le medicine e l’esonero delle tasse scolastiche per il figlio, perché risulta essere un artigiano.
   Quando il tutto andrà all’asta vi sarà un’altra famiglia sulla strada, mentre sarebbe più vantaggioso – oltre che per lui e la sua famiglia - per la Banca,  per l’Erario, per il Comune e per i fornitori di luce, gas e telefonia  se questo artigiano venisse “salvato” dandogli fiducia e lavoro.
   Signori Ministri, Signori Parlamentari quanti di questi Cittadini “figliastri” ci sono in Italia ?   Per favore volete intervenire ?   Penso che neanche Voi vogliate più sentire di atti estremi compiuti da gente disperata.
    Domenica 19 maggio al Centro Congressi Ville Ponti di Varese si terrà il Congresso 2013 di Confartigianato Impresa con uno slogan importante: “L’impresa del futuro è l’artigiana”.  Speriamo che vengano discussi anche questi problemi e scaturiscano proposte concrete da inoltrare a chi ci governa.
18 maggio 2013
  
    Martino Pirone

Ogni giorno apprendiamo di episodi di corruzione, concussione, appropriazione indebita di pubblico denaro da parte di politici e amministratori pubblici, che giustamente provocano indignazione e rigetto da parte di tantissimi cittadini.   Dall’altra parte la stampa ci informa di ditte che chiudono, della disoccupazione galoppante, di pignoramenti e sfratti a persone che non riescono più a pagare il mutuo o l’affitto, di persone che restano senza tetto e che allungano le file alle mense pubbliche, e di alcuni che presi dalla disperazione e dallo sconforto arrivano fino al suicidio.
    Sappiamo anche delle favolose retribuzioni e pensioni dei nostri politici e di tanti dirigenti pubblici, spesso senza alcun merito, dei loro plurincarichi e delle consulenze spesso inutili ma superpagate.   Cosa hanno fatto o cosa fanno costoro per percepire simili emolumenti, che a volte superano finanche i 2.000 - 3.000 euro al giorno? Mentre altri connazionali tirano la cinghia o crepano di fame?  Perché devono sussistere tali vergognose disparità e tali ingiustizie sociali ?
   Se malauguratamente i tanti disperati che hanno perso o non trovano lavoro, quelli sottopagati o assunti in nero e quelli che percepiscono pensioni da fame, presi dalla disperazione, dovessero decidere di ribellarsi e procedere ad una forma di esproprio proletario nei confronti di chi ha tanto  cosa farà il Governo ?  Metterà l’esercito a proteggere i tanti “fortunati” delle varie caste ?  Perché non basterebbero i dipendenti delle varie Forze di Polizia, senza contare che questi prima o poi  potrebbero anche girarsi dall’altra parte, vista la disparità di trattamento economico tra essi e coloro che dovrebbero difendere.
    Siccome i “fortunati” non lo faranno mai di loro iniziativa, dovrà essere il nuovo Governo a promuovere anzitutto dei provvedimenti atti a ridurre queste stridenti disuguaglianze sociali, riducendo il divario tra le retribuzioni delle classi dirigenti ed i ceti subalterni, ed a ridurre la spesa pubblica anche sfoltendo la pletora del sottobosco politico che ha ormai raggiunto dimensioni spropositate e gode immeritatamente di eccessive remunerazioni.
  Inoltre i Presidenti del Senato e della Camera dovrebbero abolire subito quei vergognosi privilegi  di cui godono i Parlamentari, nonché gli ex Presidenti di Camera e Senato (che per dieci anni successivi al termine del mandato usufruiscono di ufficio riservato, personale di segreteria, auto blu, scorta, ecc.).

Il sig. MC nella sua lettera su VareseNews (n. 205 del 24/4) fa presente che la notizia che il Premier incaricato, Enrico Letta, è giunto dal Presidente della Repubblica guidando la propria auto, senza scorta e senza lampeggianti, “non avrebbe bisogno di essere commentata” perché il fatto rientrerebbe nella normalità. 
    Invece queste notizie devono essere sempre evidenziate e amplificate il più possibile, perché sono rare.  Forse è l’unico modo per far sì che la stragrande maggioranza degli approfittatori di quei privilegi si vergognino.  Avete visto l’altra sera in TV quel tronfio di D’Alema che, irridente, disse a chi lo stava intervistando: non mi interessa il partito, vede sto portando a spasso il cane !  Sì, ma con quattro o cinque uomini di scorta ben visibili.  Quando la smetteranno questi mangioni della politica (di ogni partito) di approfittarne così spudoratamente ?? 

Dopo il continuo susseguirsi della “decapitazione” di tante  Amministrazioni Regionali per ruberie varie forse è il caso di rivedere l’assetto istituzionale del nostro Paese.  Mi sa che andando avanti, man mano che giudici attenti e scrupolosi di altre regioni, oltre a quelle già inquisite, avranno sospetti, indizi, prove e tempo per occuparsene, cadranno altre teste in altri palazzi regionali.  Le mura di Gerico caddero in una sola volta mentre le mura delle Regioni stanno cadendo una dopo l’altra (mi sembra che siano già 6 o 7).

    Aver voluto istituire le Regioni senza abolire le Province dopo 25 anni dalla Costituzione, che pur le prevedeva, è stato un errore madornale.  Senza contare gli altri sbagli accorpati all’errore principale: aver istituito 5 Regioni a statuto speciale, senza fissarne una durata; aver lasciato alle regioni un’autonomia di spesa eccessiva e senza controllo; aver equiparato i consiglieri regionali, relativamente alle retribuzioni e vari benefici, ai superpagati parlamentari nazionali; aver lasciato alle Regioni la facoltà di aprire sedi di rappresentanza all’estero ecc..
   Quando nel 1970 venne avviata l’istituzione delle regioni qualcuno cercò di obiettare facendo presente l’enormità della spesa necessaria per la loro fondazione e per il futuro funzionamento: personale, sedi, infrastrutture, arredi, spese correnti,  ecc.. Gli fu risposto che la spesa maggiore, quella per il personale, sarebbe stata risolta in buona parte prendendo il personale dalle Province, dai Comuni e da altri Enti Locali, dove si sapeva che era in sopranumero.  Però così non avvenne, perché in molte Province e in moltissimi Comuni, anche nei più piccoli, furono aperte le assunzioni a ruota libera, per chiamata diretta,  cioè senza bandire pubblici concorsi,  e le persone assunte (per lo più con metodi clientelari), dopo pochi giorni con un’altra delibera venivano prima “comandate” e poi “assegnate” alla Regione.  
   Nei primi anni ’70, poco più che trentenne e senza esperienze amministrative o di economia politica, espressi ripetutamente questa considerazione: l’avvento delle regioni sarebbe stato per l’Italia un danno economico superiore alla spesa  per i danni subiti dalla seconda guerra mondiale.  Anche perché quella spesa prima o dopo sarebbe finita, mentre quella delle regioni sarebbe andata progressivamente aumentando.  Purtroppo questo si è verificato anche grazie alle leggi troppo permissive e dai regolamenti a maglia larga che gli amministratori regionali si sono fatti a proprio uso e consumo. 
    Con l’istituzione delle regioni era prevista l’abolizione delle Province ed il dimezzamento del numero dei parlamentari.  Sono trascorsi oltre 40 anni e tutto ciò non è stato fatto.  A questo punto dico: forse è stato un bene !  Difatti considerando l’enorme, spropositato costo delle regioni, divenute centri di spesa senza fondo, e sede di spendaccioni senza scrupoli, non sarebbe il caso di VALUTARE L’OPPORTUNITA’ DI ELIMINARE LE REGIONI INVECE DELLE PROVINCE ? 
    Con oculatezza e discernimento si potrebbero attribuire alcune competenze che attualmente hanno le Regioni alle Province ed ai Comuni (eventualmente con alcuni accorpamenti) e farne ritornare altre (come la sanità) allo Stato. Inoltre occorrerebbe, congiuntamente, snellire la burocrazia,  potenziare il controllo da parte della Corte dei Conti e ripristinare la Giunta Provinciale Amministrativa (Organo di controllo dello Stato sugli Enti amministrativi periferici). Ed infine, considerando l’enorme differenza di costo tra le Province e le Regioni è presumibile che, abolendo queste ultime, verrebbe azzerato il debito pubblico dell’Italia.  Che ne pensate ?

 

Trovate subito i 101 “ANARCHICI FEUDALI” oppure (D) deputati , (S) senatori,  (CR) consiglieri regionali  date subito le dimissioni, restate a casa e fatevi sostituire dai primi non eletti.
    Tutti coloro che hanno già maturato due o più mandati in Parlamento e/o in Regioni devono dare le dimissioni e non essere promossi per altri mandati.   Faranno un favore agli iscritti e non. Devono dare le dimissioni perché hanno contribuito a mandare allo sfascio il PD e il Centro Sinistra.
    Il PD ha avuto vita grazie ai circoli, ai volontari, ai gazebo, al porta a porta, alla ricerca di iscritti, grazie a tutti quei consiglieri comunali che, portando istanze del proprio territorio, si sono sempre trovati abbandonati poiché i loro D., S., CR. risultavano assenti e sordi alle problematiche locali (vedi Marantelli. Rossi, ecc.).
    Il PD ha avuto vita perché gli iscritti, non i D., i S. ed i CR., hanno rispettato l’art. 2 comma 4 del Codice Etico “le donne e gli uomini del PD vivono l’impegno politico con responsabilità e, per questo, sentono il dovere di confrontarsi e di dare conto del proprio operato.
    Il PD si trova, oggi, in questo stato di lacerazione perché i D., i S., i CR: non hanno rispettato l’art. 1 comma 8 dello Statuto “Il PD promuove la trasparenza e il ricambio delle cariche politiche istituzionali”, perché non hanno rispettato l’art. 22 comma 1 e 3 dello Statuto “Gli eletti si impegnano a collaborare lealmente con gli altri esponenti del PD, per affermare le scelte programmatiche e gli indirizzi politici. Gli eletti hanno il dovere di rendere conto periodicamente agli elettori e agli iscritti della loro attività attraverso il sistema informativo per la partecipazione.
   Il PD si trova, oggi, in questo stato di lacerazione perché i D., i S., i CR: non hanno rispettato l’art. 4 comma 2 e 7 del Codice Etico “Le donne e gli uomini del PD si impegnano ad adottare e rispettare percorsi decisionali partecipati, trasparenti, motivati, rispettosi del pluralismo di posizioni politiche e culturali esistenti…………disincentivando e d evitando di premiare comportamenti trasformistici”.
    Il PD si trova, oggi, in questo stato di lacerazione perché i D., i S., i CR: non hanno rispettato lealmente quanto deciso ad unanimità al Capranica.
Quindi D., S., CR. o trovate i 101 oppure date subito le dimissioni e restate assenti dalle prossime consultazioni elettorali.
   Date le dimissioni perché  oramai  avete già una pensione superiore ai 400 Euro, uno stipendio superiore ai 600 Euro e non siete più graditi ai cittadini italiani.
Dando le dimissioni, il PD rinascerà, si rifonderà.
    A proposito di Renzi: Renzi ed il suo gruppo hanno lavorato lealmente nei confronti del Segretario e del PD. Tutti gli altri hanno colpito alle spalle.
   In questo periodo a noi vengono rivolte frasi del tipo: vergogna, schifo, tutti uguali, basta votare…
Personalmente rivolgo questo termine: INDIGNAMOCI.
   Pietro Ingrao, all’uscita del pamplet “Indignatevi” di Stéphane Hessel (Add Editore), dette questa interpretazione al termine indignatevi: “Indignarsi è giusto e necessario, ma non sufficiente: l’indignazione è una molla senza la quale non c’è politica, ma che da sola non fa politica; è il sentimento primario per reagire all’ingiustizia e al sopruso, ma poi conseguire con efficacia un risultato significa suscitare e orientare forze, costruire una relazione condivisa e attiva, perché politica non è altro che questo, io e altri insieme, per influire, fosse pure per un grammo, sulle vicende umane”.
   Io sono indignato per quanto è successo e sta succedendo.

Antonio Costantino
Dirigente Circolo PD Arcisate

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