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Consenso eventi di comunicazione

martino pirone

L’abolizione e l’accorpamento delle province secondo l’attuale schema del Governo scontenta e danneggia il Cittadino e non raggiunge lo scopo prioritario del “risparmio della spesa pubblica”.

  Il Cittadino comune  si sente di appartenere ad una provincia più che ad una regione.  Con ciò non propongo l’abolizione delle regioni, ma una revisione più ampia di tutto l’apparato istituzionale periferico e non fossilizzarsi sull’abolizione delle province, le quali è giusto che ci siano e ci restino, eliminando però l’apparato politico attuale.

      Un altro motivo perché restino è lo stesso che giustificò pochi anni fa, esagerando, l’istituzione di nuove province, quando si ritenne che alcuni comuni distavano troppo dal capoluogo dove i Cittadini si devono recare per il disbrigo di pratiche presso uffici provinciali. (alcune assurde v. Monza,  Prato, Rimini ecc si potrebbero abolire).  E non mi si venga a dire che le competenze delle province potrebbero passare ai comuni, in quanto vi sono servizi e competenze che non possono essere svolte da ogni singolo comune. Esempio  l’acquedotto: ogni comune, grande, medio o  piccolo dovrebbe scavare un pozzo e costruirsi il proprio acquedotto ? E se un comune non ha una falda acquifera o è insufficiente ?   Gli istituti di scuola superiore, che non sono in ogni comune, chi li gestirebbe ? I trasporti extraurbani ? La manutenzione delle strade extraurbane (SP) chi la curerebbe e chi ne sarebbe responsabile?  Quali e quante diatribe e inefficienze sorgerebbero ?     E così per tanti altri servizi.    

Per sintetizzare :

No alla istituzione della Macroregione Nord, (la cui idea è scaturita da qualcuno che aveva bevuto troppo).

No all’abolizione degli uffici periferici dello Stato.

ad alcuni loro accorpamenti e ad una maggiore informatizzazione e dialogo tra gli stessi per migliorare le funzioni, ridurre le spese, ridurre la burocrazia e poter eseguire maggiori controlli incrociati.

all’accorpamento dei piccoli comuni

alla riforma delle province come organo decentrato delle regioni, mantenendo i servizi e le competenze ed eliminando l’apparato politico (Presidente, Assessori e Consiglieri) che verrebbe sostituito da un Consiglio di tot Sindaci, non retribuiti,  nominati tra quelli della propria provincia, e valutare l’eventuale unificazione con gli uffici delle sedi provinciali delle regioni.

all’abolizione degli Enti inutili.

Sì all’abolizione delle province autonome e delle regioni a statuto speciale. (hanno abusato in maniera scandalosa della loro autonomia).

all’accorpamento delle regioni, da 20 a 12: 1) Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta;  2) Lombardia;   3) Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia; 4) Emilia Romagna; 5) Toscana; 6) Marche e Umbria; 7) Lazio e Abruzzi; 8) Campania e Molise; 9) Puglia; 10) Calabria;  11) Sardegna;  12) Sicilia;  (la Basilicata da decidere, con Campania, Puglia o Calabria).  

     Eliminando un migliaio e più di questi amministratori con lauti stipendi e privilegi vari, e  tantissimi super dirigenti con tutti i relativi apparati burocratici e amministrativi, vi immaginate quanti miliardi si risparmierebbero senza che il Cittadino risentisse del ben che più minimo disagio. 

alla imposizione di “paletti” alle spese regionali e cioè: riduzione ed uguaglianza degli stipendi ai governanti;  il costo delle spese sanitarie, scolastiche, assistenziali ecc.,  in rapporto al numero di abitanti,  non deve superare quello della regione attualmente più virtuosa,  e così per il numero dei dipendenti di tutti gli Enti pubblici.

all’abolizione delle sedi di rappresentanza regionale in Italia, in Europa e nel mondo. (sarebbe sufficiente fare riferimento alle Ambasciate e Consolati Italiani).

Martino Pirone

16 settembre 2012

Egregio Adamoli,

   leggendo l’articolo che ha scritto sul Suo blog, riportato anche sui giornali, “Province, riforma sbagliata”  ed i commenti di tanti lettori mi sono convinto sempre di più che è necessario, indispensabile il dialogo tra i politici ed i Cittadini, (cosa che pochissimi fanno); in particolar modo quando si tratta di argomenti di vasta portata e che interessano tutto il Paese, come è quello sulla riforma delle province.

   A tale riguardo mi permetto ripetere che l’errore commesso dal Governo Monti, la cui nomina è stata inevitabile e indiscutibile, oltre a quello di non aver applicato una giusta “equità” sui prelievi fiscali tra i ricchi e i poveri ha presentato ed ha effettuato riforme molte delle quali contenevano disposizioni che una volta divulgate e contestate da associazioni di categoria, da alcuni politici e/o dall’opinione pubblica sono state annullate (v. liberalizzazioni, tassa sulle bevande zuccherine, ecc.

  Tutte le discussioni, le valutazioni, le proposte che stanno venendo fuori oggi sugli accorpamenti delle province sarebbero dovute avvenire prima che il Governo emanasse il provvedimento che ha imposto alle regioni di presentare i piani di riassetto delle proprie province.

   A mio modesto parere i politici ed i governanti a tutti i livelli, dai parlamentari ai consiglieri comunali, non si devono ritenere depositari di verità assolute e quindi imporre ciò che decidono senza ascoltare i Cittadini.    Spesso tra i Cittadini vi sono persone che hanno idee e soluzioni anche migliori di taluni politici e governanti. 

   Ritornando al Suo articolo mi sembra chiara la ragionevolezza del contenuto e delle Sue proposte, a confronto del blaterare che fanno tanti “politicanti” da strapazzo che parlano per “partito preso” o per un insano campanilismo.  Certo è che si è aperto un vespaio difficile da controllare e le innumerevoli discussioni su questo argomento che stanno avvenendo in provincia di Varese senz’altro staranno avvenendo in tutta Italia.   A questo punto è indispensabile che il Governo faccia un altro, questa volta doveroso, passo indietro e riveda il provvedimento.

Vorremmo fare col suo consenso un appello a tutti i partiti politici.

     Partiti ! Non sottovalutate BEPPE GRILLO : le sue invettive e le sue denunce dicono, in modo istrionesco, ciò che la gente comune pensa di voi e della politica in generale!  Non guardatelo come un nemico, ma come un “suggeritore”, vi  serva  da “stimolo” per  migliorarvi,  accogliete molte delle sue proposte nei vostri programmi,  è questo il solo modo per neutralizzarlo.  Siate intelligenti ed accorti, altrimenti vi porterà via un sacco di voti.  Di protesta, direte voi.  Sì certamente, ma una protesta più che legittima, dopo tutte le porcherie che avete combinato.  Fatevi un bell’esame di coscienza, ammettete i  vostri errori, ricredetevi ed apritevi alla società civile che da voi si aspetta un cambiamento radicale, soprattutto nel vostro campo,   quello della politica.     I  partiti che recepiranno maggiormente i messaggi di Grillo saranno certamente i più premiati dagli elettori alle prossime elezioni, ne siamo certi.    Grillo non vi ruba niente, vuole solo che cambiate musica, per il bene vostro e del Paese.

Il titolo di questa lettera meraviglierà molti lettori, ma penso che alla fine riusciranno a capirlo.   Innanzitutto tengo a precisare che condivido quanto ha scritto Enzo Bernasconi nella lettera “SICILIA: con tutti quei forestali non ci dovrebbero essere incendi”, pubblicata su La Prealpina del 29/8/2012, e dirò di più: la situazione descritta, gravissima per la Sicilia, che è la punta dell’iceberg, è grave  anche per le altre regioni del Sud.    

   Su questo doloroso problema negli ultimi anni si sono consumati fiumi di inchiostro su tutta la stampa nazionale e scritte tantissime pagine sul web.   Notiamo che moltissime osservazioni e critiche al sistema clientelare, incancrenito negli anni, vengono mosse dagli stessi giornali del Sud.   Le denunce hanno un “comune denominatore”: la politica, ovvero tutti (chi più, chi meno) gli esponenti dei partiti che si sono avvicendati nel tempo, i quali da alcuni decenni per incrementare e mantenere il proprio bacino elettorale hanno “regalato” assunzioni a ruota libera, molto spesso anche a persone che disoccupate non erano, come è risultato da un’indagine svolta dal settimanale Panorama il 10.12.2009. Difatti nel servizio risultò che il cronista di Panorama ne scoprì una dozzina di questi “pseudoboschivi”.   Con una telecamera nascosta andò a trovarli sul posto di lavoro: “... ecco allora un concessionario di barche, alcuni macellai, falegnami, rivenditori di elettrodomestici, negozi di abbigliamento grandi marche, titolari di caseifici e supermercati”.   Inoltre riportava: “C’è chi si arrangia come può, facendo il cameriere o muratore alla giornata, ma c’è anche chi ha un’attività commerciale vera e propria intestata alla moglie o qualche altro familiare”. 

   Il fenomeno, riferiva il giornale, è esteso: ““fra i 30 mila ci sono anche ingegneri, immobiliaristi, costruttori, gestori di pompe di benzina, commercianti”. Inoltre per tutti questi “pseudoforestali”, che hanno un tenore di vita medio-alto, a fine anno arriva Babbo Natale con l’assegno di “disoccupazione””.  Infatti è sufficiente un’assunzione a tempo determinato di 78, 101, o 151 giorni per aver diritto all’indennità di disoccupazione pari al 50-60 % della retribuzione lavorativa.

   La stessa cosa è avvenuta con le altre assunzioni facili: nelle Aziende Municipalizzate, nelle Polizie Urbane, nelle Comunità Montane ecc. ecc..  Va ricordato inoltre che il più delle volte gli assunti “per favoritismo”, in particolare i forestali perché meno controllabili, sono alla mercé dei diretti superiori, di chi li ha assunti o di chi li ha fatti assumere, cioè sono da questi utilizzati per le più svariate prestazioni a proprio personale vantaggio: devono imbiancare la casa, sistemare il giardino, piastrellare una stanza, insomma di tutto e di più; basti ricordare il caso eclatante del Sindaco di Palermo che aveva assunto un dipendente per il Comune, in cui però non aveva mai messo piede  ma faceva il “tuttofare” della barca del Sindaco.       

   La Copaff (Commissione paritetica per l’attribuzione del federalismo fiscale) ha calcolato che  il numero spropositato e sproporzionato dei dipendenti forestali (non Guardie Forestali) addetti alla manutenzione e cura dei boschi della Sicilia, è di ben 28.542 uomini e comporta una spesa annua di circa 700 milioni di Euro, pari al 75%  di tutte le regioni italiane (nonostante che la Sicilia abbia solo il 14,50% della superficie boschiva nazionale).    

   Tutto questo malcostume non potrà mai cessare perché ogni nuova amministrazione regionale, provinciale o comunale, per raggiungere e mantenere il potere, specialmente in Sicilia, utilizza questo sistema ed è prevedibile che mai nessun partito politico vorrà “suicidarsi” inserendo nel suo programma l’abbattimento di un tale “metodo” di lavoro.   Soltanto una Legge Nazionale potrebbe imporre certe regole atte a modificare questa situazione scandalosa.  Dell’autonomia regionale se ne è fatto un abuso eccessivo, pertanto occorre modificare alcuni articoli della Costituzione: abolire le regioni a statuto speciale e le province autonome.  Inoltre occorre mettere dei paletti nelle materie che sono di competenza regionale, cioè fissare il numero di dipendenti pubblici e della spesa in ogni settore e per tutti i servizi pubblici, programmandolo in proporzione al numero di abitanti delle Regioni, delle Province (se non verranno abolite) e dei Comuni.  

    Spero di essere stato sufficientemente chiaro.

Premessa

   Gli elementi della natura: acqua, fuoco e vento presi singolarmente e moderatamente sono gestibili e utili all’uomo.  L’acqua serve a dissetare, irrigare e per altri innumerevoli usi compresa la navigazione.   Il fuoco serve a riscaldare l’uomo, a cuocere i cibi, al funzionamento delle caldaie ed altro.  Infine il vento permette l’impollinazione delle piante, la pulizia dell’aria inquinata, lo spostamento delle nuvole, la navigazione delle imbarcazioni a vela ed altro.  Questi elementi hanno una caratteristica: sono amici e nemici tra di loro. Il fuoco incendia e distrugge ogni cosa.  Il vento alimenta il fuoco, increspa le onde e crea tornado e trombe d’aria,  l’acqua spegne il fuoco, ma crea anche allagamenti e distruzioni.

 

Accadde a cavallo tra il XX ed il XXI secolo

 

    Nella grande casa (l’Europa) esisteva un magnifico camino (l’Italia) con intorno delle panche occupate da tutti i cittadini ricchi e dell’alta borghesia.   Davanti al camino, genuflessi o proni, vi erano i lavoratori e pensionati del ceto medio ed i cittadini meno abbienti e poveri.   Nel focolare (la Costituzione e i vari codici)  ardeva un fuoco di legna diversa (i vari partiti politici) e  vi era un trepiedi (la legge elettorale) che reggeva un grande paiolo (il Parlamento).   Nel paiolo vi era l’acqua che bolliva (le attività produttive) pronta a ricevere la pasta (il PIL) che avrebbe sfamato tutti i Cittadini.

   Ad un tratto, dall’alto, (dal Monviso) arriva un forte vento (la Lega) che, vomitando parolacce e forti rutti, con una tromba d’aria si portò dietro tutta l’acqua del Po e dopo aver attraversato il  fumaiolo (la Padania) del grande camino, si accanì sul focolare, fece spegnere il fuoco di legna diversa, fece cadere il trepiedi  e fece rovesciare il grande paiolo

   La pasta andò dispersa e tutti i cittadini, ovviamente, rimasero a bocca asciutta.   Tutti proprio no, perché coloro che erano seduti sugli scranni alzarono una mano e presero delle belle focacce, ripiene di ogni ben di Dio, che si trovavano sulle mensole poste al di sopra delle loro panche, mentre tutti gli altri Cittadini rimasero digiuni e proni.

   Passato il forte vento alcuni tizzoni (i soliti politicanti) di legna diversa riuscirono a ravvivarsi e si misero a giocare (s-governare) con il  forte vento, finché al grande tizzone (il Premier) per la sua eccessiva ilarità gli venne un forte mal di pancia e dovette ritirarsi.   Fu quindi necessario rivolgersi ai monti per avere un altro fuoco di legna diversa.    

   Cosa successe ai Cittadini genuflessi e proni con il nuovo fuoco di legna diversa ? col  trepiedi (sarà stato ancora quello?)  ed il futuro grande paiolo ? …SUSPENSE !

…. Lo sapremo fra sei mesi.

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