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martino pirone

Vista e considerata la disastrosa e caotica situazione in cui la politica con i suoi reiterati errori ha cacciato il nostro Paese, riteniamo necessario e doveroso un intervento dello Stato atto a rivedere, riducendola, la FACOLTA’ di LEGIFERARE da parte delle Regioni.

    Su certe questioni generali riteniamo che dovrebbe legiferare solo lo Stato, e che quindi andrebbe riformato il Titolo V della Costituzione.  Questo perché con la modifica del 2001 sono state ampliate eccessivamente le competenze delle AUTONOMIE REGIONALI, con la concessione di legiferare  su  diversi importanti settori, che andrebbero nettamente ridimensionate e riportate sotto il controllo del Parlamento (es. autodeterminazione di emolumenti, indennità,  pensioni e rimborsi vari dei politici e del personale dipendente; possibilità di apertura di uffici di rappresentanza all’estero; facoltà di legiferare differentemente in materia sanitaria da Regione a Regione; deleghe per costituzione di Enti minori di dubbia utilità ecc.ecc.).  Ne abbiamo viste di tutti i colori, l’arlecchinata è completa, manca solo l’autorizzazione a batter moneta propria !.

    In base a tali modifiche (del 2001) la “spending review” è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale (sentenza 193/2012) per quanto riguarda le finanze Regionali: sarebbero le Regioni che dovrebbero autovotarsela ! Aspetta e spera…!

    Non si dice di ritornare al centralismo statale, ma almeno ad una ripresa del controllo attivo e permanente dello Stato su certe importanti competenze, atto ad uniformare le normative e fissare dei tetti di spesa per tutte le Regioni Italiane. Le quali giustamente andrebbero in parte accorpate in modo da dimezzarne il numero, come pure sarebbe auspicabile una parziale riduzione numerica dei Consiglieri Regionali.

  Per questa legislatura crediamo che una tale riforma sia difficile anche se non proprio impossibile, in ogni caso speriamo che i candidati alle prossime politiche la inseriscano nei loro programmi elettorali, perché così non si può proprio più andare avanti !

 

Varese, 2 ottobre 2012

Martino Pirone e Giovanni Dotti

 

Come mai nessun politico di qualsiasi partito ha preso in considerazione le vere cause di quanto è accaduto nella Regione Lazio e sta accadendo in altre Regioni? Molti di essi li abbiamo visti scandalizzarsi e condannare l’operato dei consiglieri che hanno sperperato soldi pubblici, ma poi chiudere il discorso semplicemente dicendo che chi ha sbagliato verrà espulso dal partito e  verrà punito dalla Giustizia (con quali tempi...ultrarapidi! tutti sappiamo).

   Scarsa consolazione poi se consideriamo che la maggior parte degli abusi non verranno perseguiti perché molti di quei prelievi erano e sono giustificati da leggi regionali (da loro stessi proposte ed approvate!).  Quindi il fatto abnorme non è soltanto lo sperpero ad uso privato di danaro pubblico, ma l’esistenza di assurde leggi regionali che hanno elevato a dismisura le disponibilità finanziarie per gli emolumenti e le spese correnti (sic!) dei consiglieri.  E’ possibile che i Presidenti di Regione, i Parlamentari, i Segretari dei partiti ed i Dirigenti sindacali non ne sapessero nulla?  Esaminiamo intanto le cause di questi vergognosi comportamenti.  

    Il tutto è scaturito dall’autonomia (eccessiva) che la Costituzione ha previsto per le Regioni, col grave errore di non aver posto dei limiti per talune spese, ad esempio quelle per remunerazioni, indennità e rimborsi vari dei consiglieri e di tutto l’apparato politico e burocratico delle Regioni.

   Tutti ne hanno spudoratamente approfittato varando statuti, leggi e regolamenti “ad usum Delphini”, cioè a proprio uso e consumo, ignorando qualsiasi regola di moralità pubblica, di risparmio e di buona creanza, e tutti, salvo poche eccezioni, hanno votato a favore di tali provvedimenti.

   Avete notato l’enorme numero di scandali (per corruzione, concussione, collusione, peculato, interesse privato in atti pubblici, malversazione ed abusi di ogni genere) che sono avvenuti in tantissimi Enti Locali dagli anni ’80 in poi? Perché con l’istituzione delle Regioni venne abolito il controllo di legittimità e di merito che la Giunta Provinciale Amministrativa esercitava su tutti gli atti degli Enti Locali ?

   PER RADDRIZZARE LA BARACCA OCCORREREBBE:

a) - rivedere e correggere con legge costituzionale alcuni articoli del titolo V della Costituzione,

       ponendo delle limitazioni alle discrezionalità regionali per determinati capitoli di spesa;

b) - modificare gli Statuti regionali al fine di un controllo più incisivo per alcuni tipi di spesa

      delle Regioni, sottoponendoli al vaglio della Corte dei Conti o dei Commissari di Governo

      (Prefetti dei capoluoghi di Regione) anziché dei Comitati Regionali di Controllo (CO.RE.CO.)

      che sono di estrazione  politica;

c) - ripristinare il controllo dello Stato sulle delibere degli Enti Locali e delle Società partecipate

      (soprattutto per quanto riguarda i bilanci ed i capitoli di spesa) con la ricostituzione delle

      soppresse Giunte Provinciali Amministrative (composte da esperti delle varie materie)

      presiedute dai Prefetti;

d) - abolire le province autonome e le ragioni a statuto speciale;  

e) - abolire le pensioni ai consiglieri regionali alla fine del mandato, con accantonamento dei

      contributi da ricongiungere ad eventuali altri contributi lavorativi per il pensionamento all’età

      di 65° anni, come per ogni altro Cittadino della Repubblica;

d) - prevedere dei meccanismi partecipativi popolari (es. mini referendum locali) per consentire ai

      Cittadini di intervenire attivamente nelle decisioni più importanti.

 Altrimenti non ci salviamo più.

 

28 settembre 2012                                           Martino Pirone e Giovanni Dotti  

 

P.S.: Una esortazione ai lettori ! Fatevi sentire

 

L’abolizione e l’accorpamento delle province secondo l’attuale schema del Governo scontenta e danneggia il Cittadino e non raggiunge lo scopo prioritario del “risparmio della spesa pubblica”.

  Il Cittadino comune  si sente di appartenere ad una provincia più che ad una regione.  Con ciò non propongo l’abolizione delle regioni, ma una revisione più ampia di tutto l’apparato istituzionale periferico e non fossilizzarsi sull’abolizione delle province, le quali è giusto che ci siano e ci restino, eliminando però l’apparato politico attuale.

      Un altro motivo perché restino è lo stesso che giustificò pochi anni fa, esagerando, l’istituzione di nuove province, quando si ritenne che alcuni comuni distavano troppo dal capoluogo dove i Cittadini si devono recare per il disbrigo di pratiche presso uffici provinciali. (alcune assurde v. Monza,  Prato, Rimini ecc si potrebbero abolire).  E non mi si venga a dire che le competenze delle province potrebbero passare ai comuni, in quanto vi sono servizi e competenze che non possono essere svolte da ogni singolo comune. Esempio  l’acquedotto: ogni comune, grande, medio o  piccolo dovrebbe scavare un pozzo e costruirsi il proprio acquedotto ? E se un comune non ha una falda acquifera o è insufficiente ?   Gli istituti di scuola superiore, che non sono in ogni comune, chi li gestirebbe ? I trasporti extraurbani ? La manutenzione delle strade extraurbane (SP) chi la curerebbe e chi ne sarebbe responsabile?  Quali e quante diatribe e inefficienze sorgerebbero ?     E così per tanti altri servizi.    

Per sintetizzare :

No alla istituzione della Macroregione Nord, (la cui idea è scaturita da qualcuno che aveva bevuto troppo).

No all’abolizione degli uffici periferici dello Stato.

ad alcuni loro accorpamenti e ad una maggiore informatizzazione e dialogo tra gli stessi per migliorare le funzioni, ridurre le spese, ridurre la burocrazia e poter eseguire maggiori controlli incrociati.

all’accorpamento dei piccoli comuni

alla riforma delle province come organo decentrato delle regioni, mantenendo i servizi e le competenze ed eliminando l’apparato politico (Presidente, Assessori e Consiglieri) che verrebbe sostituito da un Consiglio di tot Sindaci, non retribuiti,  nominati tra quelli della propria provincia, e valutare l’eventuale unificazione con gli uffici delle sedi provinciali delle regioni.

all’abolizione degli Enti inutili.

Sì all’abolizione delle province autonome e delle regioni a statuto speciale. (hanno abusato in maniera scandalosa della loro autonomia).

all’accorpamento delle regioni, da 20 a 12: 1) Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta;  2) Lombardia;   3) Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia; 4) Emilia Romagna; 5) Toscana; 6) Marche e Umbria; 7) Lazio e Abruzzi; 8) Campania e Molise; 9) Puglia; 10) Calabria;  11) Sardegna;  12) Sicilia;  (la Basilicata da decidere, con Campania, Puglia o Calabria).  

     Eliminando un migliaio e più di questi amministratori con lauti stipendi e privilegi vari, e  tantissimi super dirigenti con tutti i relativi apparati burocratici e amministrativi, vi immaginate quanti miliardi si risparmierebbero senza che il Cittadino risentisse del ben che più minimo disagio. 

alla imposizione di “paletti” alle spese regionali e cioè: riduzione ed uguaglianza degli stipendi ai governanti;  il costo delle spese sanitarie, scolastiche, assistenziali ecc.,  in rapporto al numero di abitanti,  non deve superare quello della regione attualmente più virtuosa,  e così per il numero dei dipendenti di tutti gli Enti pubblici.

all’abolizione delle sedi di rappresentanza regionale in Italia, in Europa e nel mondo. (sarebbe sufficiente fare riferimento alle Ambasciate e Consolati Italiani).

Martino Pirone

16 settembre 2012

Egregio Adamoli,

   leggendo l’articolo che ha scritto sul Suo blog, riportato anche sui giornali, “Province, riforma sbagliata”  ed i commenti di tanti lettori mi sono convinto sempre di più che è necessario, indispensabile il dialogo tra i politici ed i Cittadini, (cosa che pochissimi fanno); in particolar modo quando si tratta di argomenti di vasta portata e che interessano tutto il Paese, come è quello sulla riforma delle province.

   A tale riguardo mi permetto ripetere che l’errore commesso dal Governo Monti, la cui nomina è stata inevitabile e indiscutibile, oltre a quello di non aver applicato una giusta “equità” sui prelievi fiscali tra i ricchi e i poveri ha presentato ed ha effettuato riforme molte delle quali contenevano disposizioni che una volta divulgate e contestate da associazioni di categoria, da alcuni politici e/o dall’opinione pubblica sono state annullate (v. liberalizzazioni, tassa sulle bevande zuccherine, ecc.

  Tutte le discussioni, le valutazioni, le proposte che stanno venendo fuori oggi sugli accorpamenti delle province sarebbero dovute avvenire prima che il Governo emanasse il provvedimento che ha imposto alle regioni di presentare i piani di riassetto delle proprie province.

   A mio modesto parere i politici ed i governanti a tutti i livelli, dai parlamentari ai consiglieri comunali, non si devono ritenere depositari di verità assolute e quindi imporre ciò che decidono senza ascoltare i Cittadini.    Spesso tra i Cittadini vi sono persone che hanno idee e soluzioni anche migliori di taluni politici e governanti. 

   Ritornando al Suo articolo mi sembra chiara la ragionevolezza del contenuto e delle Sue proposte, a confronto del blaterare che fanno tanti “politicanti” da strapazzo che parlano per “partito preso” o per un insano campanilismo.  Certo è che si è aperto un vespaio difficile da controllare e le innumerevoli discussioni su questo argomento che stanno avvenendo in provincia di Varese senz’altro staranno avvenendo in tutta Italia.   A questo punto è indispensabile che il Governo faccia un altro, questa volta doveroso, passo indietro e riveda il provvedimento.

Vorremmo fare col suo consenso un appello a tutti i partiti politici.

     Partiti ! Non sottovalutate BEPPE GRILLO : le sue invettive e le sue denunce dicono, in modo istrionesco, ciò che la gente comune pensa di voi e della politica in generale!  Non guardatelo come un nemico, ma come un “suggeritore”, vi  serva  da “stimolo” per  migliorarvi,  accogliete molte delle sue proposte nei vostri programmi,  è questo il solo modo per neutralizzarlo.  Siate intelligenti ed accorti, altrimenti vi porterà via un sacco di voti.  Di protesta, direte voi.  Sì certamente, ma una protesta più che legittima, dopo tutte le porcherie che avete combinato.  Fatevi un bell’esame di coscienza, ammettete i  vostri errori, ricredetevi ed apritevi alla società civile che da voi si aspetta un cambiamento radicale, soprattutto nel vostro campo,   quello della politica.     I  partiti che recepiranno maggiormente i messaggi di Grillo saranno certamente i più premiati dagli elettori alle prossime elezioni, ne siamo certi.    Grillo non vi ruba niente, vuole solo che cambiate musica, per il bene vostro e del Paese.

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