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martino pirone

            Parte della stampa locale ha riportato, con un certo compiacimento, il plauso dei Consiglieri regionali Cattaneo (NCD) e Marsico (FI) relativo alla promessa del Ministro Alfano di una prossima apertura della Caserma dei Carabinieri a Vergiate.

            Ammesso pure che la Cittadinanza di Vergiate e qualche amministratore locale possano essere contenti passi, ma non è ammissibile che dei politici di rilievo avallino questi sprechi di denaro pubblico per la realizzazione di opere inutili e sovra numeriche che non servono affatto a “potenziare la sicurezza sul territorio”.

            Infatti bisogna considerare che Vergiate confina con tre Comuni (Somma Lombardo, Sesto Calende e Mornago),  sedi di Caserme dei Carabinieri e quindi sarebbe stato più opportuno potenziare gli organici di queste tre Stazioni anziché farne una nuova, per i motivi che già esposi in una lettera alla stampa locale dell’aprile del 2008 (che più avanti riporto in parte).

            Ovviamente la maggiore responsabilità è da imputare a chi inizialmente, parecchi anni fa,  propose questa e tante altre  opere assurde, compreso il Comando Generale dell’Arma che ne avallò la richiesta.  Richieste formulate da amministratori e rappresentanti di vari partiti per dimostrare il loro interessamento alle presunte attese dei propri elettori, incuranti degli errori e degli sprechi che tali opere comportavano.  In tutta la Lombardia venne autorizzata la costruzione di ben 25 nuove Caserme, di cui 5 nella sola piccola provincia di Varese, dove ne esistono già 40. Molte sono state costruite ma sono rimaste scatole vuote per mancanza di fondi, altre sono in costruzione ma i  lavori vanno a rilento sempre per mancanza di fondi.

            L’Italia è proprio il paese delle contraddizioni: da anni siamo in piena crisi economica, si parla tanto di “spending review”, di ridurre il numero dei parlamentari, di ridurre i Corpi delle Forze dell’Ordine da 5 a 2, di ridurre il numero dei Ministeri, di accorpare molte Regioni ed i piccoli Comuni ecc. ecc., ma contemporaneamente si sprecano enormi risorse finanziarie per costruire, oltre alle caserme, carceri, scuole, ospedali, impianti sportivi, ecc. opere che poi non possono essere completate e utilizzate per mancanza fondi.

            Ripropongo le valutazioni espresse nella mia lettera alla stampa del 15/4/2008 relativa alla  costruzione della  Caserma dei Carabinieri ad Induno Olona (terminata ma a tutt’ora inutilizzata), considerazioni che valgono anche per tante altre nuove Caserme:  “….Coloro che vogliono la caserma diranno che  la stessa è necessaria per un migliore controllo del territorio ed una maggiore sicurezza dei cittadini.       Niente di più errato e ciò per i seguenti motivi:

-esiste un’altra caserma Carabinieri ad Arcisate, a meno di due chilometri;

-a Varese, confinante con Induco Olona, esiste la caserma dei Carabineri, il Nucleo Radio Mobile, oltre al Comando Compagnia ed il Comando Gruppo;

-se la sorveglianza del territorio non è sufficiente è per carenza di personale e non per la mancanza di un’altra caserma;

-l’istituzione di un’altra caserma comporta un doppio dispendio di risorse umane (personale fisso interno) e finanziarie (spese  di funzionamento);

-invece, con il personale necessario per una nuova caserma si possono costituire più pattuglie per le caserme esistenti,  avendo così un più intenso pattugliamento sul territorio ed una maggiore sicurezza per i cittadini;”

 

Arcisate, 22 ottobre 2014                

                                                        Martino Pirone  (già funzionario della Prefettura di Varese)

il Presidente della Lombardia Roberto Maroni propone un referendum consultivo per chiedere ai lombardi se vogliono che la loro regione diventi a Statuto speciale, dopo aver stanziato con la sua Giunta trenta milioni di euro nel bilancio 2014-2016. A parte ogni considerazione sullo spreco di una tale cifra in questo grave periodo di crisi economica mi domando: Perché Maroni ed i suoi colleghi di partito che sono stati al Governo ed in Parlamento per tanti anni non hanno mai pensato di correggere alcuni errori o carenze della Costituzione ? 
   Ad esempio gli artt. 114/133 della Costituzione, che trattano della istituzione e delle funzioni di Regioni, Province e Comuni, modificati con Legge Costituzionale n. 3 del 18/10/2001, non fissarono alcun “paletto” – per tutte le Regioni comprese quelle a Statuto speciale - che stabilisse un numero di dipendenti in rapporto al numero degli abitanti (vedi il rapporto sproporzionato di organico che si è verificato tra regione e regione: es. Lombardia / Sicilia  rapporto 1: 8), e tanto meno una equiparazione delle retribuzioni  degli  amministratori degli enti suddetti (così lo stipendio di 48.000,00 euro/mese che si è auto-assegnato il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano (e non di una Regione) è addirittura superiore a quello del Presidente U.S.A.).  E tante altre diversità e discrepanze ! 
   Forse sarebbe stato opportuno che le Regioni fossero state previste e istituite tutte a Statuto speciale, ma a suo tempo (1947) e non dopo 67 anni e dopo che il male si è incancrenito. Intervenire e operare ora comporterebbe un danno ancora maggiore. Figuriamoci quali ripercussioni negative ci sarebbero sulle altre Regioni. Il divario tra le Regioni crescerebbe sino ad arrivare a chissà quali conseguenze !  Oltretutto è una proposta egoistica, immorale e sconveniente. Il Sig. Maroni e chi condivide la sua idea l’avrebbe fatta se la Lombardia anziché essere la Regione finanziariamente più forte fosse stata nelle ultime posizioni della graduatoria ?  Teniamo presente che la Lombardia è diventata “grande” anche grazie alla forte immigrazione dalle altre Regioni, dagli anni ’50 in poi, che ha fatto espandere l’incremento industriale, edilizio, commerciale, servizi pubblici e privati, ecc.
   Lo Stato, attraverso la Politica e i Politici di buona volontà, deve correggere gli squilibri esistenti tra le Regioni e ridurne il numero a circa la metà, e giammai dividerle nello spirito e negli interessi. 
    Cari Politici lasciate da parte il vostro egoismo e singolo interesse e cercate di portare avanti il progetto per costituire gli “Stati Uniti d’Europa” ! Ci sarebbe un unico Governo con leggi e regole uguali per tutti, oltre ad un risparmio finanziario enorme per tutti i Paesi che ne fanno parte. Forse è l’unico modo per far cessare le folli anomalie esistenti nella “fantasiosa” Italia; in particolare in Sicilia e nelle altre Regioni e nelle Province a Statuto speciale, e per ultimo il caso eclatante di Locri, riportato dalla stampa e  TV, Comune che ha meno di 13.000 abitanti ed ha un organico di 125 dipendenti. Non è certamente l’unico caso, specialmente in molti Enti Pubblici del Meridione.
     Ovviamente detti abusi non ci sarebbero stati, o sarebbero stati molto limitati, se ci fosse stato il controllo che lo Stato aveva sull’operato degli Enti Locali sino al 1970, quando sono state istituite le Regioni. Pertanto è completamente errato imputare ai Cittadini le anomalie e le vergognose situazioni esistenti nelle varie Regioni ed in particolare in quelle del Sud ed ancor di più in quelle a Statuto speciale, dove gli Amministratori hanno abusato senza ritegno dell’autonomia; i Cittadini sono le vittime e non i responsabili del malaffare e delle malefatte politiche.
  Le differenti situazioni tra le Regioni del Nord e quelle del Sud Italia scaturiscono dal disuguale contesto sociale e dal diverso modo di fare la mala-politica: nelle Regioni Meridionali i Pubblici Amministratori, per assicurarsi il voto e mantenersi la “poltrona”, erogano favori, agevolazioni e privilegi a pioggia sui singoli cittadini. Questo sistema ha comportato, tra l’altro, l’abnorme numero di dipendenti in tutti gli Enti Pubblici regionali, provinciali e comunali e conseguente lassismo, assenteismo, menefreghismo da parte di questi soggetti.    Nelle Regioni del Nord invece, dove esiste un maggiore sviluppo edilizio e industriale e tutto ciò che ne consegue, i Pubblici Amministratori, sempre per garantirsi il “cadreghino o meglio cadregone” hanno distribuito favori, vantaggi, privilegi ecc. a grandi palazzinari, a gruppi bancari, assicurativi e sanitari, a società partecipate ecc., causando il maggior numero di corruzioni ed evasioni.  Bisogna riconoscere che gli Amministratori del Nord sono stati anche più furbi in quanto hanno assicurato ai cittadini maggiori e migliori servizi pubblici.
   Per concludere, non è concedendo lo Statuto speciale ora a questa e poi a quell’altra Regione che si possono risolvere i problemi degli Italiani, specialmente dei più deboli, ma cercando di riportare la legalità a tutti i livelli e in tutti i settori della Pubblica Amministrazione nazionale, regionale e comunale. Ce l’avranno questa volontà i nostri Politici ?
05/09/2014
Martino Pirone    

Sono appena tornato dalla Calabria dove ho trascorso con la famiglia circa venti giorni con tanto sole, una bellissima spiaggia ed un mare stupendo.  Oltre ad aver goduto dell’ottima ospitalità dei Calabresi, compresi i gestori di bar, ristoranti ed ogni altro esercizio pubblico. Un’altra opportunità che ho riscontrato è il costo della vita molto contenuto: un pranzo completo non più di 15 € a persona, un caffè (con l’immancabile bicchiere d’acqua minerale) 0,70 €, una mega brioche 0,70 €, un gelato con tre gusti 1,50 €.
Un lettore distratto e superficiale potrebbe dire “beati loro!” che vivono in questa terra felice d’Eldorado, dove tra l’altro non devono spendere né per il riscaldamento né per l’abbigliamento invernale. Purtroppo però c’è anche l’altra faccia della medaglia: molti paesi “vivono” per poco più di un mese l’anno, quando tornano per le ferie gli emigrati per lavoro all’estero o in altre parti d’Italia ed arrivano quei pochi turisti che oltre al mare vogliono visitare i luoghi della Magna Grecia pieni di storia e di tradizioni millenarie. Gli stessi paesi per il resto dell’anno restano semideserti e sopravvivono con pochi giovani e tanti anziani. E pensare che grazie alla mitezza del clima e alla vicinanza del mare quella Regione potrebbe essere frequentata benissimo tutto l’anno.
Come in tutto il Meridione d’Italia anche in Calabria non sono mai stati attuati i cambiamenti promessi negli ultimi decenni dalla Politica, sia nazionale che regionale, anzi ......
Un giornalista siciliano trapiantato al Nord ha scritto tra l’altro: “….Che cosa cambia ? Niente. E’ così da vent’anni e a voler essere onesti il fenomeno è figlio, alle nostre latitudini (regioni meridionali), di riforme sempre annunciate e mai nate, di una pubblica amministrazione ostile al cambiamento”, ed io aggiungerei: tanto quanto sono ostili al cambiamento anche mafia, ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita. Infatti a queste organizzazioni fa comodo il malgoverno a tutti i livelli, nazionale, regionale e comunale: così permane e si giustifica la loro presenza e si perpetua  il loro potere in ogni ganglio della vita sociale di quei territori. 
Un noto politico, Giuseppe Adamoli (ex vice-Presidente della Regione Lombardia) sul suo profilo di Facebook scrive: “…. sono un convinto autonomista, eppure penso che in questa bellissima zona d’Italia soltanto la presenza dello Stato – forte, incisiva, autorevole, repressiva quanto occorre – possa rappresentare una svolta”.  Mentre un suo lettore ha espresso un parere differente, commentando: “La presenza dello Stato in Calabria è dannosa”.  A mio modesto parere ritengo che abbiano ragione entrambi. Infatti è vero che sarebbe necessaria una maggiore presenza e controllo dello Stato, ma in una forma più “attiva”. Ad esempio quando in un Comune del Nord viene nominato il Commissario Straordinario, questi viene accolto dai Cittadini e dai dipendenti comunali con favore perché essi capiscono che così si risolvono, e più celermente, tanti problemi di ordinaria amministrazione che stagnavano da tempo. Al Sud invece, ed in Calabria in particolare, i Commissari vengono percepiti come la mano punitrice dello Stato anche nei confronti della popolazione. Difatti, tranne qualche rara eccezione, i Cittadini non hanno contatto con i Commissari, che in genere si limitano a mantenere lo “status quo” senza ascoltare la voce dei residenti (che per consuetudine continuano a tacere). 
Ritengo pertanto che se si vuole iniziare un vero cambiamento in quelle Regioni deve essere la Pubblica Amministrazione a dare l’esempio, ascoltando le lagnanze dei Cittadini e cercando di risolvere i loro problemi. Questi se non vengono ricevuti dai Commissari dovrebbero scrivere, magari anche in gruppo, al Prefetto della rispettiva provincia dandone notizia anche alla stampa locale.  E’ quello che hanno fatto alcuni Cittadini di Ardòre (RC) la cui protesta è apparsa in un articolo della giornalista Emanuela Ientile pubblicato in data 10 agosto 2014, pag.34, del quotidiano “Gazzetta del Sud”, di cui allego copia.  

Devo dire, purtroppo, che la situazione di degrado ambientale denunciata da quel gruppo di cittadini di Ardore, dove più e dove meno, esiste anche in altri paesi della costa ionica e persino nella città di Reggio Calabria. Speriamo che tale iniziativa  funga da esempio e da volano per quanti si trovano e/o si troveranno nelle stesse condizioni, per far ripartire una delle Regioni più belle e ancor poco conosciute d’Italia.  Rivolgo a tutti l’invito a visitare la Calabria e  le altre Regioni del Sud Italia.
17 agosto 2014
      Martino Pirone

Ho letto recentemente l’intervista del giornalista Stefano Vespa al Presidente della Corte dei Conti, Prof. Raffaele Squitieri, relativa agli sprechi della Pubblica Amministrazione,  pubblicata sul settimanale Panorama del 21.5.14. 
   Molto bene articolata l’intervista con domande precise del giornalista ed altrettante risposte chiare ed esaustive da parte del Prof. Squitieri, il quale  ha anche sottolineato lo stato di collasso in cui si trova oggi il nostro Paese.
   Il Prof. Squitieri, (che ho avuto il piacere di conoscere come docente al corso per direttore amministrativo presso la S.S.A.I. che frequentai nel 2002),  illustra chiaramente dove avvengono gli sprechi e dove occorre intervenire per ridurre la spesa pubblica, ad esempio razionalizzare le società partecipate, aziende speciali, aziende municipalizzate ecc., scandalose e sprecone scatole cinesi sorte in numero abnorme per accontentare vari amici di partito, (qualche es.: il famoso scandalo delle partecipate del Comune di Parma che sommerse la Giunta e fece eleggere il primo Sindaco Grillino, per non parlare della nostra zona:  a Gallarate 8, a Varese 10, a Milano 15), tagliare sui ticket sanitari e nel settore dei trasporti pubblici, ridurre i centri di spesa (30 mila !?) per consentire controlli più efficaci, ecc..
    Ha anche evidenziato l’enorme quantità di lavoro giurisdizionale e di controllo che la Corte dei Conti esercita sull’operato degli Enti Pubblici, dalla Sede centrale alle Sezioni regionali, nonostante la sperequazione esistente tra l’organico previsto (607 magistrati) e quelli in servizio (426).   
   E’ indiscutibile quindi l’importanza del lavoro che svolge la Corte dei Conti, ma dai numerosi scandali che si sono susseguiti dagli anni ’70 in poi per tangenti, appalti irregolari, frodi fiscali, appropriazioni indebite, falsi rimborsi spese ecc., il tutto  ai danni dello Stato e quindi dei Cittadini onesti, abbiamo constatato che detto controllo non funge da deterrente trattandosi di un intervento solo “successivo” sull’operato degli Amministratori pubblici. Occorre pertanto anche un controllo “preventivo” di legittimità e di merito, che sino agli anni ’70 svolgeva la Giunta Provinciale Amministrativa (GPA) sugli atti degli Enti Locali.  Finché è esistito detto tipo di controllo i reati economici commessi dai Pubblici Amministratori a danno dello Stato furono limitati e sporadici. 
   Se non si intende ripristinare la GPA,  si affidi allora i controlli preventivi degli atti degli Enti Pubblici alla Corte dei Conti, istituendo delle Sezioni provinciali oppure, secondo la materia in oggetto,  alle Agenzie del Territorio e alle Agenzie delle Entrate, perché un controllo preventivo di legittimità e di merito sull’operato dei pubblici amministratori è necessario, comprese le famose società partecipate e le  aziende municipalizzate di cui sopra, il cui numero dovrebbe essere sensibilmente ridotto (secondo anche le intenzioni programmatiche dell’attuale Governo).
   Sarebbe anche opportuno che di questi problemi si discutesse maggiormente a livello parlamentare, politico e giornalistico.
21 luglio 2014
Martino Pirone

Faccio seguito a quanto da me scritto sul problema relativo al blocco del turismo italiano ed europeo verso l’Egitto ed in particolare a Sharm el Sheihk e nelle località limitrofe del Sinai, ed il risvolto negativo che ciò comporta sull’immigrazione clandestina.
   Qualcuno mi ha fatto notare che in fin dei conti sono pochi gli immigrati clandestini di origine egiziana che sbarcano sulle coste italiane, i quali figurano al 9° o 10° posto con circa il 3% del totale.  E’ vero, ma è altrettanto vero che la maggior parte dei traghettatori sono egiziani. Abbiamo visto pure che quasi tutti gli scafisti vengono individuati ed arrestati.  Ma, nonostante il grave rischio e la scarsa possibilità di farla franca, sono costretti a tentare la sorte mettendo a repentaglio la loro vita e quella di tanti altri disperati a causa dell’assoluta mancanza di lavoro.
   Quindi se avessero un briciolo di lavoro nel loro Paese penso che desisterebbero dal giocarsi la vita in quel modo.  Il lavoro per queste persone potrebbe derivare dal ripristino della piena attività di tutte le migliaia di esercizi pubblici della zona Sud del Sinai.
   Nella sola città di Sharm el Sheihk esistono 1.500 alberghi nei quali se dovessero lavorare in ognuno di essi, mediamente, almeno 15 persone verrebbero occupate oltre 20.000 egiziani. Se poi consideriamo tutte le altre attività commerciali come bar, ristoranti, negozi di souvenir, addetti alle escursione, ecc. nella sola Sharm sarebbero occupati varie decine di migliaia di egiziani e forse in parte anche di altri Paesi di emigranti dell’Africa e dell’Asia.
   Esiste purtroppo un ostacolo a ché ciò possa avvenire a causa del fatto che il nostro Ministero degli Esteri e di qualche altro Paese Europeo ha sconsigliato dagli inizi dello scorso anno e tuttora sconsiglia, perché a rischio di attentati, di recarsi in Egitto e in tutto il Sinai, compresa la zona di Sharm el Sheihk sebbene gli sporadici attentati fossero avvenuti nel Nord del Sinai.
   A proposito del rischio di attentati, per i quali i vari Ministeri degli Esteri hanno lanciato l’allarme e il consiglio di non andare in quella zona, penso al rischio maggiore che affronta chi va in montagna a scalare o a sciare e non viene sconsigliato da alcuna autorità. Oppure chi per viaggiare prende l’aereo, il treno, l’autobus o la propria automobile se dovesse tenere  presente gli incidenti che avvengono con detti mezzi di trasporto non dovrebbe muoversi, e persino camminando a piedi nel nostro Belpaese non si è sicuri, persino sulle strisce pedonali !
   Vi sono, anche su internet, tante testimonianze di Cittadini italiani e di altri Paesi, che spesso per lavoro si recano a Sharm o ci vivono stabilmente, che testimoniano la non pericolosità del luogo. In fin dei conti l’unico attentato avvenuto a Sharm el Sheihk è quello del 23 luglio 2005 e pertanto forse ora sarebbe il caso che la Farnesina e gli altri Paesi Europei revocassero l’allarme per il rischio di attentati a Sharm el Sheihk, favorendo in tal modo il ripristino del turismo stagionale e stanziale in quella città. 
   Inoltre, per contrastare l’inumano esodo di tanti sventurati dai loro paesi d’origine, i Paesi europei congiuntamente dovrebbero affrontare il problema con i governanti di quelle Nazioni cercando in qualche modo di evitare che quella povera gente venga contattata dagli organizzatori dei viaggi della “speranza” o meglio della “morte”, inducendoli, con meri miraggi, a vendersi o cedere quel poco che hanno: un pezzo di terra, una casa o del bestiame, per raggiungere l’”eldorado” europeo. Infine i singoli Paesi o l’Europa Unita dovrebbero accordarsi con quei Paesi che i vari “Caronti”, una volta individuati e catturati, venissero giudicati e ad espiare la pena nel loro paese d’origine. Questo sì che sarebbe un forte deterrente.
13 luglio 2014  
Martino Pirone   

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