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Come recita un antico adagio popolare, "il padreterno regala il pane a chi è sprovvisto dei denti", l'Istituto Comprensivo di Lioni ha ricevuto il pane, ma non i denti per masticarlo. Nel senso che l'istituto dispone di due edifici all'avanguardia, sia per ospitare la sezione dell'infanzia e della primaria, sia per la secondaria di primo grado. Si tratta di strutture che furono costruite e donate dagli americani, se non erro, al Comune di Lioni negli anni immediatamente successivi al terremoto del 1980. Sono edifici dotati di aule e spazi in quantità cospicua, attrezzati di numerosi laboratori e quant'altro ancora. Oltre a ciò, nell'edificio scolastico è presente un museo etnografico-antropologico istituito in modo permanente. È una mostra che risulta assai ricca e ben fornita: esiste una raccolta che comprende circa 3500 oggetti distribuiti su una superficie di 500 mq, ospitata presso i locali della scuola primaria. La Mostra Etnografica fu allestita nel 1989 grazie all'iniziativa di un gruppo di docenti della scuola elementare dell'allora Circolo Didattico di Lioni. L'idea scaturì dall'esigenza di ricostruire un filo di continuità con il nostro passato, per favorire la riappropriazione dell'identità perduta a causa del tragico sisma del 1980, che distrusse l’Irpinia, ed affidare alle nuove generazioni un patrimonio di utensili e di arredi che raccontano l'uomo al centro di una storia locale, nella sua totalità, come essere individuale e sociale attraverso l’introspezione di oggetti da cui si deducono i rapporti reali della vita domestica e comunitaria. Si tratta di un autentico laboratorio della memoria, da visitare senz'altro, laddove si potrebbero scoprire, ad esempio, vecchi documenti, vecchi strumenti ed attrezzi scolastici, come un pallottoliere per far di conto, vecchie fotografie che ritraggono, tra l'altro, l'asilo infantile di Lioni risalente a vari lustri fa. È una mostra dove poter ammirare i giocattoli di un tempo, la ferrovia di una volta, arnesi ed utensili agricoli, arredi e reperti della civiltà contadina locale, antiche botteghe artigianali e tante altre testimonianze del nostro passato. Ma il problema è che un simile patrimonio di edilizia scolastica, assai prezioso, con strutture logistiche avanzate e beni storico-culturali di sicuro pregio, risulta valorizzato assai poco e male da chi dovrebbe averlo in cura e gestirlo in maniera più razionale e proficua. Ma ciò dipende esattamente da quei limiti soggettivi, politici e volontaristici a cui accennavo all'inizio del presente pezzo.

Lucio Garofalo

Nel salone, inizio settembre. I soliti discorsi di mio zio e i ricordi e il passato. Sulla sedia seduto immagino il tempo perduto. Lo sento parlare e le sue parole si perdono nel giorno allegro: parole attaccate ai mobili, alla ringhiera, al lampadario. Oramai anche i muri conoscono le storie vecchie del parente. Colline verdissime di là dal balcone e un fiume. Com’è bella l’Irpinia, penso, e tutti questi ricordi… troppi e sempre gli stessi. Questo zio è instancabile. Raccontami qualcosa di più entusiasmante, non so, una storia dimenticata tipo il bisnonno Guglielmo Pagano e un personaggio famoso e il personaggio famoso esce sempre fuori all’improvviso. «Tu non lo sai, – dice lo zio – nel 1946 il generale Umberto Nobile si fermò a mangiare a casa di Guglielmo Pagano». Caspiterina! È vero ma non la sento da parecchio. Raccontami tutto, dettagliatamente. Così scrivo qualcosa. «Sì. Nobile tenne un comizio ad Avellino. Campagna elettorale del 1946, Assemblea Costituente. Si candidò da indipendente con il Partito Comunista Italiano in diversi collegi e anche in quello di Avellino». Prosegui per piacere. Avevo sentito parlare di Nobile e del bisnonno Guglielmo ma tanto tempo fa; me ne parlò mia nonna ma ero piccolo piccolo e non ricordo un bel niente. «E va bene. In quel periodo casa Pagano era frequentata da personaggi illustri e così e cosà e compagnia bella» e facciamo davvero tardi. Che racconto avvincente. Questo sì che è interessante.

Motivo d’orgoglio per un’intera famiglia. La visita di Umberto Nobile a casa Pagano è ancora oggi rammentata dai miei parenti. Visita del generale, visita diventata mito. Un mito, una sorta di biglietto da visita del genere tu non sai che il generale… a casa da noi in un giorno lontano. 1946, Atripalda. Nella grande casa del mio bisnonno Guglielmo Pagano entra il generale Umberto Nobile e il generale ha tenuto un comizio ad Avellino perché si vota per l’Assemblea Costituente e si è candidato da indipendente con il Partito Comunista Italiano in diversi collegi. Ha tenuto un discorso vibrante, solenne. I comunisti irpini l’hanno applaudito. Tra questi comunisti c’è il giornalista, dirigente del partito e segretario della camera del lavoro Silvestro Amore e Silvestro Amore è sposato con la figlia di Guglielmo Pagano, Giuseppina. Amore dice a Nobile: «Lei è ospite di mio suocero». E Nobile accetta l’invito. Tavola imbandita. È un evento storico. Le donne di casa entrano ed escono dalla grande cucina e portano in tavola pietanze prelibate. Il generale, tra un piatto e un altro, racconta la sua storia. Lasciò l’Italia nel 1931 e si trasferì in Unione Sovietica e collaborò con il progetto di dirigibile URSS W6 OSOAVIAKHIM; si recò anche negli Stati Uniti e rientrò in Patria soltanto nel 1943. E i ghiacci e la tenda rossa e l’Unione sovietica e le donne chiedono notizie sull’Urss e la cagnetta e le avventure al Polo e Togliatti e il PCI e la candidatura.

Fatto di settanta anni fa. Una vita. È passata una vita. In quelle stanze atripaldesi si è respirata un’aria particolare. Da Nobile a Guido Dorso, da Ugo La Malfa a Gennaro Maffeo. Il mio bisnonno Guglielmo Pagano era una personalità di rilievo di Atripalda nella prima metà del ‘900. Antifascista, repubblicano, di sinistra. Era un commerciante di vino: aveva contatti con aziende vinicole in diverse parti d’Italia; una di queste era l’importante azienda Folonari. Era un uomo agiato il bisnonno, un classico nobiluomo. Sposato con Carmelina De Feo, aveva cinque figli: Antonio, Sabino, Natalina, Angelina (mia nonna), Giuseppina. Il bisnonno manifestò simpatie politiche per il Partito d’azione e strinse anche amicizia con Guido Dorso. Fu molto amico del capo della polizia Arturo Bocchini e con il fondatore della prima sezione del Partito Comunista Italiano in Irpinia Gennaro Maffeo; frequentò casa Pagano ad Atripalda anche un giovanissimo Nicola Adamo. Insomma, in quella dimora passò la storia di una provincia e non solo. Casa Pagano era per tutti il “Cremlino”. Molto importante era anche il legame tra Guglielmo e Ugo La Malfa: nel 1968 il figlio di Ugo La Malfa, Giorgio, si candidò alla camera nel collegio Avellino Benevento Salerno con il Partito Repubblicano Italiano. Antonio Pagano, il figlio di Guglielmo, accompagnò Giorgio in alcuni paesi del collegio; lo fece e rinsaldò un legame tra due famiglie e ovviamente lo fece anche per ideali e per continuare la “tradizione politica” del padre. In una 500, paese dopo paese, comizio dopo comizio. Alta Irpinia, beneventano, Salerno. Nell’ultima sera di campagna elettorale Antonio e la moglie Gianna omaggiarono Giorgio La Malfa con una torta “a forma di edera”. Antonio Pagano era un commerciante di caffè, lavorò in Brasile per diversi anni.

Una famiglia antica con idee moderne, una famiglia agiata di Atripalda con amicizie importanti. Quando morì Natalina – figlia di Guglielmo – il professore Raffaele La Sala scrisse alcune righe commoventi. In queste righe dedicate a Natalina c’è la storia di un’intera famiglia. «Conversatrice misurata, – ricorda il professore Raffaele La Sala – madre premurosa, memoria infallibile, una miniera di fatti e vicende che ricostruivano fitte fitte trame di relazioni affettive ed umane. Nel suo racconto si dipanavano ricordi familiari e bagliori di guerra, piccole e grandi storie quotidiane… l’avventura di Guglielmo Pagano, il padre, agiato ed elegante commerciante di vini; il potentissimo capo della polizia fascista Arturo Bocchini, il generale Umberto Nobile e la sua inseparabile cagnetta. E poi Dante Troisi, il giudice scrittore, e poi Silvestro Amore, il giovane ed affascinante ufficiale che aveva sposato la sorella, poi militante politico e giornalista di vaglia».

Guglielmo Pagano morì nel 1955. Partecipò ai suoi funerali anche una delegazione comunista capeggiata dal segretario della federazione di Avellino Ruggero Gallico. Eppure da qualche parte è nascosta una vecchissima fotografia. Non ricordo dove. In un vecchio scatolone sicuramente. La ricordo vagamente. Il bisnonno Guglielmo è a Venezia. Immancabile cappello grigio, cappotto nero. Piccioni a destra e a sinistra, sguardo nobile. Sembra un attore, un uomo del tempo andato. Volto pieno di mistero, occhi sinceri pieni di cose vista e di cose straordinarie. Ma sì. Da qualche parte deve stare queste fotografia: nel giardino della mia memoria, da qualche parte. E spesso vado a trovarlo al cimitero di Atripalda; sta in alto sopra la moglie. Vado a trovarlo e guardo la pietra tombale e medito medito. Che cos’era Atripalda allora, che cos’era quella casa allora. Atripalda e il Blocco Popolare e quella casa piena di ricordi. E sì, un po’ lo invidio, al bisnonno si capisce. Ha conosciuto Guido Dorso, Gennaro Maffeo. Umberto Nobile. Avrei voluto vederli. Tutti e tre e avrei voluto parlare con loro, anche per poco tempo. E poi avrei voluto parlare con lui con il capostipite di una famiglia atripaldese. Con lui per un’ora, per mezzora, anche per un quarto d’ora. Un semplice ciao come stai, i tuoi giorni sono pieni luce.

Ombre, luci, colori, Mare Adriatico, case mediterranee, donne bellissime. “Il Giardino d’Italia Le Puglie” di Cesare Malpica è un’opera incantevole, una piccola pietra preziosa, un racconto di viaggio. Pagine intense, storie, descrizioni minuziose, piccolo gioiello, desiderio d’Oriente. Un viaggio, un viaggio da Napoli alla Terra d’Otranto, la Puglia tutta, la Puglia magica, fiabesca. Itinerario da sogno, strade antiche, visioni celestiali. C’è anche l’Irpinia nelle poetiche pagine del libro: c’è Monteforte, Avellino, Pratola, Grottaminarda, Ariano. Racconto del viaggio da Napoli al tacco dello Stivale; paesi irpini, della Capitanata, della Terra di Bari. Letteratura di viaggio, brezza levantina, desiderio esotico. E poi le donne… tarantine incontrate nelle locande, in carrozza, a Canosa. Stupende, belle come il sole. E c’è anche la donna della montagna “al limitare di Monteforte”, in una “casuccia bassa”. Donna della montagna come divinità irpina. Incontro particolare tra il poeta e questa umile donna. Bellissima descrizione, poetica descrizione.

Cesare Malpica nacque a Capua il 2 aprile 1804. Fu giornalista, avvocato e poeta. Liberale, partecipò alla rivoluzione dei filadelfi nel 1828. Nel 1830 si trasferì a Napoli e collaborò con periodici come Poliorama Letterario; fu redattore unico del Giornale de’ giovanetti e del Giornale delle madri e dei fanciulli: si dedicò all’attività giornalistica e descrisse le sue impressioni durante i viaggi nelle provincie del Regno delle Due Sicilie. Nel 1848 si schierò a favore del costituzionalismo napoletano accanto a Pasquale Stanislao Mancini. Maplica morì a Napoli il 12 dicembre 1848.

Ho letto tutto di un fiato il Giardino d’Italia. Mi ha affascinato in modo particolare quella donna della montagna in quella casa nei pressi di Monteforte. Ho fantasticato abbastanza. Sì perché ho accostato questo frammento ad altre pagine di scrittori importantissimi, di scrittori di altre epoche. Storie diverse, stesso animo. «Al limitare di Monteforte – scrisse Cesare Malpica – v’è una casuccia bassa, lurida, dal tetto crollante, dalla soglia ingombra di fango. Un denso fumo esce fuor dalla porta, e ingombra e annerisce ogni di più le travi della soffitta e delle pareti. Dentro a manca della porta v’è un po di paglia ammonticchiata – questo canile è il letto – di fronte v’è una rozza tavola con sopra qualche vaso di creta – queste son le suppellettili – presso al canile v’è un cerchio formato con pietre; in mezzo arde un tronco di albero; e sopra, pendente da un uncino di ferro una piccola caldaja, in cui s’ode il gorgogliare dell’acqua che bolle – da un chiodo conficcato nel muro pende una lucerna di ferro, il di cui lucignolo acceso spande un chiarore come di lampada sepolcrale in mezzo alla spessa nube che s’addensa intorno – Su quella poca paglia dorme un fanciulletto metà nudo, metà ricoperto da un cencio di lana. Presso al fuoco seduta sovra uno sgabello di legno sta una donna intenta a gettar dal pugno ricolmo non so che roba nell’acqua. E canta costei – canta una canzone che è ad una volta amore, e preghiera, gioja e lamento, timore e speranza – e la canta con tale una voce soave, che tu scemi come tutti que’ sentimenti provati dall’anima, passan da questa sul labbro -. Oh le nostre damine non han quest’accento che emana dal fondo del cuore. I trilli e i passaggi ritraggon l’arte, ma non la verità – Ad ogni strofa si tace un po e mentre colla mano che tiene un rozzo ramajuolo rimescola ciò che è nella caldaja, coll’occhio guarda il fanciulletto, come per vedere se si desta. […] – e però io m’appresso senza cerimonie alla soglia della casa del povero – Solete levarvi ben per tempo o buona donna? Senza essere né meravigliata né impaurita dall’arrivo d’un uomo intabarrato fino agli occhi, con un berretto Greco posto un po di sghembo, essa si volge, e: mi levo ordinatamente a mezza notte risponde – Vi disponete ad uscire al lavoro? – Si, quando sarà tornato mio marito che travaglia alle Calcare – Vi sta in ogni notte? – Quasi in tutte durante questi mesi o Signore – E poi? – E poi mangiato che avrà questo po di polenta usciremo insieme, egli per tagliar legna, ed io per ajutarlo, e trasportarle – […] E questo che dorme è figlio vostro? – M’è nipote. La povera mia Sorella già vedova accomandommelo morendo dal dolore d’aver perduto l’uomo che la sosteneva. E noi lo teniamo a casa da quel dì […] – Voglio darvi qualche moneta perché compriate un po’ di merenda a vostro nipote – Oh per amore del Cielo astenetevene; mio marito mi sgriderebbe. – Sta bene; permettete almeno che io la ponga tra le vesti del fanciullo. – Vale lo stesso… deh Signore… Non v’è alcun male… […] Io mi allontano, e la donna ricomincia la sua canzone».

C’è tanta poesia. Luce fioca, fumo, paglia, lucerna, polenta. Una ragazza povera in una casa irpina. Maplica è attratto da lei, addirittura si avvicina alla soglia della casa. Lo fa “senza cerimonie” e dona qualche moneta al fanciullo. La Madonna e Gesù bambino in una povera dimora. Fanciullo sulla paglia e donna seduta sopra uno sgabello. Immagine sacra. Queste righe di Maplica mi fanno sognare. Né meravigliata né impaurita, donna della montagna come la vergine Maria e Cesare Malpica come l’arcangelo Gabriele. «Riconosci la Vergine dalla sua verecondia, – scrisse Sant’Ambrogio nel commento al vangelo di Luca II 7,8 – riconosci la vergine dalla sua risposta, riconoscila dal mistero che in lei si compie. […] Maria se ne stava tutta sola nelle sue stanze segrete dove nessun uomo poteva vederla, ma solo un angelo scoprirla: e mentre se ne stava da sola senza presenze indiscrete per non contaminarsi con chiacchiere grossolane, viene salutata dall’arcangelo».

Una donna povera che canta una canzone antica e un bambino. Forte è il fascino. La donna che canta e il bambino che dorme o piange (sulla paglia come Gesù o in una culla): due statuette del presepe. Accosto timidamente queste righe a quelle meravigliose di Mario Rigoni Stern dedicate alla ragazza russa e al bambino nell’ibsa; ragazza russa e il bambino nel bellissimo romanzo “Il sergente nella neve”. «Nel pomeriggio – scrive Rigoni Stern – c’erano nell’isba solo una ragazza e un neonato. La ragazza si sedeva vicino alla culla. La culla era appesa al soffitto con delle funi e dondolavano come barca ogni volta che il bambino si muoveva. La ragazza si sedeva lì vicino, e per tutto il pomeriggio filava la canapa con il mulinello a pedale. Io guardavo il soffitto e il rumore del mulinello riempiva il mio essere come il rumore di una cascata gigantesca. Qualche volta la osservavo e il sole di marzo, che entrava tra le tendine, faceva sembrare oro la canapa e la ruota mandava mille bagliori. Ogni tanto il bambino piangeva e allora la ragazza spingeva dolcemente la culla e cantava. Io ascoltavo e non dicevo mai una parola». Dall’Irpina alla Russia, dalla casuccia bassa all’ibsa. Epoche diverse. Cantano sempre le donne, cantano, lavorano e guardano i bambini. Tramontano le epoche ma splende sempre il solito sole.

Il 28 febbraio 2014, pochi giorni dopo la sua nomina a Presidente del Governo, inviammo a Matteo Renzi l’unita lettera trasmettendola  anche ad alcuni giornali cartacei e online che la pubblicarono. Ora, a distanza di due anni e mezzo sarebbe opportuno pubblicarla  nuovamente in modo che i Cittadini ed ancor di più i politici, di maggioranza e di opposizione, possano esaminare quanto avevamo proposto e valutare ciò che è stato fatto e ciò che andrebbe fatto per sanare un po’ di cose del nostro beneamato Paese.

                                                        Giovanni Dotti e Martino Pirone

Messaggio: Gli sprechi nella Pubblica Amministrazione

Ill. mo dott. Matteo Renzi Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana R O M A

Siamo due Cittadini italiani che hanno lavorato per più di 40 anni in settori pubblici (rispettivamente nella Prefettura di Varese e nella Sanità) e che per questo pensano di conoscere abbastanza il problema degli sprechi nella Pubblica Amministrazione. Per eliminare o almeno ridurre i quali ci permettiamo di avanzare alcune proposte che, secondo le competenze, La invitiamo a segnalare all’attenzione dei relativi Ministeri e proporre leggi da discutere in Parlamento.

- Abolire o ridurre drasticamente i rimborsi elettorali ai partiti politici;

- Invitare gli Organi Istituzionali nei confronti dei quali non è possibile agire (Presidenza della Repubblica, Parlamento, Consulta) ad una immediata riduzione di tutte le loro spese (retribuzioni e spese di funzionamento) rapportandole ai parametri degli altri Paesi europei, tenuto anche conto dell’attuale crisi economico-finanziaria;

- Sollecitare il Parlamento a ridurre i finanziamenti e le agevolazioni previste dalle leggi costituzionali a favore delle Regioni a Statuto Speciale e delle Province Autonome;

- Ridurre per tutti i Dicasteri e gli Uffici della Pubblica Amministrazione il numero dei Dirigenti ed anche bloccare - per un determinato numero di anni e per i soggetti al disopra di un certo livello – l’avanzamento di grado, in particolare per le Forze Armate (riducendo drasticamente il numero dei Generali), nonché diminuire le loro attuali retribuzioni (prevedendo un tetto massimo non superiore a quello medio degli altri Stati europei; altrettanto dicasi per le loro pensioni);

- Ridurre le attuali eccessive retribuzioni degli Amministratori e degli alti Dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni, nonché quelle dei dipendenti di alcune Regioni a Statuto Speciale uniformandole a quelle di tutte le altre;

- Annullare le tante leggi e leggine che hanno consentito finora a moltissimi beneficiati di godere immeritatamente di retribuzioni e/o pensioni scandalose, spesso superiori ai 20 / 30.000 Euro/mese, e vietare il cumulo delle stesse (in tali casi più che di diritti acquisiti si tratta di privilegi, contrari ad ogni senso di equità  e di giustizia, che gridano vendetta al cielo!);

- Applicare da subito una cospicua trattenuta alla base sui precitati redditi e su quelli percepiti da tanti VIP (calciatori e personaggi dello spettacolo), dirigenti d’azienda, amministratori di banche, assicurazioni, finanziarie, ecc. quando superino determinati importi (prendere ad esempio la tassazione U.S.A. che è realmente progressiva);

- Disporre per stipendi e pensioni di entità elevata che l’importo superiore ai 15 - 20.000 Euro/mese venga corrisposto in Titoli di Stato quinquennali o decennali (così il Governo potrebbe disporre di una pronta e costante liquidità , ed anche si limiterebbe di molto l’esportazione illegale di capitali all’estero);

- Rivedere le norme che regolano i rapporti, in materia fiscale, con la Repubblica di San Marino, la Svizzera, Montecarlo, Lussemburgo ed altri paradisi fiscali;

- Tenere sotto stretto controllo le società  offshore create all’estero da molti connazionali allo scopo di eludere il Fisco italiano;

- Aumentare l’organico della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate per intensificare i controlli fiscali sui liberi professionisti e sopratutto sugli operatori economici e finanziari (in particolare coloro che risiedono anche nei C.d.A. di Banche, Assicurazioni, Enti, e Società  pubbliche e private);

- Obbligare la connessione informatica fra tutti gli Uffici Pubblici per consentire controlli telematici incrociati, in particolare: Agenzia delle Entrate, Catasto, Inps ed altri Enti previdenziali, Anagrafi comunali, Motorizzazione Civile, P.R.A., Registro Nautico, Assicurazioni, ecc.;

- Ridurre del 15 - 20 % per tutte le strutture Statali centrali e periferiche (eccetto che per Scuola e Giustizia) l’accreditamento per le spese correnti, mantenendo o accordando loro autonomia gestionale (dietro presentazione di un bilancio di previsione per ciascun esercizio finanziario) in modo che possano apportare variazioni di spesa da un capitolo all’altro, ma senza sforare il tetto di previsione annuale;

- Ridurre al minimo indispensabile le consulenze esterne per tutti gli Enti Pubblici, con obbligo di rivolgersi in via prioritaria ad altri Enti Pubblici e solo secondariamente ai privati, ed anche creare una Tabella Nazionale dei Consulenti con tariffe prestabilite;

- Disporre per il Ministero dell’Interno una sensibile riduzione del numero dei servizi mobili di scorta alle persone, limitandoli allo stretto necessario e per spostamenti legati ad attività  istituzionali e mantenere i presidi fissi di protezione alle abitazioni solo per quei casi eccezionali di accertato rischio;

- Sostituire le attuali urne elettorali di cartone a perdere con urne pieghevoli di plastica riutilizzabili per successive votazioni; limitare ad una sola giornata le consultazioni elettorali; accorpare se possibile in unica tornata elezioni di differente natura (es. politiche e amministrative) ed eventuali referendum;

- Disporre per le Ambasciate ed i Consolati italiani nei Paesi extraeuropei, prima di rilasciare il visto d’ingresso per l’Italia - anche solo per turismo – l’obbligo di richiedere agli interessati una adeguata copertura assicurativa per eventuali spese sanitarie, onde evitare che le stesse (spesso notevoli) vengano poi accollate al nostro S.S.N. (quasi sempre senza alcuna possibilità  di recupero);

- Ridurre il numero dei carcerati con l’espulsione degli stranieri condannati per droga o reati minori e senza permesso di soggiorno; per i reati più gravi stipulare accordi con i Paesi d'origine affinché i condannati scontino la pena nel loro Paese;

- Snellire le procedure giudiziarie per accelerare l’iter dei processi, in modo da ridurre il numero dei soggetti in attesa di giudizio limitandone la detenzione al più breve tempo possibile;

- Promuovere le convenzioni tra Istituti di pena ed Enti pubblici (Comuni e altri) per far svolgere, con permesso diurno, lavori di pubblica utilità  ai carcerati meno pericolosi;

- Contenere le spese di gestione degli Ospedali pubblici e degli Istituti di pena, oggi davvero eccessive, evitando in particolare inutili sprechi nel riscaldamento, nell’illuminazione dei locali e nelle mense (molto cibo viene quotidianamente gettato);

- Annullare l’acquisto dei tanto discussi aerei militari (cacciabombardieri) dal costo esorbitante e di altre forniture di materiale bellico non indispensabile; prevedere il ritiro dei militari italiani operanti all’estero a meno che le spese non vengano sostenute totalmente o in prevalenza dall’O.N.U.;

- Controllare ed approfondire le segnalazioni di alcune trasmissioni televisive quali: Striscia la notizia, Reporter, Matrix, Le iene, ecc. circa gli sprechi per opere costosissime mai completate o inutilizzate (oltre 400!) come: ospedali, scuole, carceri, caserme, aeroporti, strade, stazioni e tratte ferroviarie, centri sportivi, palestre, piscine, ecc. e procedere eventualmente a denunciare alla Corte dei Conti ed alla Magistratura ordinaria gli amministratori responsabili di detti sprechi;

- Accordare agli amministratori in carica un termine tecnico entro il quale le succitate opere, sostenute da finanziamenti pubblici, devono essere ultimate ed utilizzate (il che servirebbe anche a smuovere l’economia sana del Paese);

- Accertare il costo delle rappresentanze diplomatiche delle Regioni all’estero e valutare l’opportunità  o meno della loro abolizione;

- Fissare un plafond delle spese sanitarie regionali per abitante e costi standard per gli acquisti di materiali e commesse;

- Disporre la limitazione del numero di stampa dei Bollettini Ministeriali e Regionali, dei Bilanci di previsione, dei Consuntivi e di ogni altra pubblicazione da parte degli Uffici centrali e periferici;

- Razionalizzare il consumo di energia per l’illuminazione ed il riscaldamento di tutti gli Uffici e le strutture pubbliche (che attualmente rappresenta uno dei costi più elevati delle spese correnti), anche prevedendo il ricorso a fonti energetiche alternative;

- Agevolare la ripresa economica del Paese favorendo sopratutto l’edilizia pubblica e la ristrutturazione del patrimonio edilizio privato esistente, prevedendo significative agevolazioni fiscali, anche per salvaguardare l’integrità  delle aree verdi e del paesaggio;

- Alienare il patrimonio edilizio pubblico inutilizzato, in particolare militare, oppure cederlo agli Enti Locali per una loro conversione (previe opere di adeguamento) in abitazioni popolari, case di riposo per anziani, uffici pubblici o altre opere di pubblica utilità ;

- per la R.A.I.: a) sottrarla all’egemonia dei partiti azzerando il Consiglio di Amministrazione e sostituendo i vari Direttori di testata che hanno sottoscritto contratti di collaborazione milionari con i vari personaggi dello spettacolo; b) nominare eventualmente un Commissario e qualche suo collaboratore che sappia spendere con maggiore oculatezza il denaro dei contribuenti (senza farsi ingannare dalla scusa pretestuosa dell’audience e dei proventi derivanti dagli sponsor); c) annullare tutti i contratti in essere con detti personaggi e proporre la riduzione drastica dei loro compensi valutando eventualmente anche l’opportunità  di ridurre il costo della pubblicità  (è¨ ora di invertire l’attuale tendenza al rialzo dei compensi ai conduttori ed ai vari operatori dello spettacolo con il teorema: più alto indice di ascolto > maggiore incasso dalla pubblicità , e più alto incasso dalla pubblicità  > più elevata remunerazione al conduttore, perché così facendo il cerchio si chiude con l’aumento sul mercato del costo dei prodotti reclamizzati, con danno sopratutto per i ceti meno abbienti). Occorre invece bloccare e invertire questa tendenza se si vuole moralizzare il mercato (anche perché l’audience dipende da molti altri fattori: tipo di programma, orario, ecc. e non solo dalla bravura dei partecipanti).

Per ogni altra voce non contemplata in questo elenco fare riferimento alle pubblicazioni di Stella e Rizzo, in cui sono ampiamente descritti i moltissimi sprechi e storture della Pubblica Amministrazione. Concludiamo con l’auspicio che le proposte anzidette vengano prese in considerazione dal Suo nuovo Governo, dal momento che si propone di correggere le tante ingiustizie e le tante storture attualmente esistenti nel nostro Bel Paese. Con entusiasmo porgiamo tanti auguri di BUON LAVORO a Lei e al Suo Governo.

Martino Pirone e Giovanni Dotti Varese, 28 febbraio 2014

P.S. Alleghiamo una nostra proposta relativa al contenimento delle super-retribuzioni e dei pluri-incarichi nella Pubblica Amministrazione (già  inviata e pubblicata su vari giornali).

NO ALLE SUPER-RETRIBUZIONI ED AI PLURI-INCARICHI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE :

Per ovviare al guazzabuglio dei vergognosi fenomeni sopra enunciati, che gridano vendetta al cielo (Mastrapasqua ne è un fulgido esempio), e ridurre l’eccessivo e ingiustificato divario retributivo tra dirigenti e subordinati, basterebbe varare un solo articolo di legge di questo tenore: Chiunque nella Pubblica Amministrazione ricopra incarichi dirigenziali o di consulenza o quant’altro (in Enti pubblici o in Aziende e Società  partecipate o controllate) non può percepire annualmente una somma di emolumenti (retribuzioni, onorari o altro) per un totale che superi di dieci (o quindici ?) volte lo stipendio annuo lordo del dipendente della qualifica più bassa. Basterebbe questa semplice norma per ridurre automaticamente il numero dei pluri-incarichi e sopratutto l’odiosa disparità  retributiva oggi esistente tra i vari soggetti che a vario titolo operano nella P.A., moralizzando una situazione divenuta ormai intollerabile eticamente e insostenibile per le finanze pubbliche. Se poi un simile provvedimento venisse introdotto anche nel comparto lavorativo privato (e nelle Fondazioni), riducendo certe esagerate e assurde retribuzioni di dirigenti, si otterrebbe un notevole risparmio per le Aziende che potrebbero così ridurre i costi di produzione e resistere meglio alla concorrenza, evitando anche tanti licenziamenti. Vedremo se, dopo tante chiacchiere inconcludenti, ci sarà  un partito o un sindacato che si farà  promotore di una simile iniziativa. Attendiamo fiduciosi.

Varese, 8 febbraio 2014 Giovanni Dotti e Martino Pirone

Una proposta di Educazione digitale.

Finora non ho avuto il tempo a disposizione per riflettere sul caso di Tiziana, la ragazza suicida per la vergogna. Ma non credete che si debba tentare un approccio più serio, intelligente ed approfondito rispetto ai vari post e ai commenti letti a riguardo? La tragica vicenda della donna che si è tolta la vita, amareggiata e depressa da una sorta di "gogna virtuale" a cui l'hanno quasi costretta in forza di alcuni filmati hard divenuti virali e divulgati su Internet dai suoi aguzzini, è stata una notizia agghiacciante ed inaudita, che ci ha angosciato in un modo atroce e doloroso. Non penso neanche che si possa demonizzare il Web nella misura in cui, al pari di qualsiasi medium o strumento tecnologico, è anch'esso neutrale in sé, per cui il suo valore (negativo o positivo) dipende esclusivamente dall'utilizzo che se ne fa. Direi, piuttosto, che si dovrebbero incoraggiare ed incentivare sapienti interventi formativi rivolti all'educazione digitale dei nostri giovani nelle scuole. Si sprecano tanti soldi per finanziare iniziative assolutamente sterili, vuote e fumose, attività improduttive ed inconsistenti, progetti fantasma e via discorrendo. Eppure, si dovrebbe istituire una valida ed efficace opera in senso preventivo ed educativo dei cosiddetti "nativi digitali", che abitui ad un uso più saggio e razionale delle tecnologie informatiche e multimediali, in particolare dei social-network. Ritengo che sarebbe un'esperienza lodevole ed auspicale, da promuovere e privilegiare in modo prioritario nelle scuole. Una seria progettualità di educazione digitale, concepita non come un arido e banale insegnamento di ordine tecnico, da "manualetto di istruzioni", bensì in termini di formazione globale ed integrale della persona sul terreno etico e civico, in stretta correlazione con le altre educazioni che rientrino nella sfera più vasta dell'educazione all'affettività, ad una socialità sana e corretta, alla cittadinanza attiva e cosciente, al pieno rispetto del prossimo. Non sarebbe affatto un'ipotesi da scongiurare, anzi.

Lucio Garofalo

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