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Sorrisi a tavola. Lo zio racconta sepolte storie. Tira fuori vicende dimenticate. Sento le sue parole. Musica per le mie orecchie. «Lo sai che… lo sai… ti racconto un fatterello. Peppone e Don Camillo a Tufo». Peppone e Don Camillo? «A Tufo». Fammi capire. «Il Corpus Domini, l’ombrello. 1952 o 1953. Il prete contro il sindaco donna. Il prete cacciò via il sindaco. Una donna di sinistra non deve mantenere l’ombrello. Così disse». Veramente? «Sì sì». Lo zio rammenta l’episodio. Davvero non sapevo nulla. Però, hai capito il sacerdote… Erano tempi particolari. Poi a Tufo c’era un sindaco donna, un sindaco donna e progressista. Cose turche per il tempo. Questa sì che è una storia interessante.

Corpus Domini dei primi anni ’50. Tufo. Il sole picchia forte. In piazza c’è un grande baccano. Il prete aggredisce a parole la sindaca Adelia Bozza. Non può portale l’ombrello. Ella è comunista. La donna si difende: vorrebbe portare l’ombrello in processione. Non c’è niente da fare. Arriva la celere. In paese si respira un’aria tesa. La gente del posto difende il primo cittadino. Alla fine vince l’uomo di chiesa. Si precipitano a Tufo anche i giornalisti delle testate nazionali.

Storie, storie sepolte. Non conoscevo Adelia Bozza. È stata la prima sindaca dell’Irpinia. E non è poco. La prima donna con la fascia tricolore in provincia; la prima donna con la fascia tricolore in provincia negli anni ’50. Davvero una bella storia in quest’Irpinia sempre immobile. Adelia Bozza sindaco di Tufo. La chiamavano “bersagliera”. Era una donna forte, severa, schietta. Era progressista, moderna, democratica. Nacque a Sant’Arcangelo Trimonte nel 1903. Guidò l’amministrazione di Tufo dal 1952 al 1954: nel ’52 aveva 49 anni. Era insegnante elementare. Sposò il farmacista del paese Giuseppe Colantuoni originario di Lioni; fu una donna libera e intransigente: tutelò ininterrottamente i poveri, gli emarginati, i braccianti. Durante il ventennio non nascose il suo antifascismo. In una pubblica manifestazione urlò a squarciagola Viva Matteotti e fu trasferita in alta Italia. La signora si scontrò addirittura con i giornalisti del Roma dell’armatore Achille Lauro: il Roma non fu mai clemente con la sindaca. E la sindaca rispose pan per focaccia e difese sempre le sue idee. Storie, storie dimenticate.

Ho recuperato un paio di fotografie della Bozza grazie alle moglie del figlio, la signora Lidia Colla. Ho chiesto notizie a Michele Perone: ho cercato di ricostruire al meglio la vicenda politica del primo sindaco donna d’Irpinia. Era una indipendente di sinistra; era progressista ma non era una comunista militante. Il figlio Rocco Colantuoni era il politico di famiglia: scriveva sul Progresso Irpino e conosceva tutte le personalità legate al PCI avellinese. Rocco Colantuoni conosceva anche il segretario provinciale della Camera di Lavoro Silvestro Amore. Il segretario Amore si impegnò attivamente in paese e grazie alla sua opera di propaganda i minatori e i contadini si avvicinarono al Partito Comunista. Proprio Silvestro Amore sponsorizzò la candidatura della Bozza alla elezioni amministrative di Tufo. La signora non aveva intenzione di scendere in campo, alla fine accettò la proposta e guidò il raggruppamento di sinistra “Tromba impugnata”.

Le elezioni amministrative del 1952 segnarono l’avanzamento delle forze democratiche e progressiste nel meridione. Anche ad Atripalda vinse la lista di sinistra denominata Blocco Popolare. A Tufo si impose, come detto, la Tromba impugna. Sul libro di Gateano Troisi “L’oro di Tufo” è presente la fotografia di un vecchio volantino della lista. Trascrivo alcune parti. «Il giorno 25 maggio siete chiamati a dare il vostro giudizio attraverso il voto per eleggere la nuova Amministrazione del nostro Comune. È questa l’occasione per far vincere finalmente la volontà del popolo di Tufo sempre deluso e ingannato dalle Amministrazioni dimarziane che da 80 anni hanno soffocato le sue aspirazioni di libertà e di progresso. L’amministrazione comunale uscente ha fatto completo fallimento durante i suoi sei anni di governo. Nessuno dei fondamentali problemi del popolo sono stati risolti tanto che essa non ha potuto ripresentarsi alle lezioni perché troppo screditata e che alcuni suoi componenti, più onesti degli altri e più vicini agli interessi del popolo, hanno sentito la necessità di entrare nella lista della TROMBA o di appoggiarla. In questo momento particolare facciamo appello a tutti i cittadini onesti affinché diano il voto alla lista contrassegnata con la TROMBA IMPUGNATA la quale, libera da ogni suggestione padronale, garantirà un’Amministrazione democratica senza discriminazione di ideologie politiche e religiose, tutelerà gli interessi di ogni cittadino». Il volantino è molto interessante. La lista si schierò apertamente dalla parte dei più deboli e contro le amministrazioni “dimarziane”. Insomma, in paese si respirò un’aria nuova.

«Capolista della “tromba impugnata” – scrive Gaetano Troisi nel libro L’oro di Tufo – fu Adelia Bozza, insegnante elementare, moglie del farmacista del paese. Componevano la lista otto candidati fra contadini e braccianti, un commerciante, un altro insegnante elementare oltre la capolista, e un solo operaio: segno evidente della pressione psicologica cui erano sottoposti i lavoratori della miniera. Le elezioni si fecero il 25 maggio 1952. […] La lista operaia e contadina si insediò nella casa del popolo. I minatori erano protagonisti sotterranei del successo della loro lista, anche se presenti con una rappresentanza tanto marginale. […] La vittoria nacque tuttavia con le ali tarpate: dopo circa due anni si rese necessario l’avvicendamento nella carica di sindaco». I minatori avevano paura di perdere il posto di lavoro e non si schierarono apertamente: appoggiarono in segreto la Tromba.

La Tromba sconfisse la lista moderata del cavaliere Angelo Molinaro. Vinse la lista di sinistra per la prima volta in paese. La Tromba impugnata non nacque soltanto a Tufo. Era il simbolo della sinistra democratica e popolare; fu utilizzato in diversi comuni dell’Italia. La tromba era uno strumento utilizzato dai contadini durante l’occupazione delle terre alla fine degli anni ’40; i contadini pronti ad occupare le terre si radunavano con il suono della tromba. Il leader comunista Palmiro Togliatti, in seguito ai fatti di Melissa nel 1949, impugnò una tromba. Questa tromba sarà il simbolo dell’unità. E il simbolo apparve per la prima volta alle elezioni del 1952: apparve anche in Irpinia.

La sindaca amministrò il comune soltanto per due anni. Nel 1954 si rese necessario l’avvicendamento e guidò il paese il commerciante Antonio De Vita. E De Vita portò a termine il mandato. Cosa resta di ieri? Resta ben poco. Sicuramente l’esperienza amministrativa di Adelia Bozza è da rivalutare. Per tanti motivi. Come detto, fu la prima sindaca in Irpinia, fu un’amministratrice moderna e severa. E difese sempre gli ultimi, i minatori, i braccianti.

Irpinia, 14 marzo 2008. Ho appena spento il telefonino. Allora è vero. Emilio non c’è più. È morto in Brasile. Un infarto. Un infarto a quarantatré anni in Sudamerica. Dico, in Sudamerica. Tutto è illogico. Non condividevo il suo pensiero politico ma apprezzavo il suo stile “fuori dal coro”. Lo conoscevo e lo rispettavo. Ricordo il suo giubbino verde, la sua Lancia K bianca piena di carte. Parlavamo di politica, di storia locale, di cultura; aveva mille interessi. Era un uomo colto, eclettico e disponibile al dialogo. Sindaco di Montefalcione a ventotto anni. Giovanissimo. Democristiano, poi Popolare, Emilio amava il confronto: voleva capire perché molti in provincia votavano “contro”.

Otto anni. Il tempo passa in fretta. Sono passati otto anni. Emilio Ruggiero ha ottenuto suffragi importanti. Riservato, pacato, sobrio. Emilio era apprezzato da poeti, musicisti, pittori, storici. Era per Alberta De Simone «un uomo leale e pieno di umanità». Nacque il 17 gennaio del 1965. Alla fine degli anni ’80 assunse la carica di responsabile del movimento giovanile della DC di Montefalcione. Nel 1993 divenne sindaco del suo paese: la sua lista ottenne 1300 voti. «l’Amministrazione Ruggiero, – scrive il professore Fausto Baldassarre in “Montefalcione 1956 2006 mezzo secolo di vita politico amministrativa” – oltre all’impegno nel prosieguo della ricostruzione post-terremoto, avvia e porta a conclusione la ristrutturazione del Monastero, di Casa Troisi, del Palazzotto dello Sport, della nuova Scuola per l’Infanzia e di altre opere pubbliche». Emilio divenne un grande esperto del diritto amministrativo. Si appassionò con veemenza alla materia e polarizzò l’interesse di luminari del diritto come il professore Scoca e il professore Stanzione. Inoltre, dedicò il suo impegno anche alle politiche sociali e al turismo. Promosse sempre eventi di prestigio. Nell’estate ‘94 Montefalcione ospitò le selezioni provinciali di Miss Italia; le ragazze sfilarono in passerella e la folla applaudì.

Emilio ha tutelato gli anziani e i bambini. Nel periodo dell’adolescenza ha rincuorato senza sosta gli anziani della casa di riposo Rubilli; ha regalato agli ospiti della Casa gli alimenti. Recuperava a casa sua i pacchi di pasta, li nascondeva e li portava con sé. Insieme agli anziani ha tutelato i bambini. È stato addirittura nominato dall’UNICEF difensore ideale dei bambini. Si è spesso vestito da Babbo Natale nel periodo natalizio ed ha portato a tutti i bimbi del suo paese i doni.

Dedicò il suo impegno al territorio. Nel 1995 fu eletto Consigliere Provinciale con il Partito Popolare Italiano. Ricoprì la carica di Assessore Provinciale dal 2001 al 2008. Redasse, in qualità di Presidente della prima commissione consiliare, lo statuto provinciale. Nel giugno 2004 fu eletto nuovamente alla Provincia e ottenne un grande consenso elettorale: ottenne 3100 voti; si candidò con la Margherita. Aderì, infine, al Partito Democratico.

Ideò il progetto Borghi incantanti: tutto per la libertà, rivolte e rivoluzioni in Irpinia incentrato sulla riscoperta degli eventi storici minori. Le Rievocazioni storiche colorarono con colori antichi le notti infinte dei piccoli comuni. Fu rispolverata la figura destituita del Cantastorie: raggiunse l’Irpinia perfino il noto artista siciliano Franco Trincale. I ragazzi scoprirono la bellezza dei giochi di una volta e si dilettarono con il tiro alla fune, con la corsa nei sacchi, con la caccia al tesoro. A Montefalcione fu rammentata la rivolta antiunitaria del 1861; a Forino fu commemorata la figura della Principessa Marzia Carafa; a Santo Stefano del Sole fu ricostruita l’epopea del brigante Laurenziello. Ricordo il riverbero dello Ius primae noctis di Montoro.

Nel 2008 ripropose le rievocazioni storiche tramite il progetto C’era una volta… in Irpinia. A Manocalzati andò in scena la celebrazione di Sant’Antonio nei pressi dell’anfiteatro. E Ruggiero è ancora apprezzato a Manocalzati. Tramite il suo impegno è stato possibile restaurare il Castello della frazione San Barbato. Egli nel 2002 organizzò un incontro dedicato ai fondi POR e invitò gli amministratori dei comuni dell’hinterland. Il diciotto dicembre del 2003 fu approvato il progetto esecutivo dei lavori di Restauro, consolidamento e sistemazione esterna del castello di origine longobarda; per Manocalzati fu un giorno importante. Il Castello di San Barbato divenne, così, la porta d’ingresso della filiera enogastronomica.

Emilio Ruggiero morì in Brasile il 14 marzo 2008. La notizia arrivò subito in Irpinia. Il Partito Democratico sospese le attività per un’intera giornata. Tutta la politica locale rese omaggio all’assessore provinciale di Montefalcione. Il presidente Nicola Mancino affermò malinconicamente: «Ho perduto un amico». Franco Maselli così tratteggiò la figura dell’ex assessore provinciale. «Capace ed estroversi, puntuale e fuori dagli schemi, molto preparato nelle procedure e meticoloso nella loro applicazione, attento alle materie di sua stretta competenza ma anche insofferente verso ogni confinamento settoriale. Insomma è stato quello che comunemente viene definito uno spirito libero e che, nella Giunta provinciale, io definivo un amministratore eclettico». L’artista Umberto Valentino dedicò a Ruggiero alcune parole magnifiche. «Irruento, impulsivo, infaticabile, poco diplomatico, prima uomo e poi politico; quelli come Te non muoiono neanche quando muoiono. La tua passione per la politica, per l’arte e la cultura, il tuo amore per la tua terra e la sua storia che volevi tutti conoscessero, vivranno per te e sopravvivranno ad una morte ingiusta. Ciao, amico mio».

A Montefalcione fu allestita la camera ardente e il venerdì si tenne il funerale. Fu un giorno di immenso dolore per la comunità. Suonò senza sosta un triste violino. Il sindaco Vanda Grassi ricordò Emilio. «Tra le innumerevoli immagini di te che tumultuosamente si affollano e si accavallano nella mia memoria – disse la Grassi – c’è né una che con insistenza si fa spazio tra le altre, fino a imporsi con prepotente veemenza: è quella di un promettente studente della terza A e di una giovane insegnante di matematica che amava discutere con te. […] Si dimenticò, però, quella giovane insegnante di dirti che dietro le speranze più dolci, dietro i progetti più alti… c’è in agguato una tetra signora vestita di nero pronta a falciare in un attimo il prezioso edificio dei tuoi sogni. E mai quella giovane insegnate avrebbe potuto immaginare di essere costretta un giorno a salire le scale dell’altare per porgere a te l’ultimo e affettuoso saluto in nome di tutti i tuoi concittadini». Discorso solenne, bello.

E continuo ad andare al cimitero a Montefalcione. Una volta a settimana. Due minuti davanti alla tomba di Emilio. Perché era una brava persona, di là dall’appartenenza politica. Non è facile trovare politici disponibili al dialogo. Per questo motivo ho proposto al sindaco di Manocalzati, in qualità di capogruppo di minoranza, l’intitolazione di una sala del castello di San Barbato a Emilio Ruggiero. Sarebbe un riconoscimento importante a otto anni dalla scomparsa.

Tra tutte le inchieste e le vertenze giudiziarie a cui ormai siamo avvezzi (anzi, assuefatti come si è agli stupefacenti), un'iniziativa della procura di Trani contro le agenzie di rating che nel 2011 declassarono i titoli di stato italiani, dando il via all'assalto coordinato e premeditato, sferrato in poco tempo dall'alta finanza globale contro la sovranità politica e monetaria dell'Italia, mi pare quantomeno un'azione degna di rilievo. Eppure, tale procedimento giudiziario (http://www.attivotv.it/si-apre-il-processo-contro-il-golpe-finanziario-che-ci-porto-a-renzi/) sta passando tra l'indifferenza generale e la tacita complicità (e, direi, subalternità) dei media mainstream verso i poteri che comandano sul serio. Ma ciò non è casuale dato che la stragrande maggioranza dei network televisivi e dei quotidiani nazionali è soggetta al controllo diretto del grande capitale bancario, industriale e dell'alta finanza globale. Tutto ciò accade mentre il governo italiano in carica, nella figura del signor Padoan, il ministro dell'economia e delle finanze, il quale incarna il vero garante delle politiche di austerity imposte dalla banca centrale europea e dalla trojka, si è rifiutato di far costituire lo stato italiano in parte civile nel procedimento penale avviato contro i "golpisti" del mondo finanziario internazionale.

Lucio Garofalo

Una volta ero convinto che la scuola pubblica italiana fosse un ambiente impermeabile e refrattario alle novità (intese qui in un'accezione deteriore), una categoria sociale restia e diffidente rispetto alle "rivoluzioni di destra" imposte dal capitalismo. Mi sbagliavo clamorosamente. Dopo aver visto il mondo della scuola assorbire ed accettare supinamente una sequenza micidiale di controriforme, dall'autonomia scolastica alla "buona scuola", susseguitesi negli ultimi vent'anni, mi sono dovuto ricredere. Temo che la massa dei colleghi sia fin troppo remissiva e "recettiva" (in un senso ironico) rispetto alle ingerenze politiche esercitate dall'alto. Ricordo che la "Buona Sola" non è una "riforma" di Renzi, del PD o del governo in carica, bensì una controriforma calata dall'alto, dal mondo imprenditoriale che punta a fare della scuola pubblica un luogo di addestramento alla selezione di classe all'interno del mercato del lavoro. Si vuole fare della scuola pubblica un meccanismo propedeutico e funzionale alla logica alienante e cinica del mercato, insinuando quella mentalità aziendalista, competitiva e "meritocratica", ma in realtà marcia e decrepita, che governa il capitalismo. Per tali ragioni, la scuola pubblica è nel mirino da anni, sottoposta agli assalti inferti dai poteri economici dominanti. La scuola era un elemento di "conservazione", intesa in chiave positiva, nell'accezione indicata da Pasolini negli "Scritti Corsari", in cui spiegava che, di fronte alle "rivoluzioni di destra" avviate dal capitalismo industriale e finanziario, i conservatori sono gli unici rivoluzionari che avversano ogni disegno scellerato di disgregazione e disumanizzazione della società. Ebbene, in tal senso mi professo anch'io una sorta di "conservatore", vale e dire un rivoluzionario autentico, ma dubito che lo sia la categoria sociale e professionale a cui appartengo, che accetta passivamente ogni nefandezza.

Lucio Garofalo

Una sosta al cimitero di Atripalda. Una sosta alle dieci del mattino. In tasca ho un biglietto. Nell’aria c’è qualcosa di strano, qualche cosa di diverso. Mattino di inizio estate in Irpinia; è il giorno del mio primo consiglio comunale. Respiro il passato, passeggio e penso. Penso sempre al passato. Atripalda negli anni ’70: le lotte politiche, le idee del tempo perduto. Medito, guardo l’orologio, assaporo la bellezza di un momento spirituale. Cerco il custode. «Dov’è la cappella dell’onorevole Nicola Adamo?». Dico. Avanti poi a sinistra. La trovo. La guardo: è chiusa. Dall’altra parte del vetro c’è una fotografia. Cappella particolare, maestosa, bianca. Sono venuto a vederla, alle dieci del mattino per la prima volta. Emozione mai vissuta. Fiori, lumini, panchina incastonata nel muro. Nicola Adamo 25 giugno 1928 – 19 febbraio 1980. Tremenda fine. Incidente stradale sulla variante: morte assurda, vita troncata. Se fosse ancora vivo, avrebbe compiuto il 25 giugno ottantotto anni.

Ho ricordato l’onorevole, nel mio discorso d’insediamento, in aula consiliare a Manocalzati. Ho detto: stamattina sono andato a vedere la cappella di Nicola Adamo ad Atripalda. A volte succedono cose inspiegabili. Mi ha spinto una forza addirittura magica. Una visita alla cappella del politico; ho parcheggiato la mia automobile ed ho contemplato il bianco colore della dimora eterna. L’ho fatto perché stimo i politici intransigenti dell’Irpinia. Poi ho capito una cosa, in questi strani giorni ho capito una cosa. Sul piano locale le differenze politiche tra destra e sinistra contano in modo relativo; la lezione milazziana è sempre valida. Uniti contro i partiti di potere, uniti contro la cattiva politica. Il voto al PCI nell’Irpinia degli anni ’70 era semplicemente il “voto contro”; il voto al MSI nell’Irpinia degli anni ’70 era semplicemente il “voto contro”. Un “voto contro” in Irpinia.

Non ho mai conosciuto il politico atripaldese. Sono nato nel 1985. Ho seguito nel 2009 la Pallavolo Atripalda: la squadra disputava le gare interne del campionato all’interno della palestra intitolata alla sua memoria. Ho sentito parlare dell’onorevole diverse volte. Mi parlò di lui mio zio Silvestro Amore. Mi parlò delle battaglie contro la Democrazia Cristiana. Perché tanti anni fa era dura davvero stare dall’altra parte. Nicola Adamo era geometra. Fu eletto consigliere comunale di Atripalda nel 1952 con il Blocco Popolare; costituì la lista con l’avvocato Carlo Tozzi. Fu vicesindaco e assessore ai lavori pubblici. Successivamente divenne il capogruppo dell’opposizione; battagliò contro le giunte democristiane. Tuonò contro la speculazione edilizia. Nel 1960 divenne consigliere provinciale con il PCI e nel 1976 fu eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Benevento – Avellino – Salerno con 43mila e 765 preferenze. Fu membro del Comitato Regionale del PCI e della Lega per le Autonomie e i Poteri Locali. Fu rieletto nuovamente alla Camera nel 1979. Alla Camera fu membro della Commissione Lavori Pubblici. Partecipò a Taranto nel dicembre 1976 alla quarta assemblea meridionale della Lega per le autonomie; la sua relazione fu molto interessante. «Nicola Adamo, – ricorda il professore Raffaele La Sala – a prescindere da ogni valutazione di merito e di giudizio di parte è stato, senza dubbio, uno dei politici di razza nel secondo dopoguerra in Irpinia».

L’amministrazione comunale di Atripalda intitolò una borsa di Studio all’onorevole Adamo: fu istituita con delibera di consiglio comunale n.265 del 22/04/81. Fu assegnata per la prima volta in occasione del decimo anniversario della sua morte nel 1990. Ho recuperato un opuscolo del 1992 dedicato alla borsa di studio. Nell’opuscolo sono raccolte alcune testimonianze interessanti. Alberta De Simone, in qualità di assessore comunale, ricordò l’onorevole. «Nicola – scrisse la De Simone – è parte organica della nostra storia e della nostra realtà. Non solo di quella dei comunisti, ma della gente più debole, più esposta, più bisognosa, di quanti si riconobbero in lui in un periodo complicato e interessante della vita locale. […] Il nostro omaggio va ad un illustre cittadino di Atripalda, un uomo che, col suo rigore morale, col suo equilibrio intellettuale, con la sua notevole preparazione politica, ha saputo conquistarsi stima enorme fra la gente, rispetto tra gli avversari politici, ammirazione e consenso tra i compagni di partito. […] Ma è l’iscrizione al nostro partito, la sua concezione della militanza come impegno attivo e quotidiano, che lo portano a diventare un politico originale e popolare, perché cresciuto tra la gente semplice, maturato in mezzo alle lotte del meridione, delle popolazioni delle zone interne, di quel Sud nel Sud che più tardi seppe così bene rappresentare. […] Quante volte ci diceva che dovevamo saper leggere “nel cuore della gente”, capirne le ansie e i bisogni, che dovevamo partire di lì, del rapporto con le persone per portare poi a sintesi le istanze più diffuse e preoccuparci di una loro realistica soluzione. Quante volte ci diceva che bisogna saper leggere “tra le carte” condannando così ogni forma di superficialità e di improvvisazione. Non è possibile risolvere nessuna questione, neanche la più semplice, senza un’approfondita analisi delle cose di cui si discute e si decide, senza una dettagliata conoscenza delle norme legislative relative a quell’oggetto. Con questo rigore, con questa severità nei confronti di ogni faciloneria, e di ogni improvvisazione, egli sedette per più di trent’anni sui banchi del nostro C.C. e si impose all’attenzione di tutti. […] Concretezza e passione politica, capacità di lotta e coinvolgimento ideale, coraggio e disinteresse hanno fatto dell’On. Adamo un esempio che noi indichiamo ai giovani di Atripalda per iniziative di approfondimento e di studio, ma soprattutto perché ne traggano un fecondo stimolo ad anteporre le ragioni dell’impegno per il bene collettivo, della serietà e della dedizione alle istituzioni pubbliche rispetto alle tentazioni del moderno egoismo individualistico, a privilegiare i valori civili e sociali rispetto al facile consumismo alienante, che tanto assedia l’età giovanile». Dunque, l’onorevole era un politico originale e popolare. Tutelò le popolazioni delle aree interne, il Sud nel Sud. Ha lasciato un’eredità politica importante: occorre saper leggere bene le carte, battagliare sempre per la legalità, conoscere le norme, studiare e analizzare i problemi, non abbassare la guardia, amare il territorio, amare l’Irpinia e difenderla dalla cattiva politica. Proteggere gli umili, i poveri, i diseredati; contrastare con severità la faciloneria e il clientelismo.

Molto commovente è la testimonianza dell’ex sindaco Domenico Piscopo. «A Nicolino Adamo… (e scommetto che Egli ne sarà contento) Era un mediocre giocatore di carte, era un mediocre giocatore di pallone, rifuggiva le compagnie rumorose e numerose. Seppe rinunciare alla maggior parte della sua gioventù per due grandi amori: la sua compagna ed il suo partito a cui nessun altro avrebbe potuto dare di più». Lo ricordò anche il delegato alla Cultura, il capogruppo del PSI Sabino Narciso. «Se dovessi dare un titolo alla storia dei rapporti politici tra Sabino Narciso e Nicola Adamo – scrisse Narciso – la titolerei “discorrendo di socialismo, di comunismo e di fascismo”. E per sottotitolo metterei “la fede pura non genera odi né rancori. […] Questo buono sottolineo ai giovani che militano nel P.D.S., ai quali rivolgo un invito fraterno e sincero a saper leggere Nicola Adamo. […] Credo di essere stato sempre nel tema pur se qualche volta può sembrare il contrario, il che non è perché il caro Nicola aveva molteplici interessi: l’amore per il proprio paese, l’amore per la classe operaia, l’interesse ai molteplici problemi che assillano la società italiana». Un invito ai giovani: leggere Nicola Adamo. In sostanza è un invito ai giovani di tutte le idee politiche. Bisogna leggere, approfondire, studiare il pensiero del politico atripaldese; alla fine dei conti è un pensiero sempre attuale. Rinnovamento della classe dirigente, sobrietà, rispetto degli enti locali, del Parlamento, nessun compromesso, rigore morale. L’onorevole avrebbe voluto un’Irpinia emancipata. Adesso tocca ai giovani. Credo che sia necessario ripartire dalle storie buone del passato.

Sull’opuscolo dell’amministrazione comunale, dedicato alla borsa di studio, sono riportati anche alcuni telegrammi. Nilde Iotti inviò un telegramma e mostrò vicinanza ai familiari del parlamentare irpino. «Profondamente rammaricata che delicati impegni politici mi impediscano di essere presente alla manifestazione celebrativa dell’anniversario della scomparsa del carissimo on. Nicola Adamo, desidero non solo testimoniare la mia adesione all’iniziativa e soprattutto esprimere il mio caloroso apprezzamento per la decisione della municipalità di Atripalda di onorare tanto degnamente – con un “investimento” negli studi di giovani meritevoli – la memoria di Adamo. Colgo nella scelta di istituire le dieci borse di studio un impegno non formale a trasmettere alle nuove generazioni il messaggio che fu del dirigente comunista Nicola Adamo: solo con un impegno coerente e tenace, ad ogni livello, è possibile costruire un avvenire nuovo e diverso del mezzogiorno fidando anzitutto sulle forze e sulle potenzialità che lo stesso sud esprime, e che sono tante. Con questi sentimenti, desidero porgere suo tramite il mio pensiero più affettuoso ai familiari di Nicola Adamo – che l’assemblea di Montecitorio fu onorata di avere tra i suoi membri più attivi e appassionati – il mio saluto più cordiale al mondo della scuola e agli amministratori di Atripalda». Inviò un telegramma anche Achille Occhetto. «Ringrazio cortese invito vostra cerimonia di assegnazione borse di studio in ricordo del compagno Nicola Adamo che tanto si è adoperato come militante comunista e come parlamentare per la soluzione dei problemi della gente irpina e per la valorizzazione delle autonomie locali stop impossibilitato partecipare per improrogabili impegni auguro pieno successo alla vostra iniziativa stop». Invitò, infine, un telegramma anche il prefetto di Avellino Sbrescia. «Sinceramente rammaricato non poter essere presente cerimonia commemorazione on. le Adamo perché impedito da impegni previamente assunti vrg. spiritualmente partecipo at doveroso omaggio nobile figura parlamentare che habet dato LIXXXXX lustro città origine et Irpinia tutta con proprio appassionato impegno at servizio collettività alt».

L’Irpinia, purtroppo, è una terra irriconoscente. I figli di questa terra dimenticano in fretta. Le persone scompaiono e il ricordo sparisce. Eppure a Manocalzati resiste il ricordo dell’onorevole Adamo. Si perché nel 1980 difese le operarie della vecchia fabbrica Shot Toys. E i manocalzatesi illuminati non dimenticano. Gli anziani rammentano ancora adesso il fatto: un onorevole locale del PCI, di Atripalda, tutelò le operaie di Manocalzati. Così dicono. Il dieci marzo 1978 aprì i battenti, in località Acqua Piana, la fabbrica Shot Toys: trovarono un’occupazione tante donne del comune e delle zone limitrofe. L’azienda assunse cinquantasette operaie. Nel 1979 le cose precipitarono e per diverso tempo non furono erogati gli stipendi. Si registrarono delle irregolarità nel versamento dei contributi INPS. Iniziò così lo sciopero generale il 20 giugno: lo sciopero durò fino al 15 luglio e le attività di produzione si fermarono. Le lavoratrici reclamarono a gran voce l’applicazione del contratto collettivo nazionale e il pagamento degli stipendi dal mese di aprile in poi. Pertanto il 14 luglio i sindacati trovarono un’intesa con la ditta e le retribuzioni di maggio e giugno furono elargite.

Adamo rivolse ai Ministri del lavoro e previdenza sociale e al Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno un’interrogazione parlamentare. Lo fece l’11 febbraio. Praticamente una settimana prima di morire. Nello stesso giorno rivolse anche un’interrogazione parlamentare per tutelare l’ospedale “Di Guglielmo” di Bisaccia. Queste sono state le ultime battaglie dell’onorevole.

Ho sul tavolo una fotocopia. VIII Legislatura – discussione – seduta dell’11 febbraio 1980. Atti parlamentari – camera dei deputati – 668 e 669. Leggo con tristezza. «L’azienda – disse Adamo in Parlamento – occupa 60 operaie ed è stata chiesta la cassa integrazione per tutte le unità lavorative. Intanto i salari sono stati da tempo dimezzati e le maestranze attendono di riscuotere paghe arretrate. Va pure detto che nel corso della vertenza sindacale sono emerse irregolarità nel versamento dei contributi assicurativi INPS tanto da compromettere lo stesso accesso delle maestranze alla cassa integrazione. I titolari dell’azienda intanto lamentano la mancata riscossione di finanziamenti pubblici già promessi. Per sapere quali iniziative si intendono adottare per la difesa del posto di lavoro delle 60 operaie, per assicurare puntualmente le paghe salariali ed il versamento degli arretrati. Per accertare quali irregolarità sono state commesse dai titolari dell’azienda, tali da ostacolare anche il passaggio a cassa integrazione. Per sapere altresì quali e quanti finanziamenti pubblici l’industria irpina ha ricevuto o deve ricevere e quali impegni di produzione ed occupazionale sono stati assunti». Parole infuocate. La querelle si chiuse nel peggiore dei modi. Dopo poco tempo la “Shot Toys” chiuse i cancelli: quindi cessarono definitivamente le attività e le sessanta unità lavorative si trovarono senza lavoro. La fabbrica produceva proiettili per pistole giocattolo. Una storia come tante, una storia come tante in questo Sud sempre uguale. Parole al vento, licenziamenti.

Allora, è importante ricordare le lotte degli anni passati. Occorre recuperare le figure di spessore di questa provincia; bisogna recuperare l’insegnamento dei politici di opposizione al sistema. Destra e sinistra. Indistintamente.

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