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L'immobilismo ha scelto la provincia irpina a sua "patria elettiva". Se non si fosse verificato il tragico sisma del 1980, che scosse la "terraferma" e sconvolse l'esistenza di interi paesi e popolazioni, probabilmente nulla si sarebbe mai mosso. Tutto sarebbe ancora immobile. Come sempre. Nulla è "eterno" come la stasi irpina. Si pensi ad un Ciriaco De Mita eletto sindaco alla veneranda età di Matusalemme. In Alta Irpinia pare che la cronologia storica si arresti al 1980. In realtà, la tempistica e la strategia in un progetto politico, e a maggior ragione in campagna elettorale, sono quasi sempre studiate e calcolate a tavolino. Si sa, non c'è nulla di nuovo sotto il sole. È altresì innegabile che, oggi, in alcuni Comuni irpini si voti, di fatto, con una sola lista vera in campo ed una lista civetta ad "opporsi". Sfido chiunque a smentire tale evidenza. "Il potere logora chi non ce l'ha", diceva un uomo che di potere se ne intendeva assai ed era ossessionato dal potere. È risaputo che la politica è (quasi) sempre una questione di potere, cioè di rapporti di forza reali, non metafisici, per cui gli accordi politici sono quasi sempre accordi di potere. Non mi si venga a dire che la Santa Alleanza #Cirietta non sia un disegno mirato a ricompattare il quadro politico attorno all'uomo più potente ed "eterno" degli ultimi cinquant'anni nelle nostre zone. Le liste civetta testimoniano una deriva ulteriore della democrazia nel nostro territorio. A fornirci una conferma che il demitismo è addirittura più forte ed egemone oggi rispetto al passato. E non è una "lieta novella" per le popolazioni locali. È fin troppo evidente che, in questo momento storico, a qualcuno conviene stringere alleanze con il grande G. Anche a chi si professava una persona "libera" fino all'altro ieri. Si potrebbe obiettare che il potere non è un'entità malvagia, ossia un'incarnazione demoniaca. Infatti, il potere è opera degli uomini, è il risultato di interessi terreni, concreti. Per cui se un tipo di potere salvaguardasse gli interessi delle masse popolari e lavoratrici, non sarebbe affatto negativo. Ma temo che non sia il caso del sistema di comando che in Alta Irpinia fa ancora riferimento all'uomo del monte. Ecco perché chi si disinteressa della politica non fa che rendere il gioco più facile alla peggiore specie di potere, vale a dire la tirannide, ovverosia il fascismo, che può abilmente (o maldestramente) camuffarsi sotto mentite spoglie, presunte democratiche. Ma il dato più sconcertante è assistere ad un popolo composto in gran parte da sudditi che perpetuano a vita il potere di vecchi dinosauri politici come #Cirietta. Eppure, gli esemplari più giovani non sono affatto migliori. Tranne l'età, non si notano differenze tra i vecchi volponi del passato ed i loro eredi o epigoni attuali.

Lucio Garofalo

Gente nuova si candida per vincere, Romeo Castiglione porta entusiasmo e concretezza, un comizio che ha toccato le coscienze dei presenti quello tenutosi ieri sera in piazza IV novembre a Manocalzati. Il coraggio di un giovane che si candida a governare i processi della comunità ha convinto, dalle sue parole traspare la sana passione e la speranza per un futuro migliore "il Comune non si tramanda di fratello in fratello, non ci sono eredi al trono, il Paese deve reagire per un'idea di libertà". Importanti tratti che denotano un programma condiviso col paese, democrazia e partecipazione verso la Manocalzati proiettata all 'Europa.

Un progetto quello di Gente Nuova che non ha padrini, né padroni, "saremo i garanti della storia locale e della trasparenza valorizzando eccellenze e infrastrutture". 

La logica prevalente nelle dinamiche e nei comportamenti della vita politica, logica che spiega orientamenti ed azioni personali, è assai utilitaristica e si può riassumere come segue: "è meglio un pessimo accordo che una sconfitta sicura". Io non condivido assolutamente tale logica, ma è quella che seguono in tanti, pur di non perdere la poltrona. In queste amministrative il clima è assai infervorato (ed avvelenato) come sovente accade in una campagna elettorale. Non è affatto la prima volta. Per quanto mi riguarda, preferisco non ascoltare mai le voci o le 'ndrecchiole paesane per screditare i singoli candidati. Così facendo si cade "fatalmente" nella trappola del qualunquismo. È "normale" che ciascuno accusi l'altro. Si pensi al caso Conad a Lioni, laddove ciascuna lista ha lanciato accuse verso la lista avversaria. Ed è esattamente il tipo di "gioco" (scivolare sul terreno delle accuse personali) che bisogna evitare per poter elaborare una visione più lucida ed obiettiva della situazione. Altrimenti si fa esattamente il loro gioco e si rischia di farsi intrappolare in polemiche di segno generico e qualunquista, che non portano da nessuna parte, anzi conducono al tramonto della politica. Come già avviene da tempo. Io mi sforzo ancora di ragionare in termini politici, evitando questioni di tipo personale. In una competizione si vince e si perde. Chi perde deve svolgere opposizione. In un sistema effettivamente democratico, chi perde un'elezione ha il diritto ed il dovere di esercitare il ruolo (vitale) dell'opposizione, senza cui non può esserci trasparenza nelle decisioni amministrative, che è la condizione preliminare del funzionamento di una democrazia a livello municipale. Più che elezioni amministrative, quelle in corso mi sembrano "selezioni", nel senso che il clima è a dir poco infuocato e rovente.  A Lioni la posta in gioco è assai importante anche per il destino dell'intera Alta Irpinia, nel senso che il patto #Cirietta (l'accordo siglato tra De Mita e D'Amelio prima delle elezioni) è un accordo di potere e di affari: fondi legati al progetto pilota Alta Irpinia, petrolizzazione delle aree interne e via discorrendo. È, dunque, un disegno politico che investe l'intero territorio irpino. Non a caso, in diversi Comuni irpini è presente solo una lista targata UDC (o UDC-PD) con una lista civetta in campo. Questo serve a far capire il livello di scarsa democrazia raggiunto in questa tornata elettorale, mai visto prima. Io sto lanciando l'allarme rispetto al pericolo rappresentato dal disegno politico che ormai abbiamo denominato #Cirietta, ma nemmeno i compagni sembrano afferrare la gravità di un processo che non concede possibilità alternative. Dovremmo essere noi comunisti ad attivare un progetto alternativo ed antagonista al "pensiero unico" demitiano. Eppure, a me sembra di parlare al vento. La gente comune è ormai succube, ma noi comunisti non possiamo permetterci di subire simili operazioni di potere architettate, ancora una volta, sulla pelle delle popolazioni locali senza opporre alcun tipo di dissenso. A Lioni sono scesi in campo due schieramenti. Uno è, appunto, #Cirietta, una lista sostenuta dal patto di ferro tra UDC e PD, con un candidato a sindaco che sarà praticamente un "ostaggio" del grande G. e lady D. L'altra lista fa capo a Rodolfo Salzarulo, il sindaco uscente, inviso sia a De Mita che a D'Amelio. In questa campagna elettorale, Rodolfo Salzarulo (anche lui dovette scendere a patti con De Mita per fare il sindaco nel 2006), un vecchio combattente, ha disseppellito l'ascia di guerra ed ha rispolverato le sue doti oratorie da "tribuno del popolo". Non a caso, in gioventù egli ha militato in formazioni di Lotta Continua e Democrazia Proletaria.

Lucio Garofalo

A costo di annoiare, vorrei aggiungere ulteriori riflessioni sul caso #Cirietta. Stiamo attraversando una fase storica assai delicata, a livello internazionale, nazionale, ma anche sul versante politico locale. L'accordo De Mita-D'Amelio (ribattezzato sarcasticamente #Cirietta) ne fornisce la prova, nel senso che è l'ennesimo patto di potere stipulato sulla testa delle popolazioni irpine, anzitutto per accaparrarsi i finanziamenti destinati ai Comuni che fanno capo al Progetto Pilota Alta Irpinia, di cui è presidente il grande G. È un bel boccone, in tempi di ristrettezze di bilanci. Non c'è solo questo in palio. C'è ben altro. In gioco ci sono affari ed interessi di portata più vasta, come quelli legati alla petrolizzazione delle aree interne, un bacino da sfruttare per le multinazionali del greggio, il più vasto in Europa, se non erro. C'è un disegno politico su scala nazionale, che mira al rientro del grande G. nel PD di Renzi grazie al "piede d'appoggio" offerto da lady D. (l'accordo #Cirietta serve anche a tale scopo). In Irpinia c'è chi si dichiara a favore del territorio e, nel contempo, ambiguamente opera per le trivellazioni petrolifere. Suona come un ossimoro, ma la loro posizione è la seguente: lo sfruttamento di giacimenti petroliferi servirebbe a "valorizzare" il nostro territorio, ossia a creare valore economico, dunque profitti. Un territorio a lungo trascurato ed escluso dai processi di sviluppo, cioè sfruttamento capitalistico. Al di là del fatto che la nozione di "sviluppo" che si ostinano a rivendicare in una fase recessiva, è fin troppo debole e tradisce una visione discutibile dell'economia, un equivoco che confonde lo sviluppo con il progresso, mi preme proporre una riflessione sul verbo "valorizzare", fin troppo abusato. Valorizzare significa creare valore. La nozione di valore, in termini economici, equivale al concetto di ricchezza, o capitale. Per cui valorizzare significa reperire denaro, flussi di capitali. In altri termini, arraffare soldi pubblici. Per distribuirli ai privati, quindi ai detentori del capitale monopolistico (pubblico e privato). Nella fattispecie, si tratta delle multinazionali petrolifere. In Alta Irpinia si "valorizza" da oltre trent'anni ed il petrolio può diventare l'ennesima "manna dal cielo" per i soliti affaristi senza scrupoli. L'occasione è ghiotta e non è da sprecare per i "pescecani" di casa nostra ed i famelici squali provenienti da fuori. Per tali ragioni, servirebbe ragionare su simili tematiche, elaborando ipotesi sul da farsi, sul "che fare". Per combattere le "vecchie volpi", ciarlatani che ancora discutono di presunte "valorizzazioni del territorio", ma in realtà hanno in mente solo il proprio utile economico e politico e fanno il gioco dei soliti potentati locali. E multinazionali. La posta in palio è fin troppo seria e grossa. Sono in pochi ad averne preso coscienza. Occorre un ragionamento lucido ed onesto sui rapporti di potere in atto, a partire da quanto si va delineando in queste elezioni amministrative in Alta Irpinia. Il caso lionese è insieme decisivo e simbolico. Non a caso, a Lioni più che altrove, il clima elettorale è alquanto avvelenato ed infuocato. Il patto #Cirietta sembra non avere opposizione, tranne in chi si è riscoperto un agguerrito e ringiovanito "tribuno del popolo" in questa campagna elettorale. È urgente promuovere un movimento di opposizione al disegno di potere demitiano-bassoliniano che si somma ad un altro patto tra potenti, ossia quello siglato in Campania fra Renzi e De Luca. E non è di poco conto.

Lucio Garofalo

Negli ultimi dieci anni (in realtà, da sempre) ho preso nettamente le distanze da chiunque inseguisse ambizioni politiche personali, "vendendo l'anima" al notabile politico di turno. Non si è "salvato" manco chi, pur di fare il sindaco, è sceso a patti con il grande G. e si è recato "in pellegrinaggio" presso la sua villa a ricevere la sua "benedizione", rivelatasi una specie di "maledizione". Dieci anni or sono venne siglato il patto "SalzaCirio" (sembra una sottomarca di pomodori). Ma dieci anni fa il sottoscritto non era schierato con SalzaCirio. Lo erano altri. Gli stessi che oggi sono collocati altrove, sul carro del probabile vincitore. Nel momento storico che viviamo, per le comunità irpine, temo che #Cirietta non fornisca la risposta giusta ai problemi che affliggono il nostro territorio. Anzi, temo che il modello #Cirietta incarni il "male peggiore" (preferirei adoperare un termine più laico, poiché la definizione di "male" contiene implicazioni religiose). Non mi riferisco solo al contesto specifico di Lioni, la cui comunità risente delle criticità e delle contraddizioni generate dalle ultime esperienze amministrative. Mi sforzo di ampliare lo sguardo all'orizzonte dell'Alta Irpinia ed osservo, con enorme rammarico, che il modello #Cirietta (laddove lady D. è subalterna al grande G., né potrebbe essere altrimenti) non giova al nostro territorio, anzitutto perché non favorisce, né facilita l'agibilità democratica (orrendo termine, ma concedetemi la "licenza") e lo sviluppo civile, non solo economico, delle nostre zone. Il demitismo non si è rivelato affatto un "buon affare" per le popolazioni locali, in fasi storiche assai più propizie per le enormi opportunità di sviluppo che si sono offerte; figurarsi oggi, in una fase di crisi e di stagnazione economica e politica. Basterebbe verificare le liste presentate in numerosi comuni limitrofi, targate in prevalenza UDC, o esclusivamente UDC. A Torella è, di fatto, presente soltanto uno schieramento, mentre altrove si nota che la compagine elettorale dominante è di matrice demitiana senza alcuna forza alternativa. Trent'anni fa si avvertiva quantomeno la presenza di un'ipotesi politica alternativa, mentre oggi imperversa il "pensiero unico" demitiano. Tale elemento preoccupa non poco, inquieta più dell'ultimo decennio trascorso a Lioni sotto l'insegna del Massimo Esperto. Il quale rende assai più in veste di "tribuno del popolo", anziché nei panni istituzionali, poiché conosce bene (avendolo esercitato per anni) il mestiere dell'opposizione, che è il suo vero "habitat naturale". E temo che, nei prossimi anni, ci sarà bisogno di qualcuno in grado di svolgere un simile ruolo. Ma, ci si domanda, che cos'è #Cirietta? È un mostruoso ibrido partorito da un accordo pre-elettorale siglato tra PD e UDC (laddove, ripeto, lady D. non può che essere subalterna al grande G., senza offesa per lady D.). È la sintesi peggiore tra demitismo e bassolinismo. È un'intesa che ha condotto alla presentazione di liste "vincenti" in diversi comuni dell'Alta Irpinia. Liste con il timbro dell'UDC o con la componente UDC maggioritaria ed egemone. È un'operazione palesemente di potere, condotta su vasta scala in Alta Irpinia (e dintorni). È un patto stipulato sulla testa degli abitanti, in vista della gestione dei fondi legati al progetto pilota Alta Irpinia, di cui il sindaco di Nusco (alias "Uomo del monte") è il presidente, ossia l'asso pigliatutto. È una vicenda che ripropone un copione noto in Irpinia da oltre trent'anni. Un copione clientelare che non ha mai giovato alle genti irpine, tranne i soliti "amici degli amici". Il clima di qualunquismo è alimentato soprattutto da tali comportamenti sleali, disonesti e prevaricatori, del tutto inaccettabili.

Lucio Garofalo

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