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Tra tutte le inchieste e le vertenze giudiziarie a cui ormai siamo avvezzi (anzi, assuefatti come si è agli stupefacenti), un'iniziativa della procura di Trani contro le agenzie di rating che nel 2011 declassarono i titoli di stato italiani, dando il via all'assalto coordinato e premeditato, sferrato in poco tempo dall'alta finanza globale contro la sovranità politica e monetaria dell'Italia, mi pare quantomeno un'azione degna di rilievo. Eppure, tale procedimento giudiziario (http://www.attivotv.it/si-apre-il-processo-contro-il-golpe-finanziario-che-ci-porto-a-renzi/) sta passando tra l'indifferenza generale e la tacita complicità (e, direi, subalternità) dei media mainstream verso i poteri che comandano sul serio. Ma ciò non è casuale dato che la stragrande maggioranza dei network televisivi e dei quotidiani nazionali è soggetta al controllo diretto del grande capitale bancario, industriale e dell'alta finanza globale. Tutto ciò accade mentre il governo italiano in carica, nella figura del signor Padoan, il ministro dell'economia e delle finanze, il quale incarna il vero garante delle politiche di austerity imposte dalla banca centrale europea e dalla trojka, si è rifiutato di far costituire lo stato italiano in parte civile nel procedimento penale avviato contro i "golpisti" del mondo finanziario internazionale.

Lucio Garofalo

Una volta ero convinto che la scuola pubblica italiana fosse un ambiente impermeabile e refrattario alle novità (intese qui in un'accezione deteriore), una categoria sociale restia e diffidente rispetto alle "rivoluzioni di destra" imposte dal capitalismo. Mi sbagliavo clamorosamente. Dopo aver visto il mondo della scuola assorbire ed accettare supinamente una sequenza micidiale di controriforme, dall'autonomia scolastica alla "buona scuola", susseguitesi negli ultimi vent'anni, mi sono dovuto ricredere. Temo che la massa dei colleghi sia fin troppo remissiva e "recettiva" (in un senso ironico) rispetto alle ingerenze politiche esercitate dall'alto. Ricordo che la "Buona Sola" non è una "riforma" di Renzi, del PD o del governo in carica, bensì una controriforma calata dall'alto, dal mondo imprenditoriale che punta a fare della scuola pubblica un luogo di addestramento alla selezione di classe all'interno del mercato del lavoro. Si vuole fare della scuola pubblica un meccanismo propedeutico e funzionale alla logica alienante e cinica del mercato, insinuando quella mentalità aziendalista, competitiva e "meritocratica", ma in realtà marcia e decrepita, che governa il capitalismo. Per tali ragioni, la scuola pubblica è nel mirino da anni, sottoposta agli assalti inferti dai poteri economici dominanti. La scuola era un elemento di "conservazione", intesa in chiave positiva, nell'accezione indicata da Pasolini negli "Scritti Corsari", in cui spiegava che, di fronte alle "rivoluzioni di destra" avviate dal capitalismo industriale e finanziario, i conservatori sono gli unici rivoluzionari che avversano ogni disegno scellerato di disgregazione e disumanizzazione della società. Ebbene, in tal senso mi professo anch'io una sorta di "conservatore", vale e dire un rivoluzionario autentico, ma dubito che lo sia la categoria sociale e professionale a cui appartengo, che accetta passivamente ogni nefandezza.

Lucio Garofalo

Una sosta al cimitero di Atripalda. Una sosta alle dieci del mattino. In tasca ho un biglietto. Nell’aria c’è qualcosa di strano, qualche cosa di diverso. Mattino di inizio estate in Irpinia; è il giorno del mio primo consiglio comunale. Respiro il passato, passeggio e penso. Penso sempre al passato. Atripalda negli anni ’70: le lotte politiche, le idee del tempo perduto. Medito, guardo l’orologio, assaporo la bellezza di un momento spirituale. Cerco il custode. «Dov’è la cappella dell’onorevole Nicola Adamo?». Dico. Avanti poi a sinistra. La trovo. La guardo: è chiusa. Dall’altra parte del vetro c’è una fotografia. Cappella particolare, maestosa, bianca. Sono venuto a vederla, alle dieci del mattino per la prima volta. Emozione mai vissuta. Fiori, lumini, panchina incastonata nel muro. Nicola Adamo 25 giugno 1928 – 19 febbraio 1980. Tremenda fine. Incidente stradale sulla variante: morte assurda, vita troncata. Se fosse ancora vivo, avrebbe compiuto il 25 giugno ottantotto anni.

Ho ricordato l’onorevole, nel mio discorso d’insediamento, in aula consiliare a Manocalzati. Ho detto: stamattina sono andato a vedere la cappella di Nicola Adamo ad Atripalda. A volte succedono cose inspiegabili. Mi ha spinto una forza addirittura magica. Una visita alla cappella del politico; ho parcheggiato la mia automobile ed ho contemplato il bianco colore della dimora eterna. L’ho fatto perché stimo i politici intransigenti dell’Irpinia. Poi ho capito una cosa, in questi strani giorni ho capito una cosa. Sul piano locale le differenze politiche tra destra e sinistra contano in modo relativo; la lezione milazziana è sempre valida. Uniti contro i partiti di potere, uniti contro la cattiva politica. Il voto al PCI nell’Irpinia degli anni ’70 era semplicemente il “voto contro”; il voto al MSI nell’Irpinia degli anni ’70 era semplicemente il “voto contro”. Un “voto contro” in Irpinia.

Non ho mai conosciuto il politico atripaldese. Sono nato nel 1985. Ho seguito nel 2009 la Pallavolo Atripalda: la squadra disputava le gare interne del campionato all’interno della palestra intitolata alla sua memoria. Ho sentito parlare dell’onorevole diverse volte. Mi parlò di lui mio zio Silvestro Amore. Mi parlò delle battaglie contro la Democrazia Cristiana. Perché tanti anni fa era dura davvero stare dall’altra parte. Nicola Adamo era geometra. Fu eletto consigliere comunale di Atripalda nel 1952 con il Blocco Popolare; costituì la lista con l’avvocato Carlo Tozzi. Fu vicesindaco e assessore ai lavori pubblici. Successivamente divenne il capogruppo dell’opposizione; battagliò contro le giunte democristiane. Tuonò contro la speculazione edilizia. Nel 1960 divenne consigliere provinciale con il PCI e nel 1976 fu eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Benevento – Avellino – Salerno con 43mila e 765 preferenze. Fu membro del Comitato Regionale del PCI e della Lega per le Autonomie e i Poteri Locali. Fu rieletto nuovamente alla Camera nel 1979. Alla Camera fu membro della Commissione Lavori Pubblici. Partecipò a Taranto nel dicembre 1976 alla quarta assemblea meridionale della Lega per le autonomie; la sua relazione fu molto interessante. «Nicola Adamo, – ricorda il professore Raffaele La Sala – a prescindere da ogni valutazione di merito e di giudizio di parte è stato, senza dubbio, uno dei politici di razza nel secondo dopoguerra in Irpinia».

L’amministrazione comunale di Atripalda intitolò una borsa di Studio all’onorevole Adamo: fu istituita con delibera di consiglio comunale n.265 del 22/04/81. Fu assegnata per la prima volta in occasione del decimo anniversario della sua morte nel 1990. Ho recuperato un opuscolo del 1992 dedicato alla borsa di studio. Nell’opuscolo sono raccolte alcune testimonianze interessanti. Alberta De Simone, in qualità di assessore comunale, ricordò l’onorevole. «Nicola – scrisse la De Simone – è parte organica della nostra storia e della nostra realtà. Non solo di quella dei comunisti, ma della gente più debole, più esposta, più bisognosa, di quanti si riconobbero in lui in un periodo complicato e interessante della vita locale. […] Il nostro omaggio va ad un illustre cittadino di Atripalda, un uomo che, col suo rigore morale, col suo equilibrio intellettuale, con la sua notevole preparazione politica, ha saputo conquistarsi stima enorme fra la gente, rispetto tra gli avversari politici, ammirazione e consenso tra i compagni di partito. […] Ma è l’iscrizione al nostro partito, la sua concezione della militanza come impegno attivo e quotidiano, che lo portano a diventare un politico originale e popolare, perché cresciuto tra la gente semplice, maturato in mezzo alle lotte del meridione, delle popolazioni delle zone interne, di quel Sud nel Sud che più tardi seppe così bene rappresentare. […] Quante volte ci diceva che dovevamo saper leggere “nel cuore della gente”, capirne le ansie e i bisogni, che dovevamo partire di lì, del rapporto con le persone per portare poi a sintesi le istanze più diffuse e preoccuparci di una loro realistica soluzione. Quante volte ci diceva che bisogna saper leggere “tra le carte” condannando così ogni forma di superficialità e di improvvisazione. Non è possibile risolvere nessuna questione, neanche la più semplice, senza un’approfondita analisi delle cose di cui si discute e si decide, senza una dettagliata conoscenza delle norme legislative relative a quell’oggetto. Con questo rigore, con questa severità nei confronti di ogni faciloneria, e di ogni improvvisazione, egli sedette per più di trent’anni sui banchi del nostro C.C. e si impose all’attenzione di tutti. […] Concretezza e passione politica, capacità di lotta e coinvolgimento ideale, coraggio e disinteresse hanno fatto dell’On. Adamo un esempio che noi indichiamo ai giovani di Atripalda per iniziative di approfondimento e di studio, ma soprattutto perché ne traggano un fecondo stimolo ad anteporre le ragioni dell’impegno per il bene collettivo, della serietà e della dedizione alle istituzioni pubbliche rispetto alle tentazioni del moderno egoismo individualistico, a privilegiare i valori civili e sociali rispetto al facile consumismo alienante, che tanto assedia l’età giovanile». Dunque, l’onorevole era un politico originale e popolare. Tutelò le popolazioni delle aree interne, il Sud nel Sud. Ha lasciato un’eredità politica importante: occorre saper leggere bene le carte, battagliare sempre per la legalità, conoscere le norme, studiare e analizzare i problemi, non abbassare la guardia, amare il territorio, amare l’Irpinia e difenderla dalla cattiva politica. Proteggere gli umili, i poveri, i diseredati; contrastare con severità la faciloneria e il clientelismo.

Molto commovente è la testimonianza dell’ex sindaco Domenico Piscopo. «A Nicolino Adamo… (e scommetto che Egli ne sarà contento) Era un mediocre giocatore di carte, era un mediocre giocatore di pallone, rifuggiva le compagnie rumorose e numerose. Seppe rinunciare alla maggior parte della sua gioventù per due grandi amori: la sua compagna ed il suo partito a cui nessun altro avrebbe potuto dare di più». Lo ricordò anche il delegato alla Cultura, il capogruppo del PSI Sabino Narciso. «Se dovessi dare un titolo alla storia dei rapporti politici tra Sabino Narciso e Nicola Adamo – scrisse Narciso – la titolerei “discorrendo di socialismo, di comunismo e di fascismo”. E per sottotitolo metterei “la fede pura non genera odi né rancori. […] Questo buono sottolineo ai giovani che militano nel P.D.S., ai quali rivolgo un invito fraterno e sincero a saper leggere Nicola Adamo. […] Credo di essere stato sempre nel tema pur se qualche volta può sembrare il contrario, il che non è perché il caro Nicola aveva molteplici interessi: l’amore per il proprio paese, l’amore per la classe operaia, l’interesse ai molteplici problemi che assillano la società italiana». Un invito ai giovani: leggere Nicola Adamo. In sostanza è un invito ai giovani di tutte le idee politiche. Bisogna leggere, approfondire, studiare il pensiero del politico atripaldese; alla fine dei conti è un pensiero sempre attuale. Rinnovamento della classe dirigente, sobrietà, rispetto degli enti locali, del Parlamento, nessun compromesso, rigore morale. L’onorevole avrebbe voluto un’Irpinia emancipata. Adesso tocca ai giovani. Credo che sia necessario ripartire dalle storie buone del passato.

Sull’opuscolo dell’amministrazione comunale, dedicato alla borsa di studio, sono riportati anche alcuni telegrammi. Nilde Iotti inviò un telegramma e mostrò vicinanza ai familiari del parlamentare irpino. «Profondamente rammaricata che delicati impegni politici mi impediscano di essere presente alla manifestazione celebrativa dell’anniversario della scomparsa del carissimo on. Nicola Adamo, desidero non solo testimoniare la mia adesione all’iniziativa e soprattutto esprimere il mio caloroso apprezzamento per la decisione della municipalità di Atripalda di onorare tanto degnamente – con un “investimento” negli studi di giovani meritevoli – la memoria di Adamo. Colgo nella scelta di istituire le dieci borse di studio un impegno non formale a trasmettere alle nuove generazioni il messaggio che fu del dirigente comunista Nicola Adamo: solo con un impegno coerente e tenace, ad ogni livello, è possibile costruire un avvenire nuovo e diverso del mezzogiorno fidando anzitutto sulle forze e sulle potenzialità che lo stesso sud esprime, e che sono tante. Con questi sentimenti, desidero porgere suo tramite il mio pensiero più affettuoso ai familiari di Nicola Adamo – che l’assemblea di Montecitorio fu onorata di avere tra i suoi membri più attivi e appassionati – il mio saluto più cordiale al mondo della scuola e agli amministratori di Atripalda». Inviò un telegramma anche Achille Occhetto. «Ringrazio cortese invito vostra cerimonia di assegnazione borse di studio in ricordo del compagno Nicola Adamo che tanto si è adoperato come militante comunista e come parlamentare per la soluzione dei problemi della gente irpina e per la valorizzazione delle autonomie locali stop impossibilitato partecipare per improrogabili impegni auguro pieno successo alla vostra iniziativa stop». Invitò, infine, un telegramma anche il prefetto di Avellino Sbrescia. «Sinceramente rammaricato non poter essere presente cerimonia commemorazione on. le Adamo perché impedito da impegni previamente assunti vrg. spiritualmente partecipo at doveroso omaggio nobile figura parlamentare che habet dato LIXXXXX lustro città origine et Irpinia tutta con proprio appassionato impegno at servizio collettività alt».

L’Irpinia, purtroppo, è una terra irriconoscente. I figli di questa terra dimenticano in fretta. Le persone scompaiono e il ricordo sparisce. Eppure a Manocalzati resiste il ricordo dell’onorevole Adamo. Si perché nel 1980 difese le operarie della vecchia fabbrica Shot Toys. E i manocalzatesi illuminati non dimenticano. Gli anziani rammentano ancora adesso il fatto: un onorevole locale del PCI, di Atripalda, tutelò le operaie di Manocalzati. Così dicono. Il dieci marzo 1978 aprì i battenti, in località Acqua Piana, la fabbrica Shot Toys: trovarono un’occupazione tante donne del comune e delle zone limitrofe. L’azienda assunse cinquantasette operaie. Nel 1979 le cose precipitarono e per diverso tempo non furono erogati gli stipendi. Si registrarono delle irregolarità nel versamento dei contributi INPS. Iniziò così lo sciopero generale il 20 giugno: lo sciopero durò fino al 15 luglio e le attività di produzione si fermarono. Le lavoratrici reclamarono a gran voce l’applicazione del contratto collettivo nazionale e il pagamento degli stipendi dal mese di aprile in poi. Pertanto il 14 luglio i sindacati trovarono un’intesa con la ditta e le retribuzioni di maggio e giugno furono elargite.

Adamo rivolse ai Ministri del lavoro e previdenza sociale e al Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno un’interrogazione parlamentare. Lo fece l’11 febbraio. Praticamente una settimana prima di morire. Nello stesso giorno rivolse anche un’interrogazione parlamentare per tutelare l’ospedale “Di Guglielmo” di Bisaccia. Queste sono state le ultime battaglie dell’onorevole.

Ho sul tavolo una fotocopia. VIII Legislatura – discussione – seduta dell’11 febbraio 1980. Atti parlamentari – camera dei deputati – 668 e 669. Leggo con tristezza. «L’azienda – disse Adamo in Parlamento – occupa 60 operaie ed è stata chiesta la cassa integrazione per tutte le unità lavorative. Intanto i salari sono stati da tempo dimezzati e le maestranze attendono di riscuotere paghe arretrate. Va pure detto che nel corso della vertenza sindacale sono emerse irregolarità nel versamento dei contributi assicurativi INPS tanto da compromettere lo stesso accesso delle maestranze alla cassa integrazione. I titolari dell’azienda intanto lamentano la mancata riscossione di finanziamenti pubblici già promessi. Per sapere quali iniziative si intendono adottare per la difesa del posto di lavoro delle 60 operaie, per assicurare puntualmente le paghe salariali ed il versamento degli arretrati. Per accertare quali irregolarità sono state commesse dai titolari dell’azienda, tali da ostacolare anche il passaggio a cassa integrazione. Per sapere altresì quali e quanti finanziamenti pubblici l’industria irpina ha ricevuto o deve ricevere e quali impegni di produzione ed occupazionale sono stati assunti». Parole infuocate. La querelle si chiuse nel peggiore dei modi. Dopo poco tempo la “Shot Toys” chiuse i cancelli: quindi cessarono definitivamente le attività e le sessanta unità lavorative si trovarono senza lavoro. La fabbrica produceva proiettili per pistole giocattolo. Una storia come tante, una storia come tante in questo Sud sempre uguale. Parole al vento, licenziamenti.

Allora, è importante ricordare le lotte degli anni passati. Occorre recuperare le figure di spessore di questa provincia; bisogna recuperare l’insegnamento dei politici di opposizione al sistema. Destra e sinistra. Indistintamente.

Negli ultimi tempi, la Francia è diventata il bersaglio preferito dagli attentatori terroristici di matrice "islamista". Mi domando il perché, ma soprattutto "cui prodest": a chi giova una simile strategia terroristica e destabilizzante? Non credo proprio che convenga ai milioni di fedeli musulmani che vivono in Francia e sono sparsi nel mondo. Chi avrebbe l'interesse a scatenare tutto ciò, a destabilizzare un Paese civile come la Francia e, di conseguenza, a soggiogare e ad umiliare un popolo indomito e tenace qual è il popolo francese? Non a caso, in un momento storico in cui tale popolo ha rialzato la testa ed ha ripreso a battersi con coraggio, coesione e determinazione contro il nuovo dispotismo di origine tecnocratica e neoliberista che oramai tiranneggia in Europa. E non mi si venga a dire che l'Isis (lo Stato islamico o come si preferisce chiamarlo) è un'entità autonoma, in quanto non ci credo affatto. L'Isis si dichiara apertamente come un'articolazione politico-militare, di segno terroristico e criminale, ma in qualche misura è manovrata dall'alto, da poteri occulti ed esterni alla sua stessa struttura. Non mi riferisco solo a chiunque armi o finanzi le milizie dell'Isis, alle cosiddette petromonarchie del Golfo Persico, in primis l'Arabia Saudita ed i vari emirati salafiti, o la Turchia. Fermo restando che i "manovratori", nemmeno tanto occulti ormai, strumentalizzano un terreno assai "fecondo" fornito da schiere di fanatici che ormai proliferano anche in Europa. Mi pare abbastanza palese che il terrorismo sia funzionale agli scopi perseguiti da chi punta a seminare il panico, a suscitare un clima diffuso di inquietudine e di insicurezza tra la gente. In sostanza, chi agita lo spauracchio terrificante del terrorismo, sta già additando il nuovo capro espiatorio contro cui scagliarsi, vale a dire gli immigrati, per alimentare l'odio ed innescare una spirale di conflitti intestini tra disperati.

Lucio Garofalo

Ho appreso molte più informazioni utili ed interessanti leggendo il romanzo di Dan Brown, "Angeli e demoni", anziché i numerosi, autorevoli saggi sulla materia. Le cronache vaticane testimoniano che le dimissioni a sorpresa di Ratzinger che hanno aperto la strada a Bergoglio, sono riconducibili alle lotte intestine tra le opposte cordate (in primis l’Opus Dei) che dilaniano la curia pontificia di Roma anzitutto sulla questione dello IOR, la famigerata banca vaticana. In apparenza questo istituto sembra una piccola filiale di provincia, eppure il flusso di capitali che circolano tramite essa è ingente: si tratta di movimenti finanziari dell’ordine di centinaia di miliardi di dollari. Tramite questo istituto si compiono operazioni assai spericolate nel ramo dell'industra bellica, in quello del riciclaggio dei fondi neri provenienti da ogni angolo della Terra, nel traffico dei farmaci e così via. Il vantaggio fornito da questa minuscola banca consiste nel fatto che finora si è dimostrata assolutamente inaccessibile e segreta, non avendo su di sé nessun organo di controllo internazionale, non essendo quotata in borsa ed avendo partnership solo con alcune banche svizzere ed alcuni paradisi fiscali. Papa Ratzinger voleva porre fine a tutto ciò nominando una commissione anti-riciclaggio con a capo il cardinale Nicora e Gotti Tedeschi a capo della banca. Fatto sta che sia Gotti Tedeschi che il cardinale ottennero una normativa anti-riciclaggio (mai applicata) e si misero in contatto con analoghi istituti anti-riciclaggio italiani ed esteri. Inoltre, essi dimostrarono una chiara disponibilità a collaborare con la magistratura. Furono eliminati (politicamente) dal cardinale Bertone e da quelli che stavano dietro, prelati e speculatori finanziari. Per l'ex papa, ricattato tramite dei documenti trafugati dal suo maggiordomo, sfidare tutto ciò poteva significare una dose di veleno nella tazza di tè. Un pericolo che non è ancora fugato del tutto, ma che oggi corre seriamente Bergoglio. Non a caso, il ruolo del nuovo pontificato si è subito manifestato ed è probabilmente quello di "liquidare" il capitalismo nella versione ultraliberista, per promuovere una sorta di "terza via": un'alternativa incarnata da Santa Romana Chiesa. Come il pontificato di Wojtyla (dietro cui agiva, nell’ombra, in veste di consigliere, il cardinale Ratzinger) ebbe il mandato di liquidare il socialismo reale dell’Europa orientale. Si intravedono numerosi indizi in tal senso. Nell'attuale fase percorsa da una crisi non soltanto economica, la chiesa di Roma tende a riavvicinarsi ai popoli diseredati. Non dimentichiamo che sul versante del "camaleontismo" la chiesa cattolica è una vera specialista, per cui non conviene sminuire le sue ambizioni, che non investono il breve o medio termine, ma si proiettano nel più lungo periodo, per cui non vanno affatto sottovalutate. Nell'attuale frangente, segnato da una crisi irreversibile che investe il capitalismo globale, la chiesa, con le sue ramificazioni planetarie, ha intercettato le sofferenze e gli umori dei popoli ed avverte il bisogno impellente, per sopravvivere alla crisi in atto (e ad un ipotetico crollo finale del capitalismo), di rivelarsi con uno spirito più "evangelico" e manifestarsi una chiesa pauperistica e francescana. Non a caso, Bergoglio ha scelto il nome di Francesco. È questa la strategia camaleontica che la chiesa sente di dover adottare in questa fase, come ha già fatto nel corso degli ultimi duemila anni di storia. Altrimenti essa si sarebbe già estinta da tempo. Si sa che lo stato della chiesa non appare troppo in salute, poiché risente della crisi in cui versa l'intera società capitalistica. Nondimeno, la chiesa ha conosciuto ben altre tempeste. In questo momento storico la chiesa sa bene che deve aderire, almeno sul terreno verbale, alle istanze ed alle rivendicazioni che provengono dai popoli affamati della Terra. Deve (fingere di) schierarsi con i poveri, predicando bene. E si sa che sul fronte delle prediche, i preti "giocano in casa": la storia insegna che sono dei veri maestri e dei campioni impareggiabili. Nel contempo, essi non sono così miopi come i capitalisti. L'attuale corso politico di Santa Romana Chiesa sembra essere orientato verso una sorta di pauperismo in salsa "vaticana". Più per convenienza, la chiesa si è riavvicinata alle folle umili e diseredate del pianeta. Non è un caso che la chiesa sopravviva da ben duemila anni, mentre il capitalismo conta appena pochi secoli di storia ed è immerso in una crisi di sistema da almeno cent'anni.

Lucio Garofalo

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