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Consenso eventi di comunicazione

Nella mia carriera professionale mi sono imbattuto soprattutto in due tipologie di dirigenti. La prima categoria, forse la più diffusa nel mondo della scuola, è quella del preside “hitleriano”, o dispotico, che tratta l’istituzione in modo autocratico e verticistico, scambiando l’autonomia scolastica per una tirannide individuale e stimando i rapporti interpersonali in termini di supremazia e subordinazione. Questa figura di preside non ama affatto le norme e le procedure democratiche, scavalca gli organi collegiali ed assume ogni decisione in maniera arbitraria e discrezionale senza consultare quasi mai nessuno. Costui si pone sempre in modo arrogante, protervo ed autoritario, dimostra (intenzionalmente, oppure istintivamente) un cipiglio severo e spietato per intimorire e mettere in soggezione gli altri. Abusa spesso dei propri poteri e tende a commettere facilmente angherie e soprusi verso i sottoposti, trattati alla stregua di sudditi privi di ogni diritto ed ogni libertà, con i quali si comporta in modo inclemente. La seconda tipologia, probabilmente la più pericolosa, è quella del dirigente affarista e demagogo, che spesso si confonde e si sovrappone, o coincide, con il tipo assolutista. Tale soggetto concepisce anzitutto la scuola come una sorta di proprietà privata, la sfrutta per scopi di lucro e prestigio personale, per cui la gestisce in modo da trasformarla nel più breve tempo possibile in un vero e proprio progettificio scolastico. In tal senso si adopera per reperire ogni finanziamento economico aggiuntivo messo a disposizione delle scuole, da cui attinge elargendo i fondi senza un giusto criterio, applicando logiche clientelari e paternalistiche per premiare di solito una cerchia oligarchica che è composta dallo "staff dirigenziale". Da un simile assetto politico-gestionale scaturisce un carrozzone progettuale ed assistenzialistico carico di una pletora abnorme di iniziative didattiche a dir poco eccedenti, che non hanno alcuna ricaduta o incidenza positiva sulla formazione educativa e culturale degli studenti. Una simile sovrabbondanza di sovvenzioni e di contributi finanziari, in realtà serve a beneficiare una minoranza assai ristretta che supporta il dirigente. Ma esiste un’altra tipologia, quella del preside umano, con pregi e difetti. È indubbiamente un esemplare assai raro, ma è l’unico che ispiri la mia simpatia, la mia stima ed approvazione più sincera. Infine, qualcuno mi risponda sul potere di nomina diretta dei docenti a totale discrezione ed arbitrio dei dirigenti scolastici. Come previsto nel disegno di legge varato dal governo in materia di scuola. Non mi sembra sia il miglior antidoto contro le pratiche clientelari, già diffuse nel mondo della scuola. È ovvio che un simile fenomeno si potrà acuire. In sostanza, la legge 107/2015 ha sterzato bruscamente in una direzione aziendalista e neoliberista, stravolgendo l'architettura istituzionale della "autonomia scolastica". Una grottesca, inquietante caricatura di sceriffo (o una sottospecie burocratica di "manager privato") detiene il potere di assegnare, tramite meccanismi di nomina diretta, la sede e la cattedra di insegnamento in base a criteri arbitrari e discrezionali, oltre a decidere addirittura cosa e come insegnare. In altri termini, la tanto bistrattata "libertà didattica" è destinata a farsi benedire in maniera definitiva. Occorre comprendere l'importanza vitale della scuola pubblica per il tessuto di una società "democratica". La più grave insidia dell'autoritarismo fascista ed oscurantista si annida dietro l'eclissi dell'istruzione statale e della formazione culturale delle giovani generazioni. In Italia, a decorrere dal secondo dopoguerra, quando venne istituita per legge l'istruzione elementare gratuita ed obbligatoria per tutti (fatto che avvenne in coincidenza con il "boom" economico, guarda caso), le classi inferiori hanno potuto frequentare la scuola e studiare. Fino ad allora, non soltanto nel nostro Meridione ma in tutto il Paese, l'istruzione e la cultura erano state appannaggio esclusivo delle classi sociali alto-borghesi ed aristocratiche, a cui era concesso il privilegio degli studi. È noto che in passato l'analfabetismo era assai diffuso tra le classi contadine ed operaie. Ma ciò era vero tanto al Sud quanto al Nord. Ogni tanto gioverebbe ricordare che il dominio politico della monarchia sabauda e delle élites "liberali" piemontesi sulle regioni meridionali, si reggeva soprattutto sul mantenimento delle masse popolari in uno stato di ignoranza ed arretratezza culturale. È innegabile che il dominio imposto sulle plebi rurali del Meridione, da parte della dinastia sabauda e del ceto politico-economico piemontese (di cui Camillo Benso conte di Cavour fu tra i massimi esponenti) si reggeva anche e soprattutto sullo stato di ignoranza e di analfabetismo in cui versavano le classi subalterne del Sud, nonché il proletariato industriale delle regioni settentrionali. Lucio Garofalo

Sta girando il sole intorno a noi. È un giorno di primavera di tanti anni fa. Scendo le scale di marmo del vecchio municipio. Manocalzati, sogni rattrappiti. I miei amici si divertono: stereo a palla, rock progressivo, Orme, Canzone D’Amore. Senti il mondo che non grida più. Guardo una lapide strana; sulla lapide riposano le parole di una poesia, di una poesia di John Ciardi. Chi è John Ciardi? Non lo conosco. Ancora non lo conosco. Si accende una fiamma. Non dimenticherò mai più questi versi. Resto sotto la lapide. Judith Hostetter non c’è più, la bellissima Judith non c’è più. Sta girando il sole intorno a noi, Canzone d’amore. Fantasmi di un passato mai visto. Immagini di un futuro in bianco e nero.

Vivo, respiro a Manocalzati. Ogni mattina il tempo perduto entra nella stanza. John Ciardi è morto trent’anni fa. L’Età Dorata non esiste. Cerco conforto nella scrittura e nella lettura. E leggo, scrivo. Leggo le poesie del letterato italo americano: le adoro tutte. La più bella è Gloved Hand (Manocalzati). La più bella è quella della lapide. Sulla pietra giace una mano guantata. Di chi è questa mano? Perché nessuno ricorda? «Come un albero si riveste di muschio nell’ombra cingendo/ il luogo dell’albero nella sua presenza nel tempo/ qualcuno potrebbe nascervi e prestarvi fede». E sono nato e credo nella mano. Non voglio niente. Credo nella mano e basta. È la mia professione di fede. Figlio di una mano guantata, figlio di una roccia. «Di una pietra ignota nella cui presenza entrerò un giorno/ (come si arriva familiarmente al crepuscolo)/ convinto alla fine della mia presenza in essa». In quella pietra ignota è entrata l’anima di Ciardi il 30 marzo 1986. Era la domenica di Pasqua.

Entrerò anche io nella pietra. Hand in glove canta Morrissey. Mano e Guanto. È un tuffo nel buio, un tuffo infinito, un tuffo immobile. «Come un tuffatore per sempre sospeso nell’occhio/ fra mare e scoglio, la fissità dell’atto/ per sempre cristallizzata nell’aura di quel tuffo». Manufatto di Paestum, Magna Grecia, 1968. Briciola d’eternità. Fra mare e scoglio, sono sospeso fra mare e scoglio. La fissità dell’atto. Certo. La fissità dell’atto. Paestum, antichità, uomini remoti. Fra mare e scoglio trattengo il fiato. Per sempre, per sempre. La fissità dell’atto.

Nel mio cuore regna una data: 22 giugno 1969. Non ero ancora nato. La luce illuminò Manocalzati. La luce è Judith Hostetter e Judith è la moglie di John Ciardi. Fotografie, capelli biondi, regalità. È una regina è una regina. Così dissero le donne irpine. È troppo bella, superiore. Judith, l’insegnante di giornalismo. Seguì il poeta in Irpinia. Judith, lei si che è una donna speciale. Le focacce di granturco, la mostarda, le verdure, il Missouri, i campi di cotone. Rose, rose American Beauty, rose dal balcone. Jackie Kennedy, Faye Dunaway. Il poeta salutò la folla, il sindaco Arturo De Masi sorrise, la banda suonò. Il popolo urlò viva l’America viva l’Italia viva De Masi. Bandiere a stelle e strisce, drappi tricolori, giorno di festa.

Ciardi e Manocalzati, Ciardi e sua madre. Manocalzati è la madre. Il 22 giugno ’69 il letterato tornò nel grembo materno. Gloved Hand è strettamente connessa alla lirica “Lettera a mamma”. «Ed è bene ricordare che questo sangue/ in un altro corpo arrivò, il tuo corpo/ […] questo è un viaggio attraverso le longitudini aperte della mente/ e le latitudini del sangue». Sangue, Irpinia, Terra d’origine. «Verrò, dunque, – disse il poeta prima di partire – senza la madre ma sempre nella bellezza dei miei pensieri e di lei». E venne. «Ripercorse in un baleno – scrisse il compianto Americo Tirone – tutti i giorni della sua vita e si accorse che la valle del Sabato gli recava nei rami degli alberi la verde estate di un tempo sospeso nella malia di un incantesimo. Affogò l’emozione in un ampio sorriso e scrutò nel ritmo delle colline alla ricerca di presenze familiari che gli potessero parlare come fantasmi evocati dalla sua penna di poeta».

E con la penna dipinse un paesaggio incredibile. Annotò le emozioni e le sensazioni dolci; giocò con le parole e con le chimere. Manocalzati è una montagna al di là del Vesuvio. Spiegalo agli americani. Dove sta questo paese? Dove sta Avellino? Manocalzati è terra di Napoli; il Sud è terra di Napoli. Siamo di Pompei. «Non c’è mistero su chi fossero i pompeiani. – Scrisse il letterato – Guardate i miei cugini e vedete la gente di Pompei». Che belle parole. Nella lirica “Ritorno” il tempo è soltanto una categoria convenzionale. «Sulla montagna al di là del Vesuvio/ in quello che ho lasciato/ del dialetto da cui sono partito,/ siedo con i cugini sconosciuti./ Fatta eccezione per l’Alfa Romeo/ che spia la casa del sindaco, una fluorescenza di TV riflessa/ nel vetro di una porta aperta,/ e il monumento dei caduti in guerra,/ potremmo scegliere a piacimento/ in quale secolo sedere. Abbiamo davanti vino rosso, pane, pecorino,/ fave, e olive condite con aglio. Un tavolo imbandito a Pompei. […] Le donne stanno dietro di noi/ dove le lasciavano i Greci. Quando la bottiglia è vuota/ ne portano un’altra./ […] Noi ci adattiamo in qualsiasi secolo ci troviamo».  Questi versi sono fantastici. Avrei voluto “sedere” negli anni sessanta del ventesimo secolo; avrei voluto vedere Judith, John e il sindaco Arturo De Masi. Non è possibile. Allora scrivo e rincorro i miei sogni.

Ultimamente la giunta comunale ha giocato un brutto scherzo al poeta. Ha deliberato il cambio di nome della piazza a lui intitolata: la piazza sarà dedicata a Fiorentino Sullo. Ciardi è stato “retrocesso” in piazza bianca. Credo che sia una scelta sbagliata e ingiusta. Quest’anno ricorre il trentennale della sua morte e il centenario della sua nascita; il Nostro è uno dei più importanti letterati statunitensi. È il figlio migliore di Manocalzati. Fiorentino Sullo è un politico, pertanto è un uomo di parte. Perché Fiorentino Sullo? Perché? Questa provincia è ancora legata alle vecchie logiche e alla mentalità democristiana. Se il professor Americo Tirone fosse ancora vivo, non avrebbe gradito la decisione della giunta. Peccato davvero.

Ho indirizzato, in riscontro ad un pubblico invito del Segretario Generale del comune di Atripalda, dr. Beniamino Iorio, (prot.1004 del 14 /1/2016), alcuni suggerimenti, già peraltro diffusi a mezzo stampa e che qui ad ogni buon conto si richiamano. Esplicito impegno: 1. a pubblicare sull’albo on line delibere di giunta e determine di settore entro 7 giorni dalla adozione (e comunque mai dopo che abbiano già prodotto i loro effetti); 2. a non pubblicare atti nei quali si rinvia ad altri atti non ancora pubblicati; 3. a pubblicare ad horas i decreti sindacali, le ordinanze sindacali e dei responsabili di settore, introducendo una numerazione progressiva, come per le delibere e le determine (e tenere un apposito registro di decreti ed ordinanze consultabile on line). Non mi risulta che altri ne siano pervenuti ed in ogni caso gli rinnovo l’invito, dopo oltre due mesi, a rendere noti numero e tenore dei suggerimenti raccolti ed anche tempistiche e modalità con cui egli vorrà eventualmente tenerne conto, “per promuovere e migliorare le iniziative del Comune in materia di trasparenza ed anticorruzione”. Gli domando inoltrte se ritiene di disporre (sempre in materia di trasparenza degli atti amministrativi): l’aggiornamento dei dati pubblicati, tuttora fermi al 2012-2013; la correzione e la rettifica di pubblicazioni ‘anomale’ o incomplete attraverso una puntuale verifica degli atti già pubblicati o non ancora pubblicati, segnalando a solo titolo esemplificativo: la determina n. 2 del 9 gennaio 2015, ad oggetto “Liquidazione Natale 2014”, pubblicata il 3 febbraio 2015, ma in bianco; l’ ordinanza del III settore, tuttora affidato al Salsano, che nell’indice dell’albo on line appare priva di oggetto e con un ‘allegato’ che risulta copia del documento principale, con lo stesso protocollo e la stessa data 4724 del 2 marzo 2016 (relativa, tra l’altro, ad una indagine in corso); la impropria pubblicazione di atti nelle Pubblicazioni di Matrimonio (come una nota del compianto dirigente scolastico Elio Parziale). Se, nell’esercizio delle sue funzioni di garanzia ed anche di verifica della legittimità degli atti di Giunta, ha segnalato, ed in quali forme, l’illegittima adozione della delibera di Giunta n. 241, pubblicata il 5 gennaio 2016, ma tra l’altro immediatamente esecutiva, avente ad oggetto: “Dispersione delle ceneri conseguenti alla cremazione. Determinazioni”, delibera assunta espropriando i poteri del Consiglio Comunale ed alla quale si starebbe dando anche fret tolosa esecuzione…). Mi sia consentita un’ultima annotazione in merito alla determina n. 3 del 22 febbraio 2016 ad oggetto “Servizio di supporto all’Ufficio per la gestione del personale. Determinazioni.” con allegato “Avviso di manifestazione di interesse” (quella che, almeno fino alla mattinata di lunedì 2 9 febbraio, è stata pubblicata, per chissà quale alchimia, nelle “Pubblicazioni di Matrimonio” ) ed alla procedura di gara susseguente. Di tale procedura, con nota formale del giorno 8 marzo 2016, avevo chiesto la sospensione in autotutela. Alle considerazioni già svolte aggiungo ora l’esplicito rinvio all’art. 1 del DL n.95 del 6 luglio 2012, convertito con modifiche nella L. n. 135 del 7 agosto 2012 (e che per ovvie ragioni cronologiche non poteva essere nota al… Comune di Serravalle Pistoiese). Cosa che mi rafforza nel convincimento che le procedure di gara (con scadenza alle ore 12.00 del 29 marzo prossimo, con apertura delle buste alle ore 13.00 dello stesso giorno) debbano essere sospese ad horas in autotutela. Recita infatti l’art. 1 comma 1 della citata L.135: “[…] i contratti stipulati in violazione degli obblighi di approvvigionarsi attraverso gli strumenti di acquisto messi a disposizione da Consip S.p.A. sono nulli, costituiscono illecito disciplinare e sono causa di responsabilità amministrativa. Ai fini della determinazione del danno erariale si tiene anche conto della differenza tra i l prezzo, ove indicato, dei detti strumenti di acquisto e quello indicato nel contratto”.[…]. Ma segnalo sommessamente anche i commi successivi in quanto applicabili ed in particolare il 2 bis, il 3 il 7 e l’8 e così sia. http://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2012_0135.htm#01 Raffaele La Sala coordinatore di “Piazza Grande”
La storia (che poi è la solita storia di spreco del pubblico danaro) si potrebbe sintetizzare così: In seguito alle indagini nel febbraio del 2015, relative a presunti illeciti nella elaborazione di alcune buste paga (con successiva sospensione dal servizio di tre dipendenti comunali), i servizi stipendiali e le relative attività connesse furono affidate con una procedura urgente ad un consulente esterno, per una somma di circa 2000 euro mensili, iva ed oneri compresi. L’affidamento, prima per tre, poi per quattro mesi fu successivamente ampliato e prorogato fino al 31 gennaio 2016, per una somma mensile di circa 2200 euro complessivi, con successive determine del dr. Paolo De Giuseppe, responsabile del I settore. Con il decreto sindacale n. 2 del 19 gennaio scorso, il servizio (che curiosamente viene denominato “Ufficio”, e non è la stessa cosa) viene sottratto al primo settore ed affidato ad interim al segretario generale neo nominato dr. Beniamino Iorio. Senza entrare nel merito della legittimità dell’affidamento, che potrà essere sempre esaminata, veniamo ai giorni nostri: alla determina n. 3 del 22 febbraio 2016 ad oggetto “Servizio di supporto all’Ufficio per la gestione del personale. Determinazioni.” con allegato “Avviso di manifestazione di interesse” (quella che , almeno fino alla mattinata di lunedì 29 febbraio, è stata pubblicata, per chissà quale alchimia, nelle “Pubblicazioni di Matrimonio” -e non è il solo documento che si… sposa- e dove, per puro caso ho potuto leggerla, prima della frettolosa e corretta collocazione attuale). Concessa una ulteriore proroga al 31 marzoall’attuale affidataria, consulente del lavoro Gabriella Spagnuolo, si passa finalmente al capitolato. Mi sia consentita una premessa. Allo scrivente non appare adeguatamente verificata e documentata la dichiarazione del dr. Iorio secondo la quale si dà atto “che, in ragione del peculiare oggetto dell’appalto, lo stesso non è reperibile attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A. o da altro soggetto aggregatore di riferimento”, riportata nella già citata determina n. 3 del 22 febbraio. E forse siamo in grado di chiarire anche il perché. Qui deve soccorrerci l’attività amministrativa del comune di Serravalle Pistoiese (circa 12.000 abitanti, circa 70 dipendenti… insomma più o meno come Atripalda). Non ci è voluto molto (benedetti m otori di ricerca…) ad individuare in analogo capitolato del 2012 di Serravalle il modello pedissequamente utilizzato per la stesura del… nostro. Cosa che ha consentito anche di chiarire alcune, altrimenti misteriose incongruenze. Più volte infatti nel nostro capitolato si parla di “deposito cauzionale” (artt. 6, 12, 13,14,15), solo che non è prevista alcuna cauzione (come invece a Serravalle); oppure come quando si parla di procedura negoziata e di pubblico incanto. E ancora all’art. 2 comma 5, dove si parla di mensilità straordinarie da approntare entro il 5 dicembre (che va bene a Serravalle, ma non ad Atripalda, dove l’affidamento scade il 30 settembre); o all’art. 8 comma 2, dove non viene prevista la percentuale in aumento o in diminuzione, con il corollario che può essere pari al 100% e vanificare di fatto il bando). Notazioni alla quelli mi permetto di aggiungere alcuni punti che generano oscurità interpretative (come nell’art 2, un “propria” che proprio non è chiaro a chi debba riferirsi); o all’art. 16 comma 4 un “anche riservate”). Non sono un esperto di ‘gare e capitolati’ ma con i motori di ricerca…ho un po’ di pratica e viene fuori che, insieme a numerose modifiche normative, entra in vigore un D.M. del MEF (Ministero economia e finanze) che -a me sembra- renderebbe possibili convenzioni tra il Mef e le amministrazioni locali. Una procedura peraltro già attuata in una determina del segretario del Comune di Alpignano in provincia di Torino (17 mila abitanti circa - 80 dipendenti). Ma la sorpresa è il prezzo, perché quello che a noi costa da un annetto oltre 2200 euro mens ili, oneri compresi, viene affidato altrove per meno della metà. Insomma una trattativa privata, condotta in emergenza un anno fa… diventa oggi una base d’asta congrua e…prosit! Avesse avuto un po’ di pazienza l’estensore del capitolato de quo…avrebbe trovato anche un nuovo più recente affidamento del Comune di Serravalle (che unifica procedure stipendiali e servizi finanziari per una base d’asta di 17.000 euro/anno) e numerose ditte che effettuano il sevizio a prezzi (assai più convenienti, a parità di prestazioni, in comuni equivalenti) assimilabili alla convenzione MEF, con servizi attivi in tutta italia. La ricerca avrebbe consentito, superate le prime settimane di emergenza, una più attenta valutazione di modalità e congruità, con un sensibile risparmio di pubblico danaro (https://noipa.mef.gov.it/web/guest/offerta-cosa-fare-per-aderire). Ma questo ci porta inevitabilmente altrove, ad eventuali relazioni ‘fiduciarie’, o eventualmente ad ex collegamenti societari ed altro, circostanze delle quali potranno occuparsi tutti quelli che ne avessero voglia o dovessero farlo ratione muneris: il segretario Iorio, innanzitutto, che oggi potrebbe assumersi eventuali responsabilità che sono di altri. Il capitolato, inoltre, come pubblicato sull’albo on line, presenta una vistosa contraddizione ed un micidiale equivoco nella determinazione dell’importo. Alla pagina 2 -Valore dell’appalto- infatti si legge testualmente: “Il valore complessivo dell’appalto è stato stabilito in € 11.400,00 mensili oltre IVA ed accessori, per tutta la durata del servizio (01.04.2016 – 30.09.2016)”. Un’enormità. Per questi motivi, al fine di evitare ogni possibile conseguenza o contenzioso, segnalo la necessità che la citata determina n. 3 del 22 febbraio (in quanto viziata nelle premesse), il bando esplorativo (in quanto equivoco nelle cifre) ed il capitolato allegato, pubblicato il giorno 1 marzo 2016 (in più parti equivoco e contraddittorio nella formulazione), vengano ritirati ad horas in autotutela. Tanto in ogni caso si segnala a S.E. il Sig. Prefetto di Avellino, al Sindaco, ai Consiglieri comunali tutti, alla Centrale Unica di Committenza Valle del Sabato e, per il tramite della locale Stazione dei Carabinieri, alla Procura della Repubblica di Avellino ed alla Corte dei Conti. Post Scriptum: Segnalo che il Comune di Serravalle Pistoiese potrebbe tornare utile, ove mai si ritenesse di dover affidare la “gestione dei servizi cimiteriali e illuminazione votiva”. Raffaele La Sala già consigliere comunale – coordinatore della lista “Piazza Grande”
Da dove vogliamo partire, dai ‘gradi’? Il grado di Capitano (tre stellette) non è previsto dal nostro regolamento comunale. Al comandante del corpo (non al responsabile del settore) è assegnato il grado di Tenente (due stellette), che al più si potrà orlare di rosso, se nel corpo sono presenti altre unità con lo stesso grado. Qualcuno dovrà pure ricordare al nostro Spagnuolo che il Consiglio Comunale di Atripalda ha deliberato (e sostanzialmente ‘ribadito’) l’Istituzione del “Corpo di Polizia municipale”: con tutto quello che ne deriva (si informi) sul piano dell’autonomia e della responsabilità ‘gerarchica’. ‘Corpo’ e non servizio (ma è da un po’ che al Municipio si fa confusione tra uffic i, servizi e settori…) come si legge nella Delibera di Giunta n. 27, 11 febbraio 2016, pubblicata l’8 marzo 2016 ad oggetto “Rimodulazione organigramma Uffici e servizi. Modifica delibera di G:C: N. 199/2014”. Proprio il deliberato che, senza alcun rossore e con cinica ipocrisia, ritiene di poter ‘liquidare’ in due mosse la professionalità e l’esperienza del comandante Domenico Giannetta. Ma torniamo a Salsano. Solo la qualifica di agente o ufficiale di Polizia Giudiziaria e di agente di Pubblica sicurezza e di Polizia amministrativa abilita all’uso della divisa ed allo svolgimento di attività di indagine, contestazione e repressione (dalla elevazione di verbali, alla sanzione amministrativa, fino all’arresto) di eventuali illeciti amministrativi o penali (in applicazione dell’art. 15 del Regolamento che rimanda all’art. 5 Legge 65/86). Si tratta di prerogative e funzioni che si acquisiscono so lo attraverso l’inquadramento nell’organico comunale, e nell’organico del Corpo, circostanza assolutamente esclusa dalla legge per il Salsano, per il quale lo stesso sindaco ha parlato ufficialmente, in risposta ad una interrogazione del Consigliere Ulderico Pacia, di ‘locatio operis’ (prestazione d’opera). E quando risponde zitto zitto… fa pure più confusione. Insomma e per capirci… si fosse trovato - o si trovasse ancora - il Salsano in una situazione tale da richiedere un suo intervento urgente ed indifferibile, senza divisa, senza 1) arma di ordinanza e senza qualifica…. avrebbe avuto - o ancora avrebbe - le seguenti opzioni: 1. chiamare il 112 o il 113, come un qualunque cittadino di buona volontà; 2. chiedere l’intervento di un graduato o di un vigile ‘abilitato’; 3. chiamare gente… ma senza fischietto; 4. intervenire (senza eventualmente poter utilizzare l’auto di servizio, per la quale necessita una patente speciale), ma assumendosi personalmente tutte le responsabilità amministrative e penali del suo intervento e senza poter contestare, se fosse necessario, nemmeno il reato di ‘resistenza’ a pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. (funzioni che, a questo punto, si limiterebbero nel migliore dei casi alla pubblicazione di qualche avviso ed al disbrigo interno di pratiche d’ufficio). Se ne deve necessariamente dedurre (pur con tutta la benevolenza possibile) che le funzioni di Sindaco prevedono ‘responsabilità’ maledettamente serie (come quelle del Comandante del Corpo di Polizia Municipale) e si deve prendere atto che, a Spagnuolo, Salsano va bene così... senza divisa, con ridotte funzioni e con un rimborso delle spese documentate per un ammontare annuo di 14.400 euro (che vedremo sulla base di quali ‘pezze d’appoggio’ ed in q uale misura saranno liquidate). Tra l’altro una cifra più che doppia dell’indennità di funzione prevista per il comandante Giannetta, che la divisa e le funzioni di comando, prima ancora di trasferirsi ad Atripalda ce le aveva già. E invece -perché come è noto “addò c’è gusto, non c’è pendenza” - ci siamo accontentati di un simpatico e ‘scherzoso’ ex maresciallo in pensione, peraltro con limitate esperienze specifiche nel nuovo ruolo chiamato a ricoprire… che hai voglia a dire… proprio non poteva ‘esercitare’ le funzioni previste da un singolare contratto di lavoro sulla cui efficacia sia consentito di conservare le più ampie riserve, nonostante le ripetute rassicurazioni del sindaco (anche sulla base di un parere del Ministero dell’Interno e di una successiva nota di diniego della Prefettura in merito al “conferimento della qualifica di agente di Pubblica Sicurezza” del 24 dicembre 2015) solo da poco resa nota dalla stampa. Ah!, a proposito… L’onorificenza invocata da Spagnuolo per chi da tempo segnalava queste ed altre anomalie, sotto la specie di una medaglia di cartone…, suggeriamo che sia rispettosamente restituita al… mittente. Insomma, la medaglia… sulla vicenda Salsano… il sindaco se la poteva francamente risparmiare. Almeno per non alimentare diffuse e facili ironie. Un clamoroso autogol. Una pena. Raffaele La Sala - coordinatore di "Piazza Grande"

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