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"La battaglia quotidiana contro chi attenta alla sicurezza dei cittadini e dello Stato si vince soltanto insieme, uniti a fare squadra, a fare rete, ciascuno secondo ruoli, responsabilita', capacita'."
Antonio Manganelli

Fa discutere in queste ore un’intervista rilasciata dal sindaco di Atripalda. L’ho ascoltata, e riascoltata, perciò, (insieme alla replica del capogruppo di “Area Popolare” Musto. Francamente non mi pare di aver registrato, nella sostanza, molto di più di quello che il sindaco pro tempore Spagnuolo Paolo dice (e soprattutto fa) da tre anni a questa parte. Saccenza, buonismo di facciata, fughe in avanti e marce indietro, messaggi subliminali a…palle incatenate: insomma niente di veramente nuovo… se non forse (anzi, senza forse) per il ‘tono’. Un tono duro, sprezzante, da ‘resa dei conti’, (che mi ha fatto pensare -dice bene Musto- ad un ‘cedimento’, ad un segno di  ‘fragilità’, più che ad un’esibizione di forza). Tanto più sorprendente se riferito all’Arma dei Carabinieri: innescando un conflitto istituzionale di inaudita asprezza, con esplicito rinvio a superiori livelli di responsabilità, che sembra implicitamente alludere ad una sorta di impeachment.

E allora vediamola la ‘questione’ così insidiosamente esplosiva e cerchiamo di capirne di più. Fino a smentita pubblica di parte, la cosa credo che muova dalla ‘normalizzazione’ ad ogni costo della struttura amministrativa municipale. Che parte e ritorna alla Polizia Locale. Con alcuni effetti prevedibili. Vediamo. Smantellati i settori, esternalizzati servizi primari, con discutibili ed onerose procedure (per dire prima si trasferiscono i tecnici all’anagrafe… e poi si prende atto di non disporre di specifiche professionalità), incassato il trasferimento (più volte auspicato ed ‘incoraggiato’) della dottoressa Curto (sostituita con un segretario part time, alla sua prima segreteria generale, che per tre giorni a settimana ci costa pure un po’ di più), veniamo alla polizia municipale. Demansionato e privato del comando Il tenente Giannetta, ritenuto il principale ostacolo ad una semplificazione di procedure amministrative e ad interpretazioni più ‘morbide’ delle norme, (e dopo la breve parentesi di Reppucci (che non fece in tempo neppure ad indossare la divisa) arriva, insieme alla fanfara dei figuranti bersaglieri, l’ex maresciallo dei Carabinieri Salsano (al quale si attribuirono non regolamentari gradi di capitano –cioè non previsti dal Regolamento). Una nomina partorita a fatica e, dopo la ‘luna di miele’, pure segnata da episodi singolari, dei quali si è occupata la cronaca, finendo per motivarli con l’indole scherzosa del nostro. Ma anche Salsano, evidentemente, riconoscenza a parte, ha cominciato a manifestare qualche dubbio (ha autorizzato, sospeso, revocato la sospensione…) forse anche preoccupato dalle responsabilità della funzione. E allora che c’entra Giannetta e che c’entra Salsano? L’intervista, in verità, non fa capire molto e la carne messa al fuoco (ops forse erano salsicce…) e così tanta che tra autorizzazioni amministrative, scie e pubblici spettacoli, persino i fuocaroni del nostro incolpevole San Sabino rischiano di tramutarsi in roghi inquisitori di presunti colpevoli (che Spagnuolo cerca, evidentemente, tra chi la legge è chiamato a farla rispettare). Insomma un groviglio di approssimazioni e di memorie d’infanzia spesso di seconda mano che il sindaco, prima ancora eventualmente di dimettersi (ma non oso sperare tanto), deve sciogliere senza sollevare polveroni e con parole chiare. Insomma che voleva dire con quella intervista Spagnuolo? Ha segnalato al Comando Provinciale l’attività svolta dalla stazione dei Carabinieri di Atripalda? Ha registrato comportamenti censurabili o inadeguati alla funzione? Ha chiesto la ‘rimozione’ del Comandante Cucciniello? Dica, spieghi, chiarisca, precisi.  Illustri fatti ed antefatti, non agiti sospetti, circostanzi responsabilità, se ve ne sono. E lo faccia presto e pubblicamente. Se poi ha notizie di reato, si rivolga ai magistrati (prima che al comando provinciale dell’Arma). Se no… il grave scontro istituzionale lascerebbe solo il retrogusto sgradevole del risentimento, del dispetto, ra’nziria per lesa maestà presunta. E se le parole avessero tradito il pensiero (succede) porga formalmente e pubblicamente le sue scuse all’Arma dei Carabinieri ed a chi (mi pare anche con eccellenti risultati operativi) la rappresenta nella nostra Città.

Infine, si rendesse conto, Spagnuolo Paolo, del gravissimo danno inferto alla  credibilità delle Istituzioni, in  prima linea nel controllo del territorio (un territorio sempre più difficile ed insidiato dalla criminalità), in un sussulto di consapevolezza, si sforzasse di arrossire (almeno un po’).

 

Raffaele La Sala  - coordinatore di “Piazza Grande”

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