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"Questo e' il nuovo meccanismo della censura, porre mille difficolta' alla realizzazione di un progetto, ma nell'ombra, in sedi il cui accesso e' riservato a pochi, a persone coinvolte, che hanno tutto da perdere a mostrare i meccanismi e poco o nulla da guadagnare."
Roberto Saviano

Ricordate i timori espressi parlando di prezzi dinamici?
Ripensate a cosa sono i prezzi dinamici. Link al secondo articolo
Immaginate ora un distributore automatico che durante la giornata modifichi il prezzo delle bevande a seconda della stagione e della temperatura.
E se lo stesso distributore tramite il riconoscimento facciale identificasse le caratteristiche personali dell'acquirente, individuandone sesso, età e, tramite le espressioni facciali, capisse le disponibilità a spendere? Peraltro la propensione al consumo potrebbe essere “intuita” dall’abbigliamento più o meno griffato!
E se attraverso le foto taggate ed associate ai “Mi piace” ed alle altre informazioni carpite durante l’uso dei social network, l’erogatore potesse collegare i gusti associati a quel volto?
E se queste informazioni venissero completate con quelle memorizzate dai motori di ricerca e dai dati personali al quale abbiamo dato accesso tramite un dispositivo mobile, usato magari per effettuare dei pagamenti?
Non siete soliti utilizzare distributori automatici? Ok, ipotizziamo allora uno scaffale intelligente di un supermercato, con le stesse “capacità” del distributore automatico suddetto e che alteri i prezzi anche rispetto a tutte le informazioni ricavabili dalla carta fedeltà.
E se tale carta, di solito usata per usufruire di sconti e raccolte punti, fosse di nuova generazione e motivata dall’esigenza di rendere più efficienti le risorse sugli scaffali, memorizzasse consumi e spese effettuate e quindi gusti, tempi, luoghi, modalità di pagamento e tutti i parametri utili a capire la nostra capacità di spesa?
E se queste informazioni fossero raccolte in un enorme database a disposizione di un grande profilatore di utenti?
Non si sta parlando di fantascienza ma di normale teoria economica del paniere dei beni associata alla vendita a prezzi dinamici e discriminatori di prodotti sulla base delle caratteristiche personali dell'acquirente. Ed è già realtà grazie social network, app, telecamere, reti, software e soprattutto sensori.
I favorevoli parlano di miglioramento del sistema tanto da discutere già di inefficienze del mondo Bs («Before sensors», prima dei sensori) e la non discriminazione sembrerebbe essere parte integrante di questo futuro: una tariffa non dipenderebbe dal fatto che siamo neri, bianchi, omosessuali o ricchi sfondati. Ma se la massimizzazione dei profitti diventasse il criterio preponderante allora si tornerebbe ad una più antica discriminazione, quella sociale tra ricco e povero. Senza contare che proprio l’utilizzo delle tecnologie descritte cancellerebbe qualsiasi forma di anonimato in fase di acquisto.
A quel punto il semplice fatto di avere a disposizione una migliore tecnologia per eliminare le inadeguatezze del sistema non ne giustificherebbe il suo utilizzo: l’inefficienza sarebbe il prezzo da accettare di pagare per non essere discriminati. Ma siamo sicuri che chi ne avrà facoltà deciderà in questo senso? E allora la cosa si fa inquietante.


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Daniele G

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