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Consenso eventi di comunicazione

"Quando ogni eroe e' un buffone e salta o e' un corridore, dove sara' mai di un medico o di un poliziotto l'onore?"
Wesley Dodds (Sandman Mystery Theater)

Ultimamente ho letto le “Considerazioni su alcuni diari manoscritti attribuiti a Benito Mussolini” scritte dal professor Emilio Gentile. Aleggia una sorta di mistero intorno a queste agende. Molti storici mettono in discussione l’autenticità. Secondo il professor Gentile «permangono fondati motivi per dubitare che il loro autore sia stato Benito Mussolini». Di parere diverso è lo storico inglese Denis Marck Smith; per lo storico Smith i diari sono stati scritti realmente dal duce. Di là dall’autenticità sono stato attirato dallo stile della descrizione inerente al viaggio nel meridione. Una cosa è certa: il duce raggiunse l’Irpinia nell’agosto 1936 in occasione delle grandi manovre militari; raggiunse la provincia di Avellino anche il Re Vittorio Emanuele III. Il Corriere della sera pubblicò alcuni articoli per esaltare l’importantissimo evento. Tramite la lettura delle pagine del diario, emerge il ritratto di un uomo romantico, solitario, malinconico, crepuscolare. Credo che sia un ritratto, per certi aspetti, inedito. Se il capo del Fascismo avesse scritto davvero codeste pagine, avrebbe fatto emergere un animo lunare. Egli avrebbe descritto sul suo diario un’Irpinia idilliaca e civile. Forse aveva ragione Curzio Malaparte: nell’anima del duce sosta lo spirito decadente. Nelle agende è trattegiato il viaggio in Irpinia in maniera meticolosa. Le descrizioni sono precise e sincere.

Come detto in precedenza, il Corriere della Sera raccontò tutto il viaggio meticolosamente. Il 25 agosto Mussolini vide Avellino e attraversò i borghi di San Potito, Parolise, Salza e Volturara. «Stamane di buon ora – avrebbe scritto – visita alla truppa operante in tutta l’Irpinia. Lascio Avellino particolarmente suggestiva. La città vecchia mi piace, fra strade e vicoli emerge il duomo vetusto, solenne, mentre la città nuova è tutta ridente fra il verde. San Potito Ultra, Paroline e Salza Irpina sono borghi rurali […] A Volturare la strada sale a Monte Marano alla piana del Dragone sfileranno le truppe che parteciperanno alle grandi manovre. In invero la Conca del Dragone raccoglie le acque che sorgono dal terreno per le falde loriche sotterranee e per le fiumane che si rovesciano dalle alture circostanti e si trasforma in un lago ma in primavera le acque per un fenomeno carsico si ritirano, scompaiono e la valle si trasforma in una zona erbosa fiorita invitante al pascolo ai numerosi greggi. Sosta piacevolissima presso Ponte Romito all’ombra di un gigantesco castagno mi fermo. Colà mi viene offerta una frugale merenda. Ritorno ad Avellino abbastanza stanco.» Il diario e il corriere della sera riportano la cronaca della giornata e le tappe intermedie; Paroline ovviamente è Parolise. Anche sul corriere il nome del paese è stato riportato erroneamente.

Il giorno successivo Mussolini andò a trovare Mamma Schiavona. «Salgo al santuario di Monte Vergine – avrebbe scritto – vi si giunge per una strada impervia fra le selve della Valle della Guardia e la dura salita del Portento. Ad Ospedaletto d’Alpinolo la via è cosparsa di lauro e di mirto! […] Visito attentamente il Santuario riccamente adorno di marmi e di affreschi e custode di leggende e di lontane memorie. […] Pare che gli Osci vi avessero eretto un tempio a Cibele che Virgilio vi salisse per apprendere dai sacerdoti della Dea le profezie sibilline». Ovviamente la salita del Portento è la salita del Partenio. Attenzione. Sul corriere della sera, questa volta, il nome del monte è scritto in modo giusto: Partenio e non Portento. La descrizione del Santuario è molto affascinante. Pare che il luogo sacro custodisca al suo interno remotissime leggende sature di magia. Sembra che l’autore di queste righe abbia uno stile simile a quello di Guido Piovene e di Marco Polo.

Il viaggio in Irpinia terminò il 27 agosto. «Giornata laboriosa. – avrebbe annotato il duce – Non sono ancora le sette quando esco da Avellino […] Dopo la visita alle miniere di zolfo a Tufo mi compiaccio di una sosta sotto un folto di castagni […] Colazione a sacco. Dalle auto vengono recate delle provviste. Si aprono i cestini delle cibarie. È il tocco passato quando il viaggio riprende sotto un sole infuocato verso Potenza». Sul giornale è riportata anche una sosta ad Altavilla Irpina. Sul diario non c’è nessun riferimento. Inoltre il diario e il giornale riportano l’orario di partenza: l’escursione ebbe inizio alle ore 7:00 del 27 agosto. È possibile notare un’altra particolarità: il capo del Fascismo sostò più di una volta sotto un albero di castagno per mangiare. Si fermò a Ponte Romito e in una zona tra Tufo e Altavilla Irpina. Sul diario è presente una sosta dedita al cibo a Tufo mentre sul giornale è indicata Altavilla Irpina; e nel corso della giornata la carovana si fermò per ben due volte. Sul Corriere della sera del 27 agosto ’36 così è riportato: «Poco dopo Altavilla Irpina l’autocolonna si ferma un’altra volta. Il Duce scende e si avvia con il seguito verso un folto di castagni. Dalle macchine vengono portati i cestini con provviste. Merende sull’erba. È il tocco passato. Il sole dardeggia nel pomeriggio quando il Duce riprende il viaggio verso Potenza». È facile notare la concordanza frequente tra le parole del diario e quelle utilizzate nei giornali. Per il professor Gentile questa concordanza «potrebbe essere spiegabile con l’ipotesi della “autenticità postuma”, cioè immaginando un Mussolini che riscrive i suoi diari durante la seconda guerra mondiale, rinfrescandosi la memoria con la lettura dei giornali». Questa ipotesi è certamente affascinante.

La provincia di Avellino non è dipinta con i soliti stereotipi della zona depressa e antiquata; all’inverso è dipinta alla maniera di un’oasi, di una bolla d’acqua dolce in mezzo a un mare salato. Questa Irpinia sembra una piccola Svizzera e una minuscola Irlanda. La narrazione è colma di un’enfasi fiabesca e addirittura remota; l’Irpinia somiglia a una donna immaginaria, a un micro cosmo degno dei romanzi di Tolkien, a un regno di un personalissimo Odino. Pare che il duce abbia percorso le strade di una Terra irreale; pare che sia messo in marcia per ritrovare il Graal o l’anello magico. Ovviamente sono tutte suggestioni.

È un Mussolini inedito, intimista, serotino; sorge tra le parole uno strano eco letterario. Se questi diari fossero stati scritti da lui con certezza, verrebbe a galla un’immagine alquanto inconsueta. Egli proseguì il suo viaggio verso la Lucania. E descrisse una Lucania arretrata. Almeno sembra. Anche il giornale non presenta benissimo questa regione. Il duce avrebbe scritto: «Sul fianco del ripidissimo costone che precipita nella valle si aprono centinaia di abitazioni troglodite. Siamo indietro di diecimila anni! I vecchi governi anche quando ebbero uomini della Lucania non si occuparono di questa regione che è l’immagine della miseria. Il sasso dovrà sparire e rimanere soltanto un’attrattiva per turisti».

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Romeo Castiglione

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