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"Io sono fatto per combattere il crimine, non per governarlo. Non e' ancora giunto il tempo in cui gli uomini onesti possono servire impunemente la patria. I difensori della liberta' saranno sempre dei proscritti finche' la masnada dei furfanti dominera'."
Maximilien de Robespierre

La vita non finisce mai stupire. A volte basta una telefonata e si aprono in un istante le porte di un micro mondo misterioso e ignoto. Questa volta la telefonata è arrivata alla fine di agosto. «Vieni a Candida. – ha detto un mio amico – Alcuni cittadini hanno allestito una mostra fotografica dedicata al centenario della Grande Guerra. Potresti trovare qualcosa d’interessante. L’evento è stato organizzato grazie all’impegno di Antonio De Cristofaro e Angelo Vega». Ho accettato subito l’invito e ho raggiunto il piccolo centro irpino. La Prima Guerra Mondiale ha sempre affascinato il mio immaginario: ha stuzzicato la mia fantasia la lettura del libro Un Anno sull’Altipiano di Emilio Lussu e il film La Grande Guerra di Mario Monicelli.

A Candida davvero ho trovato qualcosa d’interessante. Ho scorto le fotografie dei soldati, le immagini ingiallite, i fogli matricolari, le lettere poetiche. Tra i fogli matricolari ho scovato quello del soldato Antonio Maffeo. All’apparenza sembra un normale foglio; questo Maffeo pare che sia stato un soldato qualunque, uno identico agli altri. Appunto pare. In sostanza, non è un soldato qualunque: il milite candidese ha conosciuto Gabriele D’Annunzio ed ha marciato a Fiume insieme con lui.

Antonio Maffeo era un soldato di Leva 1°categoria. Nacque a Candida il 30 ottobre del 1899. La sua vita è stata un’Odissea. Egli è un erede dei Bersaglieri di La Marmora, un modello, un eroe, un uomo controcorrente; egli è l’emblema della gioventù ribelle che ha creduto nella Patria. Sul suo foglio matricolare sono riportati tutti i dati salienti. Fece parte del X corpo d’armata comandato dal generale Domenico Grandi. Precisamente fece parte del 40° reggimento fanteria denominato Brigata Bologna. E la Brigata Bologna fu schierata ai margini dell’altipiano tra Fogliano e Redipuglia in Friuli. Il conflitto bellico rappresentò per il soldato di Candida il modo idoneo per uscire dalla monotonia della vita quotidiana: fu il pretesto per scatenare gli istinti avventurieri e romantici. Maffeo fu infiammato fa propositi eroici e futuristici. Fu schierato, con la 40° fanteria, sul fronte d’armistizio nel 1918. Entrò, inoltre, nella 578° compagnia mitragliatrici di Brescia; fu trasferito sul Lago di Garda e rientrò infine a Brescia. Con molta probabilità, nel mese di agosto del 1919 si unì ai granatieri di Sardegna e giunse a Ronchi, nei pressi di Trieste. In quel luogo attese insieme con gli altri l’arrivo di D’annunzio. Il poeta arrivò nella Venezia Giulia nella tarda serata dell’11 settembre.

Ho esaminato attentamente il foglio matricolare di questo soldato irpino ed ho trascritto alcune annotazioni.«Dichiarato disertore perché assentatosi arbitrariamente dal distaccamento di Airola il giorno 11 dicembre del 1917. Denunciato tale al Tribunale militare di Caserta. Costituitosi al corpo. Sospeso il procedimento in virtù del Decreto Luogotenenziale 4 febbraio 1917. Ammesso a fruire dell’immunità. Dichiarato disertore perché assentatosi arbitrariamente dal deposito del corpo il 9 gennaio 1918. Denunciato tale al tribunale militare di Caserta, trasportato al deposito del corpo. Sospeso il procedimento penale in virtù dell’articolo 1 decreto luogotenenziale 4 febbraio 1917 numero 187. Concessa dichiarazione di aver tenuto buona condotta e di aver servito con fedeltà ed onore. Tale nel distretto militare di Avellino». Tramite la lettura delle carte emerge il ritratto di un soldato coraggioso e valoroso. Al termine del lunghissimo foglio matricolare è presente una nota molto interessante. «Tale entrò a Fiume con D’Annunzio». Credo che sia un dato intrigante, nonché importante. Non è facile conoscere il numero esatto degli “irpini dannunziani”; credo che sia un’impresa alquanto ardua. Antonio Maffeo è uno di loro, uno dei (forse) pochissimi. La certezza è una soltanto: Antonio Maffeo è l’unico legionario dannunziano di Candida.

Alcuni reparti del Regio Esercito occuparono la città di Fiume; la città adriatica era contesa, in quel tempo, tra il Regno di Jugoslavia e L’Italia. La ribellione fu organizzata da un fronte nazionalista guidato da Gabriele D’Annunzio. I militi italiani arrivarono a Fiume il 12 settembre del 1919. Filippo Tommaso Marinetti definì gli autori dell’impresa alla maniera dei “disertori in avanti”; anche Maffeo fu un disertore in avanti. «Alle 11 del 12 settembre 1919, dunque, – scrive Massimo Infante nel libro Storia segreta del Fascismo – D’Annunzio e suoi uomini, così ormai si può chiamarli, entrò in Fiume fra gli evviva, al suono a stormo delle campane della torre civica e all’urlo di una potentissima sirena. Era la cornice perfetta, quella che egli e i suoi ammiratori avevano sempre sognato per imprese di tal genere e per i loro eroi. D’Annunzio prese possesso di Fiume in nome dell’Italia e dal balcone del Palazzo del governo arringò la folla.[…] Le bandiere alleate vennero abbassate con l’onore delle armi e sulla città rimase a sventolare solo il tricolore, mentre le truppe straniere sgomberavano pacificamente per evitare incidenti. Le navi da guerra Dante Alighieri e Emanuele Filiberto si rifiutarono di eseguire l’ordine di partenza e la maggior parte dei loro marinai si unì con i dannunziani; il poeta tornò a farsi chiamare Comandante come durante la guerra e sfidò il governo, la Jugoslavia e la Conferenza della pace, giurando che non avrebbe abbandonato quel territorio fino a quando la città non fosse stata annessa».

Ho approfondito la mia ricerca sul milite Antonio Maffeo proprio a Candida. Ebbene ho recuperato alcune notizie. Maffeo ebbe una vita intensa. Imparò il mestiere di fabbro in giovane età; nondimeno abbandonò subito la professione per servire la Patria. Non era abbastanza alto: aveva il naso arricciato, il mento a punta, gli occhi castani, il colorito roseo, la dentatura sana. Viveva per l’azione. Era irruento, istintivo. Fu richiamato alle armi anche il 15 giugno del 1940; entrò nel 239° battaglione mobile (centro di mobilitazione distretto di Avellino). Ma fu subito esonerato in virtù dei suoi quarantuno anni. Si sposò per ben due volte. Fu il padre di 12 figli. Per amore del Re assegnò il nome di Vittorio a suo figlio; per ammirazione verso il Duce assegnò il nome di Benito a un altro figlio. Infine, per rispetto del cugino minatore morto nel disastro di Marcinelle, assegnò il nome di Giovanni all’ultimo pargolo di una prole numerosissima. Morì in Irpinia all’età di settantuno. Concluse così la sua eroica vita degna di un romanzo d’avventura e di guerra. La sua storia è certamente molto affascinante. Penso che codesto milite sia un valoroso figlio della terra irpina. «Antonio Maffeo fu un patriota a tutto campo, – così ha detto il mio amico – fu un ardito, un “caimano del Piave”. Per lui la guerra era la vita. Si schierò sempre in prima linea». Insomma, egli servì sempre la Patria, non si tirò mai indietro e non ebbe mai paura.

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Romeo Castiglione

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