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"Sognate! I sogni plasmano il mondo. I sogni ricreano il mondo, ogni notte."
Dream in Sandman - Sogno di mille gatti

Fu un politico innovativo il Comandante. Oggi avrebbe scelto il centrodestra e apprezzato Forza Italia. Nondimeno pare un politico da Pentapartito. Achille Lauro, se non fosse morto, avrebbe continuato a fare politica. Egli non fu soltanto un uomo di “destra”; fu un monarchico anticomunista disponibile al compromesso. Fu uno stratega. Seguì con poca convinzione Alfredo Covelli. Il Comandante aderì per inerzia al Movimento Sociale Italiano e a Democrazia Nazionale. Avrebbe voluto portare il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica all’interno del Partito Socialista Democratico Italiano. Ma non ci riuscì. Il Pentapartito è la dimensione ideale del Comandante. Egli avrebbe aderito al PLI o al PSDI; avrebbe ricoperto anche il ruolo di ministro con Bettino Craxi. Forse sbaglio. Eppure immagino scenari nuovi.

Lauro è sospeso a metà tra Giancarlo Cito e Clemente Mastella. Fu un politico pragmatico. Ingiustamente fu perseguitato e fu criticato dalla sinistra. Guardò sempre al centro: inquadrò il centro politico alla maniera di uno spazio vitale. Ribadì le sue teorie a Napoli nel corso di un congresso regionale del PDIUM. Attenzione, Lauro avrebbe voluto occupare uno spazio al centro ma non aderì mai alla Democrazia Cristiana. Il laurismo fu contraddistinto dalla trasversalità. Oggi è un “laurino” chi decide, agisce e detta le regole del gioco. Il “laurino” è uno spirito libero: solitamente non ha le tessere di partito e preferisce il civismo. Insomma, non è un gregario. Anche in Irpinia il suo Partito Monarchico Popolare ottenne molti consensi. Aderì al PMP anche l’illustre penalista Alfredo De Marsico. Nei piccoli comuni aprirono tantissime sedi di partito. Apparve il vessillo dei leoni in tanti centri minori.

Per me il Comandante è un mito. Apprezzo la sua intelligenza, il suo progetto politico. Ho subito acquistato il libro Il Comandante tradito scritto da Corrado Ferlaino con la collaborazione di Toni Iavarone. Il presidente ha dipinto un ritratto a tutto tondo del politico campano. Abbondano le storie sentimentali, i flirt. Ma il lato politico è quello interessante. Almeno dal mio punto di vista. Sì. Lauro fu un sindaco modernissimo, un innovatore, un maestro di comunicazione. Oggi sicuramente avrebbe utilizzato i social network; avrebbe ricoperto le cantonate delle nostre città con i suoi manifesti ultramoderni. Inoltre avrebbe utilizzato i potenti mezzi delle televisioni. Ci sapeva fare allora. Adesso avrebbe osato ancora di più. «Entrò in politica – scrive Ferlaino – nella primavera del 1952, prima sollecitato dalla Democrazia cristiana per avere un alleato a destra, poi in proprio perché, da uomo orgoglioso tornato potente, non voleva fare il “servo sciocco” di nessuno. La sua campagna elettorale, per la quale spese allora più di 500 milioni di lire, fu la prima, clamorosa campagna “all’americana” che si registrò in Italia. Era già stato leader del Partito Monarchico; Napoli nel referendum istituzionale del 3 giugno 1946 s’era schierata per la monarchia con 903.651 voti contro i 242.973 voti per la repubblica. […] Nacque un capopopolo, sicuro, decisionista, sfacciato […] Era vero che i “galoppini” usassero anche del denaro per comprare i voti. Consegnavano agli elettori la metà di una “mille lire”, promettendo l’altra metà in caso di vittoria del Comandante. E lo stesso facevano con le scarpe: una subito e l’altra dopo i risultati del voto. La differenza con le promesse di oggi, è che Lauro usava soldi propri». Sì. Ma chi l’ha tradito? L’ha tradito la Storia. La sua figura è stata messa nell’oblio con troppa facilità, con troppa cattiveria. Pochi hanno evidenziato le sue grandi qualità e la sua intelligenza. Fu un individualista senza freni, un capo carismatico, un amministratore avanguardista. Nessuno ha il coraggio di ammetterlo: egli è stato imitato da tanti politici anche di fede politica opposta. Ferlaino ha perfettamente ragione.

Achille Lauro fu un genio. Credo che la sua figura meriti una rivalutazione totale. Ha sempre mirato al potere alla maniera di Machiavelli. Il fine, in democrazia, giustifica sempre i mezzi. Involontariamente mise in evidenza il paradosso della democrazia. I voti si contano, pertanto occorre il consenso ampio. Per raggiungerlo bisogna prendere contatto con tutti i cittadini. Non fu il portabandiera della destra fellona; all’inverso fu un uomo di libertà. Per certi aspetti il laurismo è l’antesignano del berlusconismo. Questo parallelismo è stato esaltato anche da Corrado Ferlaino nel suo libro. «Mi sono sempre chiesto – scrive il presidente –se Achille Lauro – quest’uomo convinto assertore delle idee forti, tutt’altro che affine al pensiero debole, con la sua vita ricca di variabili, come una specie di Zelig, e non privo di qualche punta di vanità-, non abbia consentito, con la sua lettura di vita, un’ideale anticipazione dei tempi che verranno molto dopo: parlo dei giorni nostri. E che, paragonandolo a esempio a Silvio Berlusconi, il Cavaliere non abbia percorso itinerari simili a quelli di Lauro. […] Lauro s’è distinto per aver portato in quello scenario politico le istanze popolari del Meridione, azzerando la spinta oltranzista del “qualunquismo”. Mentre Berlusconi passa agli annali della politica come colui che s’è fatto paladino della piccola e media imprenditoria settentrionale, giocando d’anticipo anche sulle istanze certamente più estremiste della Lega Nord. Entrambi hanno conosciuto vittorie elettorali e subito sono stati tacciati di populismo. Come se prendere molti voto fosse un eccesso non un successo. […] Berlusconi piomba in un’epoca di delegittimazione di una classe politica e imprenditoriale (le vicende di Tangentopoli), però non è mai entrato nel PSI di Craxi, buon amico ma ormai verso la decadenza. E non cede nemmeno alle lusinghe della DC della prima repubblica. Fonda il suo movimento: Forza Italia. Accade lo stesso a Lauro. Corteggiato dalla Democrazia cristiana che in cambio gli avrebbe offerto di fare il sindaco di Napoli per altri mandati e dopo, forse, il ministro della marina mercantile. Come Berlusconi, Lauro ha avuto sempre il pallino per l’editoria. […] C’è altro ancora. Berlusconi edificò Milano 2, il Comandante aveva già da anni costruito dal nulla il suo quartiere, il “Rione Lauro”».

In effetti è così. Il laurismo è stato un ottimo laboratorio politico per la destra italiana. Il Comandante è un “padre spirituale” della destra moderna. Perché no? Il laurismo è un’ideologia politica a tutti gli effetti. La destra laurina è individualista, liberista, anticlericale, antiegualitaria, anarcoide, aristocratica e sottoproletaria. Il Lauro pensiero trae linfa da Tocqueville, da Jünger, da von Hayek, da Cartesio, da Jouvenel e perfino da Evola. In sostanza, è la manifestazione terrena della “monarchia solare”, nonché l’espressione più riuscita della destra ultra soggettivista.

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Romeo Castiglione

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