Benvenuto su Opinione Irpina .citizen journalism and blog   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Opinione Irpina .citizen journalism and blog Powered By GSpeech
Login
"Nulla e' piu' terribile dell'ignoranza attiva."
Johann Wolfgang Goethe

Lunedì pieno di sole eppure questo sole tra poco andrà via. 29 agosto, oggi ricorre un anniversario, particolare ricorrenza. Estate di agosto, tristezza e fantasie. Oggi è il centosessantaquattresimo anniversario della morte del grande Pietro Paolo Parzanese. E lo voglio ricordare. A modo mio però. Perché apprezzo particolarmente un frammento del Viaggio di dieci giorni: apprezzo particolarmente la descrizione delle donne di Greci. Una descrizione stupenda, elegante, fantastica; donne di Greci belle come le arabe. Accostamento intrigante. Con gli occhi neri e disinvolte. Quante volte ho fantasticato… quante volte ho letto queste righe così favolose e così magiche. Profumi d’Oriente, fascino di un piccolo paese arbëresche, di un piccolo paese sospeso a metà tra l’Albania e il sogno. La Valle del Cervaro e le donne con gli occhi neri e il mio picnic ad Hanging Rock e il cielo pieno di nuvole di cartapesta e le canzoni tradizionali e gli antichi costumi e il Breggio e i lunghi capelli nel vento e preghiere antichissime. Tra le cose a me care c’è anche il Viaggio di dieci giorni.

Pietro Paolo Parzanese nacque ad Ariano Irpino l’11 novembre 1809. Fu sacerdote, insegnante di letteratura e teologia. Fu maestro di grammatica nel seminario della sua città natale, fu titolare della cattedra teologale. Scrittore di età romantica. Tradusse le opere di Byron, Hugo, Lamartine. Scrisse poesie ispirate dal realismo popolare e confidò nella giustizia divina. È stato dedicato a lui un monumento nel Recinto degli Uomini illustri nel Cimitero monumentale di Napoli, un busto di bronzo eretto in piazza del Plebiscito nel 1910 e trasferito nel 1928 nella sua città natale. Nel maggio 1845 partì da Ariano e si diresse in Puglia: raccolse l’esperienza e i ricordi questo viaggio in una doppia serie di articoli; la prima serie, Un Viaggio di dieci giorni, è dedicata alla Capitanata; la seconda, Lettere descrittive, alla Terra di Bari. Morì a Napoli nel 1852.

La descrizione delle donne di Greci è contenuta all’interno del Viaggio di dieci giorni. Il frammento in questione è stato pubblicato anche sul giornalino scolastico “Katundi die e sot” della scuola elementare di Greci nel 1986: il giornalino è stato ristampato nel 2006 dalle edizioni Delta Tre. Stupenda davvero questa descrizione: è, senza ombra di dubbio, una delle cose più belle che io abbia mai letto.

«Intanto che io così fantasticava – scrisse Parzanese – e guardava la nebbia che lenta levavasi dal Cervaro, come fumo che sbocchi dal fondo di una fornace; il Francese con grande curiosità stavasi a sbirciare per entro una lente i due villaggi di Savignano, e di Greci, che l’uno contro l’altro si guardano dalla cima di due monti ripidi, scoscesi, selvaggi. Sono come due castelli fabbricati a guardia dell’ingresso che mette in quella gola chiamata il Vallo. Su per una viottola che serpeggia un lato del monte, a sinistra tutta scheggiata e pietrosa, salivano in fila, come le grù, una quindicina di fanciulle, recandosi ciascuna sulle spalle accomandato a due funi un fascio di legna: e con molta armonia cantavano a coro una canzone, che né io intendeva, né il mio compagno. – Udite, come vanno di accordo quelle voci, e quanta passione si chiude in quel canto: ma per tendere che io faccia l’orecchio non ne capisco una parola: è pur difficile la vostra lingua! – Voi v’ingannate, Signore, io gli risposi; giacché le parole di quel canto non sono mica italiane: e per quanta pratica io mi abbia di quella buona gente, non mi è riuscito giammai impararne la lingua! – Se non vi spiegate più chiaro, è come se udissi il borboglio di un fiasco. – Eppure la cosa è naturalissima. Gli abitanti di quella terra situata lassù a sinistra non sono che una colonia di albanesi, venuti per quanto si dice a combattere contro i vostri avi, e capitanati dal celebre Scanderberg; or come potremmo intendere la lingua ch’è tuttora quella de’ loro padri? […] Ma di que’ costumi molto già si è perduto; e fra pochi anni, non rimarrà forse neppur memoria delle usanze superstiziose […] di questo popolo. […] Nella Basilicata sono molte terre di albanesi, poste qual dentro le gole de’ monti, e quali presso i boschi […]. Tra le donne ve ne ha delle belle, con occhi neri e pieni di baldanza: una bellezza come quella delle arabe, se ci dicono il vero i viaggiatori. Amano il canto, e la voce hanno limpida e passionata. In una canzone di amore, che mi venne traducendo un amico albanese, si vede chiaro, che questa gente anche la più delicata passione è senza sguaiataggine, e piena di vero affetto».

Nell’immaginario di Parzanese le donne di Greci sono come le arabe. Scrittura ricca di mistero: il poeta lascia aperta una porta. Racconti di viaggiatori solitari, storie raccattate nelle locande di un regno irreale, le donne del paese… belle come le arabe. Se ci dicono il vero i viaggiatori… Entrate e fate sogni, entrate e create il vostro mondo. Una porta aperta e un paio di libri. Mi spingo oltre e utilizzo la fantasia. Arabe con gli occhi neri…, le arabe con gli occhi neri alla maniera delle Huri del Paradiso musulmano. Facile a questo punto vagheggiare uno scenario dai colori dalle Mille e una notte, dai colori mediorientali; facile a questo punto vagheggiare una rappresentazione esotica: donne con sguardi penetranti, veli color di perla, bracciali d’oro, anelli, odori di un tempo perduto, di un tempo nascosto, palme, ruscelli, frutta. Huri è un termine arabo: significa “quelle bianche con gli occhi neri” e quelle bianche con gli occhi neri sono le spose purissime. Nel Corano sono descritte le Huri «e [ci saranno colà] le fanciulle dai grandi occhi neri, / simili a perle nascoste (LVI 22, 33)», ci saranno in Paradiso «e fanciulle dai grandi occhi neri ritirate nelle loro tende (LV 72)».

Donne belle come le arabe, occhi neri, frammenti d’oriente nel Viaggio di dieci giorni. Un Parzanese, per certi aspetti, vicino a Washington Irving, all’Irving dell’Alhambra al Chiaro di Luna. Anche Irving gioca con la fantasia e subisce il fascino dell’Alhambra, la fortezza piazzata sulle pendici della Sierra Nevada: paragona la bella Dolores a una Huri del paradiso. Dolores «è una piccola andalusa grassottella dagli occhi neri». Lo scrittore americano resta incantato dalla fortezza. «Così, mentre vago per questa dimora orientale il mormorio delle fontane e il canto dell’usignolo, – scrisse Washington Irving – o aspirando il profumo delle rose e la dolcezza fragrante di quest’aria, sono quasi tentato di credermi nel paradiso di Maometto, ove la paffutella Dolores rappresenta una delle seducenti urì destinate a far felici i credenti». Suggestioni interessanti. Parzanese scrittore accostato a Washington Irving. C’è un flebile collegamento. Il gusto del viaggio, la voglia d’oriente, la poesia. Pietro Paolo Parzanese scrittore e poeta: merita certamente una rivalutazione; paragoni intriganti, particolare stile, scrittura e fantasia. Genialità, visioni straordinarie, romanticismo, squarci di pura poesia.

Commenti:

Non hai diritti per rilasciare commenti

Info sull'Autore

Romeo Castiglione

Iscriviti alla Newsletter

Click to listen highlighted text! Powered By GSpeech